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Peripezie di guerra

Davvero singolare questa lettera, scritta il 2 agosto del 1943, che tra l'altro ci fornisce anche alcune informazioni storiche di notevole interesse.

 

 

 

 

 

La busta e la prima pagina della lettera che Paolo spedì a Chiara il 2 agosto del 1943.

Tra le righe del racconto c'è la storia di quei mesi travagliati: le dimissioni di Mussolini, il bombardamento di Roma, la fame, la mancanza di mezzi di trasporto e le linee ferroviarie scombussolate in un Paese ormai alla mercè di una guerra che lo sta squassando da cima a fondo.

E' uno spaccato di vita privata che riflette in pieno il dramma di un popolo.

Leggere una lettera scritta da altri è un pò come entrare nello scrigno segreto dei pensieri della gente.

Verrò di certo però perdonato di questa "profanazione", perchè la lettera di cui sono entrato in possesso, oltre ad alcuni toni davvero divertenti, pone l'accento su alcuni fatti storici che ci riguardano da vicino.

 

ANTEFATTO

Chi scrive è tale Paolo del Pezzo, figlio dell'ingegner Gaetano del Pezzo di Napoli (ciò si evince dalla carta intestata su cui la lettera è scritta) il quale invia da Caianello  la lettera indirizzata a tale signora (o signorina) Chiara Baccaro, presso l'Albergo Giotto di Bivigliano e racconta del suo tortuoso viaggio in direzione di Napoli.

La lettera è riportata integralmente, anche negli errori di punteggiatura.

 

"Chiara carissima,

è già un bel pezzo che sono partito e mi sento un pò colpevole per non averti ancora dato mie notizie; lunedi 19 - luglio - andai via da Firenze, precisamente il giorno del bombardamento di Roma, per giungere alla quale impiegai la bellezza di 12 ore facendo gli ultimi 18 chilometri su di un camion tedesco grazie alla poca conoscenza ce ho di questa lingua (ah! se mi avesse sentito la Minguzzi saremmo diventati nemici per personali! - qui Paolo si riferisce o alla sua insegnante di tedesco, oppure a qualche sua amica che poco poteva sopportare i soldati di Hitler - N.d.A. - ed arrivando in città alle due di notte per scendere in un ricovero; cessato l'allarme non sapevo dove andare ed allora mi sono seduto su di una panchina con la vana speranza di prender sonno il quale non si è degnato di arrivare.

La mattina di ripartire non se ne parlava proprio ed allora sono andato a chiedere ospitalità al mio signor padre - il quale probabilmente si trovava a Roma - N.d.A. - che mi ha trattenuto fino al 24, giorno nel quale sono ricominciate le mie avventure.

Treno preso fuori città per ragioni di carattere contingente, successivo deragliamento, bombe inesplose lungo la ferrovia che ti vanno a scoppiare proprio quando passa il treno. Niente danni per fortuna, linea interrotta vicino a Cassino e 13 chilometri da fare a piedi fino alle 3 del mattino senza avere né dormito né mangiato i due precedenti pasti ed infine nuove piccole peripezie ed arrivo a Caianello dopo 23 ore di viaggio (da Roma, non da Firenze) con solenne giuramento di non viaggiare mai più fino alla fine della guerra, cosa impossibile perchè il 25 tornerò in quel di Firenze.

E tutto ciò non è niente rispetto al giorno successivo: Bietolone ed io - Bietolone è il cognome o il soprannome del suo compagno di viaggio - N.d.A - siamo caduti giù da una scarpata con una ricca commozione cerebrale di conseguenza e due giorni passati più di là che di qua, ma poi l'emozione del cambiamento di governo - il 25 luglio 1943 era caduto Mussolini - N.d.A. - mi ha fatto bene ed ora nonostante che sia ancora a letto come vedi posso già scrivere.

Non so proprio come abbia fatto a scamparla perché mi hanno condotto a casa sbattuto su di un carretto ed è stato impossibile portarmi all'ospedale per mancanza di mezzi di trasporto, mi ha curato il medico condotto che è un "ferracavalli" come dicono quà e nonostante che disperasse ce l'ho fatta lo stesso.

Mia madre grida al miracolo, io mando sonori accidenti a Bietolone che non ha frenato, lui li manda a me che corro troppo e intanto mi fanno crepare di fame, trattandomi a pollastrelli e brodini quando ho una fame da lupi.

Figurati che quegli sporcaccioni dei miei parenti già pensavano ai vestiti da lutto, che la rabbia li possa far crepare.

Ora ti lascio pur volendo continuare perchè mi sento notevolmente stanco ed è arrivata l'ora del brodino (accidenti a lui).

Ti mando i miei più affettuosi auguri per la tua festa che suppongo sia il 12 e sperando che per questo giorno ti arrivi la lettera. Scrivimi presto, ti abbraccio.

Paolo.

 

 

 

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