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Per lo studio, la catalogazione e la salvaguardia di materiale storico-militare |
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La Rocca poco prima dell'inizio degli ultimi lavori di restauro
La Rocca Janula oggi, dopo l'inizio del restauro avviato negli scorsi anni
Alcuni scorci interni della Rocca relativi ai primi mesi del 2005. I lavori di restauro sono tuttora in corso e l'ingresso all'intera zona è vietato. Durante l'opera di bonifica antecedente, furono portate alla luce circa 200 tra bombe, granate e proiettili inesplosi, oltre ai resti di alcuni caduti. | |||
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La storia del Castello che fu aspramente conteso tra le due parti durante la battaglia di Cassino. | ||||
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Nel XII secolo il nucleo fortificato fu occupato dai popolani di Sangermano che si erano ribellati ai monaci dell’Abbazia. Soltanto nel 1123 per merito dell’Abate Gerardo i monaci riuscirono a riconquistarla ed immediatamente fu restaurata e potenziata nei suoi impianti difensivi. A tali lavori si deve l’edificazione della poderosa torre pentagonale o mastio. Con l’avvento dell’Imperatore Federico II, si assistette ad una iniziale demolizione di parte delle murature della rocca che subito dopo, nel 1227, venne riedificata e potenziata dallo stesso Imperatore allorché ne comprese la favorevole posizione strategica. Altri importanti lavori di potenziamento furono eseguiti negli anni 1231, 1235 e 1239. Con la fine della dinastia sveva, la rocca passò in proprietà agli Angioini e da quel periodo seguì le sorti di tutti i feudi della zona, in continuo ballottaggio tra lo Stato Pontificio e le potenti signorie che contrastavano agli Abati il governo del feudo.
Nel 1910 si pensò di fare i primi lavori di restauro, ma le lungaggini burocratiche hanno impedito un proprio ripristino delle opere più deboli che le ultime vicende belliche hanno ridotto allo stato di rovina. Si trattava di un ampio complesso di mura fortificato comprendente all’interno da un’ampia cerchia di mura anche il primitivo borgo di Cassino. L’organismo architettonico era diviso in due parti; una alta, la rocca vera e propria, ed una bassa, degradante verso le pendici della cortina, la quale costituiva l’intero perimetro murario difensivo del borgo.
Il castello aveva due
ingressi; uno verso l’abitato di Sangermano, sul lato sud-ovest, ed un
altro probabilmente a nord. L’ingresso verso Cassino, di cui rimasero
poche tracce giunte fino ai giorni nostri, doveva avere la difesa
garantita da un massiccio torrione cilindrico che si trovava alla sua
sinistra (oggi del tutto scomparso). Anche la precisa posizione
dell’ingresso su lato nord, causa le distruzioni della guerra e la
successiva rigogliosa rinascita della vegetazione, andò
irrimediabilmente perduta. Sparito è anche il tracciato della cerchia
muraria di ampliamento a difesa del borgo, del tutto interamente
distrutta dal pesanti bombardamenti di artiglieria e aerei nel periodo
gennaio - maggio 1944. I resti denotavano, prima dell’ultima fase di restauro iniziata negli anni scorsi, una tecnica costruttiva assai raffinata, che si esplicava attraverso la messa in opera di un paramento murario composto da filari di pietra calcarea in blocchi regolarmente squadrati. Tali caratteristiche costruttive fanno propendere per la datazione al XIII secolo e quindi alla possibilità di annoverare questa fortificazione tra le opere federiciane più importanti del basso Lazio. |
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