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LE ORIGINI
Durante la Prima Guerra
mondiale, il generale Paul von Lettow-Vorbeck, comandante del Teatro di
Operazioni Est Africano, condusse brillanti operazioni di guerriglia
contro le truppe e gli insediamenti coloniali Alleati. Nello stesso
periodo, T.E. Lawrence (il famoso “Lawrence d’Arabia) portava avanti le
stesse identiche tattiche contro i turchi.
Il Capitano Theodor von
Hippel aveva servito sotto Lettow-Vorbeck in Africa e dopo la guerra
divenne un forte sostenitore delle tattiche di questo tipo di guerra.
Ciò che von Hippel sosteneva
era che in una guerra moderna la creazione di piccole unità d’elite
formate da personale altamente addestrato e in grado di parlare più
lingue potevano operare dietro le linee nemiche, apportando il massimo
danno alle strutture di comando, controllo e comunicazione del nemico.
Quando von Hippel approdò
nella nuova Reichswher del primo dopoguerra, le sue idee furono subito
rifiutate dalla casta tradizionalista degli alti ufficiali prussiani, i
quali vedevano questo tipo di guerra “indegno” del mestiere delle armi e
gli uomini che le praticavano non meritevoli di chiamarsi “soldati”.
Ma von Hippel non si diede
per vinto: entrato in contatto con l’Ammiraglio Wilhelm Canaris,
comandante dell’Intelligence tedesco (L’Abwehr) egli fu subito
“inglobato” nel II Dipartimento della struttura del controspionaggio e
là continuò a studiare tattiche e dottrine di impiego per le nuove unità
speciali tedesche.
IL BATTAGLIONE
“EBBINGHAUS”
La prima formazione creata
secondo le teorie di von Hippel fu il Battaglione “Ebbinghaus”, formato
in larga parte da “Volksdeutsche”, molti dei quali in grado di
parlare perfettamente il polacco. L’unità fu formata con il supporto
dell’ OKW e ricadeva sotto il comando e la responsabilità della
Wehrmacht.
Durante la Campagna di
Polonia il Battaglione ebbe una breve ma intensa attività, creando
confusione dietro le linee polacche e catturando alcuni tra i più
importanti punti di comunicazione (strade e ponti) sulla via
dell’avanzata delle divisioni Panzer naziste. Ma stranamente, appena
dopo la fine della Campagna polacca, il battaglione fu sciolto.
L’ABWEHR PRENDE IL
COMANDO. NASCONO I “BRANDEBURGHESI”
Subito dopo l’esperienza
polacca, l’Abwehr prese saldamente le redini e Canaris incaricò von
Hippel di organizzare un Battaglione di truppe speciali che seguisse
grossomodo le linee guida del vecchio “Ebbinghaus”. Hippel
assolse subito all’ordine e il 25 ottobre 1939 diede il via alla
creazione del “Lehr und Bau ZbV Kompanie 800”, la quale dietro
questa denominazione che denunciava una unità addetta “all’addestramento
e alla costruzioni” celava invece il primo nucleo dei nuovi
commandos germanici.
I metodi di reclutamento
erano nettamente contrari a quelli, ad esempio, in voga nelle SS di
Himmler: piuttosto che arruolare uomini che incarnavano in pieno
l’ideale nazista del “superuomo” ariano, von Hippel percorse il Reich
alla ricerca di oriundi slavi, polacchi e di altre etnie disposti a
combattere per la Germania. La risposta a questo metodo di reclutamento
fu inaspettata: moltissimi attraversarono i blocchi disposti alle
frontiere per far parte della nuova unità.
Ogni recluta doveva parlare
correttamente almeno una lingua straniera (tuttavia molti ne parlavano
più di una) e avevano il vantaggio di conoscere alla perfezione usi,
costumi e “slang” della lingua delle proprie aree di provenienza.
La nuova unità ebbe come
sede una caserma a Stendal (la stessa città dove aveva sede la scuola
paracadutisti della Luftwaffe) e il campo di addestramento nei pressi di
Orianenburg. L’afflusso di nuove reclute fece si che la denominazione
venisse presto cambiata e, appena tre mesi dopo la sua nascita, la
formazione prendesse il nome di “Battaillon Brandenburg”. Da qui
la denominazione di “Brandeburghesi” affibbiata ai suoi
appartenenti.
Il Battaglione originario
consisteva di quattro compagnie organizzate a seconda della provenienza
etnica dei componenti e possedeva anche un plotone motociclisti e uno di
paracadutisti.
