"M'aricordo quer giorno"...

Un romano, che chiameremo semplicemente con il suo nome di battesimo, Sergio, ci ha scritto inviandoci i suoi ricordi del 4 giugno 1944. Le ultime retroguardie tedesche abbandonano la Capitale ed i primi americani fanno invece il loro ingresso da liberatori.

Nel ringraziarlo per questo dono che riteniamo preziosissimo, pubblichiamo integralmente il testo da lui inviatoci.

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"Di ricordi ...tanti e... strano tutti buoni. 

Per esempio il pomeriggio che "so arivati l'americani", Roma era deserta,e i tedeschi sfilavano come già detto verso le vie d'uscita a nord della città,un gruppo di giovani soldati si sono fermati in basso del mio palazzo dove vi era un giardino a riposare e chiedere dell'acqua ,la madre di un mio amico ,di origine alsaziana si mise a conversare con loro e noi bambini, tutti intorno a guardare le armi (vidi il mio primo "panzerfaust"), e i soldati ci consigliarono caldamente di chiudere il portone del palazzo e restare in casa, infatti le retroguardie e le SS sparavano spesso a quelli che restavano  in giro a vederli partire.

Per cui tutti a casa  e finestre con le persiane chiuse, ma verso le 22 mio padre non ha resistito, mi prese per mano e mi disse "andiamo a vedere i liberatori" e così in pieno oscuramento ma con un certo chiarore ci siamo avviati verso il Tevere che era a 200metri da casa mia. Incredibile ma c'era folla intorno a noi tutti diretti a ponte S.Angelo dove si diceva che si poteva passare,(molta gente pensava che i tedeschi avevano minato i ponti) ma nessuno osava traversare,a quel punto una signora piccolina  (che poi ho scoperto essere una mia zia ...nel buio!.) si è tolta le scarpe e dicendo "tanto peso poco" si è incamminata sul ponte che evidentemente non è saltato ed arrivata dall'altra parte si è girata urlando "venite" e tutti urlando abbiamo traversato.

Nella piazzetta verso via dei Coronari c'erano due tedeschi morti e mio padre mi ha fatto girare la testa ,poi sempre camminando siamo arrivati a via del Corso e cosa assolutamente fantastica....c'erano centinaia di G.I.s  stesi a terra che dormivano esausti e tutti, dico tutti, quelli che erano intorno a noi come pazzi e incoscienti si sono messi a "fregare" le sacche verde oliva abbandonate per terra con le famose razioni di prima linea.

Evidentemente anch'io ne presi una senza farmi vedere da mio padre che insultava tutti ,ma nessuno lo ascoltava. Allora mi  prese per mano e siamo ritornati a casa perchè se un soldato si svegliava non so come sarebbe finita.

Quando alla luce del portone di casa ha visto la sacca ,mi sono preso un ceffone che ancora mi ricordo,ma magnanimo ha voluto vedere quello che c'era....allora non ti dico,miracolo...a parte le scatolette di corned beef, 6 sigarette, cioccolata in grossi pezzi, le prime chewing-gum che vedevo e le caramelle col buco life-savers.....e gli stecchini e la carta igienica e dulcis in fundo (ma questo l'ho saputo più tardi) un preservativo.

Insomma il giorno ,ma piuttosto la notte della liberazione é stato uno dei più bei ricordi della mia vita".

 

E ANCORA...

 

