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Sulle orme di Michal

Qualcuno di voi ricorderà l'articolo apparso tempo fa, intitolato "In Memoria di Michal" , nel quale narravo l'esperienza di Michal Krzywoszanski, un soldato polacco che ha combattuto a Montecassino e che ha partecipato nel 1944 alla realizzazione del monumento dell'Albaneta.

 

 

Chris Wroblewski (a sinistra) durante il percorso dal Cimitero polacco al carro dell'Albaneta.

 

I ruderi della Masseria Albaneta.

 

Lo Sherman "ci stava aspettando".

 

Chris sul carro che il nonno Michal contribuì a rendere un monumento.

 

Una stretta di mano a suggello di un'esperienza indimenticabile per entrambi.

Ebbene, a metà marzo mi giunse via e.mail la notizia che il nipote, Chris Wroblewski (il quale mi inviò le foto di Michal con le quali realizzati l'articolo), sarebbe venuto a Cassino per metà maggio a rivedere dopo 66 anni quel monumento che lo zio aveva contribuito a costruire e che, ancora oggi, ricorda a quanti passano sul sentiero dell'Albaneta, i tragici fatti del maggio 1944.

Mi sono organizzato per tempo al fine di ottenere l'autorizzazione all'accesso alla zona (oggi chiusa e prossima a divenire Parco Naturale) ed ho atteso il 14, data convenuta per il fatidico incontro.

Ho riconosciuto subito Chris che mi attendeva fuori dall'albergo e dopo i convenevoli di rito siamo subito partiti alla volta della sua tanto desiderata meta: l'Albaneta.

Davanti l'Abbazia di Montecassino ho chiesto se desiderava prima visitare il Monastero, ma lui, con uno sguardo che tradiva una certa ansia di rivedere l'opera di Michal, mi ha subito fatto capire che il suo "obiettivo" era andare allo Sherman.

Durante il tragitto dal parcheggio del cimitero polacco all'Albaneta abbiamo parlato delle nostre esperienze in fatto di storia militare (ho scoperto che anche lui è un appassionato) ed ho appreso svariati aneddoti sulla vita di Michal, il quale, lo ricordo, era addetto al recupero e alla riparazione dei mezzi corazzati danneggiati in combattimento in seno al 4° reggimento corazzato "Skorpion" del II Corpo polacco.

Una breve sosta ai ruderi della Masseria Albaneta, unita alla spiegazione dei fatti principali accaduti in quello storico luogo e poi via, a "mangiare" con i passi quel poco di strada che ci separava dal relitto dello Sherman poco distante.

La vegetazione a maggio è rigogliosa a Montecassino, per cui la visuale dello "Carro di Michal" è nascosta fin quasi non gli sei arrivato vicino, per cui, giunti ad una ventina di metri, mi sono voltato e guardandolo negli occhi gli ho chiesto: "Chris...are you ready?", non sapendo di preciso quale emozione avrebbe provocato in lui la vista di qualcosa di cui aveva sentito tanto parlare ma che aveva visto solo in foto.

Pochi passi ancora e...eccolo. Il carro dell'Albaneta, con la sua torretta posata di fianco, lento a cedere alla crudeltà della ruggine e dei "cercatori di souvenir" che ogni tanto ne asportano qualche pezzo.

Sono passati 66 anni...ma quel carro sembra avere ancora il fascino e la forza dei soldati polacchi che presero d'assalto quelle cime presidiate dai temibili e tenaci "Diavoli Verdi".

Da quel punto in poi ho come "perso" Chris...che ha voluto salire sul carro, esplorarne e studiarne ogni piccola parte, preso completamente da quel momento "storico" per lui, come fosse catapultato in una "storia nella storia".

"Oh dad...Oh dad", queste sono le parole che gli ho sentito uscire dalle labbra, sospirate, quasi sussurrate...e ho capito che quel momento era così magico per lui che non ho osato proferire parola se non quando ricevevo una domanda.

Con le mani ha accarezzato quella croce fatta di cingoli che Michal in persona contribuì a costruire ed issare sul mezzo, ne ha scrutato ogni saldatura, ogni bullone, come se volesse imprimere nella sua memoria quel momento, ben sapendo che si trattava di un momento saliente della sua vita.

E' difficile spiegare cosa ho provato io...posso riassumerlo in una sola parola: rispetto.