1 Kompanie, basata a Baden
bei Wien, (26 km da Vienna) e formata da elementi dei territori Baltici
e Russi
2 Kompanie, di stanza a
Brandeburgo, formata con elementi provenienti dai territori di lingua
inglese e dal Nord Africa.
3 Kompanie, con sede a Bad
Munstereifel, formata da elementi dei Sudeti e Jugoslavi
4 Kompanie, di stanza nel
Basso Reno, formata con Volksdeutsche di origine polacca.
Man mano che l’unità si
espandeva, venivano create altre piccole cellule, come ad esempio la “Arabic
Brigade”, formata da personale proveniente dalle zone caucasiche.
FRANCIA E PAESI BASSI –
JUGOSLAVIA
Il “Brandenburg” vide la sua
prima azione di guerra durante l’Operazione “Fall Gelb”:
L’8 maggio, due giorni prima
dell’apertura delle azioni militari, gli uomini di von Hippel entrarono
in azione oltrepassando la frontiera olandese. Essi indossavano uniformi
di quell’esercito sopra quelle tedesche (per scongiurare il rischio di
venir fucilati se scoperti).
Una delle principali azioni
a cui presero parte fu la catture di un ponte sulla Mosa nella città
olandese di Gennep. Un team di otto uomini al comando del tenente
Wilhelm Walther entrò in azione travestito da polizia militare olandese
e, fingendo di scortare dei prigionieri di guerra tedeschi, assaltò il
presidio del ponte. Due posti di guardia furono distrutti, ma tre uomini
del team furono feriti. A questo punto Walther, sempre con la sua
uniforme olandese, prese l’iniziativa di attraversare il ponte urlando
ai difensori di arrendersi. Questo stratagemma consentì la cattura della
struttura e la disattivazione delle cariche esplosive disposte dagli
olandesi per la sua distruzione.
Questa non fu l’unica
“operazione speciale” condotta dai “Brandeburghesi” nella
Campagna del 1940 e, almeno in un caso, si sa di elementi catturati in
uniforme nemica e sommariamente fucilati come spie.
Dopo la capitolazione della
Francia, il Battaglione “Brandenburg” e l’Infanterie Regiment
“Grossdeutschland” furono spostati a nord in preparazione
dell’Operazione “Seelowe” (Invasione della Gran Bretagna). Quando tale
opportunità svanì definitivamente, i Brandeburghesi vennero mandati nel
sud della Francia in preparazione di un’altra operazione, poi rinviata e
definitivamente annullata, denominata “Felix”, ovvero l’assalto a
Gibilterra, antico possedimento britannico che rappresentava la porta al
Mediterraneo.
In questo periodo il
Battaglione fu ampliato ulteriormente e portato agli effettivi di un
Reggimento, ricevendo anche speciali imbarcazioni costiere e
equipaggiamento tropicale.
Dopo la figuraccia italiana
nella catastrofica Campagna greca, la Wehrmacht dovette accantonare per
il momento la già progettata invasione dell’Unione Sovietica e preparare
in tutta fretta un piano per entrare in Jugoslavia e Grecia. Per i
Brandeburghesi (esattamente il III Battaglione, quello formato da uomini
dei Sudeti e slavi) si progettò un’azione da compiersi con un gruppo di
ben 54 elementi che aveva come fine la cattura dei cantieri navali di
Orsava, sul Danubio, poco prima dell’inizio delle operazioni militari
vere e proprie. Il piano fu denominato “Marita” e doveva scattare il 6
aprile 1941.
STRUTTURA E ADDESTRAMENTO
Nonostante l’aumento delle
dimensioni dell’unità, i suoi uomini erano ancora altamente addestrati.
La formazione riguardava un addestramento sia fisico che psicologico, il
quale era concentrato sulla conoscenza delle lingue straniere, le
tattiche delle piccole unità, paracadutismo, demolizioni, operazioni
segrete, uso di veicoli e armi del nemico. Alcune piccole cellule erano
inoltre state addestrate come piloti e altre addirittura come
falsificatori di documenti.
C’era anche una Compagnia di
127 sciatori esperti, addestrati a combattere in lande gelide e deserte
nel nord della Russia e dotata di slitte.
In azione, la cellula del
Brandenburg poteva operare da un minimo di 2 a 12 uomini e fino al pieno
organico della compagnia (300 uomini), dipendeva dalla missione
richiesta. Ogni appartenente al “Brandenburg” aveva in dotazione
una pillola di cianuro quando operava dietro le linee nemiche.
