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La moto è un mezzo
che, rispetto all'automobile, ti consente di apprezzare un pò di
più il paesaggio entro il quale ti stai muovendo.
Forse sarà perchè su
questo mezzo la visuale è libera almeno per 180° e quindi puoi
guardarti un minimo intorno mentre lo guidi.
E' quanto è capitato
a me facendo un giretto in quel di Pontecorvo, su una strada che
avrò percorso almeno una decina di volte in auto senza mai far
caso a queste due costruzioni che portano addosso, come ferite
indelebili, i segni della guerra.
La prima, un
imponente casolare alla periferia (lato Casilina) appare
disabitato, anche se non eccessivamente vetusto o mal tenuto.
Probabilmente è stato abitato fino ad una decina di anni fa
(altrimenti sarebbe più cadente). Ebbene, sulla facciata che dà
sulla Statale 6 (distante circa un paio di km) è ben visibile un
"ricamino" fatto da una o più armi di grosso calibro.
I fori più piccoli
(quelli in basso) potrebbero essere opera di una 12,7 Browning
(in dotazione un pò a tutti gli eserciti Alleati della 2ª GM),
ma quelli più grandi che si diradano fino a sotto il tetto
appaiono senza dubbio il risultato di un tiro eseguito almeno da
un 30mm (non esplosivo, in quanto parliamo di fori, non di
brecce nei muri) se non più grande.
La seconda
costruzione è una chiesetta in rovina che si trova all'uscita
opposta del paese, verso Esperia. In questo caso parliamo di
armi di piccolo calibro, probabilmente il frutto di uno scontro
sporadico che si è accanito anche su questo edificio una volta
sacro.
E' stato bello
accorgersi di queste due testimonianze, che ritengo quasi dei
"monumenti" di guerra nel vero senso della parola, visto che ne
portano evidenti ancora le tracce.
Marco Marzilli
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