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Mereworth 2007

L'amico Massimo Castelli mi invia questo suo reportage sulla sua esperienza britannica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su invito dell'amico Neil Saggers, reenactor Inglese del gruppo" Fallschirmjäger Reg.2", il sottoscritto e gli amici di Roma, Pierpaolo e Francesco, ci siamo recati, nei giorni 23-24-25 febbraio, in Inghilterra nella contea del Kent e precisamente a Mereworth, in una Training Area dell'esercito Britannico, affittata per l'occasione dagli organizzatori, Peter Skillmann e Manny Trainor, per questo Tactical event di 36 ore no stop. Il tema di questo "battaglia" era incentrato sulla trama del film "La croce di Ferro", ambientato sul fronte Russo anno 1943, nella sacca del Kuban in Ucraina: in pratica i Tedeschi erano sulla difensiva, costretti a subire una serie di attacchi incessanti da parte dell'Esercito Russo in piena avanzata e lanciato alla riconquista del terreno perduto.

Oltre a noi (FJR 3) erano presenti svariati gruppi di reenactors Inglesi: FJR 2, FJR 6, Das Heer, H.Goering-Feldgendarmes, Stossgruppe 111, 17 LW Feld Div.,Tiger 1, Thunder F.Heaven, 2 Kp.Pz.Gr:, 1 Reg. Guardia.

Gli organizzatori avevano emanato in precedenza, via Internet, dei rigidi "Warning Order" sull'abbigliamento, sul materiale da campo, sul cibo, sulle armi (disattivate) e sul comportamento da tenere per la sicurezza. Questi tendevano a sottolineare che questo tactical era anche un Living History, quindi tutto il materiale doveva essere rigorosamente del periodo bellico: niente telefonini, orologi moderni, sacchi a pelo e tende, bensì coperte di lana e teli tenda, il cibo doveva essere spogliato delle confezioni in plastica ed essere rincartato con carta marrone ed etichette Luft, da stampare da internet.

Era richiesta l'autenticità al massimo livello, per ricreare anche l'atmosfera ed il pathos di quei giorni: si sarebbe dormito nelle buche e per coprirsi dall'umidità e dalla pioggia, che si preannunciava costante, si doveva provvedere solo con quello che si riusciva a portarsi dietro nello zaino. Si dovevano apprestare posizioni difensive, scavare trincee e posti avanzati di vedetta, ed infine allestire dei posti comando. I nostri ordini prevedevano di stare in allerta, sulla difensiva, ed attendere gli inevitabili attacchi sia dei soldati dell'Armato Rossa che dei partigiani vestiti in abiti civili.

Il sabato mattina sveglia alle 6.30, adunata con tutto il materiale indosso, zaino in spalla; segue una lunga spiegazione delle regole e delle misure di sicurezza, con particolare riguardo alla segnalazione tempestiva di problemi di salute legati al freddo ed alla pioggia. Nell'ingaggio ci sono due possibilità: la resa, si rimane fermi al campo nemico mezz'ora, si viene colpiti, si chiama il medico che tira fuori le "Death Cards", con 4 possibilità di ferita due mortali (testa e torace), due lievi (gambe braccia). In caso di morte, ci si toglie l'elmetto e ci si sdraia, fermi, fino alla fine dello scontro, in caso di ferita ci si ferma 10 minuti e poi si ricomincia dal proprio campo base. L'ammissione del colpito è sulla base dell'evidenza dell'azione e sull'onestà del singolo.

Di seguito, ci avviamo verso le nostre posizioni, lungo una strada fangosa, via via si dispongono tutte le unità agli incroci e sulle dorsali a fianco della strada: noi siamo gli ultimi a disporci e quindi abbiamo un fianco per così dire "campato in aria", esposto. Infatti il primo attacco di assaggio dei Russi urlanti arriva proprio dritto dritto su di noi: noi tre poveri Fallschirmjäger "Italiani", siamo davanti, in posizione di avamposto, spariamo quanto possibile ma inevitabilmente siamo ricacciati indietro, il povero Frank travolto è fatto prigioniero, ma subito riorganizzatici, contrattacchiamo e liberato Frank, prendiamo a nostra volta due Russi prigionieri.

In tutto, l'attacco e il contrattacco sarà durato 10 minuti, un trambusto, grida, strilli urli, scoppi, fumo, raffiche da far paura ....che strizza....se fosse stato tutto vero! I russi a detta dei nostri amici sono di meno, circa 40/50, ma sembrano dappertutto, attaccano instancabilmente tutto il fronte, circa 2 km, noi tedeschi siamo in 120, trincerati in difesa. Non possiamo pattugliare, ma noi fremiamo ed allora organizziamo una sezione di sette elementi, avanzando nel fitto bosco di betulle, alla ricerca del posto comando Russo.