Spesso venivano usate
apparecchiature, uniformi e veicoli presi al nemico, così come ampio era
il ricorso a documenti falsi, ma a differenza dei loro “colleghi”
Alleati, i “Brandeburghesi” usavano vestire sempre l’uniforme tedesca
sotto quella nemica usata di volta in volta e aprivano il fuoco sempre
dopo aver rivelato la loro reale identità. Questo “modus operandi”
rappresentava una “regola non scritta” dell’unità e se da una parte
portò all’affermazione che i Brandeburghesi fossero “soldati” e non
“spie”, dall’altra comportò la cattura di diverse cellule che agirono in
ottemperanza di un “codice cavalleresco” che in quella guerra e a quello
stadio.
IL NORD AFRICA
Pochi sanno che quando
l’Afrika Korps fu inviata in Libia, alcuni elementi del “Brandenburg”
(circa 300 uomini al comando dell’Oberleutnant von Koenen, dei quali la
metà operativi già nel giugno del 1941) la seguirono. Questi elementi
erano equipaggiati con uniformi e mezzi adatti al clima tropicale,
parlavano tutti inglese o arabo e avevano in dotazione veicoli
britannici catturati.
Il loro impiego sarebbe
dovuto essere quello di ricognizione a lungo raggio e piccole azioni di
disturbo dietro le linee nemiche (le enormi distanze del deserto non
consentivano di più), sulla falsariga del Long Range Desert Group
inglese.
Il Feldmaresciallo Rommel
dapprima criticò la decisione di impiegare questa unità, ma poi, visti i
danni inflitti alle linee di comunicazione e rifornimento dalle omonime
formazioni britanniche, acconsentì al loro utilizzo.
Nel dicembre del 1942 una
piccola Task Force proveniente dal I./Reg.4 “Brandenburg” a bordo di
alianti atterrò nei pressi del ponte ferroviario di Sidi bou Baker in
Tunisia e lo distrusse, fuggendo subito dopo senza essere intercettata
dalle forze Alleate.
Raggiunta la consistenza di
un Battaglione e denominata “Abteilung von Koenen”, nel gennaio
del 1943 gli elementi del “Brandenburg” presero parte agli ultimi
combattimenti africani della Wehrmacht, in particolare partecipando
all’attacco alle posizioni americane di Sidi bou Zid del 14 febbraio
(gli americani furono temporaneamente respinti e lasciarono sul campo 30
carri armati, 32 pezzi di artiglieria, 100 veicoli di ogni genere e ben
700 prigionieri).
L’operazione più eclatante
compiuta in suolo africano fu tuttavia l’Operazione “Salaam”, che
pianificata nel 1942 al comando dell’Ungherese Laszlo Almasy (in
servizio nell’Afrika Korps) si proponeva di far entrare due agenti del
controspionaggio tedesco nel profondo delle linee britanniche in Egitto.
L’operazione riuscì e i tre passarono molti posti di blocco britannici;
successivamente però i due agenti tedeschi Johannes Eppler e Peter
Stanstede furono scoperti, arrestati e poi passati per le armi come
spie. Una curiosità: un egiziano che fornì loro assistenza e base
logistica fu condannato invece a due anni di reclusione: questo egiziano
era Anwar El Sadat, che nel 1970 sarebbe diventato Presidente
dell’Egitto (morto nel 1981 ucciso da un attentato organizzato dalla
giunta militare che voleva prendere il potere).
Quando l’Afrika Korps si
arrese in Tunisia nel maggio del 1943, molti elementi del “Brandenburg”
riuscirono a scappare via mare e a raggiungere l’Italia. Il Battaglione
“Von Koenen” continuò la sua lotta nei Balcani contro le bande
partigiane e il suo comandante cadde in combattimento nell’agosto del
1944.
L’OPERAZIONE BARBAROSSA
Le prime unità della
Wehrmacht a varcare il confine sovietico il 22 giugno 1941 furono
proprio gli uomini del “Brandenburg” Regiment, assicurandosi alcuni
ponti, strade e centri di comunicazione immediatamente al di là della
linea di attacco tedesca.
Durante i primi giorni
dell’Operazione Barbarossa infatti, i Brandeburghesi attaccarono,
conquistarono e tennero il ponte sul Daugava nell’intento di assicurare
l’avvio dell’avanzata tedesca su Leningrado.
