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Il 18 maggio del 1946, esattamente due anni dopo la fine della battaglia, un militare britannico torna a Cassino e realizza alcuni scatti per la rivista "Picture Post".

 

 

L.F. Ellis, questo il nome del militare, tornò a Cassino per realizzare il suo reportage esattamente due anni dopo la fine della battaglia.

La città che trovò era ancora ingombra di rovine tra le quali, timidamente, iniziava la ripresa di una parvenza di vita normale.

Tra i suoi ricordi vi sono quello che egli stesso chiama "un patetico tentativo di riprendere le attività del locale mercato popolare" e un civile che, avvicinatosi, gli chiese se avesse delle sigarette da offrire.

Dopo aver preso qualche scatto della città, Ellis si recò alle rovine del Monastero, dove immortalò un gruppo di architetti in visita accompagnati dai monaci, i quali posero le basi di quella che poi fu la ricostruzione del Sacro edificio.

All'interno, un gruppo di prigionieri tedeschi stavano operando sotto sorveglianza allo sgombero delle macerie, mentre tutto intorno erano suppellettili e preziose parti del Monastero sparse a terra, unitamente a numerosi ordigni rimasti inesplosi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra: Cassino, così come si presentava nel maggio del 1946.

Le rovine della città sono ancora chiaramente visibili e la ricostruzione completa appare ancora ben lungi dal venire. Sullo sfondo, in alto, la Rocca Janula e il colle del Monastero.

Sopra: tombe inglesi e del Commonwealth disseminate sul terreno di quello che poi diverrà il Sacrario Britannico di Cassino, sulla via per S.Angelo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ellis si arrampica lungo la salita per il Monastero, lungo le stesse forre che videro tanti suoi compagni cadere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunto in prossimità di uno dei tornanti, scatta questa foto che ritrae operai italiani intenti nella ricostruzione della strada che dalla città porta all'Abbazia.

La prima immagine ripresa all'interno dell'Abbazia: alcuni prigionieri tedeschi sorvegliati da un militare britannico partecipano alle prime operazioni di sgombero delle macerie. Un cartello in inglese ammonisce i visitatori a non portar via reperti che possano essere riutilizzati per il restauro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni monaci accompagnano all'interno dell'Abbazia un gruppo di architetti e ingegneri incaricati di redigere i primi progetti di ricostruzione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le statue ed i preziosi marmi, sfregiati dalle esplosioni. A terra giacciono alcune delle preziosissime vestigia dell'Abbazia, come una campana letteralmente divelta. L'opera di raccolta dei reperti è resa difficoltosa dalla presenza di numerosi ordigni inesplosi.

 

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