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Il Fronte Orientale, aperto
dall'operazione Barbarossa, fu il più grande teatro di operazioni della
seconda guerra mondiale. Vi ebbero luogo alcune tra le più grandi e
brutali battaglie, con enormi perdite in termini di vite umane. Nel
corso delle operazioni belliche, decine di milioni di militari e civili
patirono enormi sofferenze a causa delle condizioni di vita miserevoli
in cui vennero a trovarsi.
L'Operazione avrebbe dovuto
costituire il punto di svolta delle fortune naziste; il suo fallimento
fu un elemento definitivo che determinò la capitolazione della Germania
nazista.
I
MOTIVI DELL'ATTACCO
La politica del Partito
nazionalsocialista tedesco era imperniata, oltre che sull'antisemitismo,
sul concetto di "Lebensraum", spazio vitale destinato al popolo tedesco.
Questo comprendeva l'Europa orientale abitata dagli "Untermensch",
letteralmente i sub-umani, ovvero gli slavi, destinati alla schiavitù.
La loro vita non aveva nessun valore all'infuori di un mero ritorno in
termini di forza-lavoro. Tale attitudine fu esplicitata dallo stesso
Hitler nel suo messaggio alle forze armate tedesche prima dell'inizio
delle operazioni, nel quale dichiarò che la campagna di Russia sarebbe
stata una "lotta" diversa da quelle affrontate fino ad allora in Europa
("i bolscevichi sono dei criminali e come tali devono essere trattati.
Sono i creatori di metodi di lotta asiatici e barbarici"). È da
ricordare che l'Unione Sovietica non aderiva alla Convenzione di
Ginevra: ciò consentiva anche formalmente l'utilizzo di una brutalità
senza precedenti da parte dei due eserciti.
Ma il motivo determinante
più probabile è un altro. Fin dall'invasione della Polonia e la
dichiarazione di guerra anglo-francese, i tedeschi avevano cercato la
pace con gli inglesi, da questi sempre rifiutata. Vista questa
determinazione britannica pensarono che davanti ad una "crociata
anticomunista" la capitalista Gran Bretagna avrebbe acconsentito alla
pace per permettere ai tedeschi di concentrare tutte le forze contro il
comunismo. Invece, con grande stupore tedesco, la Gran Bretagna si alleò
con l'Urss, in uno schieramento atipico capitalismo-comunismo.
Recentemente, l'edizione
russa delle memorie segrete del maresciallo Zukov ha rivelato che Stalin
si stava preparando a sua volta per un futuro attacco a sorpresa contro
la Germania. Di Stalin si legge: «Negli anni in cui il capitalismo ha
accerchiato l'Unione Sovietica noi siamo stati capaci di fare buon uso
dello slogan pacifista. Ma adesso è ora di finirla di rimuginare sempre
le stesse cose, è cominciata l'ora dell'espansione violenta della
Russia». Le prime avvisaglie di ciò erano apparse quando nel novembre
del 1940 Molotov aveva respinto la spartizione del mondo proposta dai
tedeschi, secondo cui l'Unione Sovietica sarebbe stata incanalata verso
l'India. Le mire di Stalin prevedevano piuttosto l'estensione verso
occidente, contro la Finlandia, la Polonia, fino alla Danimarca e la
Jugoslavia. Hitler non poteva certo tollerare che l'influenza bolscevica
si estendesse all'interno dell'Europa, e la guerra contro l'Unione
Sovietica era stata presentata anche come una guerra a difesa del mondo
occidentale. Nella battaglia di Stalingrado, riferendosi alla VI armata,
egli dirà: «la sua storica resistenza sta contribuendo alla formazione
di un nuovo fronte e alla salvezza del mondo occidentale». La lotta
ideale al bolscevismo era stata chiaramente espressa nel "Mein Kampf" e
non a caso il Führer aveva sempre elogiato Mussolini come il primo ad
essersi opposto alla deriva sovietica («dobbiamo essere grati a
Mussolini per essere stato il primo ad aver allontanato il pericolo
comunista dall'Europa. È un uomo di grandezza secolare»). Un'altra
teoria è stata espressa da Viktor Suvorov, ex funzionario del servizio
segreto militare sovietico, che in un suo libro racconta come Stalin -
durante il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop - avesse usato
Hitler fornendogli le materie prime necessarie alla conquista
dell'occidente, spingendolo poi ad attaccare la Russia per costringerlo
ad una guerra su due fronti, che lo stesso Hitler aveva sempre temuto.
