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La 10ª USA a Gargnano

Giuseppe di Giovine invia un interessante articolo su un fatto d'armi di certo poco conosciuto.

 

 

 

 

Villa Feltrinelli a Gargnano, sul Lago di Garda, residenza di Benito Mussolini durante i 600 giorni della Repubblica di Salò.

 

Un reparto della Guardia Nazionale Repubblicana a Villa Feltrinelli. In realtà sia il Duce che i suoi più stretti collaboratori furono sempre e costantemente sotto la sorveglianza dei tedeschi, che ne spiavano anche le conversazioni telefoniche da e per la residenza.

 

Soldati della 10ª divisione da montagna USA in addestramento presso Camp Hale, nel Colorado.

 

Gli "Alpini" americani in marcia sulla costa veronese del Lago di Garda.

 

Un DUKW come quello utilizzato dagli uomini della forza d'assalto dell'85° reggimento per raggiungere Gargnano.

 

Una foto dell'interno di Villa Feltrinelli oggi. L'ex residenza di Mussolini è diventata un Hotel di lusso.

Nella fortunata serie televisiva "Band of Brothers" sulle imprese dalla 101ª divisione paracadutisti americani, appare l’arrivo della famosa compagnia Easy, il 29 aprile 1945, al nido d’aquila di Hitler a Bergensgaden.

Non ha avuto risalto, invece, l’analoga azione  compiuta il 30 aprile 1945 dalla compagnia K dell’85° reggimento della 10ª divisione americana di fanteria di montagna, per la presa di possesso della villa e degli uffici di Mussolini a Gargnano.

Gli americani avevano marciato da Lazise a Malcesine e raggiunsero la sponda bresciana del Garda con l’ultima operazione anfibia della seconda guerra mondiale in Europa, realizzata mediante l’impiego di quella che venne scherzosamente chiamata la “marina di montagna”, cioè i DUKW, autocarri anfibi da 2 tonnellate e mezzo, sei ruote motrici e scafo con elica, familiarmente chiamati “anatre”,

Nell’aprile 1945, dopo lo sfondamento della linea Gotica, i DUKW, vennero fatti affluire in gran numero per il passaggio del Po, ma il principale impiego fu proprio nel Garda, da parte dell’85° ed 86° reggimento della decima divisione, ai quali fu affidato l’obiettivo di raggiungere il trentino da entrambe le sponde settentrionali del lago e bloccare i movimenti delle ingenti forze tedesche presenti nella zona.

Lo scenario di fine guerra nelle pre-alpi era piuttosto confuso, dato che fra il 25 aprile, giorno della insurrezione generale proclamata dal CLAI ed il 2 maggio, giorno del cessate il fuoco per effetto della resa delle armate germaniche, firmata a Caserta il 29 aprile, la V Armata statunitense e l’VIII Armata britannica dovettero sostenere combattimenti improvvisi, assieme alle brigate partigiane, contro quei reparti tedeschi che ostinatamente proseguivano nella guerra, creando aree di tensione vicino a quelle pacificate.

La cronologia della Divisione ed Il diario dell’85° reggimento redatto del Capitano Woodruff descrivono l’impresa anfibia verso la sponda bresciana e fanno rivivere gli avvenimenti del 30 aprile di oltre sessant’anni fa, quando una forza d’assalto dell’85° reggimento comandata, come battaglione, dal maggiore Winkner e composta dalla compagnia K  del Capitano Cooper e da un plotone di mitragliatrici pesanti della compagnia M comandato dal tenente Bogin, salpò in piena notte su dodici DUKW verso la costa occidentale ed arrivò a Gargnano; Riferisce Woodruff che alle 8.15 del 30 aprile sia la Villa di Mussolini sia gli uffici in Gargnano furono occupati senza alcuna opposizione.

Nella villa vennero trovati centinaia di oggetti donati al Duce dai capi delle nazioni dell’Asse ed anche le spade donate da Hitler e da Hirohito, un violino, uniformi e decorazioni. A turno, i soldati di montagna dormirono nel grande letto di Mussolini e nell'adiacente stanza.

Gli “alpini” americani trovarono la zona già occupata dai partigiani, dai quali venne l’indicazione di un altro immobile del governo fascista, a Bogliaco, prontamente raggiunto dagli uomini del secondo plotone della compagnia K, comandato dal tenente Kaytys. Doveva trattarsi evidentemente del Palazzo Bettoni, nel quale si riuniva il Consiglio dei Ministri, utilizzando i mobili portati da Palazzo Venezia di Roma.

Nella giornata del 30 aprile, il comando dell’85° ordinò due successive operazioni anfibie e così sbarcarono dai DUKW sulla costa a nord di Gargnano prima la compagnia L del tenente Seery e poi la compagnia I del capitano Bucher ed entrambe proseguirono verso nord, lungo la gardesana, attraversando i tunnels occupati dai macchinari di una fabbrica di motori per i velivoli tedeschi. Un curioso episodio, riferito per e.mail da uno dei veterani, è quello della apparizione in galleria di una specie di direttore che spiegava di essere lì per proteggere i macchinari e fu allontanato da un sottotenente.

