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Ebbene,
a metà marzo mi giunse via e.mail la notizia che il nipote, Chris
Wroblewski (il quale mi inviò le foto di Michal con le quali realizzati
l'articolo), sarebbe venuto a Cassino per metà maggio a rivedere dopo 66
anni quel monumento che lo zio aveva contribuito a costruire e che,
ancora oggi, ricorda a quanti passano sul sentiero dell'Albaneta, i
tragici fatti del maggio 1944.
Mi sono organizzato per
tempo al fine di ottenere l'autorizzazione all'accesso alla zona (oggi
chiusa e prossima a divenire Parco Naturale) ed ho atteso il 14, data
convenuta per il fatidico incontro.
Ho riconosciuto subito Chris
che mi attendeva fuori dall'albergo e dopo i convenevoli di rito siamo
subito partiti alla volta della sua tanto desiderata meta: l'Albaneta.
Davanti l'Abbazia di
Montecassino ho chiesto se desiderava prima visitare il Monastero, ma
lui, con uno sguardo che tradiva una certa ansia di rivedere l'opera di
Michal, mi ha subito fatto capire che il suo "obiettivo" era andare allo
Sherman.
Durante il tragitto dal
parcheggio del cimitero polacco all'Albaneta abbiamo parlato delle
nostre esperienze in fatto di storia militare (ho scoperto che anche lui
è un appassionato) ed ho appreso svariati aneddoti sulla vita di Michal,
il quale, lo ricordo, era addetto al recupero e alla riparazione dei
mezzi corazzati danneggiati in combattimento in seno al 4° reggimento
corazzato "Skorpion" del II Corpo polacco.
Una breve sosta ai ruderi
della Masseria Albaneta, unita alla spiegazione dei fatti principali
accaduti in quello storico luogo e poi via, a "mangiare" con i passi
quel poco di strada che ci separava dal relitto dello Sherman poco
distante.
La vegetazione a maggio è
rigogliosa a Montecassino, per cui la visuale dello "Carro di Michal" è
nascosta fin quasi non gli sei arrivato vicino, per cui, giunti ad una
ventina di metri, mi sono voltato e guardandolo negli occhi gli ho
chiesto: "Chris...are you ready?", non sapendo di preciso quale
emozione avrebbe provocato in lui la vista di qualcosa di cui aveva
sentito tanto parlare ma che aveva visto solo in foto.
Pochi passi ancora e...eccolo.
Il carro dell'Albaneta, con la sua torretta posata di fianco, lento a
cedere alla crudeltà della ruggine e dei "cercatori di souvenir" che
ogni tanto ne asportano qualche pezzo.
Sono passati 66 anni...ma
quel carro sembra avere ancora il fascino e la forza dei soldati
polacchi che presero d'assalto quelle cime presidiate dai temibili e
tenaci "Diavoli Verdi".
Da quel punto in poi ho come
"perso" Chris...che ha voluto salire sul carro, esplorarne e studiarne
ogni piccola parte, preso completamente da quel momento "storico" per
lui, come fosse catapultato in una "storia nella storia".
"Oh dad...Oh dad",
queste sono le parole che gli ho sentito uscire dalle labbra, sospirate,
quasi sussurrate...e ho capito che quel momento era così magico per lui
che non ho osato proferire parola se non quando ricevevo una domanda.
Con le mani ha accarezzato
quella croce fatta di cingoli che Michal in persona contribuì a
costruire ed issare sul mezzo, ne ha scrutato ogni saldatura, ogni
bullone, come se volesse imprimere nella sua memoria quel momento, ben
sapendo che si trattava di un momento saliente della sua vita.
E' difficile spiegare cosa
ho provato io...posso riassumerlo in una sola parola: rispetto.
Siamo rimasti lì quasi due
ore a parlare; lui mi rievocava ciò che conosceva delle gesta del nonno
in guerra, dell'unità di cui faceva parte, dei curiosi aneddoti relativi
alla vita di Michal dopo il conflitto.
Poi ci siamo recati
all'obelisco di Quota 593 dove Chris ha potuto ammirare per la prima
volta il campo di battaglia che aveva tanto studiato sui libri e sulle
mappe. Infine, la visita d'obbligo all'Abbazia di Montecassino, tra lo
splendore rinato di un Monastero che è rinato dopo ogni distruzione,
simbolo della tenacia e della fede.
Il commiato una volta
tornati a Cassino è stato cordiale e pieno di riconoscenza reciproca,
con un auspicio sincero: quello di rivederci un giorno, magari con
qualche altro discendente di Michal. |