Dal punto di vista
strategico era importante per la Germania assicurarsi il Lebensraum
ricco di risorse agricole (Ucraina), industriali (città come
Stalingrado, Leningrado e Mosca) e petrolifere (Caucaso) prima che gli
Stati Uniti d'America entrassero in guerra con il loro enorme potenziale
bellico e industriale.
Stalin sapeva che prima o
poi Hitler avrebbe attaccato l'URSS, ma non si aspettava che
l'aggressione sarebbe avvenuta così presto.
LA FIDUCIA DI HITLER
Lo Stato Maggiore tedesco
avvertì il dittatore dei rischi insiti nel combattimento su due fronti,
ma questi, sovrastimando le proprie forze, non seguì il consiglio dei
suoi generali. La condotta aggressiva tenuta dalla Germania fino a quel
momento aveva consentito la riunificazione con i Sudeti e l'annessione
della Cecoslovacchia senza quasi combattere; in seguito la conquista di
Polonia, Danimarca e Norvegia, seppur con alcune difficoltà in più. Le
truppe tedesche, altamente disciplinate ed addestrate alla tattica della
Blitzkrieg, erano riuscite quindi, durante le prime fasi della Campagna
di Francia, a far cedere rapidamente la Francia grazie all'aggiramento
della linea Maginot attraverso il Belgio e i Paesi Bassi, cosi come
attraverso la Foresta delle Ardenne. Il Regno Unito sembrava resistere
solo per pura forza di volontà. Hitler, sicuro di sé, ritenne che fosse
giunto il momento di rivolgersi ad est contro il presunto alleato
Stalin, e che per la Wehrmacht sarebbe stato importante colpire prima
che l'Armata Rossa cominciasse ad organizzarsi a sua volta per invadere
la Germania.
Aspettandosi una
vittoria-lampo come in Francia, Hitler non preparò le truppe per una
guerra destinata a protrarsi nei mesi invernali, che del resto sarebbe
stata impossibile. Ad esempio, i soldati tedeschi non vennero dotati di
un abbigliamento adatto ai rigori dell'inverno russo.
LA PREPARAZIONE
In
preparazione all'attacco, la Germania spostò 2,5 milioni di uomini a
ridosso dei confini orientali, lanciò numerose missioni di ricognizione
aerea sul territorio sovietico e accumulò enormi quantitativi di
materiale logistico nelle zone di frontiera. Nonostante questi indizi
evidenti, i sovietici furono colti letteralmente di sorpresa. Questo
anche perché Stalin riteneva che la Germania avrebbe aperto il fronte
orientale non prima di aver portato a termine le operazioni militari
contro la Gran Bretagna.
Nonostante le ripetute
segnalazioni dei servizi segreti, Stalin si rifiutò di modificare la sua
linea di condotta. Il dittatore riteneva che le informazioni ricevute
fossero frutto della disinformazione britannica, volta a fomentare uno
scontro diretto tra Germania e URSS. La Germania contribuì a questo
inganno, fornendo ai sovietici una versione dei fatti secondo la quale
lo Stato Maggiore tedesco stava cercando di ingannare i britannici
simulando un imminente attacco all'Unione Sovietica, mentre in realtà
(la realtà che si voleva i sovietici fossero indotti a ritenere vera) le
truppe e i rifornimenti sarebbero stati ammassati fuori dal raggio
d'azione dei bombardieri britannici in preparazione di un'invasione
della Gran Bretagna.
È stato stabilito che una
spia comunista, il dottor Richard Sorge, diede a Stalin la data esatta
dell'inizio dell'Operazione e che anche i criptoanalisti svedesi guidati
da Beurling conoscevano la data in anticipo.
LA STRATEGIA
La strategia definitiva,
concordata da Hitler e dai suoi assistenti nell'Alto Comando tedesco
(OKW, Oberkommando der Wehrmacht), prevedeva l'impiego di tre gruppi
d'armata incaricati di conquistare regioni ben definite e grosse città
dell'Unione Sovietica. Il Gruppo d'armate Nord aveva il compito di
marciare attraverso i paesi baltici e nella Russia settentrionale, al
fine di impadronirsi della città di Leningrado (oggi San Pietroburgo).