Nello stesso tempo, il
“Kustenjäger Abteilung” (letteralmente sarebbe “Battaglione
Cacciatori Costieri”) compirono alcuno riusciti raids contro
installazioni costiere russe sul Mar Nero, nel Baltico e nel Mare
d’Azov.
In Ucraina, i Brandeburghesi
operarono in cooperazione con la “Ukrainische Gruppe Nachtigall” (una
formazione composta da volontari ucraini che condividevano le idee
nazionalsocialiste) in supporto al Gruppo di Armate Sud della Wehrmacht.
Le loro azioni risultarono travolgenti, al contrario delle prestazioni
in combattimento alquanto scarse dei volontari ucraini.
All’inizio di agosto del
1942, una cellula del “Brandenburg” forte di 62 elementi guidata
da Freiherr Adrian von Folkersam effettuò la penetrazione più profonda
in territorio nemico di qualsiasi unità tedesca a quel tempo. Folkersam
aveva avuto infatti ordine di assicurarsi il vitale centro di produzione
di olii minerali di Maikop.
Travestiti da uomini della
temuta polizia NKVD e alla guida di camions sovietici, l’unità di
Folkersam passò le linee e si inoltrò in profondità nel territorio
nemico. Poco dopo incontrò un grosso gruppo di disertori russi e qui
Folkersam ebbe il suo colpo di genio: invece che attaccarli, egli li
persuase a tornare alla lotta contro l’esercito tedesco e così, in seno
al gruppo, fu capace di spostarsi a proprio piacimento attraverso le
linee russe.
Operando sotto la falsa
identità del Maggior Truchjin, Folkersam spiegò al comandante sovietico
della piazza di Maikop la sua missione di recupero dei disertori e
questo non solo ne rimase pienamente convinto, ma addirittura scortò
personalmente Folkersam in un “giro turistico” delle principali difese
della città.
L’8 agosto le truppe
tedesche si trovavano a soli 12 km da Maikop e proprio in quel momento i
Brandeburghesi entrarono in azione. Simulando con delle esplosioni un
attacco di artiglieria, distrussero il centro radio dei difensori russi;
successivamente Folkersam fece il giro dei principali punti difensivi,
dicendo che si stava attuando una ritirata dalla città.
I soldati russi non avevano
alcun motivo per non credergli: lo avevano visto in giro con il loro
comandante e inoltre non avevano possibilità di comunicare per confutare
o meno questo fantomatico “ordine di ritirata”.
Per cui i sovietici
iniziarono ad evacuare Maikop e il 9 agosto 1942 le truppe tedesche
fecero il loro ingresso in città senza sparare un solo colpo.
Questa è sola una delle
brillanti operazioni compiute dai Brandeburghesi sul fronte orientale,
molte delle quali dimenticate e sepolte nel tempo.
A partire dal 1943, le
missioni più comuni assegnate al “Brandenburg” riguardarono la
ricognizione a lungo raggio e l’avanguardia delle principali colonne
corazzate. Essi operavano in nuclei di 20-60 uomini in uniforme
sovietica e a bordo di mezzi russi; attaccavano svincoli stradali e
ferroviari, piccoli comandi nemici e strutture per le comunicazioni.
Tra il gennaio e l’aprile
del 1943 inoltre il “Brandenburg” fu espanso al rango di
divisione, formando tra l’altro specialisti in guerra sottomarina,
difesa aerea, artiglieria, carristi, armi anticarro e genieri d’assalto.
Arrivarono altri specialisti dai ranghi di altre armi dell’esercito e
anche una certa aliquota di Musulmani dalla Jugoslavia e volontari
dall’India.
I BALCANI
Nel febbraio del 1943 il
“Brandenburg” fu ritirato dalla prima linea e inviato in Germania per la
riorganizzazione a divisione. Il primo comandante di questa nuova unità
fu il Generalmajor Alexander von Pfuhlstein. La divisione si basava su
quattro reggimenti. Uno di questi fu inviato nuovamente al fronte est
per fungere da “pompieri” nei punti più minacciati delle linee tedesche.
Operò locali contrattacchi e servì alla difesa di centri minacciati
dall’Armata Rossa, la cui superiorità numerica stava sempre più
prendendo piede. Un secondo reggimento fu spedito in Africa e seguì le
sorti che portarono alla fine dell’Afrika Korps in Tunisia nel maggio
dello stesso anno.
I due reggimenti rimanenti
vennero invece inviati nei Balcani e immediatamente impiegati in azioni
anti-partigiane.