Dopo un lungo avvicinamento, lo scorgiamo distante 100 m. Stanno mangiando, c'è del fumo e di certo non ci aspettano. Non facciamo in tempo a percorrere venti metri, avvicinandoci il più possibile albero dopo albero... che subito si scatena un fuoco (a salve) d'inferno, una parte ci affronta fissandoci, l'altra ci aggira… non c'è scampo siamo tutti morti. Sono davvero realistici… frugano nelle tasche di noi "morti", cercano le mappe, cercano i posti comando, per assaltarli magari durante la notte. Intanto comincia a piovere... e la pioggia non ci lascia più. Torniamo al comando, giusto in tempo per veder arrivare un motociclista porta ordini, che ci dice di spostarci in un altro settore per l'avvicendamento.

Ci rimettiamo in cammino con armi e bagagli e ci dispieghiamo nelle buche in attesa. Non accade niente per un’ora e mezza, tutto tace: all'improvviso come un temporale che si avvicina da lontano, sentiamo i Russi che attaccano di fianco a noi. Stufi di aspettare io e Pierpaolo ci diamo alla loro caccia, violiamo deliberatamente le disposizioni, li troviamo, li inseguiamo e ad uno ad uno, li eliminiamo... sono sei... li abbiamo beccati tutti di spalle.

Giocare a soft-air per 12 anni, cavolo sarà pur servito a qualcosa! Viene la notte e torniamo al campo sotto la pioggia, non si preannuncia una bella nottata. Dopo aver mangiato qualcosa intorno al fuoco, chi può si addormenta. Intorno alla mezzanotte piove così a dirotto che il gioco viene interrotto, si va al parcheggio, in macchina, nei camper o nelle tende civili. Il mattino seguente alcuni hanno mollato e sono andati a casa, siamo comunque parecchi e puntuali alle sette si ricomincia. Tanto per cambiare, quei diavoli dei Russi alle 7.30 attaccano il campo base della Gross Deutch., ma vengono respinti.

Noi Italiani siamo aggregati coi Fallschirmjäger del 6 Reg. e come al solito siamo nei primi avamposti, con rigide disposizioni di non muoverci ed aspettare l'attacco finale dei Russi che arriverà di lì a poco. Nel frattempo facciamo due chiacchiere con due Tedeschi (veri!), che come noi sono venuti in trasferta per provare cosa significa partecipare ad un Tactical; con mia somma sorpresa uno dei due è veramente un Ufficiale dei Parà Tedeschi, dell'attuale esercito della Bundeswher. Arriva l'attacco in grande stile, investe in pieno le posizioni delle SS di fianco a noi, li travolgono ed occupano il loro campo base, proseguono urlanti risalendo la collina ed ecco che li vediamo tra alberi e cespugli avanzare in ordine sparso, verso di noi che siamo lì ad aspettarli. Fitta sparatoria con tutto quello che abbiamo a disposizione, si distingue il "canto " di alcune MG 42, contrattacco e sparatoria da due passi. Steso dietro un tronco d'albero sparo, non visto, in successione a due Russi che mi passano di fianco, cadono tutti e due.

La scena è così veritiera che mi stupisco... quasi quasi credo di averli colpiti veramente. Tra scoppi, strilli, urla e fumo, scorgo il vero Ufficiale Tedesco che ha smesso di "giocare" e, stupito in piedi dietro un albero, guarda tutta la scena del combattimento con occhi pieni di gioia mista ad incredulità, scattando fotografie dello scontro. In breve tutto è finito, sopraffatti dal numero i Russi si sono dovuti arrendere all'evidenza.

Seguono i saluti, grandi pacche sulle spalle, fotografie rituali con gli avversari e dopo aver raccolto tutto l'equipaggiamento ci riavviamo, stanchi ma soddisfatti, verso le macchine.

Dopo aver preso parte a cinque Beltring e tre Battaglie tattiche in Inghilterra, credo di poter esprimere un giudizio favorevole su come viene inteso il reenactment in terra d'Albione. Questo è concepito in modo molto dinamico e veritiero: vi è molta cura nei dettagli, nel rappresentare anche gli aspetti della vita dei soldati al fronte, oltre che in battaglia.

Vi sono, ovviamente, anche dei veicoli storici però questi non sono al centro della rappresentazione ma sono in funzione della stessa.

Sarebbe interessante, anche in Italia, poter usufruire di siti militari e poligoni dismessi per questo tipo di attività... ma sia per problemi legislativi, relativi alla detenzione di armi a salve e sopratutto dell'inerzia degli organi preposti (leggi Es.It.) credo sia impossibile, nell'immediato, organizzare tali eventi.

Massimo Castelli.

 

 

Per ulteriori informazioni e dettagli, scrivere a : castelli.mas@tiscali.it

 

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