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L'Overlord italiana che non ci fu

Già dal 18 giugno 1940 esisteva un piano italiano per l'invasione dell'Isola di Malta. In una delle rare volte in cui i nostri vertici militari dimostrarono lungimiranza, essi avevano previsto che quel piccolo avamposto britannico avrebbe rappresentato in futuro una spina nel fianco dell'Asse.

 

   

Una vista dall'alto dell'Isola di Malta.

 

Una batteria britannica di stanza a Malta. L'isola subì ripetuti e pesanti bombardamenti da parte delle aviazioni italiana e tedesca, i quali però non riuscirono mai a fiaccare la sua volontà di resistere.

 

Bombardieri italiani su Malta.

 

Anche la Luftwaffe si fece "sentire" duramente nei cieli di Malta. Ambedue le aviazioni fallirono però il loro compito di annientare le difese dell'isola in quanto non possedevano una forza da bombardamento strategico in grado di eseguire dei veri e propri "Area Bombing" sulla falsariga di quanto fecero RAF e USAF sui cieli della Germania nel biennio 1944-1945.

 

L'effetto dei bombardamenti italo-tedeschi sulle installazioni del porto.

 

 

Truppe paracadutiste italiane si imbarcano su un velivolo per un'esercitazione.

 

Il lancio, qualche minuto dopo.

 

Un paracadutista italiano della "Folgore" in una pausa durante la fase addestrativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un altro parà italiano attende il proprio turno per il lancio di addestramento.

 

L'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940: sui fronti si rinunciava ad un atteggiamento chiaramente offensivo e si temporeggiava, più che altro per fare in tempo a sedersi al tavolo della pace in condizioni di privilegio; la caduta della Francia entro giugno parve suffragare questo orientamento.

L'atteggiamento verso Malta fu inquadrato nel contesto generale e seguì grossomodo lo stesso approccio.

La Regia Marina in data 18 giugno 1940 espose uno studio per l’occupazione dell'isola ricalcando in linea di massima un piano precedente (realizzato negli anni 1935-1936 a seguito della crisi conseguente la guerra in Etiopia), il quale, dopo esaminato le presunte difese dell'isola affermava che, stimati i difensori in 15.000 uomini, il corpo di spedizione non avrebbe dovuto comprendere meno di 40.000 unità, da trasportarsi su un'ottantina di natanti di modesto pescaggio dei quali era da prevedersi la quasi totale perdita per incaglio.

Le zone di sbarco venivano individuate nella parte nord dell'isola. Sbarchi secondari erano previsti a Gozo e Comino ed era previsto l’intervento di tutta la squadra navale e di una flotta aerea di 500 velivoli, in larga misura bombardieri.

Il nuovo piano aggiornava la situazione delle difese ed abbassava in 20.000 uomini appoggiati da carri armati il contingente da sbarcare prima sulla costa nord-orientale dell'isola (baie di Mellieha e San Paolo), poi su quella occidentale, più aspra ma meno protetta mentre ribadiva l'intervento di tutta la squadra navale per appoggiare l'operazione.

Questo progetto appariva tuttavia redatto all'insegna dell'incertezza, o quanto meno della previsione a lungo termine; infatti, mentre da un lato esagerava la stima delle capacità difensive di Malta in fatto di artiglieria e carri, dall'altro affidava il trasporto del contingente da sbarco ad un centinaio di natanti a fondo piatto, di cui però mancava persino il progetto.

E’ da rilevare che, al tempo della crisi anglo-italiana seguente alla guerra con l’Etiopia del 1935, gli studi e le analisi avevano giudicato Malta obiettivo prioritario in quanto la conquista dell’isola privava gli Inglesi di un importante punto di appoggio per sommergibili, naviglio leggero e forze aeree e rendeva difficoltosa la traversata del Canale di Sicilia alle forze navali; viceversa avrebbe notevolmente rafforzato la posizione italiana nel Canale.

