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L'oro di Fortezza

Una visita turistica dell'amica Ale all'imponente opera difensiva offre lo spunto per un'interessante articolo su una delle vicende più avvincenti della guerra in Italia. La sparizione di una parte dell'oro della Banca d'Italia.

 

 

 

 

 

 

 

Il ritrovamento delle casse contenenti l'oro della Banca d'Italia da parte degli americani.

 

La riconsegna dell'oro recuperato a Fortezza da parte delle Forze Armate Americane alla Banca d'Italia, presso la sede di Via Nazionale a Roma, Maggio 1945.

 

Il 16 dicembre 1943 un treno proveniente da sud entrò nella stazione di Fortezza. Era carico di casse di legno oblunghe, che contenevano piccoli recipienti straordinariamente pesanti.

Sorvegliato da soldati delle SS, il carico fu trasferito nella fortezza e stivato in una galleria fatta scavare da prigionieri di guerra russi nella roccia, vicino alla cappella sotto il forte medio.

Probabilmente né loro né i loro sorveglianti immaginavano cosa contenesse quel carico: 127,5 tonnellate d'oro, le riserve della Banca d'Italia.

Benito Mussolini, giusto prima della sua destinazione, le aveva fatte trasportare da Roma a Milano. Dalla Repubblica di Salò, proclamata nel tardo 1943 e di fatto protettorato di Hitler, l'oro passò quindi nelle mani dell'Amministrazione Militare tedesca, che lo celò appunto nella Fortezza.

Nel 1944 tre carichi d'oro lasciarono il forte: il 29 febbraio 55 tonnellate con destinazione il Ministero degli Affari Esteri di Berlino; il 19 aprile 23,5 tonnellate verso alcune banche svizzere a Berna e il 21 ottobre 24 tonnellate con destinazione la Reichsbank, sempre a Berlino.

In effetti l'esercito USA, entrando a Fortezza il 17 maggio 1945, trovò nella galleria difesa da una porta corazzata solo 25 tonnellate d'oro, successivamente restituite al governo italiano.

Delle 79 tonnellate totali, che secondo alcuni documenti sarebbero state portate a Berlino, si smarrirono le tracce negli ultimi caotici giorni di guerra.

Sull'oro non tardarono a fiorire numerose illazioni: forse i carichi non avevano mai lasciato la Fortezza, O forse una parte giace ancora là nascosta? Forse altri carichi giunsero ancora al forte per essere fusi in nuovi lingotti a cancellare così ogni traccia?

Un altro caso singolare è rappresentato dal misterioso treno che, prima della fine della guerra, sarebbe transitato sulla ferrovia della Pusteria proveniente da Cattaro in Montenegro.

Nella città portuale, annessa nel 1943, gli italiani avevano accumulato 60 tonnellate d'oro in lingotti, monete e gioielli, oltre a vari milioni di dollari e sterline in contanti.

La sorveglianza era affidata ad un giovane agente, al soldo degli italiani quanto dei tedeschi. Il suo nome era Licio Gelli che, a capo della loggia massonica P2 divenne negli anni successivi una delle figure più sfuggenti del dopoguerra.

Alla fine del conflitto dal tesoro del Cattaro mancarono all'appello circa 20 tonnellate d'oro, un milione di dollari e un milione di sterline.

Secondo una delle molte e fantasiose ipotesi potrebbero essersi trovate proprio sul treno diretto a Fortezza, dove in effetti Gelli dopo la guerra fece più volte la sua apparizione.

L'oro di Fortezza continuò ad eccitare i cacciatori di tesori e vere e proprie operazioni di ricerca ebbero luogo più o meno in segreto, ma apparentemente senza alcun risultato.

Quando nel 2005 la Fortezza fu sommariamente ripulita, venne ritrovato solo uno stampo vuoto.

Vi è però un fatto curioso: lo stampo rinvenuto ha esattamente le dimensioni utilizzate per fondere lingotti d'oro.

 

 

UNA CATTEDRALE DEL DESERTO

Progetto apparentemente perfetto, il Forte di Francesco I all'epoca della sua inaugurazione (1838) era considerato un capolavoro dell'architettura bellica asburgica. A prova di bomba, con soluzioni ingegnose fin nei dettagli, doveva rappresentare uno sbarramento invalicabile per qualsiasi esercito.

Ma il nemico non venne mai, i suoi cannoni non spararono mai un colpo e le uniche vittime le si ebbero durante la sua costruzione, la quale ebbe fine nell'esatto momento in cui il Forte aveva già perduto ogni sua valenza strategica. Nessun nuovo Napoleone tentò di colpire l'Austria alle spalle.

Pochi anni dopo, l'immensa costruzione fungeva ormai solo più da deposito: una cattedrale nel deserto.

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