HISTORIA

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Il II Corpo polacco

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Cap1: Rinascita

Cap2: L'Italia

Cap3: L'onore calpestato

Cap4: La fine

Cap5: Riferimenti bibliografici

 

 

Il fregio del

II Corpo polacco

 

 

La firma del patto russo-tedesco dell'estate del 1939, che praticamente diede ai tedeschi mano libera contro la Polonia. Alle spalle di Molotov, seduto alla firma, sono riconoscibili Stalin e von Ribbentrop, ministro degli Esteri tedesco

 

 

Una unità blindata dell'esercito polacco nel 1939, poco prima dell'inizio delle ostilità

 

 

Varsavia così come si presentava alla fine di settembre del 1939, dopo la vittoria tedesca

 

 

Parata di truppe tedesche per le vie della Capitale polacca

 

 

E' una storia appassionante quella di questa grande unità che combatté alcune tra le più importanti battaglie in Italia durante la Seconda Guerra mondiale; una storia al tempo stessa gloriosa e triste, fatta di uomini con una grande sete di rivalsa che dimostrarono un coraggio ed uno spirito di sacrificio encomiabili, ma che alla fine non furono ricompensati a dovere dagli alleati per cui combatterono e morirono. Solo la Storia lo fece, affidando i loro nomi all'eternità della gloria.

