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C'ero anch'io...

Le fotografie dei reduci di guerra hanno sempre avuto un fascino particolare per la veridicità che ritraggono e la spontaneità delle pose. Se poi questi reduci hanno militato nei Fallschirmjäger la cosa si fa estremamente stimolante...

 

 

Il fregio della "Brigata Ramcke"

Prima di  partire per l'Africa, questi uomini si addestrano equipaggiati in pieno assetto da lancio.

Siamo verso la fine del 1942 e questi uomini sono inquadrati nella "Brigata Ramcke", dal nome del loro comandante, il generale Bernard Ramcke.

L'unità fu messa insieme alla spicciolata con veterani delle battaglie di Creta e Russia e reclute alla loro prima operazione di guerra.

 

All’inizio di ottobre del 1942 i paracadutisti tedeschi occuparono un settore nell’area tra la depressione di Deir el Mreir e quella di Munassib, dove sostennero alcuni combattimenti nel corso dell’Operazione “Lightfoot” lanciata dai britannici.

 

Il settore di Ramcke venne però solo sfiorato dalle azioni principali, le quali si svolsero più a nord e rischiarono di lasciare scoperto il fianco dei paracadutisti.

Forse è proprio questo il motivo dell'aria relativamente rilassata dei paracadutisti ritratti nelle foto di questa pagina.

 

 

 

Il nostro reduce si concede un momento di relax al riparo dal sole cocente dell'Africa.

Si nota, tra il suo equipaggiamento, il berretto tropicale "Hermann Meyer" e gli speciali stivaletti da lancio, i quali saranno ben presto abbandonati a favore di calzature ben più adatte al clima rovente di quell'area.

L'eterogeneità delle dotazioni di questi paracadutisti appare evidente in questa foto, scattata al riparo di un terrapieno.

Qualcuno indossa l'elmetto M.38, altri il casco coloniale (o Tropenhelm), altri ancora l'Einheitfeldmutze giallo regolamentare, che da questo scatto appare divenuto bianco per effetto del sole.

 

I FALLSCHIRMJAGER IN AFRICA

 

