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Da una copia del giornale
inglese "War Illustrated" del Febbraio 1945, qualche istantanea di una
città che rinasce dopo la tragedia |
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Nell’estate del 1944 l’amministrazione provvisoria comunale, composta
dal neo sindaco Gaetano Di Biasio e dal vice sindaco Tancredi Grossi, di
nomina prefettizia, dovette provvedere alle più urgenti necessità di
coloro che tornavano alla propria terra, ma si pose anche il problema di
cosa si dovesse fare di tutte quelle rovine e di come si dovesse
procedere per la ricostruzione.
Circolarono le idee più disparate. Ci fu chi voleva la pura e semplice
ricostruzione; altri propendevano per lo spostamento in luogo più
salubre e più a ridosso della direttrice stradale Roma Napoli (zona
Colosseo); un giornalista americano suggerì di recintare le rovine e
lasciarle a perenne memoria dello scempio bellico; ciò, naturalmente, si
conciliava con la seconda ipotesi.
Finì per prevalere una soluzione intermedia: l’abbandono del sito della
città medioevale a ridosso di Rocca Janula (per ragioni ambientali) e
l’utilizzo del nuovo impianto stradale dell’ultimo piano regolatore
prebellico.
Un primo piano di ricostruzione fu elaborato dai tecnici del Genio
Civile di Cassino secondo le norme indicate dal decreto luogotenenziale
del 1° marzo 1945, n. 154, per le zone danneggiate dalla guerra (si veda
l’allegato). Quel piano, ideato sul tipo dell’accampamento romano, non
piacque agli amministratori di Cassino, per cui se ne fece uno nuovo che
prevedeva l’ubicazione della città in zona contigua all’antica sede;
questo fu redatto il 1° luglio 1945 dai proff. Giuseppe Nicolosi e
Concezio Petrucci e approvato dal ministro dei Lavori Pubblici con
decreto n. 895 del 16 ottobre dello stesso anno.
Il piano prevedeva il vincolo di non edificabilità sulle macerie della
città per lasciarle a ricordo della grande battaglia, ma dovette
attenersi a particolari norme dettate dal Comitato del Provveditorato
alle OO.PP. del Lazio. Tra queste vale la pena ricordare l’art. 5: “I
corpi di fabbrica corrispondenti alle abitazioni in serie lineare
potranno essere a tre o a quattro piani secondo le indicazioni del piano
di ricostruzione; le altezze massime corrispondenti saranno di m. 11.50
e di 15.50. […] Sono vietati i seminterrati e gli scantinati. Sono
vietati risvolti e corpi di fabbrica formanti angolo. Non sono
consentite sopraelevazioni parziali nemmeno se arretrate. Tutti gli
appartamenti dovranno avere la doppia esposizione e conseguentemente il
necessario riscontro d’aria. Nei corpi di fabbrica con andamento
est-ovest si avrà cura di disporre in ogni appartamento i vani delle
scale, le cucine, i bagni al nord, le camere da letto e gli ambienti di
soggiorno a sud. Le scale, i gabinetti e i bagni dovranno essere
direttamente illuminati. Nel caso che i corpi di fabbrica siano
perpendicolari alle strade pubbliche l’accesso alle scale sarà
effettuato per mezzo di strade private".
Per i testi, si
ringraziano i siti
www.cassino2000.com e
http://edu.let.unicas.it
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Un gruppo di ingegneri
consulta i progetti.
Il
piano di ricostruzione della città, che fu elaborato dal Prof. Giuseppe
Nicolosi e approvato con D.M. 2843 del 21/11/1946, adottava il criterio
del recupero delle aree e strutture scampate alla distruzione.
Notevole fu, in questo periodo, il contributo dell'E.RI.CAS. (Ente per
la Ricostruzione di Cassino) che, fino al 1953, portò avanti il
programma di ricostruzione delle opere pubbliche, grazie agli aiuti
governativi che giungevano copiosi.

Con la ripresa delle
attività anche la popolazione incrementò e, se nel censimento del 1951
risultò che a Cassino risiedevano 19.256 abitanti (quando nel 1942 la
popolazione ammontava a 21.275 anime), nel giro di qualche anno crebbe
fino a raggiungere, nel 1991, circa 35.000 persone.

Questo è il
paesaggio attraverso cui il lavoro di ricostruzione dovette andare
avanti all'inizio delle attività. La terra era sconvolta dai
combattimenti che per mesi avevano infuriato nell'abitato e nelle sue
immediate adiacenze e il pericolo di epidemie e di ordigni inesplosi era
sempre in agguato.

Operai e
muratori al lavoro nelle immediate vicinanze della "Casa del Barone De
Rosa", l'imponente fabbricato (poi ricostruito) che si trova all'inizio
della salita per il Monastero.

Un discreto aiuto fu dato anche da alcune unità dell'esercito Alleato
ancora nelle vicinanze. |
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