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Nella
fortunata serie televisiva "Band of Brothers" sulle imprese dalla 101ª
divisione paracadutisti americani, appare l’arrivo della famosa
compagnia Easy, il 29 aprile 1945, al nido d’aquila di Hitler a
Bergensgaden.
Non ha
avuto risalto, invece, l’analoga azione compiuta il 30 aprile 1945
dalla compagnia K dell’85° reggimento della 10ª divisione americana di
fanteria di montagna, per la presa di possesso della villa e degli
uffici di Mussolini a Gargnano.
Gli
americani avevano marciato da Lazise a Malcesine e raggiunsero la sponda
bresciana del Garda con l’ultima operazione anfibia della seconda guerra
mondiale in Europa, realizzata mediante l’impiego di quella che venne
scherzosamente chiamata la “marina di montagna”, cioè i DUKW, autocarri
anfibi da 2 tonnellate e mezzo, sei ruote motrici e scafo con elica,
familiarmente chiamati “anatre”,
Nell’aprile 1945, dopo lo sfondamento della linea Gotica, i DUKW,
vennero fatti affluire in gran numero per il passaggio del Po, ma il
principale impiego fu proprio nel Garda, da parte dell’85° ed 86°
reggimento della decima divisione, ai quali fu affidato l’obiettivo di
raggiungere il trentino da entrambe le sponde settentrionali del lago e
bloccare i movimenti delle ingenti forze tedesche presenti nella zona.
Lo
scenario di fine guerra nelle pre-alpi era piuttosto confuso, dato che
fra il 25 aprile, giorno della insurrezione generale proclamata dal CLAI
ed il 2 maggio, giorno del cessate il fuoco per effetto della resa delle
armate germaniche, firmata a Caserta il 29 aprile, la V Armata
statunitense e l’VIII Armata britannica dovettero sostenere
combattimenti improvvisi, assieme alle brigate partigiane, contro quei
reparti tedeschi che ostinatamente proseguivano nella guerra, creando
aree di tensione vicino a quelle pacificate.
La
cronologia della Divisione ed Il diario dell’85° reggimento redatto del
Capitano Woodruff descrivono l’impresa anfibia verso la sponda bresciana
e fanno rivivere gli avvenimenti del 30 aprile di oltre sessant’anni fa,
quando una forza d’assalto dell’85° reggimento comandata, come
battaglione, dal maggiore Winkner e composta dalla compagnia K del
Capitano Cooper e da un plotone di mitragliatrici pesanti della
compagnia M comandato dal tenente Bogin, salpò in piena notte su dodici
DUKW verso la costa occidentale ed arrivò a Gargnano; Riferisce Woodruff
che alle 8.15 del 30 aprile sia la Villa di Mussolini sia gli uffici in
Gargnano furono occupati senza alcuna opposizione.
Nella
villa vennero trovati centinaia di oggetti donati al Duce dai capi delle
nazioni dell’Asse ed anche le spade donate da Hitler e da Hirohito, un
violino, uniformi e decorazioni. A turno, i soldati di montagna
dormirono nel grande letto di Mussolini e nell'adiacente stanza.
Gli
“alpini” americani trovarono la zona già occupata dai partigiani, dai
quali venne l’indicazione di un altro immobile del governo fascista, a
Bogliaco, prontamente raggiunto dagli uomini del secondo plotone della
compagnia K, comandato dal tenente Kaytys. Doveva trattarsi
evidentemente del Palazzo Bettoni, nel quale si riuniva il Consiglio dei
Ministri, utilizzando i mobili portati da Palazzo Venezia di Roma.
Nella
giornata del 30 aprile, il comando dell’85° ordinò due successive
operazioni anfibie e così sbarcarono dai DUKW sulla costa a nord di
Gargnano prima la compagnia L del tenente Seery e poi la compagnia I del
capitano Bucher ed entrambe proseguirono verso nord, lungo la gardesana,
attraversando i tunnels occupati dai macchinari di una fabbrica di
motori per i velivoli tedeschi. Un curioso episodio, riferito per e.mail
da uno dei veterani, è quello della apparizione in galleria di una
specie di direttore che spiegava di essere lì per proteggere i
macchinari e fu allontanato da un sottotenente.
Il primo
maggio, l’operazione si concluse con una parata del 1° battaglione e con
la consegna di alcune “stelle di bronzo” da parte del Colonnello Raymond
Barlow, comandante dell’85°. Il 7 maggio, la Polizia Militare della
Quinta Armata subentrò alla compagnia K, nella custodia della villa e
degli uffici di Gargnano.
