4 giugno 1944: Roma è libera

il 4 giugno del 1944, due giorni prima dello sbarco in Normandia, il generale americano Mark W. Clark coronava il suo sogno da tempo inseguito: entrare a Roma da conquistatore. Dai tempi dello sbarco in Sicilia, nel luglio dell'anno precedente, il nome della Città Eterna aveva assillato soldati e comandanti Alleati, i quali avevano affrontato le terribili prove di Salerno, della Linea d'Inverno e di Cassino prima di mettere piede entro i suoi confini.

 

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Gli ultimi tedeschi abbandonano Roma, sfilando lungo Piazza S. Giovanni.

L'autore di queste riprese, temerariamente sceso in strada con la sua cinepresa, filma i soldati della Wehrmacht mentre si approssimano a passare sotto Porta S. Giovanni.

 

   

In Via dei Fori Imperiali, la gente di Roma accoglie gli americani, attesi da mesi.

 

  

All'altro capo della Città, intanto, il generale Clark trova il tempo di farsi immortalare sotto il cartello con la scritta "Roma", assieme al generale Keyes, comandante del II Corpo d'Armata, mentre all'imbocco di Via del Corso, un semovente M.10 fatica a farsi largo tra la folla festante.

 

  

La Jeep con il generale Clark a Piazza San Pietro, diretta verso il Campidoglio e uomini dell'85ª Divisione di Fanteria sfilano sotto Porta Maggiore

 

   

Porta San Giovanni: gli americani transitano tra due ali di folla esultante, così come accade in via del Tritone.

 

 

Per alcuni giorni, proseguono i festeggiamenti per la caduta della prima Capitale dell'Asse. Reparti di tutte le forze armate Alleate sfilano lungo i luoghi più significativi della Città.

 

Una foto emblematica: il generale Mark Clark, seguito dai suoi comandanti di Corpo d'Armata Keyes e Truscott, sale le scale del Campidoglio per prendere ufficialmente possesso della città.

Quel 4 giugno terminava un incubo per la Città. Per nove lunghi mesi il suono sinistro dello stivale tedesco aveva risuonato per le sue vie, portando paura e insicurezza nei cuori della gente di Roma.

Le ferite del bombardamento dello scalo di San Lorenzo, della deportazione degli ebrei del ghetto e delle Fosse Ardeatine erano ancora aperte, ma un nuovo futuro, meno incerto, si apriva davanti agli abitanti della Capitale d'Italia.

I liberatori sfilavano lungo le strade, diretti verso nuove e sanguinose battaglie, mentre i romani iniziavano il lungo cammino verso la normalità, aiutati dal loro tipico atteggiamento che li rende unici al mondo.

 

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