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Una sequenza di foto
relative a reparti della 3ª divisione di fanteria USA addetti alle
salmerie scattate a ridosso della "Winter Line" fa nascere qualche
riflessione su questo animale, spesso bistrattato ma in quell'inverno
vitale per la macchina bellica sia Alleata che tedesca. |
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Cogliendo l'occasione di una
serie di foto relative a soldati della 3ª divisione USA ripresi a
ridosso della "Winter Line" nel tardo 1943, vorrei spendere due parole
su questo animale, spesso bistrattato oggi, ma un tempo bene assoluto
per il contadino e, forse, ancora più vitale per i reparti che si
affrontarono in guerra nell'inverno 1943/44 sulle linee "Winter" e
"Gustav".
Per i meno addentro alla
conoscenza del particolare periodo storico trattato, inizierò con il
dire che la quantità (e anche la qualità) delle strade esistenti
all'epoca era tutt'altra cosa rispetto a quella di oggi (anche se a
volte, vista l'abbondanza di buche mal riparate qualche dubbio mi
sovviene).
Per cui le sole strade degne
di tal nome erano presenti solo nelle pianure e spesso per alcuni tratti
queste non erano nemmeno asfaltate.
In montagna le cose
cambiavano radicalmente. Le cime che coronavano il basso Lazio erano
accessibili solo attraverso sentieri e piste tracciate a malapena e
molto sovente non era conveniente nemmeno batterle, in quanto
perfettamente conosciute dai due opposti schieramenti e di conseguenza
battute dall'artiglieria.
A ciò si aggiungeva il
maltempo, che in quell'inverno flagellò sia gli Alleati che i tedeschi,
ma con una differenza: questi ultimi non dovevano avanzare, ma solo
difendersi.
Ecco quindi che i due
eserciti più meccanizzati al mondo (specie quello Alleato), protagonisti
del volgere del concetto della guerra dal modello "statico" (come quello
della Prima Guerra mondiale) a "mobile", dovettero fare largo uso di
questo animale per alimentare la sempre affamata prima linea.
Fu il mulo probabilmente
"l'arma" più poliedrica della Campagna d'Italia, in quanto portava
munizioni, razioni per i combattenti, feriti dalla prima linea agli
ospedaletti da campo nelle retrovie e non è azzardato dire che senza di
lui probabilmente quelle battaglie sarebbero durate molto di più.
Gli Alleati li
compravano dalla popolazione civile nelle immediate retrovie del fronte
oppure li "importavano" da zone ormai liberate da tempo come la
Sicilia, la Sardegna, ma anche dal Libano,
Palestina, Cipro e da tutto il Nord-Africa; i tedeschi invece li
requisivano, spesso sotto la minaccia delle armi, ma ambedue le parti li
trattavano non come "un veicolo", ma addirittura come "un bene
materiale".
Persino il generale von
Senger und Etterlin, nel suo "Combattere senza paura", ne traccia un
elogio, mentre gli americani, dal canto loro, affermarono che "Senza
i muli, la nostra campagna invernale in Italia sarebbe stata impossibile".
Per questi ultimi tuttavia, abituati ad andare dappertutto in Jeep, non
fu affatto semplice adeguarsi alla "gestione" dei quadrupedi, i quali
sovente amavano bloccarsi e rifiutare di fare un solo passo in avanti,
al punto che esistevano dei veri e propri reparti di portatori italiani,
certamente più avvezzi a condurre gli animali di quanto lo fossero i
soldati che venivano dal Texas o dall'Oklahoma.
Anche i tedeschi fecero
talvolta uso di portatori italiani per condurre le proprie salmerie
nelle lunghe ed estenuanti marce (perlopiù notturne) verso e dalla prima
linea, ma essi, in quanto popolo europeo, si abituarono più in fretta
dei nordamericani.
In quei lunghi e tragici
mesi che vanno dal novembre del 1943 fino al maggio del 1944, il mulo
divenne compagno inseparabile del soldato che lo conduceva e alleato
indispensabile di quelli che, al riparo nelle buche o nelle postazioni
esposte alle intemperie e al fuoco nemico, ne attendevano l'arrivo per
avere cibo, acqua e munizioni.
Il suo silenzioso ansimare e
l'andatura caracollante furono il sottofondo di un conflitto che era
iniziato con l'arrembante ritmo della "Blitzkrieg" (la guerra lampo), ma
che, tra le montagne italiane, si era ben presto trasformata in
una guerra di posizione, molto simile per certi versi alla Grande Guerra
1915-18 e In ambedue gli schieramenti comunque i muli si fecero onore,
sostituendo il mezzo meccanico laddove questo era impossibilitato ad
arrivare a pagando un elevatissimo tributo in termini di vite...proprio
come i soldati. |