Venne pure osservato come un’occupazione dell’isola era più possibile immediatamente dopo l’atto della dichiarazione di guerra mentre sarebbe stata sicuramente più difficoltosa ad ostilità cominciate. Nel 1940, le valutazioni al riguardo erano un po’ differenti; testualmente:

"Date le eccezionali difficoltà dell'impresa e le forze che dovrebbero esservi dedicate, essa sarebbe giustificata soltanto se Malta rappresentasse un obiettivo decisivo. Ma avendo da tempo l'Inghilterra rinunciato a servirsene come base principale d'operazioni, la minaccia che da Malta può essere esercitata contro le nostre comunicazioni e contro le nostre basi navali è di secondaria importanza; è sufficiente che con bombardamenti aerei, con agguati di sommergibili e (quando occorre) con crociere notturne di siluranti, continui ad essere resa impossibile la permanenza a La Valletta di importanti forze navali, ad essere insidiato il movimento di quelle poche che ci sono, ad essere impedito il rifornimento dell'isola".

E’ da rilevare che la maggioranza degli studi dedicati alle vicende marittime in Mediterraneo e, di riflesso, alle operazioni in Africa Settentrionale, attribuiscono a Malta un peso strategico determinante nell'aver causato il tracollo dell'Asse.

Un’attenta e approfondita analisi rileva però che l'isola rappresentò realmente una grave minaccia solo in alcuni periodi, soprattutto nell'ultimo trimestre del 1941.

Nel primo anno di guerra la Regia Aeronautica prima, e la Luftwaffe poi, si erano accanite contro Malta, senza tuttavia causarne la "sterilizzazione" cioè la totale interdizione alle forze inglesi.

Lo Stato Maggiore italiano dovette quindi guardare all'invasione di Malta, come all'unica possibilità di rendere incontrastato il flusso dei rifornimenti per l'Africa.

Nell'ottobre 1941 si cominciò pertanto a parlare della "Esigenza C 3 - Occupazione di Malta". Dopo l'esperienza di Creta, conquistata nella precedente primavera con un aviosbarco, vi era chi sosteneva un simile colpo di mano anche su Malta; ma i tedeschi erano contrari tenuto conto della elevata percentuale di perdite registrata nella precedente operazione.

Era stata costituita quindi in Italia una Forza Navale Speciale, creata nell'ottobre 1940 per un previsto sbarco in Corsica e ad essa venne affidata la preparazione dell'operazione; parimenti si impostarono nei cantieri i mezzi da sbarco indispensabili.

Contemporaneamente si cercava di completare il quadro delle difese dell'isola per conoscerne l'esatta entità; non essendo dislocato nell'isola alcun informatore, ci si dovette sempre basare sui soli risultati della ricognizione aerea che, anche per la presenza di vari apprestamenti in caverna, risultarono solo in parte esaurienti.

L'unico tentativo di sbarco di due informatori dal mare avvenne nella notte del 17 maggio 1942 ma si risolse negativamente, con l'immediata cattura di entrambi e la condanna a morte d'uno di essi, l'irredento Carmelo Borg Pisani.

In attesa che si pervenisse alla stesura definitiva dei piani, si continuò a bombardare dall’aria il più possibile le difese dell’isola e, per ottenere maggiori risultati, si trasferì in Sicilia un nuovo Corpo Aereo tedesco che, dal 20 marzo 1942, iniziò ad operare sul cielo dell’isola.

Intanto, fervevano i preparativi: sulla piana di Catania apparvero le strisce per il decollo degli alianti, ora che i tedeschi, conquistati dall'impresa (da essi denominata "Hercules"), si erano decisi ad impiegarvi i ricostituiti reparti di paracadutisti; sulle coste della Toscana i reparti della F.N.S. si addestravano al difficile sbarco su un litorale alto e roccioso, simile a quello maltese (per questo fu necessario prevedere scale da pompieri e passerelle lunghe fino a 30 metri, abbattibili dalla prora dei mezzi come ponti levatoi); in vari cantieri navali si costruivano motozattere e motolance speciali; nel Lazio continuava l'addestramento la divisione paracadutisti Folgore.

A fine maggio 1942 il piano definitivo della C.3 poteva dirsi ultimato, in realtà erano tre piani complementari, studiati dall'Esercito, dalla Marina e dall'Aeronautica, ognuno per la parte di propria competenza.

