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LE
ORIGINI
Nel corso
della Prima guerra mondiale era stato prodotto dalla Krupp e dalla
Erhardt (successivamente Rheinmetall) un cannone contraereo del calibro
di 88 mm (8,8 cm FlaK) destinato a difendere le città tedesche nelle
zone della Ruhr e della Renania dalle incursioni aeree che, nel 1917,
cominciavano a interessare quelle zone, prossime ai confini con la
Francia.
Dopo il
trattato di Versailles la Krupp, per eludere le clausole che limitavano
la produzione di artiglierie in Germania inviò un gruppo di tecnici in
Svezia per sviluppare cannoni contraerei in collaborazione con la
Bofors, il prodotto finale fu il Bofors 75 mm, ma l'esercito tedesco
valutò le caratteristiche del pezzo ancora insufficienti, quindi
richiese lo studio di un cannone di calibro superiore.
Nel
frattempo, nel 1933 la Germania aveva denunciato il Trattato di
Versailles, quindi questo nuovo pezzo comparve direttamente con la
denominazione tedesca, 8,8 cm Flak Mod 18. Fu subito chiaro che si
trattava di un cannone molto ben riuscito, e fu ordinato in un gran
numero di esemplari per la Luftwaffe (cioè l'aviazione militare), che
aveva le competenze per la difesa aerea della Germania. Il Mod 18 aveva
la canna in un pezzo unico, quindi dopo un certo numero di tiri andava
sostituita completamente. Con il 8.8 cm FlaK 36 la canna fu costruita in
sezioni separate, facilitando quindi la sostituzione delle canne usurate
dal tiro e permettendo di sostituire solo la sezione adiacente alla
culatta (quella che, a causa della maggiore temperatura, si usurava più
facilmente).
Il
modello 8,8 cm FlaK Mod 37 aveva un sistema di trasmissione dati
ottimizzato per l'impiego da postazioni fisse (quindi per essere
utilizzato per la difesa contraerei del territorio e non per quella
delle unità da campagna). In pratica questi tre modelli erano
intercambiabili, quindi non era difficile vedere canne del Mod 18 su
affusti del Mod 37 e viceversa.
8,8 cm
FlaK 18
Il
cannone FlaK 18 aveva una canna in due pezzi, incamiciati in modo da
poter sostituire solo una parte della canna stessa, della lunghezza di
53 calibri (anche se il cannone era indicato come L56) per una lunghezza
totale di 4.664 mm. Il meccanismo di otturazione era a movimento
orizzontale semiautomatico, attivato da una molla messa in tensione dal
rinculo del pezzo.
L'affusto
era a crociera (kreuzlafette) su un piedistallo relativamente alto, per
permettere il movimento dell'otturatore anche alla massima elevazione
del pezzo. L'affusto a crociera permetteva un brandeggio per 360°, ma
aumentava il peso e le difficoltà di messa in batteria rispetto agli
affusti a cassone o a gambe divaricabili. In ordine di marcia due travi
della crociera erano sollevate e le altre erano messe su carrelli a
ruota singola (nei primi modelli le ruote erano con gomme piene invece
che con pneumatici). Il movimento in elevazione era da -3° a 85°,
permettendo quindi al cannone di impegnare anche bersagli terrestri. Il
peso del pezzo in batteria era di 4985 kg. I serventi erano protetti dal
trio delle armi leggere da una scudatura fissata all'affusto del pezzo.
L'arma
dimostrò una notevole precisione sia nel tiro terrestre che in quello
contraerei. Una squadra di serventi ben addestrata teoricamente poteva
sparare 15 colpi al minuto, cadenza di tiro comunque limitata dalle
esigenze logistiche. I colpi erano tutti a cartoccio proietto (cioè con
la granata che veniva caricata come corpo unico col bossolo che
conteneva la carica di lancio, a differenza di quanto avveniva e avviene
con gli obici in cui la granata viene caricata e successivamente si
introduce la carica di lancio variabile) del peso di 10,4 kg nel caso
del proietto ad alto esplosivo (contro bersagli generici).
Successivamente fu introdotto un proiettile perforante del peso di 9,2
kg e con una velocità alla bocca di 820 m/s. Il peso dei proiettili
chiarisce le esigenze logistiche che limitavano la cadenza di tiro del
pezzo: sparando a pieno ritmo praticamente sarebbe stato necessario un
rifornimento di 150 kg/min di munizioni.
Il
proiettile ad alto esplosivo aveva una quota massima di 9.900 m, ma
raggiungeva la massima efficacia a 8.000 m, la massima gittata nel tiro
terrestre era di 14,800 m. Utilizzato come arma anticarro poteva
impegnare bersagli con il tiro nel primo arco (tiro diretto) fino a 3000
m.