UNA STORIA TRAVAGLIATA

Il Corpo d’Armata polacco nasce ufficialmente in Irak nel luglio del 1943, ma la sua storia comincia molti anni prima. L’unità è infatti soprattutto composta di cittadini polacchi che erano stati deportati e rinchiusi nei campi di lavoro forzato e nelle prigioni dell’Unione Sovietica e che, prima di arrivare in Medio Oriente, avevano subito tutta una serie di vicissitudini.
Il 23 agosto 1939 era stato firmato a Mosca, da Germania nazista e Unione Sovietica, il “Patto di non aggressione tedesco-sovietico”, che prevedeva nell’Europa orientale due distinte sfere territoriali di influenza, nelle quali i due Paesi avrebbero potuto operare senza il timore di interferenze reciproche. Neutralizzato in tal modo un eventuale intervento sovietico contro la Germania, la politica aggressiva di Hitler continua con l’invasione della Polonia, che avviene il primo settembre 1939. Segue, il 3 settembre, la dichiarazione di guerra alla Germania da parte di Gran Bretagna e Francia: l’Europa e poi tutto il mondo verranno a mano a mano coinvolti in un sanguinoso conflitto.
Pur combattendo con valore e determinazione, le truppe polacche vengono sopraffatte dalle superiori forze tedesche e si ritirano in parte nelle zone a sud del Paese. Ma quando, il 17 settembre, le armate dell’Unione Sovietica invadono la Polonia da oriente, il colpo alle spalle si rivela fatale e impedisce a molti soldati di rifugiarsi in Romania e Ungheria. Già ai primi di ottobre cessano quasi del tutto i combattimenti.
La Polonia, ricostituitasi solo nel 1918 dopo secoli di lotte per la libertà contro russi, tedeschi e austriaci, è costretta subire una ulteriore spartizione, la quarta della sua storia. I tedeschi annettono direttamente al Reich le province occidentali, mentre nel rimanente territorio polacco, che comprende le città di Varsavia, Cracovia e Lublino, viene imposto un “Governatorato Generale” sotto controllo tedesco. I polacchi subiscono le brutali conseguenze dell’ideologia nazista. Gli ebrei sono in parte uccisi e il resto rinchiuso nei ghetti: quasi l’intera comunità ebraica polacca – due milioni di persone – verrà soppressa nei campi di sterminio nazisti. La classe dirigente polacca viene fisicamente eliminata, due milioni di cittadini sono deportati nel Reich, decine di migliaia di uomini di Slesia, Pomerania e della regione di Poznan sono costretti ad arruolarsi nella Wehrmacht, le forze armate tedesche, mentre con la chiusura di scuole, università, musei si tenta di cancellare l’intera cultura polacca.
I territori orientali della Polonia, compresa la città di Lwów, sono occupati dall’Unione Sovietica, che procede ad elezioni farsa e all’inserimento di cittadini sovietici nel sistema amministrativo. La Polonia orientale viene di fatto incorporata e trattata come parte integrante dell’Unione Sovietica, che considera i residenti come propri cittadini. Nel periodo 1939 – 1941 quasi un milione di persone vengono rinchiuse dai sovietici nelle prigioni, nei campi di lavoro forzato o uccise. Le deportazioni avvengono in quattro ondate successive e coinvolgono contadini, famiglie dei 200 mila soldati polacchi catturati dall’Armata Rossa nel 1939, magistrati, insegnanti, politici, uomini d’affari, funzionari statali. Al tempo stesso l’Unione Sovietica incoraggia le aspirazioni di ucraini e bielorussi, introducendo le loro lingue, accanto a quella russa, nelle università ed eliminando tutto ciò che rappresenta la cultura polacca.
Il Governo polacco si ricostituisce il 30 settembre 1939 a Parigi, dove il gen. Wladyslaw Sikorski, eminente personalità politica della Polonia, forma un gabinetto di unità nazionale, subito riconosciuto da Francia e Gran Bretagna. Sikorski, Primo ministro e ministro della Guerra, si dedica alla riorganizzazione delle forze armate polacche, convinto che con un forte potere militare alle spalle possa meglio difendere gli interessi nazionali della Polonia.
Con i militari polacchi rifugiatisi in Ungheria e Romania e fuggiti dall’internamento e con i polacchi presenti in Francia viene decisa la formazione di diverse unità che, alla fine, inquadreranno circa 80 mila soldati. Quando la Francia viene invasa dalla Germania, nel maggio del 1940, il Governo polacco si trasferisce, con circa 20 mila soldati, a Londra, dove con il Primo ministro britannico Winston Churchill si raggiungono accordi che portano al potenziamento dell’Aeronautica e della Marina polacche e alla formazione del I Corpo d’Armato polacco, i cui reparti daranno un valido contributo allo sforzo bellico alleato in Normandia e in Olanda.
L’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, cominciata il 22 giugno 1941, provoca in Europa un cambiamento della situazione politica e militare. I sovietici si trovano in gravi difficoltà e ottengono l’appoggio di Gran Bretagna e Stati Uniti: questi ultimi entreranno in guerra nel dicembre del 1941, ma hanno già avviato il meccanismo della legge degli “affitti e prestiti” a favore delle nazioni amiche.
Il nuovo contesto influisce anche sui rapporti tra polacchi e sovietici: il 30 luglio 1941 il Governo polacco in esilio e una delegazione sovietica raggiungono a Londra un primo accordo, sostenuto dal Governo britannico, a cui segue il 14 agosto un patto militare. Secondo tali accordi, dopo la concessione di una amnistia a favore dei polacchi trattenuti nelle prigioni e nei campi di lavoro forzato sovietici, con gli ex prigionieri verrà formata un’Armata polacca in Unione Sovietica, destinata a partecipare alla comune lotta contro la Germania nazista. Al comando dell’Armata il Governo polacco designa il Ten. Gen. Wladislaw Anders, distintosi nella lotta per l’indipendenza della Polonia e nella Campagna del 1939, che i sovietici hanno fatto prigioniero e rinchiuso nel carcere della Lubianka, a Mosca.
L’Armata, che dipendente dal Governo polacco in esilio, ma è controllata dal punto di vista operativo dai sovietici, si costituisce nella regione dell’Oremburg-Volga, con Quartier Generale a Buzuluk. Dalle carceri e dai campi di lavoro forzato sovietici arrivano molti polacchi in pessime condizioni fisiche, malati, denutriti, pressoché privi di vestiario e, con essi, bambini e donne, con parte delle quali il gen. Anders organizza un Servizio ausiliario femminile.
Nonostante le assicurazioni sovietiche che i prigionieri polacchi sono solo 21 mila, a metà ottobre del 1941 gli uomini arruolati sono oltre 25 mila e continuano ad affluire in massa, anche se i comandanti dei campi di lavoro contrastano la liberazione di chi è in condizioni fisiche accettabili. Inoltre, a causa della critica situazione al fronte, i sovietici possono fornire armi ed equipaggiamenti per una sola divisione e razioni per 30 mila persone, quando i polacchi raggiungono ormai il numero di 40 mila.

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