|
I primi di agosto 1944, Sant’Anna di Stazzema era stata
qualificata dal comando tedesco “zona bianca”, ossia una
località adatta ad accogliere sfollati: per questo la
popolazione in quell’estate aveva superato le mille unità.
Inoltre, sempre in quei giorni, i partigiani avevano abbandonato
la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare
entità contro i tedeschi.
Nonostante ciò, all’alba del 12 agosto ’44, tre reparti di SS
salirono a Sant’Anna, mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga
a valle, sopra il paese di Valdicastello. Alle sette il paese
era circondato.
Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisti
collaborazionisti che fecero da guide, gli uomini del paese si
rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne
vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro, in
quanto civili inermi, restarono nelle loro case. In poco più di
tre ore vennero massacrati 560 innocenti, in gran parte bambini,
donne e anziani. I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle
stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra
e bombe a mano, compiendo atti di efferata barbarie. Infine il
fuoco, a distruggere e cancellare tutto. Non fu rappresaglia,
non fu vendetta. Come è emerso dalle indagini della Procura
Militare di La Spezia, si trattò di un atto terroristico, di una
azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio.
L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la
popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazioni
civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.
La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle
responsabilità e le motivazioni che hanno originato l’Eccidio
sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale
Militare di La Spezia e conclusosi nel 2005 con la condanna
all’ergastolo per 10 ex SS colpevoli del massacro; sentenza
confermata in Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel
2007.
Nella prima fase processuale si è svolto, grazie Al PM Marco de
Polis, un imponente lavoro investigativo, cui sono seguite le
testimonianze in aula dei superstiti, di periti storici e
persino di due SS appartenute al battaglione che massacrò
centinaia di persone a Sant’Anna.
Fondamentale fu, nel 1994, anche la scoperta avvenuta a Roma,
negli scantinati di Palazzo Cesi, di un armadio chiuso e girato
con le ante verso il muro, ribattezzato poi “Armadio della
Vergogna”, poiché nascondeva da oltre 40 anni documenti che
sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della
verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia
nel secondo dopoguerra.
QUANDO SI SMETTE DI ESSERE
SOLDATI
di
Marco Marzilli
Quando si ha a
che fare con la storia militare, non si deve mai perdere di
vista il fatto che le guerre, le battaglie, sono combattute da
soldati che altro non sono che uomini...uomini in divisa.
Purtroppo spesso
però questi uomini dimenticano di essere tali e abbandonano il
comune senso dell'onore di cui le caserme di tutto il mondo sono
intrise, per dare alla definizione di "dovere" un senso del
tutto travisato dall'indottrinamento politico o razziale.
Le Waffen SS
furono probabilmente uno dei corpi militari più preparati ed
efficaci della Seconda Guerra mondiale: la loro selezione era
severissima (almeno nelle prime dieci divisioni delle trentotto
totali che formarono) e la loro dedizione alla causa pressoché
totale ed incondizionata. Ricevevano i migliori equipaggiamenti
disponibili (venivano prima delle divisioni della Wehrmacht e
della Luftwaffe nell'assegnazione degli armamenti) e il loro
comportamento in battaglia sfociò in moltissimi casi in eroismo
vero e proprio.
La loro essenza
militare era però inquinata da un indottrinamento
politico-razziale che ne facevano il vero "braccio armato del
Partito" e, unitamente alle Allgemeine SS (le SS non
combattenti), costituivano un vero e proprio "esercito
nell'esercito" (se non uno stato nello stato) che era poco
incline a prendere ordini o seguire direttive da parte di capi
che non avessero le rune al colletto della giubba.
Avevano per motto
la frase "Il mio onore si chiama fedeltà" scritto sulla fibbia
del cinturone..ma fino a quanto questa fedeltà avrebbe dovuto
spingersi? Fino a che punto l'aver sposato una causa poteva far
chiudere gli occhi di fronte ad atti che di glorioso, almeno
sotto il punto di vista prettamente militare, ebbero ben poco?.
C'è una grossa
differenza tra l'affrontare una divisione nemica nella steppa o
tra i bocage della Normandia e massacrare donne, bambini e
vecchi inermi...ed è la stessa differenza che passa tra un
Soldato (la "S" maiuscola non è casuale) e un criminale comune.
Al contrario
della Wehrmacht, militarmente non avevano tradizioni, dato che
la loro nascita coincideva con quella del partito nazista.
Nacquero e morirono con Hitler e ciò fu senza dubbio il motivo
principe del loro essere plasmati al volere di una ideologia che
li votava alla superiorità razziale sugli altri popoli ed etnie.
A S. Anna di
Stazzema, a Marzabotto e in altri posti d'Europa le Waffen SS
smisero più di una volta di essere Soldati per divenire semplici
carnefici e non basta la rabbia per le azioni partigiane, i
sabotaggi alle infrastrutture e la resistenza passiva delle
popolazioni a giustificare atti che non ebbero nulla a che fare
con la guerra propriamente detta per cui tanto erano stati
addestrati nelle caserme tedesche.
Leggo di tanto in
tanto su qualche forum parole entusiastiche su questi soldati,
le quali addirittura a volte rasentano l'idolatria...io penso
che furono ottimi combattenti, ma del tutto privi di ogni
scrupolo anche verso chi non indossava una divisa e questo basta
a sminuire di molto il loro valore come uomini, perchè uomo non
è solo chi ha il coraggio; uomo è anche chi sa valutare
l'opportunità di un atto. |