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10 luglio 1943: Codice "Husky"

L'operazione Husky fu la prima invasione alleata del suolo italiano che permise, con l'utilizzo di sette divisioni di fanteria (tre britanniche, tre statunitensi e una canadese) l'inizio della campagna d'Italia e diede il "via" alla caduta del regime Fascista.

   

Le forze in campo

Lo Sbarco

L'Avanzata

L’idea di invadere la Sicilia era nata dapprima a Londra durante l’estate del 1942, quando vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, alle quali furono assegnati rispettivamente i nomi in codice di "Husky" e "Brimstone". Ma la possibilità di un invasione tutta britannica della Sicilia, ovviamente, venne immediatamente esclusa per un semplice discorso di rapporto di forze.

Gli Usa, pur non essendo del tutto entusiasti di impegnare forze navali e terrestri mentre già si pensava all'invasione della Francia, non avevano tuttavia piacere che il Mediterraneo divenisse un protettorato inglese. Così, dopo aver sconfitto le truppe italo-tedesche ad El Alamein, in Egitto, e dopo il successo dell’invasione del Marocco e dell’Algeria (novembre 1942, "Operazione Torch"), ora che la vittoria in Nordafrica era praticamente completa, bisognava preparare la mossa successiva: penetrare l’Europa; a tale scopo fu organizzata il 14 gennaio del 1943 la Conferenza di Casablanca ("Operazione Symbol"), per prendere una decisione comune sul da farsi.

Alla conferenza parteciparono il Primo Ministro W. Churchill , il generale sir Alan Brooke, l’ammiraglio sir Dudley Pound, il maresciallo di campo sir John Dill ed il futuro maresciallo della Royal Air Force sir Charles Portal per l’Inghilterra; il Presidente F.D. Roosevelt, il generale George C. Marshall, capo di Stato maggiore dell’esercito americano, l’ammiraglio Ernest J. King, capo delle operazioni navali ed il generale H.H. Arnold, che comandava le Forze Aeree, per gli Stati Uniti.

La decisione su dove aprire il “secondo fronte” di lotta all’Asse cadde sulla Sicilia dopo non pochi contrasti tra i comandanti delle due potenze Alleate.

Le forze contrapposte erano sulla carta di consistenza quasi pari, dato che la Sesta Armata italiana (generale Alfredo Guzzoni) poteva contare su circa 220 000 uomini, solo 170 000 dei quali erano però combattenti. Le grandi unità italiane erano inoltre carenti sotto tutti i punti di vista (armamento e motorizzazione soprattutto), e molte erano unità costiere prive di armamento pesante. Alcune eccezioni erano costituite da un battaglione di artiglieria semovente aggregato alla Divisione Livorno, che aveva in carico un certo numero di semoventi da 90/53,in grado di mettere fuori combattimento qualunque mezzo corazzato alleato. Il corpo d'armata tedesco, forte di 30 000 uomini circa, aveva a sua volta alcuni carri armati Tigre, e a differenza degli italiani era perfettamente equipaggiato. “C’erano in ballo tre ipotesi – riporta lo storico Salvatore Lupo - "La prima, auspicata dai sovietici, prevedeva lo sbarco nelle coste settentrionali dell’Europa, la seconda puntava ai Balcani e la terza alla Sicilia". Fu scelta quest’ultima opzione per il semplice fatto che l’Italia rappresentava l’avversario più debole; ”Il “ventre molle” dell’Europa, come ebbe a definirla Churchill.

 

 

 

   

Alcuni tra i più importanti partecipanti alla Conferenza di Casablanca. Dall'alto in basso e da sinistra a destra: F.D. Roosevelt, Presidente degli Stati Uniti; Winston Churchill, Primo Ministro britannico; generale Sir. Alan Brooke, Capo di Stato Maggiore Imperiale; generale George C. Marshall, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate USA; Ammiraglio Ernest J. King, Capo delle Operazioni Navali e il generale H.H. Arnold, comandante delle Forze Aeree USA.

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