8,8 cm
FlaK 36
L'esperienza della Guerra di Spagna spinse i progettisti tedeschi a
rivedere il progetto del FlaK 18. La piattaforma a kreuzlafette fu
conservata, ma ne fu aumentata la stabilità e furono modificati i
carrelli, che ora divennero a doppia ruota e sempre con pneumatici. Dato
che ora i carrelli anteriore e posteriore erano intercambiabili, il
movimento poteva avvenire con la canna rivolta sia in avanti che
indietro, accorciando in tal modo i tempi richiesti per mettere il pezzo
in ordine di marcia.
La
modifica più importante, tuttavia, era nella costruzione della canna,
che ora era in tre sezioni, tenute insieme da un manicotto esterno (che
caratterizzò tutte le versioni successive del pezzo). In questo modo era
possibile sostituire una sola sezione della canna, risparmiando così
sull'impiego sia di mano d'opera sia di materiale nel corso della vita
del cannone.
Lunghezza
della canna, meccanismo di otturazione e scudatura erano uguali a quelli
del FlaK 18.
8,8 cm
FlaK 36/43
Nel corso
del 1942 la produzione di canne per il FlaK 41 superò la produzione di
affusti, quindi, data la pressante necessità di pezzi contraerei, alcune
canne furono adattate agli affusti del FlaK 36, dando origine ad un
ibrido fra i due pezzi. Non si sa quanti di questi pezzi siano stati
effettivamente costruiti.
8,8 cm
FlaK 37
Uno dei
problemi più sentiti del tiro contraerei è il problema della
determinazione del punto futuro, cioè del punto in cui la traiettoria
del proiettile intercetta la traiettoria dell'aereo. Nel FlaK 18 e nel
FlaK 36 il punto futuro veniva determinato tramite apparti ottici e la
spoletta del proiettile era graduata prima del caricamento. Per
migliorare questo sistema di mira nei nuovi modelli di 88 si adottò un
sistema di seguire il punto, in cui si doveva seguire con la tacca di
mira un punto che si muoveva su una scala graduata. Il punto (di colore
diverso per il puntatore in elevazione e per il puntatore in azimuth)
era mosso sulla scala da una centrale di calcolo elettromeccanica
(Funkmessgerate), che dirigeva il tiro di tutta la batteria di cannoni.
Generalmente le batterie erano su 4 pezzi, che tatticamente venivano
disposti a losanga (a rombo), con la centrale di tiro al centro. Oltre a
questo sul nuovo cannone era previsto un meccanismo per l'impostazione
in continuo del ritardo della spoletta (cioè della quota a cui doveva
esplodere il proiettile).
Sul FlaK
37 si tornò alla canna in due pezzi del FlaK 18, e questo nuovo sistema
di mira praticamente impedì che potesse essere usato nel ruolo
anticarri. L'affusto rimase praticamente lo stesso del FlaK 36.
Oltre al
FlaK 37 furono costruiti 12 FlaK 37/41, in cui la canna era stata
sostituita con quella del FlaK 41.
8,8 cm
FlaK 41
Fin
dall'inizio della guerra la Luftwaffe, a cui era demandata tutta la
difesa aerea della Germania, si rese conto della necessità di avere un
cannone con una maggiore quota operativa, e quindi una maggiore velocità
alla bocca. La Rheinmetall-Borsig iniziò lo sviluppo di una nuova canna,
producendo i nuovi prototipi nel 1941, ma producendo il cannone completo
solo nel 1943. Il meccanismo di recupero e di ammortizzazione del
rinculo fu rivisto, spostando la culla in posizione orizzontale
sostituendo il piedistallo con un perno per abbassare l'altezza del
pezzo. La nuova canna era lunga 72 calibri, cioè 6,336 m (anche se era
definito L/74), costruita in tre parti alesate tenute unite da un
manicotto. Il proiettile pesava 9,2 kg ed aveva una velocità alla bocca
di 1000 m/s, quindi per caricare il proiettile era stato previsto un
calcatoio automatico. La quota massima per il proiettile era di 15.000
m, mentre la quota di massima efficacia era di 10.000 m. I proiettili ad
alto esplosivo per il tiro terrestre avevano un peso di 10,4 kg ed una
gittata massima di 19.700 m. Il FlaK 41 aveva un peso di 11.240 kg in
ordine di marcia e di 7.800 kg in batteria. L'angolo di tiro variava da
-3° a 90°, mentre il brandeggio restava a 360°. La massima cadenza di
tiro (teorica) era di 20 colpi al minuto.