Sulle
costa veronese e nel basso trentino la 10ª divisione dovette invece
affrontare la azioni condotte con vero fanatismo dai reparti tedeschi
che arrivarono persino a cannoneggiare i fanti di montagna che
avanzavano in un tunnel stradale; gli 88 infuriavano ed un proiettile
raggiunse il famoso comandante del 1° battaglione dei Rangers, il
Colonnello William O. Darby, aggregato alla 10ª Divisione con il suo
gruppo da combattimento.
In
questo quadro si colloca quello che può considerarsi l’ultimo disastro
della campagna d’Italia, la morte di ventiquattro fanti di montagna,
alcuni dei quali diciottenni, travolti col loro DUKV da una violenta
tempesta notturna, il 30 aprile 1945.
Il fatto
tornò all’attenzione nel 2002, quando il colonnello pilota Jeff Patton,
addetto aeronautico dell’Ambasciata USA a Roma apprese dell’affondamento
di un DUKW di fronte a Riva e della morte dei soldati che erano a bordo.
Ebbe
così inizio una operazione di ricostruzione storica alla quale seguì una
campagna di ricerca subacquea. I contributi sui particolari del disastro
avvenuto due giorni prima della fine delle ostilità della campagna
d’Italia, si sono svolte tramite internet, con la corrispondenza
elettronica fra il col. Patton e lo storico della 10ª divisione prof.
John Imbrie, oltre al vero e proprio blitz di e.mail, inviate dagli
anziani reduci della divisione di montagna.
L’iniziativa, volta al recupero dei resti dei caduti e del mezzo, è
culminata nell’ottobre 2004 con le operazioni di profondità svolte fra
Torbole e Riva da un gruppo internazionale di specialisti, con
sofisticate apparecchiature Purtroppo, l’unica scoperta è stata un carro
armato Sherman, che risultava caduto nel lago da un pontone e che è
stato avvistato al largo di Torbole.
La
storia delle operazioni anfibie di fine guerra sull’alto Garda è così
tornata all’attenzione dopo quasi sessant’anni, completa dei dati sulla
tragedia del mezzo anfibio che partì nell’oscurità da Torbole, diretto a
Riva, pilotato dal soldato scelto Nicholas Del Grosso, per partecipare
all’attacco contro le forze tedesche che avevano bloccato l’avanzata
oltre Riva del Garda.
Dalle e.mail
dei veterani e dai ricordi di un testimone che all’epoca aveva dieci
anni, si è appreso di una crescente e violenta tempesta che fece
affondare a circa quattrocento metri dalla costa il DUKW sul quale si
trovavano 25 giovani artiglieri delle batterie B e C del 605 battaglione
di artiglieria, con un obice da 75mm e forse, stando alle e.mail dei
veterani, una mitragliatrice pesante.
L’unico
superstite fu il caporale Thomas E. Hough, che era stato bagnino ed era
riuscito a liberarsi dall’equipaggiamento ed a nuotare verso la costa,
raggiunto tra i flutti e le raffiche di vento da una barca messa in
acqua dai soldati scelti Maurice P. Dennis e Tony Skonieczny, che
vennero decorati con la medaglia del soldato.
Tutta la
drammaticità dei momenti di queste perdite di giovani vite scaturisce
dal racconto del caporale Hough che parla di una tempesta nel buio
fitto, con vento forte ed ondate. Mentre il testimone italiano ricorda
le grida che venivano dal lago e che, ad un certo momento, cessarono. La
mattina dopo, il ragazzo trovò sulla spiaggia davanti a casa sua sette o
otto zaini, lambiti dalle onde.
In fondo
al lago di Garda, secondo il prof. Imbrie giacciono altri due DUKW; si
tratta dei mezzi anfibi affondati entrambi il 29 aprile 1945, uno
carico di munizioni e l’altro preso a cannonate dai carri tedeschi.
Fortunatamente, in entrambi gli episodi, i soldati presenti a bordo
riuscirono a salvarsi, raggiungendo a nuoto la riva.
La
spedizione organizzata dal col. Patton non ha potuto raggiungere le
profondità dove giace l’anfibio di Riva del Garda e si è conclusa con la
promessa di ritentare l’impresa e quindi con un arrivederci tra la
delegazione USA, comprendente un gruppo di veterani della 10ª divisione
ed il Sindaco di Riva con le rappresentanze delle associazioni italiane
dei marinai e degli alpini.
Giuseppe Di Giovine
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