|
|
|
|
||||||||
|
|
|
|
||||||||
|
I collezionisti di militaria ed i semplici appassionati sono sempre alla ricerca di "pezzi particolari" . Tuttavia a volte ci si imbatte in qualcosa che non può far nascere qualche riflessione...e allora ci si sofferma a pensare. |
|
|
||||||||
|
|
|
|
Personalmente ho sempre pensato che ogni reperto della guerra, di qualsiasi guerra, avrebbe bisogno di una riflessione per il carico di significato che porta dentro di sé. Dietro quel pezzo, che sia un elmetto, un elemento di buffetteria, una baionetta o una uniforme, c'è stato un uomo che ha sofferto, che ha avuto paura, che è stato felice e che probabilmente oggi non c'è più, lasciando affetti, amori e quant'altro a casa a piangerlo per un certo periodo di tempo per poi cadere nell'oblìo con il passare dei decenni. Ho visto collezionisti commentare giacche o elmetti che portavano evidenti le tracce di una fucilata o, scarlatte, macchie secche di sangue rappreso e ciò mi ha sempre fatto un certo effetto, perchè in quel momento avrei magari trovato più giusto spendere due parole sul poveraccio che fu un tempo il proprietari di quegli effetti piuttosto che ammirare estasiati "la fine cucitura di un'aquila o di un bottone". Purtroppo non moltissimi hanno questa sensibilità e, nel caso specifico dell'elmetto che vi mostro su questa pagina, sono contentissimo che il pezzo sia capitato nelle mani di un amico conosciuto grazie a Internet sui vari Forum di Militaria (di cui taccio il nome per questione di privacy), il quale ha dimostrato per certo di apprezzarne il significato rifiutando addirittura più di un'offerta da parte dei "soliti" rapaci. Il pezzo in questione è un elmetto mod. 33 italiano, di per sé non rarissimo, privo di fregio, ma con le tracce evidentissime di una fucilata che lo ha passato da parte a parte, provocando quasi certamente la morte di chi lo indossava. La provenienza di questo elmetto è l'Inghilterra e molto probabilmente si tratta di un "souvenir" portato a casa da qualche soldato britannico che è stato impegnato nel nostro Paese durante il biennio 1943-1945. Il foro d'entrata, come si può vedere dalla foto, si trova sulla fronte (in posizione leggermente decentrata verso destra) e nell'impatto il proiettile ha fatto saltare la vernice intorno al foro stesso. La palla ha poi proseguito la sua corsa danneggiando il liner dalla parte opposta rispetto all'entrata, uscendo poi dalla falda retrostante dell'elmo. E' qui che sono visibili i danni maggiori: il metallo appare infatti quasi strappato via e una grossa crepa si dirama quasi fino alla sommità della cupola del guscio. Non voglio nemmeno immaginare i danni che quel proiettile può aver fatto nel tragitto di pochi centimetri dalla parte anteriore a quella posteriore dell'elmetto, ma quasi certamente (a meno di quei pochi "miracoli" che in guerra comunque accadono) il soldato italiano che lo portava sulla testa non è sopravvissuto. Chissà a chi apparteneva quell'elmo, chissà quale cumulo di speranze, sogni e progetti quel proiettile ha spezzato per sempre. Sono questi i pensieri che mi sono venuti in mente alla vista di quel pezzo e sono certo che le mani in cui si trova lo accudiranno con il rispetto che si merita, perchè ritengo che comunque si tratti di un pezzettino di quella "storia d'Italia" relativa ad un periodo sfortunato e tragico.
|
|||||||
|
|
|
|||||||||
|
|
|
|||||||||
|
|
||||||||||
|
Designed & Released by M@rcoweb® |
||||||||||
|
|
||||||||||
'); //-->