DKM 43
8,8 cm
Questo
cannone si discosta totalmente dalla linea degli altri cannoni da 88 mm
ed a rigore non può essere considerato un cannone contraerei, tuttavia
può essere inserito in questa voce, considerando che usava la testa da
guerra dei proiettili antiaerei da 88 mm. Il Dusenkanon (o DKM 43 8,8 cm
o DUKA 88 mm, in altre fonti) era un cannone senza rinculo da 88 mm che
doveva essere caricato su un caccia pesante (i candidati erano il Bf 110
e lo Ju 88) per impegnare le formazioni aeree alleate. Il cannone aveva
un singolo colpo, e due tubi Venturi dopo l'otturatore, per ridurre le
forze di rinculo sull'aereo. Il cannone era caricato a terra e, dopo il
colpo, il caccia doveva rientrare per riutilizzare nuovamente l'arma. Il
progetto era ancora in fase di studio alla fine della guerra.
I
SEMOVENTI
Nel 1943
l'esercito tedesco fece costruire 14 veicoli basati sul trattore
Daimler-Benz da 18 tonnellate, montando sul trattore stesso una bocca da
fuoco 8,8 cm FlaK 37. Le bocche da fuoco erano simili a quelle trainate,
a parte il sistema di controllo del tiro. Questo fu fatto semplicemente
rimuovendo la crociera di appoggio e fissando il piedistallo sullo
chassis. Per proteggere gli artiglieri fu aggiunto uno scudo a tre lati
e il cofano motore e il posto di guida furono blindati. L'impiego
tattico era previsto come protezione semimobile, considerando che la
cadenza di fuoco e la velocità di brandeggio di un pezzo da 88 mm non
erano sufficienti a proteggere una colonna in movimento da attacchi a
bassa quota, era comunque totalmente escluso l'impiego come artiglieria
controcarri come per tutti i FlaK 37. Con il deterioramento della
situazione bellica il progetto fu lasciato cadere.
IMPIEGO OPERATIVO
Il primo
impiego bellico dell'88 fu nella guerra di Spagna, in dotazione alla
Legione Condor (il reparto della Luftwaffe inviato in appoggio alle
truppe nazionaliste). Usato inizialmente nel suo ruolo nominale
(contraerei), nel 1937 fu considerato utile anche nel ruolo controcarri
e da quel momento fu utilizzato anche nel ruolo terrestre, tanto che
nell'offensiva contro la Catalogna (ultima grande offensiva della
guerra) i colpi sparati contro bersagli aerei furono solo il 7% del
totale.
Nonostante questi risultati non tutti erano convinti della soluzione di
utilizzare cannoni contraerei in funzione controcarri, tanto che questa
modalità di impiego non era ancora stata codificata all'inizio della
Seconda guerra mondiale.
Tuttavia
la Waffenamt (Ispettorato per le armi) continuò a studiare proiettili
perforanti per questa arma. Il 21 maggio 1940 la 7ª Panzerdivision fu
attaccata da due divisioni di fanteria (5ª e 25ª Divisione fanteria)
britanniche, rinforzate da un brigata corazzata (1st Army Tank Brigade)
nei pressi di Arras in Francia. I carri Matilda britannici ebbero presto
ragione dei PzKpfw 38(t) che formavano la parte più consistente dei
carri tedeschi, ed investirono direttamente le fanterie, senza che i 37
mm tedeschi riuscissero a fermarli. A quel punto il comandante della
divisione (generale Rommel) ordinò di mettere in posizione gli 88 che,
finalmente, ebbero ragione delle corazze dei carri britannici. Da quel
momento l'utilità degli 88 nell'uso controcarri non fu più messa in
discussione.
Rommel
continuò ad usare gli 88 come arma controcarri per tutta la Campagna del
Nord Africa, particolarmente rilevante sotto questo aspetto è la difesa
del Passo Halfaya, che divenne noto fra i carristi britannici come
"Hellfire Pass" (passo del fuoco dell'inferno). Fino alla fine della
guerra gli 88 contraerei furono utilizzati su tutti i fronti anche come
armi controcarri, anche dopo che erano stati sviluppati cannoni
controcarri dello stesso calibro.