"i primi tempi della liberazione di Roma avevo una delle tante zie che lavorava nella sede di un'importante assicurazione sita a P.zza Venezia proprio di fronte al famoso balcone di Benito. Il caso vuole che ,cosa rara all'epoca, parlasse e scrivesse un buon inglese per il suo lavoro. Ovviamente é entrata in contatto con alti ufficiali americani e ha conosciuto un giovane tenente dell'Airborne di nome Henry (bello come un attore, anche se all'epoca gli americani sembravano tutti belli,con le loro divise impeccabilmente stirate e gli stivaletti da parà)  che si é innamorato di questa giovane e bella  romana, naturalmente ricambiato con grande gioia di tutta la famiglia. Anche perché da quel momento era un continuo arrivo di generi alimentari...paracadute di seta per camicie (anch'io ne ho avuta una!), coperte color azzurro "carta di zucchero" dell'Air Force per fare dei cappotti ,(anch'io l'ho avuto..con la martingala),sigarette eccetera; insomma tutto filava a meraviglia. Ma un giorno Henry é stato trasferito nel nord Italia e poi in zona di guerra in Germania,addii strazianti...ma doveva essere veramente innamorato perché scriveva quasi tutte le settimane delle lettere d'amore e progetti di matrimonio negli States in un prossimo futuro. Purtroppo ad un certo momento le lettere non sono piu' arrivate per circa due mesi...e poi sono ricominciate ad arrivare, ma scritte a macchina ...la ragione era che era stato ferito e non poteva scriver bene!! In breve, tutto è ricominciato come prima corrispondenza settimanale, ecc ecc. Finalmente un giorno arriva una lettera del comando Americano che  comunica a mia zia Anna la sua partenza per gli Stati Uniti per sposarsi ,via Napoli, e imbarco su una nave requisita insieme a una quantità di altre giovani future spose da tutte le regioni. Incredula di tanta fortuna dopo gli addii a tutta la famiglia la promessa sposa si imbarca, fa amicizia con una serie di altre giovani ragazze  (alcune le ritroverà in seguito) , e finalmente arriva a New York dove una folla di giovani americani con le famiglie sono in attesa sul molo. Mia zia sbarca e cerca invano il suo Henry....e vede un amico  Peter, commilitone e capitano del suddetto (che aveva  ben conosciuto a Roma) che gli si fà incontro e gli comunica che purtroppo Henry era morto in combattimento e lui profondamente innamorato di lei non aveva avuto il coraggio di scriverglielo, e gli proponeva di essere lui lo sposo. Beh....mia zia ,buon viso a cattiva sorte (non tanto cattiva alla fine!), dopo un paio di settimane di riflessione e conoscenza un po' più' approfondita di Peter, (bruno,di origine greca e proprietario di tre negozi di alimentari nel New Jersey )ha accettato e miracolo....é stato un matrimonio eccezionale, (40 anni circa ) tre figli,nipoti  e pronipoti".

 

"La mia famiglia da generazioni  era proprietaria di fornaci per la fabbricazione di mattoni,tegole etc. Mio padre, antifascista notorio, (mi aveva dato un nome russo,proprio per evitare di chiamarmi  Vittorio, Benito ecc.) aveva preso l’abitudine di nascondere dei prigionieri alleati che riuscivano a scappare dai campi di prigionieri ,aiutati dalla resistenza italiana.

E li nascondeva proprio nella fornace, che all’epoca era a via del Gelsomino,  (attualmente ci si trova il cinema Gregory). Ora proprio nel periodo dello sbarco ad Anzio, due militari,uno americano di colore ed un’inglese , si trovavano nella parte superiore del forno Hoffman ,che serviva per la cottura dei laterizi. Per chi non conosce questo sistema di cottura, (che sembra esistere ancora ,in versione moderna), l’alimentazione in carbonella avveniva attraverso dei fori situati e disseminati su tutta la parte superiore di questo forno che era grande come due campi di pallacanestro.

Gli operai che accudivano alla fabbrica si riunivano a mangiare ad una grande tavolata posta sotto il tetto che copriva il forno. La zona era sempre in penombra perché illuminata solamente da sotto gli spioventi del tetto.

Ora, un giorno verso le 13 e sicuramente per una spiata, la polizia fascista e le SS invadono e circondano la fabbrica per un ‘ispezione.

I due prigionieri che erano a tavola con gli operai non sapevano dove scappare….allora il capo-operaio ebbe un idea che a ripensarci ora era una follia ma allora….fece scivolare sotto il tavolo i due militari e tutti gli  altri seduti si avvicinarono uno all’altro in modo di coprire tutta la tavolata con le loro gambe. Ebbene, fortuna audaces juvat,  tutto andò bene, l’ispezione durata quasi due ore si risolse con una bella paura per tutti, e mio padre non volendo piu’ rischiare troppo, la notte stessa con una moto sidecar che avevamo all’epoca trasportò i due soldati nella parte più bassa delle mura Vaticane dove si arrampicarono e vi si rifugiarono".

 

 

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