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L’idea di invadere la
Sicilia era nata dapprima a Londra durante l’estate del 1942, quando
vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per
le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, alle quali furono assegnati
rispettivamente i nomi in codice di "Husky" e "Brimstone".
Ma la possibilità di un invasione tutta britannica della Sicilia,
ovviamente, venne immediatamente esclusa per un semplice discorso di
rapporto di forze.
Gli Usa, pur non essendo del
tutto entusiasti di impegnare forze navali e terrestri mentre già si
pensava all'invasione della Francia, non avevano tuttavia piacere che il
Mediterraneo divenisse un protettorato inglese. Così, dopo aver
sconfitto le truppe italo-tedesche ad El Alamein, in Egitto, e dopo il
successo dell’invasione del Marocco e dell’Algeria (novembre 1942, "Operazione
Torch"), ora che la vittoria in Nordafrica era praticamente
completa, bisognava preparare la mossa successiva: penetrare l’Europa; a
tale scopo fu organizzata il 14 gennaio del 1943 la Conferenza di
Casablanca ("Operazione Symbol"), per prendere una decisione
comune sul da farsi.
Alla conferenza
parteciparono il Primo Ministro W. Churchill , il generale sir Alan
Brooke, l’ammiraglio sir Dudley Pound, il maresciallo di campo sir John
Dill ed il futuro maresciallo della Royal Air Force sir Charles Portal
per l’Inghilterra; il Presidente F.D. Roosevelt, il generale George C.
Marshall, capo di Stato maggiore dell’esercito americano, l’ammiraglio
Ernest J. King, capo delle operazioni navali ed il generale H.H. Arnold,
che comandava le Forze Aeree, per gli Stati Uniti.
La decisione su dove aprire
il “secondo fronte” di lotta all’Asse cadde sulla Sicilia dopo non pochi
contrasti tra i comandanti delle due potenze Alleate.
Le forze contrapposte erano
sulla carta di consistenza quasi pari, dato che la Sesta Armata italiana
(generale Alfredo Guzzoni) poteva contare su circa 220 000 uomini, solo
170 000 dei quali erano però combattenti. Le grandi unità italiane erano
inoltre carenti sotto tutti i punti di vista (armamento e motorizzazione
soprattutto), e molte erano unità costiere prive di armamento pesante.
Alcune eccezioni erano costituite da un battaglione di artiglieria
semovente aggregato alla Divisione Livorno, che aveva in carico un certo
numero di semoventi da 90/53,in grado di mettere fuori combattimento
qualunque mezzo corazzato alleato. Il corpo d'armata tedesco, forte di
30 000 uomini circa, aveva a sua volta alcuni carri armati Tigre, e a
differenza degli italiani era perfettamente equipaggiato. “C’erano in
ballo tre ipotesi – riporta lo storico Salvatore Lupo - "La
prima, auspicata dai sovietici, prevedeva lo sbarco nelle coste
settentrionali dell’Europa, la seconda puntava ai Balcani e la terza
alla Sicilia". Fu scelta quest’ultima opzione per il semplice fatto
che l’Italia rappresentava l’avversario più debole; ”Il “ventre molle”
dell’Europa, come ebbe a definirla Churchill. |
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Alcuni tra i più importanti
partecipanti alla Conferenza di Casablanca. Dall'alto in basso e da
sinistra a destra: F.D. Roosevelt, Presidente degli Stati Uniti; Winston
Churchill, Primo Ministro britannico; generale Sir. Alan Brooke, Capo di
Stato Maggiore Imperiale; generale George C. Marshall, Capo di Stato
Maggiore delle Forze Armate USA; Ammiraglio Ernest J. King, Capo delle
Operazioni Navali e il generale H.H. Arnold, comandante delle Forze
Aeree USA. |