Nel maggio del 1944 alcuni
specialisti della divisione aggregati all’ SS Fallschirmjäger Bataillon
500 presero parte al raid per la tentata cattura del Maresciallo Tito
nel suo Quartier Generale di Dvar, in Jugoslavia. Tito riuscì a scappare
appena poco tempo prima che i parà delle SS facessero il loro ingresso
nella grotta che fungeva da comando. Subito dopo i tedeschi si
ritirarono nel cimitero della città in attesa di essere evacuati, ma
nella notte dovettero subire feroci attacchi da parte dei “Titini”.
Le perdite in questa
Operazione furono di 213 morti, 881 feriti e 51 dispersi, contro circa
6000 partigiani Jugoslavi (stime tedesche).
ISOLE DEL DODECANNESO
Nel luglio del 1943 il Re
Vittorio Emanuele esautorò Benito Mussolini e nel contempo iniziò la
preparazione per la firma di un Armistizio con le forze angloamericane,
cosa che avvenne poi come tutti sanno l’8 settembre dello stesso anno.
A seguito di questi fatti,
elementi del “Brandenburg” furono inviate nei Balcani, prendendo
parte al disarmo delle truppe italiane colà stanziate.
Una delle aree vitali era
l’isola di Kos, al largo delle coste della Turchia. Kos era presidiata
da truppe britanniche sin dal momento immediatamente successivo alla
stipula dell’armistizio, inoltre era presente sull’isola un forte
contingente di forze italiane. L’isola aveva una pista di atterraggio di
grande importanza e doveva essere ripresa. Assieme a truppe
aviotrasportate, elementi del “Brandenburg” consistenti nel
Battaglione “Kunsterjäger” e della Compagnia Paracadutisti furono
designati a partecipare all’operazione.
I Brandeburghesi, sotto il
comando del tenente Langbein, sbarcarono nella notte tra il 3 e il 4
ottobre 1943 sulla costa meridionale dell’isola e rapidamente si
impadronì delle difese della spiaggia, tenute dalle truppe italiane.
L’unità avanzò poi per il
centro abitato senza incontrare resistenza ma a questo punto ecco che
avvenne un fatto non previsto. Controllando alcune grotte, i tedeschi
scoprirono una grande riserva di bevande alcoliche e molti di essi si
lasciarono andare. Al tramonto Langbein si accorse che l’abuso di alcool
aveva offuscato le menti di molti dei suoi uomini e quindi diede fondo a
tutta la sua dotazione di Pervitina, una sostanza super-stimolante.
Mescolata con l’alcool ingerito, la Pervitina provocò negli uomini un
elevato senso di rabbia e una certa aggressività, cosicché quando
inglesi e italiani contrattaccarono i Brandeburghesi non solo respinsero
gli assalitori, ma attaccarono a loro volta conquistando le posizioni
britanniche e assicurando il collegamento con le altre forze tedesche
della 22ª Luftlande Division del generale Muller che erano sbarcate il
giorno prima sul lato opposto dell’isola.
Questa azione militare,
seppur coronata da uno sfolgorante successo, ebbe però uno strascico
doloroso: a Kos vennero fatti prigionieri 1388 inglesi e 3145 italiani e
in base all'ordine segreto dell'OKW del 21 settembre precedente fu
decisa la liquidazione di 66 ufficiali italiani. Questi furono segregati
presso una caserma a Linopoti. Nei giorni successivi, tra il 4 ed il 7
ottobre, questi uomini inermi furono a piccoli gruppi condotti verso il
porto e giustiziati. Notizie del massacro filtrarono già dalle prime
settimane ma soltanto nel febbraio del 1945, il Tenente Aiello, un
ufficiale italiano collaborazionista, rintracciò i resti sepolti in
alcune fosse. Si ritiene che i corpi di altri 36 ufficiali giacciano in
altre fosse non ancora identificate.
L’ABWEHR PERDE IL COMANDO
DELL’UNITÀ
Da molto tempo l’Ammiraglio
Canaris e l’Abwehr era sotto controllo da parte dei servizi di sicurezza
tedeschi comandati da Himmler; in particolar modo, l’SD con a capo
Walter Schellenberg si stava “interessando” a Canaris a causa delle sue
idee non propriamente aderenti all’ideologia nazista. Questa mancata
fiducia trovò il suo sbocco dopo il fallito attentato a Hitler del 20
luglio 1944, quando l’intera struttura dell’Abwehr venne decapitata e
molti dei suoi componenti (tra cui Canaris stesso) giustiziati.
