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Storie in fondo al mare

L'amico Claudio Morino, provetto sub che da sempre esplora i fondali della costa laziale, invia questo suo servizio corredato da suggestive foto che con molto piacere pubblico su Historia.

 

   

 

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LA STORIA DELL' LST-349

clicca qui per leggere la storia e vedere le foto del relitto

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IL MARE NON FINISCE MAI DI SORPRENDERE

Bilancio dell’estate 2009.

 

Di Claudio e Paolo Morino

Foto subacquee di Claudio Morino e Paolo Donati.

 

Ormai le calde giornate estive sono solo un ricordo. Il tempo è tornato ad essere freddo e piovoso e questo non sarebbe un problema per i subacquei incalliti che vanno in acqua anche d’inverno, purtroppo il mare rimane sempre mosso e le immersioni sono sempre più rade.

E’ tempo di guardare indietro alla bella stagione e fare bilanci. Il gruppo di ricerca subacquea dedicato alla sola Seconda Guerra Mondiale composto dai membri  Claudio Morino, Paolo Morino e Paolo Donati tira le somme di una bella stagione. Le ricerche si sono concentrate nelle acque ove è avvenuto lo Sbarco di Anzio-Nettuno nel gennaio 1944. La zona è molto vasta  perché parte da Tor San Lorenzo a sud di Ostia (Roma) ed arriva sino a Foce Verde in provincia di Latina. Quel tratto di mare ha visto lo sbarco di Commandos e truppe inglesi a nord di Anzio, lo sbarco di Truppe americane nel porto dianzi e quelle solo americane a sud di Nettuno fino a Torre Astura. Un’area dove molte navi, molti aerei, molto materiale e purtroppo molti uomini sono affondati ed ancora oggi riposano sul fondo del nostro mare.

Nel dopoguerra numerose sono state le campagne di recupero dei materiali ferrosi che, purtroppo, hanno distrutto la maggior parte dei relitti. Infatti, per il solo recupero delle caldaie delle navi era necessario farle letteralmente saltare per poi recuperare tra le lamiere il ferro tanto utili negli anni della ricostruzione.

Incrociatori, navi ospedale, cacciatorpediniere e mezzi da sbarco sono ormai ridotti a poco più che lamiere contorte. Per fortuna alcune navi sono sfuggite a questo scempio e solo oggi riemergono di poco dai fondali limacciosi e spesso dal fango. L’opera del gruppo di ricerca consta proprio nel cercare, censire e fotografare i relitti per documentarne la presenza e gli eventi bellici.

Ovviamente, la regola comportamentale è che nulla, nessun oggetto si deve asportare da un relitto perché esso è come se fosse un cimitero in cui riposano marinai e soldati. Gli oggetti delle foto dell’articolo sono stati ritrovati lontano da relitti, semisepolti da sabbia e fango e estranei ad ogni contesto che potesse far risalire alla presenza nelle vicinanze di relitti.

Infatti, se al largo sono numerosi i relitti, nelle vicinanze della costa presso il luoghi di sbarco, abbondano i piccoli oggetti ed i materiali d’equipaggiamento. Non è affatto infrequente imbattersi a pochi metri di profondità con elmetti, bottoni ed altre parti delle uniformi di soldati che magari li hanno perduti nel saltare sui mezzi da sbarco o mentre guadagnavano la riva (al 22 gennaio 1944 e l’acqua non doveva essere proprio calda!).

Strano è stato ritrovare un fregio di artiglieria per elmetto italiano Adrian caduto chissà perché e chissà come in mare. Ricerche sono state fatte contattando anche esperti americani ed alcuni di essi dicono che alcuni soldati italiani erano a bordo di navi americane durante lo sbarco.

Molti relitti sono stati ispezionati e ricogliti con l’aiuto dell’inseparabile macchina fotografica. Paolo Donati poi è un maestro della fotografia subacquea ed è riuscito a ritrarre alcuni scorci veramente suggestivi all’interno dei relitti.

Molte foto vengono dal famoso mezzo da sbarco LST  349.

Una grossa nave che, partita da Anzio nel febbraio 1944 stava rientrando a Napoli con un carico di prigionieri tedeschi. La nave è stata sorpresa da una tempesta ed ha cercato di rifugiarsi al riparo dell’isola di Ponza. 

Senza possibilità di governare è stata spinta sugli scogli ed  è affondata. Oggi si trova spezzata in due in assetto di navigazione su un fondale che varia dai 26 metri della prua ai 18 della poppa.

E’ ormai una vera nave scuola per tutti i sub vista la limpidezza delle acque e la relativa facilità dell’immersione.  Anche se ci siamo stati decine di volte torniamo sempre volentieri sul relitto ed ogni volta si scoprono dettagli nuovi.

Le tre armi di prua sembrano ancora sorvegliare un ipotetico nemico. In particolare il cannone Bofors da 40mm sulla prua sembra il vero guardiano del relitto.

Altri relitti sono stati identificati nel tratto tra Lavinio e Torre Astura, alcuni di essi  troppo vicini alla riva sono stati distrutti dalle onde in oltre sessanta. Altri, più al largo, si conservano meglio ma il fondale fangoso ne fa emergere solo parte di essi. Particolare emozione ci ha procurato la scoperta di un piccolo ma intatto mezzo da sbarco americano per la fanteria vicino alla costa su un fondale di 9 metri. L’esplorazione è ancora in corso e presto arriveranno le foto delle immersioni.

 

 

 

 

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