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La Stock-mine '43

Uno dei tanti ordigni tedeschi anti-uomo, disseminati in gran quantità sul campo di battaglia di Cassino e della valle del Liri.

 

 

 

 

 

 

 

Lo schema della Stock-mine 43. Si noti l'innesco, la carica esplosiva e le bilie di ferro poste all'interno per aumentarne la letalità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una stock-mine legata ad un albero.

Si noti il filo a inciampo collegato all'innesco.

 

STORIA

La lettura del Manuale sugli esplosivi tedeschi realizzato ad uso delle Forze Armate Alleate lascia supporre che la Stock-mine sia stata introdotta in servizio nel 1943. Il suo indubbio vantaggio era costituito dalla costruzione relativamente semplice e dalla sua rilevabilità difficile anche ai sistemi cercamine più avanzati.

Questo tipo di mina non era destinata ad essere interrata profondamente, in quanto la sua scarsa carica esplosiva di 100 grammi non sarebbe stata abbastanza efficace. A tal proposito, visto che una parte dell'ordigno rimaneva scoperto, la Stock-mine veniva solitamente dipinta di verde o di giallo sabbia, al fine di confondersi con il terreno nel quale veniva posizionata.

la pericolosità di questo tipo di ordigni era data non tanto dalla presenza stessa dell'esplosivo al suo interno, quanto dal fatto che essa era riempita da bilie di ferro, le quali la rendevano letale in un raggio di 30 metri.

A partire dal 1944, la si incontrò praticamente su tutti i teatri di guerra occidentali e particolarmente in Italia, in Normandia, nelle Ardenne e sul suolo della Germania stessa.

 

CARATTERISTICHE

La Stock-mine 43 era costituita da un cilindro in acciaio alto 16 centimetri e dal diametro di 6,2, il quale aveva alle due estremità una sorta di cono. Le produzioni successive al 1943 conservarono tale caratteristica solo da un lato, mentre all'opposto terminava semplicemente in maniera tronca.

Alla sommità del cono, si trovava il foro di inserimento dell'accenditore, il quale una volta avvitato raggiungeva la carica interna. Questa era allocata in una sede cilindrica che aveva la lunghezza stessa del corpo mina e il diametro di 3,2 centimetri.

Solitamente, dalla parte opposta a quella dell'innesco, veniva inserito un paletto di legno, il quale serviva a "piantare" letteralmente l'ordigno nel terreno. In altre occasioni, l'ordigno veniva fissato ai tronchi degli alberi, in modo da esplodere a mezz'aria e spargere in maniera più efficace la sua carica di bilie di ferro tutto intorno.

L'attivazione della mina avveniva mediante un filo collegato all'innesco e teso sul terreno, in modo che il soldato nemico vi inciampasse. Una volta avvenuto ciò, il percussore veniva liberato ed iniziava la sequenza di accensione della mina, alla fine della quale avveniva l'esplosione.

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