Siamo rimasti lì quasi due ore a parlare; lui mi rievocava ciò che conosceva delle gesta del nonno in guerra, dell'unità di cui faceva parte, dei curiosi aneddoti relativi alla vita di Michal dopo il conflitto.

Poi ci siamo recati all'obelisco di Quota 593 dove Chris ha potuto ammirare per la prima volta il campo di battaglia che aveva tanto studiato sui libri e sulle mappe. Infine, la visita d'obbligo all'Abbazia di Montecassino, tra lo splendore rinato di un Monastero che è rinato dopo ogni distruzione, simbolo della tenacia e della fede.

Il commiato una volta tornati a Cassino è stato cordiale e pieno di riconoscenza reciproca, con un auspicio sincero: quello di rivederci un giorno, magari con qualche altro discendente di Michal.

 

 

 

 

LA STORIA DEL CARRO DELL'ALBANETA

Percorrendo la strada che dal Sacrario polacco conduce alla Masseria Albaneta e dopo aver attraversato il pianoro che costeggia quest’ultima, il sentiero si divide in due: a sinistra si sale verso Quota 575, mentre deviando sulla destra la stretta via si inoltra tagliando tra i cespugli, puntando verso il tratto terminale della Cavendish Road. Seguendo il suo tracciato roccioso, d’improvviso appare alla vista il relitto arrugginito di uno Sherman: è il carro del tenente Bialecki, distrutto la mattina del 12 maggio 1944 e rimasto lassù, come monumento ai carristi polacchi.

Il mezzo faceva parte di un gruppo di 5 carri che doveva appoggiare l’assalto alla Masseria Albaneta da parte di un battaglione di fanteria polacca della “Karpazia”. Davanti a tutti avrebbero dovuto agire i genieri, con il compito di sminare il terreno. Purtroppo per loro però, i tedeschi avevano appreso la lezione del 19 marzo precedente, quando erano stati quasi colti di sorpresa dai carri della 20ª brigata neozelandese sbucati improvvisamente dalla Cavendish Road, in direzione di Albaneta.

Tutta la zona era stata quindi fittamente minata e cosparsa di trappole esplosive di ogni genere. Inoltre sia le mitragliatrici che l’artiglieria tedesca erano in grado di spazzare la piccola valle con effetti devastanti su truppe all’assalto allo scoperto. Per questi motivi, quella mattina l’attacco verso la Masseria si sgretolò presto sotto il fuoco tedesco e i fanti furono costretti a fermarsi.

Di conseguenza i genieri non ebbero la copertura necessaria per sminare il terreno e quando giunsero sulla scena gli Sherman (dietro i quali la fanteria polacca avrebbe dovuto ripararsi) questi furono ben presto messi fuori combattimento.

Uno di loro scivolò in una cunetta laterale, rimanendo immobilizzato; due ebbero i cingoli spezzati dalle mine; un quarto fu colpito al motore e l’ultimo, quello del tenente Bialecki, percorse ancora trenta metri in direzione di Albaneta, poi fu colpito ed ebbe un principio di incendio interno.

Due uomini dell’equipaggio rimasero uccisi all’istante nel carro, altri tre, tra cui Bialecki stesso, riuscirono a sgusciare fuori dai portelli (due si diressero verso la collina adiacente, mentre Bialecki si spostò verso una zona dietro il carro che intanto bruciava) ma morirono poco dopo per le ferite riportate. Il tenente Bialecki, con il corpo bruciato per metà, riuscì a trascinarsi verso dei cespugli vicini, dove spirò tra atroci sofferenze.

Il suo corpo fu ritrovato due giorni più tardi.

L'esplosione della riservetta di munizioni proiettò la torretta in aria, facendola ricadere presso lo scafo nella stessa identica posizione in cui si trova oggi.

Oggi il relitto è una meta obbligatoria per tutti coloro che visitano il campo di battaglia e purtroppo non mancano, come sempre, quelli che nel corso degli anni hanno voluto conservare un souvenir del carro, tanto che alcune delle sue parti risultano mancanti.

La mitragliatrice è conservata presso il Museo di Varsavia.

 

 

 

Lo Sherman di Bialecki qualche giorno dopo la battaglia.

 

Il carro oggi, con la croce fatta di cingoli che Michal contribuì a costruire.

 

Il giorno dell'inaugurazione del monumento.

 

 

 

 

 

In alto,

la tomba del tenente Ludomir Bialecki, presso il cimitero polacco di Montecassino.

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