Il Gruppo d'armate Centro avrebbe puntato direttamente su Mosca,
marciando attraverso l'odierna Bielorussia e le regioni
centro-occidentali della Russia. Il Gruppo d'armate Sud avrebbe colpito
la densamente popolata Ucraina, prendendo Kiev e continuando in
direzione est verso le steppe della Russia Meridionale e i lontani campi
di petrolio, fino ad arrivare al fiume Volga.
Questa strategia conteneva
già una debolezza intrinseca in quanto le tre direttrici avrebbero
sparpagliato le forze sull'immenso territorio russo, evitando di
concentrarsi su un unico settore. I generali, poi (specie Guderian)
avrebbero voluto una penetrazione a freccia, direttamente verso gli
obiettivi principali, mentre Hitler, più cauto, decise di tornare
indietro a eliminare le sacche sovietiche rimaste pericolosamente nelle
retrovie, perdendo tempo prezioso. Difficile stabilire quale di queste
strategie avrebbe avuto migliori possibilità di successo. Sta di fatto
che si andava incontro a un territorio sterminato, povero di strade e
con ferrovie di diverso scartamento, e i tedeschi combattevano in campo
nemico a parecchie centinaia di km di distanza dai punti base.
L'ATTACCO
- Le prime fasi
Hitler scelse il 22 giugno
1941 (il giorno seguente al solstizio d'estate nonché anniversario
dell'attacco napoleonico) per dare inizio alla gigantesca impresa. La
guerra non scattò, come era consuetudine, all'alba, bensì durante il
giorno, cinque minuti dopo il passaggio del confine da parte dell'ultimo
convoglio di vagoni (comprendente materie prime per la produzione
industriale) previsto per quella data. Questi erano rifornimenti che
l'Unione Sovietica si era impegnata a fornire alla Germania secondo gli
accordi del patto Molotov-Ribbentrop.
I tedeschi disponevano di
centosettanta divisioni (30 delle quali corazzate o motorizzate), per un
totale di 3 000 000 di uomini e circa 3 000 mezzi corazzati tra panzer,
trasporti truppe, cannoni semoventi e veicoli anticarro; da parte loro i
sovietici schieravano circa centocinquanta divisioni (20 delle quali
corazzate o motorizzate) per un totale di 4 700 000 uomini. L'aviazione
sovietica fu praticamente annientata nella prima settimana di
operazioni: la Luftwaffe, solo nel primo giorno, distrusse più di 1 800
velivoli nemici, quasi tutti al suolo. Nei successivi quattro giorni i
sovietici persero il 50% del loro potenziale aereo: l'incredibile cifra
di 7 000 aeroplani.
Le truppe sovietiche erano
mal disposte e si trovavano troppo a ridosso della frontiera. Non era
stata organizzato un meccanismo di difesa in profondità.
In poche settimane, grazie a
rapidissimi attacchi, e ai successivi accerchiamenti, compiuti dalle
divisioni corazzate e motorizzate, i tedeschi annientarono decine di
divisioni sovietiche, catturando centinaia di migliaia di prigionieri. I
grossi contingenti dell'Armata rossa erano ormai allo sbando e la catena
di comando era sovente interrotta. L'esercito dell'Unione Sovietica pagò
un impressionante tributo in termini di vite umane e di materiali
bellici andati perduti.
I MOTIVI DELL'INSUCCESSO
A dispetto di questo
grandioso successo iniziale (le avanguardie tedesche giunsero alle porte
di Mosca ai primi di dicembre) viene spesso proposto che la pecca fatale
di questo piano fu il rinvio dell'avvio delle operazioni belliche
rispetto alla data prevista del 15 maggio. Hitler fu costretto infatti
ad appoggiare le truppe italiane nei Balcani e intervenire contro il
rovesciamento anti-Asse in Jugoslavia. Furono perse così cinque preziose
settimane della già breve estate russa. In effetti entravano in gioco
considerazioni climatiche che non potevano essere ignorate.
Solo dalla seconda metà di
giugno l'immenso fronte, che andava grosso modo da nord a sud,
presentava una relativa omogeneità del terreno per permettere alle
truppe di avanzare speditamente. Non a caso negli anni seguenti le
offensive tedesche e sovietiche ebbero inizio fra la tarda primavera e
l'inizio dell'estate.
Questa premessa tuttavia non
ha la pretesa di stabilire cosa sarebbe potuto succedere nella
eventualità opposta: cioè nel caso in cui le truppe tedesche avessero
attaccato l'Unione Sovietica nella data originaria del 15 maggio e
avessero tentato l'avanzata rapida verso Mosca.