Il teatro di operazioni africano non vide la presenza di paracadutisti tedeschi fino alla fine del 1942. In questo periodo infatti, un gruppo da battaglia delle dimensioni di una brigata venne inviato nel deserto a far parte dell’Afrika Korps di Rommel. Poco più tardi, un altro gruppo di dimensioni ridotte fu inviato in Tunisia a dar man forte nel tentativo di arrestare l’ormai inesorabile avanzata delle truppe del generale Montgomery.
Durante la battaglia di El Alamein, Rommel era stato costretto ad assumere posizioni difensive in attesa di rinforzi dalla madrepatria. Sua intenzione era, una volta che questi fossero giunti, di riprendere l’offensiva verso il Canale di Suez che proprio la presenza delle forze di Montgomery aveva interrotto.
L’Alto Comando germanico decise così di inviare una forza d’urto composta da paracadutisti per appoggiare questa ipotetica nuova offensiva e Student scelse per il comando di questa unità il generale Bernard Ramcke, una figura leggendaria che, dopo i fatti d’Africa, assunse ancora maggior rilievo.
L’unità affidata a Ramcke era tuttavia eterogenea, formata da reparti racimolati alla spicciolata e composti talvolta da veterani, altre da uomini che avevano appena terminato l’addestramento e che quindi non avevano alcuna esperienza di combattimento. Ogni battaglione era un gruppo di battaglia a sé e portava il nome del proprio comandante: il 1° Battaglione del 2° Reggimento era denominato “Kampfgruppe Kroh” ed era tornato da poco dalla Russia; il 2° Battaglione del 5° reggimento era invece il “kampfgruppe Huebner” ed era composto da una unità addestrativa. Il “kampfgruppe von der Heyte” e il “Kampfgruppe Burkhardt” erano invece assolutamente nuovi, formati da personale che aveva appena ottenuto il brevetto di paracadutista. Ad appoggiare questi quattro battaglioni c’erano il 2° Battaglione del 7° Reggimento Artiglieria, una compagnia di artiglieria anticarro, una compagnia di Genieri Pionieri e una compagnia trasmissioni.
All’inizio di ottobre del 1942 i paracadutisti tedeschi e quelli italiani della Divisione “Folgore” occuparono un settore nell’area tra la depressione di Deir el Mreir e quella di Munassib, dove sostennero alcuni combattimenti a partire dal 23 ottobre, nel corso dell’Operazione “Lightfoot” lanciata dai britannici. Il settore di Ramcke venne però solo sfiorato dalle azioni principali, le quali si svolsero più a nord e rischiarono di lasciare scoperto il fianco dei paracadutisti.
Proprio per questo motivo, la Brigata Ramcke ricevette il 2 novembre l’ordine di ritirarsi di circa 15 chilometri per assumere il controllo di nuove posizioni. Ma l’VIII Armata britannica si era ormai incuneata nelle posizioni tenute dagli italiani sul fianco sinistro, pertanto arrivò un nuovo ordine, stavolta tremendo: ritirarsi di ben 150 chilometri, verso la posizione di Bir Fuka. Dopo due giorni di marcia forzata tra deserto e attacchi nemici, Ramcke decise di dirigersi verso la Via Balbia, l’unica strada asfaltata presente nell’intera area e via di comunicazione utilizzata dagli inglesi per rifornire le proprie linee, al fine di cercare di catturare gli automezzi che gli sarebbero serviti per assicurare la mobilità alla sua Brigata.
Ci riuscì: un grosso convoglio britannico venne catturato praticamente intatto e gli uomini di Ramcke poterono spostarsi verso la propria destinazione a bordo di mezzi di trasporto anziché a piedi, tra l’altro, come ci dicono le cronache, a pancia piena e fumando come delle ciminiere per via del materiale catturato al nemico.
Il finale dell’epopea della Brigata Ramcke in Africa denota la straordinaria lealtà dei paracadutisti verso il proprio reparto. Come esempio basta citare la storia della 2ª Compagnia del Kampfgruppe Huebner, i cui feriti lievi rifiutarono di essere rimpatriati per rimanere al fianco dei propri commilitoni che ancora combattevano. Furono tutti uccisi o presi prigionieri alla fine della Campagna di Tunisia.
Il 5° reggimento Paracadutisti del Maggiore Koch, creato nel maggio 1942 e destinato a formare il nerbo della 3ª Divisione Paracadutisti, partì alla volta della Tunisia agli inizi di novembre del 1942 ed arrivò al completo verso il 16. Subito prese posizione intorno alla città formando varie linee di difesa contro gli attacchi Alleati ed eseguendo lunghe ricognizioni tese ad appropriarsi di posizioni difensive migliori. Esso era appoggiato dal Battaglione Genieri Paracadutisti del Maggiore Witzig.
Il primo combattimento scoppiò proprio nel primo pomeriggio del 17 novembre, quando una colonna di Witzig si scontrò nei pressi del villaggio di Jebel Tabiod con le unità britanniche del West Kent Regiment.
I mesi passarono e i paracadutisti continuarono a tenere le proprie posizioni contro qualsiasi tentativo di infiltrazione nemico. Nel 1943, infine, il 5° Reggimento fu aggregato ad alcuni elementi della Divisione “Hermann Goering”, nel frattempo giunti dall’Europa e da quel momento in avanti fu conosciuto come “Reggimento Paracadutisti Hermann Goering”. Continuò a combattere con tale denominazione fino alla caduta della Tunisia, nel maggio 1943, quando fu completamente distrutto negli ultimi combattimenti. La perdita dell’intero reggimento fu un grave fatto per l’arma aviotrasportata tedesca; basti pensare che ci volle quasi un anno affinché si potesse rimettere insieme l’unità e porla in grado di combattere. Nel marzo del 1944 infatti il reggimento venne finalmente ricostituito a ranghi pieni e affidato alla 3ª Divisione Paracadutisti.

 

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