Il Corpo di spedizione, forte di 62.000 uomini, 1600 veicoli e 700 bocche da fuoco, si divideva in:

 

  • Corpo d'Armata d'aviosbarco, sulle divisioni paracadutisti Folgore,  7ª Flieger Division tedesca e la divisione di fanteria aviotrasportata "La Spezia";

  • XXX Corpo d'Armata, sulle divisioni di fanteria "Friuli", "Livorno", "Superga" ed il X Raggruppamento corazzato;

  • XVI Corpo d'Armata, sulle divisioni di fanteria "Assietta" e "Napoli";

  • Truppe Speciali da sbarco: reggimento "San Marco", battaglioni CC.NN., Arditi, etc.

 

Le truppe, a parte quelle aviotrasportate aventi a disposizione alianti e velivoli tedeschi, sarebbero state trasportate da 16 piroscafi, 270 mezzi da sbarco vari, una cinquantina di altri natanti, tutti scortati da una trentina di siluranti. L'appoggio diretto sarebbe stato fornito da due navi da battaglia, mentre la squadra italiana scaglionata nei porti di Napoli, Cagliari, Messina, Reggio Calabria ed Augusta, avrebbe fornito la protezione strategica; il tutto per un consumo previsto di nafta di almeno 40.000 tonn., che dovevano essere fornite dalla Germania in quanto in Italia non ve era una simile quantità disponibile (e noi volevamo fare la guerra a Gran Bretagna e Stati Uniti?.)

Per la parte aerea, si prevedeva l'impiego di 900 velivoli così suddivisi: 300 bombardieri e 180 caccia dislocati in Sicilia, Calabria e Puglia; 60 aerosiluranti concentrati a Pantelleria; 60 assaltatori e 300 trasporti, su vari campi.

La previsione operativa richiedeva il raduno dei mezzi da sbarco nei porti di Catania, Licata, Porto Empedocle e Siracusa; tutto questo da ultimarsi entro due giorni dall'inizio delle operazioni. Il giorno X avrebbe visto il lancio in tre ondate successive delle due divisioni paracadutisti nella zona Dingli/Zurrieq, e l'aviosbarco in serata di alianti a Kalafrana e Forte Benghisa. Nella nottata, sarebbero sbarcati dal mare: il XXX C. di A. sulle spiagge di Qrendi; la divisione Superga sulle coste di Gozo; i reparti speciali a Marsaxlokk. Finti sbarchi sarebbero avvenuti di Sliema e sui due versanti di Mellieha, mentre nelle zone centrali dell'isola sarebbero stati aviolanciati molti manichini per ingannare le difese. Il giorno X + 1 avrebbe visto lo sbarco di XVI C. di A. e l'avanzata delle truppe verso le coste orientali dell'isola, con successivo accerchiamento di La Valletta.

Il piano era dunque pronto e non v'era che da fissare il fatidico giorno X. Alla proposta italiana che lo voleva entro la prima metà del mese del giugno 1942, l'Alto Comando tedesco obiettò che per quell'epoca non sarebbero stati disponibili né i paracadutisti, né i mezzi navali, né la nafta, mentre vi era un'altra operazione cui conveniva dare la precedenza assoluta: l'imminente controffensiva in Africa.

Purtroppo ai primi di maggio, molti dei reparti aerei tedeschi dislocati in Sicilia dovettero essere trasferiti sul fronte russo, lasciando alla ben più debole Regia Aeronautica il compito di continuare il martellamento di Malta con solamente 45 bombardieri, 15 Stukas ed una settantina di caccia. L'isola, però, era nuovamente in grado di contrattaccare dal mare e dall’aria.

Quando Tobruk cadde inaspettatamente il 21 giugno, i tedeschi non esitarono più a chiedere il rinvio dell’attacco a Malta alla conclusione africana, che si riteneva imminente e vittoriosa; anche in Italia molti credettero che la partita fosse vinta e che, con l'Egitto conquistato, Malta avrebbe perso la sua funzione.

Qualche mese più tardi, in Africa, qualcosa sembrava incrinare quell'ottimismo.

Ma ormai era troppo tardi. Lo scioglimento da parte dello Stato Maggiore della "C3" era avvenuto il 27 luglio 1942.

 

 

 

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