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UNA STORIA TRAVAGLIATA
Il Corpo
d’Armata polacco nasce ufficialmente in Irak nel luglio del 1943, ma la
sua storia comincia molti anni prima. L’unità è infatti soprattutto
composta di cittadini polacchi che erano stati deportati e rinchiusi nei
campi di lavoro forzato e nelle prigioni dell’Unione Sovietica e che,
prima di arrivare in Medio Oriente, avevano subito tutta una serie di
vicissitudini.
Il 23 agosto 1939 era stato firmato a Mosca, da Germania nazista e
Unione Sovietica, il “Patto di non aggressione tedesco-sovietico”, che
prevedeva nell’Europa orientale due distinte sfere territoriali di
influenza, nelle quali i due Paesi avrebbero potuto operare senza il
timore di interferenze reciproche. Neutralizzato in tal modo un
eventuale intervento sovietico contro la Germania, la politica
aggressiva di Hitler continua con l’invasione della Polonia, che avviene
il primo settembre 1939. Segue, il 3 settembre, la dichiarazione di
guerra alla Germania da parte di Gran Bretagna e Francia: l’Europa e poi
tutto il mondo verranno a mano a mano coinvolti in un sanguinoso
conflitto.
Pur combattendo con valore e determinazione, le truppe polacche vengono
sopraffatte dalle superiori forze tedesche e si ritirano in parte nelle
zone a sud del Paese. Ma quando, il 17 settembre, le armate dell’Unione
Sovietica invadono la Polonia da oriente, il colpo alle spalle si rivela
fatale e impedisce a molti soldati di rifugiarsi in Romania e Ungheria.
Già ai primi di ottobre cessano quasi del tutto i combattimenti.
La Polonia, ricostituitasi solo nel 1918 dopo secoli di lotte per la
libertà contro russi, tedeschi e austriaci, è costretta subire una
ulteriore spartizione, la quarta della sua storia. I tedeschi annettono
direttamente al Reich le province occidentali, mentre nel rimanente
territorio polacco, che comprende le città di Varsavia, Cracovia e
Lublino, viene imposto un “Governatorato Generale” sotto controllo
tedesco. I polacchi subiscono le brutali conseguenze dell’ideologia
nazista. Gli ebrei sono in parte uccisi e il resto rinchiuso nei ghetti:
quasi l’intera comunità ebraica polacca – due milioni di persone – verrà
soppressa nei campi di sterminio nazisti. La classe dirigente polacca
viene fisicamente eliminata, due milioni di cittadini sono deportati nel
Reich, decine di migliaia di uomini di Slesia, Pomerania e della regione
di Poznan sono costretti ad arruolarsi nella Wehrmacht, le forze armate
tedesche, mentre con la chiusura di scuole, università, musei si tenta
di cancellare l’intera cultura polacca.
I territori orientali della Polonia, compresa la città di Lwów, sono
occupati dall’Unione Sovietica, che procede ad elezioni farsa e
all’inserimento di cittadini sovietici nel sistema amministrativo. La
Polonia orientale viene di fatto incorporata e trattata come parte
integrante dell’Unione Sovietica, che considera i residenti come propri
cittadini. Nel periodo 1939 – 1941 quasi un milione di persone vengono
rinchiuse dai sovietici nelle prigioni, nei campi di lavoro forzato o
uccise. Le deportazioni avvengono in quattro ondate successive e
coinvolgono contadini, famiglie dei 200 mila soldati polacchi catturati
dall’Armata Rossa nel 1939, magistrati, insegnanti, politici, uomini
d’affari, funzionari statali. Al tempo stesso l’Unione Sovietica
incoraggia le aspirazioni di ucraini e bielorussi, introducendo le loro
lingue, accanto a quella russa, nelle università ed eliminando tutto ciò
che rappresenta la cultura polacca.
Il Governo polacco si ricostituisce il 30 settembre 1939 a Parigi, dove
il gen. Wladyslaw Sikorski, eminente personalità politica della Polonia,
forma un gabinetto di unità nazionale, subito riconosciuto da Francia e
Gran Bretagna. Sikorski, Primo ministro e ministro della Guerra, si
dedica alla riorganizzazione delle forze armate polacche, convinto che
con un forte potere militare alle spalle possa meglio difendere gli
interessi nazionali della Polonia.
Con i militari polacchi rifugiatisi in Ungheria e Romania e fuggiti
dall’internamento e con i polacchi presenti in Francia viene decisa la
formazione di diverse unità che, alla fine, inquadreranno circa 80 mila
soldati. Quando la Francia viene invasa dalla Germania, nel maggio del
1940, il Governo polacco si trasferisce, con circa 20 mila soldati, a
Londra, dove con il Primo ministro britannico Winston Churchill si
raggiungono accordi che portano al potenziamento dell’Aeronautica e
della Marina polacche e alla formazione del I Corpo d’Armato polacco, i
cui reparti daranno un valido contributo allo sforzo bellico alleato in
Normandia e in Olanda.
L’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, cominciata il 22 giugno 1941,
provoca in Europa un cambiamento della situazione politica e militare. I
sovietici si trovano in gravi difficoltà e ottengono l’appoggio di Gran
Bretagna e Stati Uniti: questi ultimi entreranno in guerra nel dicembre
del 1941, ma hanno già avviato il meccanismo della legge degli “affitti
e prestiti” a favore delle nazioni amiche.
Il nuovo contesto influisce anche sui rapporti tra polacchi e sovietici:
il 30 luglio 1941 il Governo polacco in esilio e una delegazione
sovietica raggiungono a Londra un primo accordo, sostenuto dal Governo
britannico, a cui segue il 14 agosto un patto militare. Secondo tali
accordi, dopo la concessione di una amnistia a favore dei polacchi
trattenuti nelle prigioni e nei campi di lavoro forzato sovietici, con
gli ex prigionieri verrà formata un’Armata polacca in Unione Sovietica,
destinata a partecipare alla comune lotta contro la Germania nazista. Al
comando dell’Armata il Governo polacco designa il Ten. Gen. Wladislaw
Anders, distintosi nella lotta per l’indipendenza della Polonia e nella
Campagna del 1939, che i sovietici hanno fatto prigioniero e rinchiuso
nel carcere della Lubianka, a Mosca.
L’Armata, che dipendente dal Governo polacco in esilio, ma è controllata
dal punto di vista operativo dai sovietici, si costituisce nella regione
dell’Oremburg-Volga, con Quartier Generale a Buzuluk. Dalle carceri e
dai campi di lavoro forzato sovietici arrivano molti polacchi in pessime
condizioni fisiche, malati, denutriti, pressoché privi di vestiario e,
con essi, bambini e donne, con parte delle quali il gen. Anders
organizza un Servizio ausiliario femminile.
Nonostante le assicurazioni sovietiche che i prigionieri polacchi sono
solo 21 mila, a metà ottobre del 1941 gli uomini arruolati sono oltre 25
mila e continuano ad affluire in massa, anche se i comandanti dei campi
di lavoro contrastano la liberazione di chi è in condizioni fisiche
accettabili. Inoltre, a causa della critica situazione al fronte, i
sovietici possono fornire armi ed equipaggiamenti per una sola divisione
e razioni per 30 mila persone, quando i polacchi raggiungono ormai il
numero di 40 mila. |