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Arrivano i nostri

   

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RECENSIONI

 

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Alfio Caruso :"Arrivano i nostri"
Editore :TEA
Data pubbl. :2006
Pagine :345
Dove trovarlo :http://www.unilibro.it/

 

Raramente un libro è riuscito a prendermi tanto come questo "Arrivano i nostri" di Alfio Caruso.

L'Autore (il maiuscolo è voluto) analizza la nascita della Mafia in America e tratta i complicati giochi che portarono gli Stati Uniti a tentare un approccio con essa in vista dell'imminente arrivo della guerra sul suolo italiano, il quale fu molto favorito dal particolare disinteresse che il regime Fascista da sempre manifestava nei confronti dell'isola (non disdegnando però di impossessarsi dei suoi prodotti).

Dopo questa prima parte, si giunge ad una trattazione dello stato delle nostre forze armate e, in particolare, della Marina, i cui comportamenti a livello di catena di comando sono messi a nudo da considerazioni che mi hanno lasciato di stucco per la gravità della loro natura (a parte il coinvolgimento di varie logge massoniche di cui molti alti gradi facevano parte e i loro intrecci con la Mafia).

Di particolare interesse gli accenni che si fanno riguardo ad alcuni noti personaggi dell'epoca, come ad esempio Vittorio Emanuele III, il quale anche dopo lo scoppio della guerra mantenne un cospicuo deposito presso Hambro's Bank di Londra, soldi che non furono confiscati dal governo britannico ma impiegati come "prestito di guerra": Per cui si verificò la paradossale situazione secondo cui i ragazzi italiani andavano alla guerra e venivano uccisi da armi inglesi fabbricate anche grazie al loro stesso Re che ce li aveva mandati.

Spietata, ma tristemente veritiera, è poi l'analisi della situazione delle nostre Forze Armate che difendevano l'isola (esilarante ma al tempo stesso triste, l'episodio delle 30.000 di paia di scarponi destinati ai nostri militari giacenti nei depositi siciliani, i quali però erano tutti dal numero 44 in su. Dal continente ne furono spedite altre 70.000 di numeri assortiti, ma misteriosamente queste calzature "sparirono" durante il viaggio e rispuntarono poi, dopo la guerra, nei mercatini rionali).

Non scampano nemmeno i comandanti Alleati ("Eisenhower, un generale che meno decideva e meglio stava", oppure il bizzoso Montgomery). Tra l'altro, a circa metà del libro la trattazione affronta in maniera molto tecnica tutte le mancanze di cui il nostro esercito soffriva, sottolineando invece il grande strapotere Alleato secondo cui l'invasione della Sicilia non fu mai un problema relativo al "se riuscirà", bensì "quanto ci metteremo ad arrivare a Messina".

Personalmente consiglio questo libro a tutti gli amanti della Storia della Campagna d'Italia. Leggetelo, e scoprirete che molte delle vostre convinzioni o dei concetti che pensavate assodati erano del tutto errati; inoltre si acuirà in voi, così come è accaduto a me, il senso di inutilità di quella grande tragedia che ci portò, più di sessant'anni fa, a credere di poter davvero fondare un impero quando non avevamo i mezzi nemmeno per starcene dentro casa.

 

RECENSIONE UFFICIALE

Il più grande intrigo politico-spionistico della Seconda guerra mondiale comincia nel luglio del 1932 all'hotel Drake di Chicago, dove si tiene la convention democratica che dovrà scegliere, fra Franklin Delano Roosvelt e Albert Smith, il candidato alle elezioni presidenziali. Quella notte giungono da New York due giovani azzimati con pretese di eleganza: Frank Costello e Lucky Luciano. Undici anni dopo in Sicilia tutti sapevano che gli Alleati sarebbero sbarcati il 10 luglio, tanto la popolazione quanto i più elevati livelli politici e militari. Una ricostruzione dello sbarco degli Alleati in Sicilia che analizza il ruolo di quanti - massoneria, mafia, monarchia e Stato Pontificio - prepararono la nascita dell'Italia repubblicana.

 

 

 

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