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Leggere una lettera scritta
da altri è un pò come entrare nello scrigno segreto dei pensieri della
gente.
Verrò di certo però
perdonato di questa "profanazione", perchè la lettera di cui sono
entrato in possesso, oltre ad alcuni toni davvero divertenti, pone
l'accento su alcuni fatti storici che ci riguardano da vicino.
ANTEFATTO
Chi scrive è tale Paolo del
Pezzo, figlio dell'ingegner Gaetano del Pezzo di Napoli (ciò si evince
dalla carta intestata su cui la lettera è scritta) il quale invia da
Caianello la lettera indirizzata a tale signora (o signorina) Chiara
Baccaro, presso l'Albergo Giotto di Bivigliano e racconta del suo
tortuoso viaggio in direzione di Napoli.
La lettera è riportata
integralmente, anche negli errori di punteggiatura.
"Chiara carissima,
è già un bel pezzo che
sono partito e mi sento un pò colpevole per non averti ancora dato mie
notizie; lunedi 19 - luglio - andai via da Firenze, precisamente il
giorno del bombardamento di Roma, per giungere alla quale impiegai la
bellezza di 12 ore facendo gli ultimi 18 chilometri su di un camion
tedesco grazie alla poca conoscenza ce ho di questa lingua (ah! se mi
avesse sentito la Minguzzi saremmo diventati nemici per personali! -
qui Paolo si riferisce o alla sua insegnante di tedesco, oppure a
qualche sua amica che poco poteva sopportare i soldati di Hitler -
N.d.A. - ed arrivando in città alle due di notte per scendere in un
ricovero; cessato l'allarme non sapevo dove andare ed allora mi sono
seduto su di una panchina con la vana speranza di prender sonno il quale
non si è degnato di arrivare.
La mattina di ripartire
non se ne parlava proprio ed allora sono andato a chiedere ospitalità al
mio signor padre - il quale probabilmente si trovava a Roma - N.d.A.
- che mi ha trattenuto fino al 24, giorno nel quale sono ricominciate
le mie avventure.
Treno preso fuori città
per ragioni di carattere contingente, successivo deragliamento, bombe
inesplose lungo la ferrovia che ti vanno a scoppiare proprio quando
passa il treno. Niente danni per fortuna, linea interrotta vicino a
Cassino e 13 chilometri da fare a piedi fino alle 3 del mattino senza
avere né dormito né mangiato i due precedenti pasti ed infine nuove
piccole peripezie ed arrivo a Caianello dopo 23 ore di viaggio (da Roma,
non da Firenze) con solenne giuramento di non viaggiare mai più fino
alla fine della guerra, cosa impossibile perchè il 25 tornerò in quel di
Firenze.
E tutto ciò non è niente
rispetto al giorno successivo: Bietolone ed io - Bietolone è il
cognome o il soprannome del suo compagno di viaggio - N.d.A - siamo
caduti giù da una scarpata con una ricca commozione cerebrale di
conseguenza e due giorni passati più di là che di qua, ma poi l'emozione
del cambiamento di governo - il 25 luglio 1943 era caduto Mussolini -
N.d.A. - mi ha fatto bene ed ora nonostante che sia ancora a letto come
vedi posso già scrivere.
Non so proprio come abbia
fatto a scamparla perché mi hanno condotto a casa sbattuto su di un
carretto ed è stato impossibile portarmi all'ospedale per mancanza di
mezzi di trasporto, mi ha curato il medico condotto che è un
"ferracavalli" come dicono quà e nonostante che disperasse ce l'ho fatta
lo stesso.
Mia madre grida al
miracolo, io mando sonori accidenti a Bietolone che non ha frenato, lui
li manda a me che corro troppo e intanto mi fanno crepare di fame,
trattandomi a pollastrelli e brodini quando ho una fame da lupi.
Figurati che quegli
sporcaccioni dei miei parenti già pensavano ai vestiti da lutto, che la
rabbia li possa far crepare.
Ora ti lascio pur volendo
continuare perchè mi sento notevolmente stanco ed è arrivata l'ora del
brodino (accidenti a lui).
Ti mando i miei più
affettuosi auguri per la tua festa che suppongo sia il 12 e sperando che
per questo giorno ti arrivi la lettera. Scrivimi presto, ti abbraccio.
Paolo.
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