Tuttavia
l'uso controcarri non distolse gli 88 dal loro compito primario, che era
quello di impegnare le forze aeree nemiche. Utilizzati dalla Wermacht
inquadrati nell'artiglieria contraerei divisionale, ogni divisione aveva
in organico un Abteilung (gruppo) contraerei su 8 pezzi da 88 mm e 18
pezzi da 20 mm, serviti 762 uomini. I cannoni da 88 mm furono impiegati
anche dalla Luftwaffe per la difesa territoriale della Germania. Attorno
alle città tedesche furono realizzate vere e proprie barriere antiaeree
per fermare le incursioni dei bombardieri alleati, e, fin dal 1941, i
calibri maggiori furono installati su speciali torri da cui avevano
possibilità di tiro senza ostacoli terrestri. In questo impiego, basta
ricordare che Monaco era circondata da 33 batterie contraerei,
comprendenti 66 cannoni da 88 dei vari tipi. Gli effetti della FlaK sono
riportati da un documento dello SHAEF del gennaio 1945:
«Nel
corso dei tre mesi che finiscono con l'agosto 1944, il fuoco contraerei
tedesco ha provocato non meno del 66% dei 700 bombardieri persi e del
98% dei 13.000 bombardieri danneggiati. Nel 1943, il 33% dei bombardieri
persi ed il 66% di quelli danneggiati è stato attribuito alla FlaK».
IMPIEGO NEL REGIO ESERCITO ITALIANO
Nel
giugno del 1939 l'Italia aveva dei forti crediti (circa 300 milioni di
lire dell'epoca) nei confronti della Germania per la cessione di
materiali lavorati, quindi il Ministero della Guerra propose che tali
crediti venissero saldati con la cessione di 50 batterie di 8,8 cm FlaK
(88/55 nella denominazione italiana) e relativo munizionamento. Mentre
la proposta fu accettata in linea di massima, le autorità tedesche
fecero presente di non avere a disposizione quella quantità di pezzi,
quindi saldarono il debito in parte con gli 8,8 cm FlaK ed in parte con
i 7,5 cm M37(t) (75/50 nella denominazione italiana). Nella proposta
presentata dalle autorità tedesche era prevista anche la fornitura da
parte italiana di parti meccaniche per cannoni contraerei e controcarri,
quindi la produzione di componenti per artiglierie fu avviata nelle
officine Ansaldo (Genova e Pozzuoli) e OTO. Le batterie venivano fornite
complete di centrale di tiro Zeiss Mod. 36 e relative apparecchiature
ausiliarie.
Le
batterie cominciarono a giungere in Italia pochi giorni dopo l'ingresso
dell'Italia in guerra, ed inizialmente furono assegnata in parte alla
MACA per la protezione delle principali città ed in parte inviate in
Libia per la protezione dei porti. Alcuni gruppi vennero successivamente
assegnati a reparti mobili motocorazzati, tuttavia fu subito evidente
che il regio esercito non aveva a disposizione un trattore con
caratteristiche adatte al traino di questo pezzo, dato che il compito
era affidato ai Lancia 3RO, privi di trazione integrale. Alla fine del
1940 erano disponibili 44 pezzi e relative centrali di tiro. A partire
dall'ottobre 1942 diverse batterie, pur restando in possesso tedesco,
furono utilizzate da personale (ufficiali e truppa) italiano per la
protezione di infrastrutture militari e centri abitati, questa pratica
fu ulteriormente intensificata nel 1943, arrivando ad interessare più di
100 batterie. Oltre ai cannoni che giungevamo per i canali stabiliti nel
1940, nel 1943 furono trasferiti 24 pezzi ed i relativi trattori SdKfz
7, destinati all'equipaggiamento della 1ª Divisione Corazzata MVSN.
L'88/55 nel Regio Esercito fu utilizzato nel suo ruolo naturale, cioè
come arma contraerei, l'utilizzo come cannone controcarri fu limitato ai
teatri dell'Africa Settentrionale (Libia e Tunisia) e unicamente per
pochi gruppi autocampali.
I
TRATTORI
Per
assicurare la mobilità di artiglierie del peso dei cannoni da 88mm
(superiore sempre alle 5t in ordine di marcia) erano richiesti trattori
particolarmente potenti, e, nell'ambito delle forze armate tedesche, la
mobilità veniva assicurata con i semicingolati da 8t. Tuttavia fino al
1934 non erano in servizio veicoli abbastanza potenti, quindi nei primi
anni di servizio gli 88 erano trainati dai SdKfz11. Il primo trattore
effettivamente adatto fu il veicolo KMm 8, prodotto dalla Krauss Maffei
di Monaco a partire dal 1934. Tuttavia il veicolo maggiormente
utilizzato fu il SdKfz7, che comparve nel 1938 come evoluzione del
veicolo precedente. Gli 88 del Regio Esercito venivano trainati dai
Breda 61, semicingolati di struttura simile ai SdKfz7, quando questo si
rese disponibile. Presumibilmente fu usato come trattore in condizioni
di emergenza anche il SdKfz9. |
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