Di fatto, affermare che un
ulteriore avvicinamento dei tedeschi sarebbe corrisposto ad una loro
possibile vittoria nella conquista della città, striderebbe con l'altra
realtà che si andava configurando contemporaneamente a Leningrado. Il
tentativo di assedio di Leningrado da parte dei tedeschi, risultò
infatti vano per anni, ed è anche facile immaginare che Leningrado fosse
più scarsamente difesa rispetto alla capitale. Pertanto, se durante 900
giorni i tedeschi rimasero per sempre alle porte di Leningrado, senza
riuscire ad entrarvi, da un punto di vista logico anche se non
prettamente storico, è più facile immaginare che quel che è successo a
Leningrado, a maggior ragione sarebbe successo a Mosca.
Fatto forse ancor più grave,
durante la campagna Hitler ordinò alla forza principale di piegare a
meridione, al fine di sostenere il gruppo d'armata sud nella cattura
dell'Ucraina ed eliminare le grandi sacche ancora operative
dell'esercito sovietico che erano state superate durante la rapidissima
avanzata. Questa manovra, messa in opera nonostante il dissenso dello
Stato Maggiore, ritardò l'assalto decisivo alla capitale sovietica,
sebbene non si conosca l'effetto che una penetrazione troppo rapida
avrebbe avuto alle spalle dell'esercito.
Nel momento in cui i
tedeschi si volsero di nuovo verso Mosca, si era già alla fine di
settembre, e le truppe furono bloccate dalle prime piogge autunnali. I
mezzi si impantanarono miseramente nel fango, e dopo le piogge arrivò la
neve, il gelo, il terribile rigore dell'inverno russo (inverno che -
fatalmente - nel 1941 si presentò particolarmente rigido e in anticipo
sui tempi).
In questo modo la Germania
non poté ottenere ulteriori guadagni territoriali, anche per la tenace
resistenza dei russi, che fu più dura di quanto i tedeschi si
aspettassero. La logistica divenne anch'essa un grosso problema, a causa
della eccessiva lunghezza delle linee dei rifornimenti.
Il punto di svolta
dell'operazione si ebbe quando le avanguardie motorizzate tedesche erano
arrivate ormai a circa 40 km da Mosca. Il 1° dicembre un reparto del
258° fanteria tedesco penetra nel sobborgo moscovita di Himki (da tale
distanza erano visibili le cupole del Cremlino).
Era anche il capolinea della
metropolitana cittadina ma nel giro di due giorni la reazione russa li
sloggia. Non si sarebbero mai più avvicinate tanto alla capitale
sovietica. Non si può neppure stabilire con certezza se la conquista di
Mosca sarebbe risultata decisiva, nei fatti Lavrentij Beria nel corso
dell'avanzata germanica aveva già provveduto a spostare grandi impianti
produttivi nella estrema parte orientale della Russia, fuori portata
anche e soprattutto per una operazione di Blitzkrieg in quanto avrebbe
certamente comportato un allungamento intollerabile delle linee di
rifornimento che nessun apparato logistico-organizzativo avrebbe potuto
compensare né allora né tantomeno oggi. Si pensi che lo stesso Napoleone
giunse entro il limes moscovita ma ciò non gli garantì certo la vittoria
sullo Zar Alessandro I Pavlovič Romanov. Durante la lunga tregua
invernale, l'ordine assoluto di Hitler fu di evitare la ritirata, che
avrebbe probabilmente disfatto l'esercito come avvenne nel caso di
Napoleone. In primavera, i tedeschi - pur provati da una terribile
resistenza - si riorganizzarono e sferrarono un secondo grande attacco
verso il Caucaso e il Mar Caspio (Operazione Blu). Si è in seguito
ipotizzato che l'unica chiave in grado di forzare lo scrigno sovietico
sarebbe stato un attacco congiunto tedesco-giapponese, magari con la
sollevazione della popolazione indiana contro gli occupanti inglesi, ma
anche una simile mossa avrebbe incontrato numerose difficoltà e riserve,
nonché variabili esogene assolutamente imponderabili a più di
sessant'anni dai fatti occorsi. Inoltre l'esercito giapponese, pur ben
preparato per una guerra anfibia o in ambienti montani, si era
dimostrato completamente incapace di fronteggiare quello sovietico nei
numerosi incidenti di confine del 1940-1941. In particolare i giapponesi
difettavano di carri armati moderni e di artiglierie efficienti,
armamenti indispensabili sul fronte orientale. |