Il “Brandenburg”
passò quindi sotto il controllo dell’ SD, ma nel settembre 1944 fu
deciso che le “Operazioni Speciali” non erano più necessarie a quello
stadio del conflitto. La divisione venne di conseguenza trasformata in
semplice divisione di fanteria motorizzata (pur conservando il nome) e
trasferita al fronte est.
1800 dei suoi uomini,
compreso von Folkersam, il fondatore, ebbero il trasferimento nelle
unità SS al comando dello Standartenfuhrer Otto Skorzeny e continuarono
ad operare come forze speciali fino alla fine della guerra.
Per il resto della
divisione, il ritorno alle operazioni “normali” portò ad una caduta
verticale del morale, pur se la considerazione generale nei suoi
confronti conservava lo spirito dell’unità d’elite.
Essa fu aggregata al
Panzerkorps Grossdeutschland e combatté durante la lunga ritirata lungo
gli stati baltici e la Prussia orientale.
Nel tardo 1944 l’unità fu
equipaggiata con un reggimento Panzer e ridesignata “Panzergrenadier
Division Brandenburg”, tornando subito al fronte. I resti di coloro
che furono gli unici commandos tedeschi combatterono duramente a Memel e
nella ritirata per assicurarsi un trasbordo via traghetto a Pillau,
sempre inseguiti dalle unità russe. Proprio qui i Brandeburghesi
combatterono la loro ultima battaglia e solo una manciata di
sopravvissuti riuscì a trascinarsi ancora verso ovest per arrendersi
alle unità britanniche nello Schleswig-Holstein. Ancora nel maggio 1945
alcuni di loro, addestrati negli anni precedenti alle evasioni dalle
carceri, semplicemente “sparirono” dai campi di prigionia.
IL PERIODO POST-BELLICO
I Brandeburghesi che
scamparono alla morte e alla cattura furono in maggior parte incapaci di
adeguarsi alla vita civile dell’immediato dopoguerra.
Molti di essi furono
accettati tra le file della Legione Straniera ed è interessante
ricordare ad esempio che, durante l’assedio delle truppe vietnamite al
contingente francese di Dien Bien Phu, molti legionari erano tedeschi,
ex appartenenti alle Waffen SS, alla Wehrmacht e alle unità speciali del
“Brandenburg”. Anche i russi è certo che fecero uso di ex
Brandeburghesi nelle loro operazioni speciali degli anni ’50.
Molti Brandeburghesi si
stabilirono in Africa, Sud America o Asia per operare come mercenari o
consulenti militari. I frequenti colpi di stato nelle neonate
repubbliche africane procurarono molto lavoro per questi uomini: ad
esempio, il capo dei servizi segreti indonesiani durante il regime di
Sukarno era un Brandeburghese; Il leader comunista Mao Zedong aveva tra
i suoi consiglieri un Brandeburghese. Altri operarono all’interno del
governo congolese e addirittura nelle forze armate egiziane.
ORDINE DI BATTAGLIA
BATTAILLON BRANDENBURG -
DICEMBRE 1939
-
1. Company
-
2. Company
-
3. Company
-
4. Company
-
Motorcycle platoon
-
Parachute platoon
DIVISION BRANDENBURG –
FEBBRAIO 1943 - MARZO 1944
-
Division staff
-
Jäger Regiment - 1
Brandenburg
-
Jäger Regiment - 2
Brandenburg
-
Jäger Regiment - 3
Brandenburg
-
Jäger Regiment - 4
Brandenburg
-
Tropische Einheiten
Brandenburg
-
Coastal Raiders
Battalion Brandenburg
-
Parachute Battalion
Brandenburg
-
Signal Company
Brandenburg
-
Independent Companies -
-
14.Company
-
15.Parachute Company
-
Auxiliary Units -
-
Lehrregiment Brandenburg
z.b.v Nr.800 (Training Regiment)
PANZERGRENADIER-DIVISION
BRANDENBURG - 1944-1945.
-
Division Staff
-
Panzer Regiment
Brandenburg
-
Jäger(mot) Regiment 1
Brandenburg
-
Jäger(mot) Regiment 2
Brandenburg
-
Panzerjäger
Battalion Brandenburg
-
Artillery Regiment
Brandenburg
-
Heeres
Flak Battalion Brandenburg
-
Reconnaissance Battalion
Brandenburg
-
Pionier Battalion
Brandenburg
-
Signals Battalion
Brandenburg
-
Supply Train
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