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“Liberate
Mussolini!”, questo fu il primo pensiero di Adolf Hitler la sera
del 25 luglio, appena giunta al suo Quartier Generale la notizia
dell’arresto del Duce.
La misura detentiva, presa dal Re Vittorio Emanuele III con la
motivazione ufficiale delle “ragioni di sicurezza”, era stata
messa in atto all’uscita del dittatore italiano da Villa Savoia,
dove questi si era recato per rassegnare ufficialmente al
sovrano le proprie dimissioni.
Dopo l’arresto, Mussolini fu condotto nella caserma dei
Carabinieri Podgora, in Trastevere, e successivamente alla
scuola allievi ufficiali di via Legnano, dove rimase sorvegliato
a vista.
Appena ventiquattro ore dopo, la sera del 26 luglio, il generale
dell’aviazione Kurt Student (il padre-fondatore dei
paracadutisti tedeschi), venne convocato da Hitler, per urgenti
comunicazioni.
Gli ordini erano perentori: trasferire la 2ª divisione
paracadutisti dalla Provenza in Italia, dalle parti di Roma;
Student stesso doveva raggiungere al più presto la Capitale
italiana e prendere contatto con il colonnello delle SS Herbert
Kappler, incaricato di condurre le indagini per scoprire dove si
trovava Mussolini.
A quest’ultimo si affianca un nucleo dell’SD (Sicherheit Dienst)
composto da specialisti in attività investigative, tra cui un
energico e robusto capitano: Otto Skorzeny. Tutti insieme
dovevano fare di tutto per trovare e riportare in libertà il
capo del Fascismo italiano.
Il giorno dopo, 27 luglio, il gruppo di ufficiali era già in
volo per Roma sull’aereo di Student, pilotato dal capitano
Gerlach.
Il primo passo dell’indagine fu costituito dal tentativo di
scoprire il luogo dove gli italiani tenevano Mussolini, cosa che
avvenne già quella stessa sera, perché grazie all’aiuto di
Kappler si scoprì che il Duce era prigioniero in una caserma di
Carabinieri, a Roma.
Si trattò tuttavia di un successo inutile, in quanto poco dopo
il sospettoso Badoglio dispose il suo trasferimento in un luogo
più sicuro (l’isola di Ponza); per Skorzeny ricominciava tutto
da capo.
Passò qualche settimana e il nuovo nascondiglio venne anche esso
scoperto. Freneticamente, partirono i preparativi per un colpo
di mano, ma la preda sfuggì nuovamente. Il governo italiano
infatti, perché avvertito o semplicemente per intuito, trasferì
l’illustre prigioniero sull’Isola della Maddalena.
Skorzeny si trovava
perciò costretto a riavviare le proprie ricerche, che poco dopo
lo portarono sull’isola dove l’ex dittatore italiano era tenuto.
L’intraprendente ufficiale tedesco si recò personalmente alla
Maddalena travestito da marinaio e, prendendo contatti
apparentemente casuali con gli abitanti, ebbe conferma dei
propri sospetti: Mussolini era custodito presso Villa Weber.
Fu allora pianificato un vero a proprio assalto all’isola,
previsto per il 28 agosto, ma poco prima che questo avesse
inizio giunse la notizia che c’era stato un ulteriore
trasferimento; gli italiani, insospettiti dai voli della
ricognizione tedesca, avevano portato via il prigioniero, questa
volta per una località ignota. Tutto saltò di nuovo, le indagini
dovevano ripartire da zero.
Mussolini era infatti stato trasferito il 27 agosto a bordo di
un idrovolante con le insegne della Croce Rossa, fino
all’idroscalo di Vigna di Valle; da qui in auto fu raggiunta
Assergi, dove partiva la funivia per Campo Imperatore, a quota
2200 metri. In quel momento però l’albergo-rifugio non era
disponibile per ospitare l’ingombrante prigioniero; vi si
trovavano infatti alcuni villeggianti e dei soldati in
convalescenza.
Il Duce rimase allora nel villino nei pressi della funivia, in
attesa che il complesso venisse sgomberato senza dare adito a
sospetti. Ciò fu possibile solo il 2 settembre.
Di tutti questi movimenti venne a conoscenza, seppur in modo
vago, Kappler, il quale informò il generale Student del fatto
che attorno a Campo Imperatore erano state poste in atto
importanti misure di sicurezza.
Student convocò a sua volta Skorzeny per informarlo degli ultimi
sviluppi delle indagini, comunicandogli nel contempo che, pur
apprezzando il suo apporto nella scoperta del luogo di
detenzione di Mussolini, la gestione dell’operazione passava ora
totalmente ai suoi paracadutisti e, nella fattispecie, al
maggiore Harald Mors, comandante del Lehr battaillon
(battaglione di addestramento) della 2ª divisione.
Quest’ultimo ricevette il compito di elaborare un piano per la
liberazione di Mussolini direttamente dal generale Student,
nella tarda mattinata dell’11 settembre 1943, e non senza
stupore apprese di avere a disposizione appena 24 ore per farlo.
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