Il primo maggio, l’operazione si concluse con una parata del 1° battaglione e con la consegna di alcune “stelle di bronzo” da parte del Colonnello Raymond Barlow, comandante dell’85°. Il 7 maggio, la Polizia Militare della Quinta Armata subentrò alla compagnia K, nella custodia della villa e degli uffici di Gargnano.

Sulle costa veronese e nel basso trentino la 10ª divisione dovette invece affrontare la azioni condotte con vero fanatismo dai reparti tedeschi che arrivarono persino a cannoneggiare i fanti di montagna che avanzavano in un tunnel stradale; gli 88 infuriavano ed un proiettile raggiunse il famoso comandante del 1° battaglione dei Rangers, il Colonnello William O. Darby, aggregato alla 10ª Divisione con il suo gruppo da combattimento. 

In questo quadro si colloca quello che può considerarsi l’ultimo disastro della campagna d’Italia, la morte di ventiquattro fanti di montagna, alcuni dei quali diciottenni, travolti col loro DUKV da una violenta tempesta notturna, il 30 aprile 1945.

Il fatto tornò all’attenzione nel 2002, quando il colonnello pilota Jeff Patton, addetto aeronautico dell’Ambasciata USA a Roma apprese dell’affondamento di un DUKW di fronte a Riva e della morte dei soldati che erano a bordo.

Ebbe così inizio una operazione di ricostruzione storica alla quale seguì una campagna di ricerca subacquea. I contributi sui particolari del disastro avvenuto due giorni prima della fine delle ostilità della campagna d’Italia, si sono svolte tramite internet, con la corrispondenza elettronica fra il col. Patton e lo storico della 10ª divisione prof. John Imbrie, oltre al vero e proprio blitz di e.mail, inviate dagli anziani reduci della divisione di montagna.

L’iniziativa, volta al recupero dei resti dei caduti e del mezzo, è culminata nell’ottobre 2004 con le operazioni di profondità svolte fra Torbole e Riva da un gruppo internazionale di specialisti, con sofisticate apparecchiature Purtroppo, l’unica scoperta è stata un carro armato Sherman, che risultava caduto nel lago da un pontone e che è stato avvistato al largo di Torbole.

La storia delle operazioni anfibie di fine guerra sull’alto Garda è così tornata all’attenzione dopo quasi sessant’anni, completa dei dati sulla tragedia del mezzo anfibio che partì nell’oscurità da Torbole, diretto a Riva, pilotato dal soldato scelto Nicholas Del Grosso, per partecipare all’attacco contro le forze tedesche che avevano bloccato l’avanzata oltre Riva del Garda.

Dalle e.mail dei veterani e dai ricordi di un testimone che all’epoca aveva dieci anni, si è appreso di una crescente e violenta tempesta che fece affondare a circa quattrocento metri dalla costa il DUKW sul quale si trovavano 25 giovani artiglieri delle batterie B e C del 605 battaglione di artiglieria, con un obice da 75mm e forse, stando alle e.mail dei veterani, una mitragliatrice pesante.

L’unico superstite fu il caporale Thomas E. Hough, che era stato bagnino ed era riuscito a liberarsi dall’equipaggiamento ed a nuotare verso la costa, raggiunto tra i flutti e le raffiche di vento da una barca messa in acqua dai soldati scelti Maurice P. Dennis e Tony Skonieczny, che vennero decorati con la medaglia del soldato.

Tutta la drammaticità dei momenti di queste perdite di giovani vite scaturisce dal racconto del caporale Hough che parla di una tempesta nel buio fitto, con vento forte ed ondate. Mentre il testimone italiano  ricorda le grida che venivano dal lago e che, ad un certo momento, cessarono. La mattina dopo, il ragazzo trovò sulla spiaggia davanti a casa sua sette o otto zaini, lambiti dalle onde.

In fondo al lago di Garda, secondo il prof. Imbrie giacciono altri due DUKW; si tratta dei  mezzi anfibi affondati entrambi il 29 aprile 1945, uno carico di munizioni e l’altro preso a cannonate dai carri tedeschi. Fortunatamente, in entrambi gli episodi, i soldati presenti a bordo riuscirono a salvarsi, raggiungendo a nuoto la riva.

La spedizione organizzata dal col. Patton non ha potuto raggiungere le profondità dove giace l’anfibio di Riva del Garda e si è conclusa con la promessa di ritentare l’impresa e quindi con un arrivederci tra la delegazione USA, comprendente un gruppo di veterani della 10ª divisione ed il Sindaco di Riva con le rappresentanze delle associazioni italiane dei marinai e degli alpini.

 

Giuseppe Di Giovine

 

 

 

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