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Un "Elefante" a Soriano al Cimino

Alcuni interessanti scatti "Then & Now" di un cacciacarri "Elefant" abbandonato sulla piazza principale di Soriano al Cimino, a pochi chilometri da Viterbo.

 

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Il carro "Elefant" abbandonato a Soriano al Cimino dall'equipaggio.

La foto mette bene in evidenza i danni apportati dal sabotaggio da parte dell'equipaggio

del mezzo.

La sovrastruttura

dello scafo, in

special modo davanti al cannone, risulta quasi "scardinata" dall'esplosione interna che si è verificata.

Il cingolo è spezzato nella parte anteriore e una delle ruote del treno di rotolamento è addirittura staccata dal treno stesso.

Un'altra foto dello stesso carro, presa da diversa angolazione, permette di apprezzare ancora di più il danno legato al sabotaggio del mezzo.

Un soldato britannico osserva incuriosito l'interno del possente carro tedesco.

 

 

Si sa, durante una ritirata non è che si abbia il tempo di portarsi dietro di tutto: è il caso dell'equipaggio di questo Panzerjäger "Elefant" del 653° Schwere Panzerjäger Abteilung, abbandonato nella piazza di Soriano al Cimino in quanto rimasto senza carburante.

Prima di lasciarlo indietro però, i tedeschi pensarono bene, come era pratica comune, di sabotarlo facendo detonare all'interno una carica esplosiva che ne compromettesse un eventuale utilizzo successivo.

Le foto d'epoca mostrano il pesante mezzo nel bel mezzo della piazza, con civili locali che sembrano apparentemente incuriositi. Il terzo ed ultimo scatto invece è stato preso dalla sovrastruttura del carro e mostra un militare britannico che ne scruta incuriosito l'interno.

L'Elefant proveniva dalla zona di Roma e si trovava in ritirata dal fronte di Anzio.

 

STORIA CONTROVERSA

DI UN MEZZO FALLIMENTO

Un cacciacarri "Elefant" immobilizzato da una mina sul fronte di Nettuno viene oltrepassato dalla fanteria tedesca.

 

Il Ferdinand (nome derivato dal dott. Ferdinand Porsche che lo progettò) fu un cacciacarri pesante derivato dal prototipo VK4501 presentato al concorso per la scelta di un nuovo carro pesante per la Wehrmacht.

Il progetto fu però scartato a favore del "Tigre" e il mezzo ideato dal Dr. Porsche venne adattato a diventare un grosso cacciacarri armato di cannone PaK 43/2 L/71 da 88 mm.

La sola sovrastruttura pesava 15 tonnellate, mentre le piastre di armatura addizionali pesanti 4.500 kg erano saldate sullo scafo.

Sin dai primi veicoli allestiti, la destinazione furono il 653° e il 654° Schwere Panzerjäger Abteilung (ognuno equipaggiato con 45 mezzi), chiamati a partecipare alla grande offensiva contro il saliente di Kursk del luglio 1943.

Durante questa battaglia i Ferdinand mostrarono molteplici limiti, quali una certa frequenza di problemi tecnici e l'assenza di mitragliatrici per sostenere i combattimenti ravvicinati con i cacciatori di carri sovietici.

Questi limiti comportarono la perdita di ben 40 carri e,  nell’ottobre del 1943, i mezzi sopravvissuti vennero rispediti in fabbrica per riparazioni e modifiche.

Venne installata una MG34, l’armatura fu aumentata, vennero montati dei cingoli più larghi, fu aggiunta una cupola comando ed il veicolo venne ricoperto con pasta amagnetica (Zimmerit). Le modifiche vennero completate nel marzo del 1944 ed il Ferdinand venne ufficialmente rinominato Elefant (maggio 1944).

Circa 48 Elefant vennero raggruppati nel 653° Schwere Panzerjager Abteilung con parziale riassegnazione al fronte italiano nel febbraio del 1944.

Furono utilizzati in combattimento a Nettuno, Anzio e Cisterna.

I rimanenti furono inviati sul fronte orientale, ma in autunno tutti gli Elefant risultavano raggruppati in una nuova unità: la 614a Schwere Panzerjager Kompanie e circa quattordici rimasero in servizio sul fronte orientale fino ad inizio 1945.

Gli ultimi quattro mezzi di questo tipo vennero impiegati nel sud di Berlino nell’aprile 1945 nelle file del Kampfgruppe "Ritter" a Zossen.

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