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Quel giorno che entrai a Roma

I ricordi dell'allora Capitano T.M. Radcliffe della First Special Service Force: uno dei primi Alleati ad entrare a Roma nel giugno 1944.

 

 

La mattina del 2 giugno 1944, mentre il 3° Rgt. della FSSF stava avanzando da Artena verso Colleferro, il Comandante  Colonnello Edwin Walker ricevette una chiamata dal Gen. R. Frederick intorno alle 7.30 che riguardava una missione speciale da compiere per il Quartier Generale.

Fui chiamato a rapporto dal Magg. Gen. Keyes Comandante del II° Corpo per una missione segreta di estrema importanza, dovevo portare con me una squadra speciale composta con i migliori elementi di ogni reggimento delle nostre Forze Armate, scelti per la loro decisione e coraggio.

Al Comando del II° Corpo, fui informato che sarei stato io a guidare la speciale pattuglia da ricognizione composta da un misto di fanteria, genieri, artiglieria, antiaerea, MP, ecc.

Mi fu detto che preferivano dare il comando ad un Ufficiale della FSSF, poiché ci  ritenevano i più esperti e adatti al successo della missione.

Il nemico aveva combattuto strenuamente , con azioni di retroguardia per due giorni , a cavallo della Via Casilina e della via Tuscolana a guardia della strada per Roma ed aveva sventato tutti i tentativi di sfondamento del fronte da parte delle nostre  truppe  per respingere i Tedeschi oltre i Colli Albani. Finalmente all’alba del 2 giugno 1944 essi cominciarono lentamente a ritirarsi verso nord.

La nostra missione era di lasciarci alle spalle il II° Corpo ,con una forza di 60 uomini, 18 jeeps e 2 blindo M8, e raggiungere in ogni modo possibile Roma per poi riferire sulla situazione del nemico in città, se si stava ritirando o si apprestava a combattere e allo stesso tempo mettere sul nostro cammino dei segnali stradali  ad ogni incrocio o piazza della città, per le forze sopraggiungenti.

Avevamo al seguito per documentare la nostra entrata in Roma un cameraman e alcuni fotoreporter e giornalisti. Partimmo dal Q.G. del II° Corpo alle 14.00 del 3 giugno 1944; la missione era stata pianificata e preparata con accuratezza come mai in precedenza. Il nostro convoglio raggiunse Frascati passando oltre il 338° Rgt.Inf. e noi dovevamo congiungerci con la Task Force Ellis e il 91° Squadrone da Ricognizione, che avevano assegnata la via Tuscolana per l’avanzata su Roma in quel settore del fronte.

Saremmo stati in stretto contatto con questa unità, perché era munita di carri Sherman e Tank D. M10, che ci avrebbero supportato in caso di necessità negli scontri col nemico.

Nelle vicinanze di Frascati fummo informati dal C.O. del II° Btl.338° Inf. che la Ellis Force era già partita da circa un’ora. Procedemmo e dopo 15 minuti incontrammo un lungo convoglio di veicoli e  truppe fermi ai lati della via Tuscolana che erano sotto il fuoco dei cecchini nemici.

Continuammo superando il convoglio mostrando il lasciapassare speciale fornitoci dal Comando del II° corpo dal Gen. Keyes. Nel superare i veicoli corazzati fermi scorgemmo le facce stupite dei capicarro che si interrogavano su dove diavolo stessimo andando. Noi procedevamo a circa 15 miglia all’ora, pensando che tutta l’area davanti ed intorno a noi fosse oramai sgombrata dai nemici.

All’improvviso all’altezza di Vernicino fummo fatti segno ad un intenso fuoco di Mg42 che proveniva da un gruppo di case. Prontamente ci disponemmo a battaglia e ripulimmo le case, uccidendo 2 soldati e facendo 2 prigionieri, senza perdite. Ripresa la marcia,  dopo poco alcuni  carri semoventi  e fanti nemici aprirono il fuoco su di noi; immediatamente smontammo e ci disponemmo al combattimento, chiamando in soccorso i carri in retroguardia del convoglio che ingaggiarono uno scontro con i carri Tedeschi distruggendone uno e causando la ritirata del resto.

Successivamente avanzammo verso un ponte distrutto dove i Tedeschi avevano un posto di blocco con fanteria e anticarro. Andammo all’attacco con due plotoni aggirando il caposaldo costringendoli alla ritirata. Uccidemmo 2 soldati più 2 feriti e prendemmo 4 prigionieri. Un bulldozer al seguito lavorò per aprire un varco per i mezzi corazzati nel blocco stradale.

Durante il combattimento tornai indietro verso il convoglio dei mezzi fermo giusto dietro di noi ammassato e parlai con il capocarro di testa della colonna. Le sue parole furono “Che diavolo ci fate qui? Siete matti o cosa?

Gli dissi che stavamo cercando di raggiungere la Ellis Force ed egli rispose: “Diavolo ma siamo noi!”. Eravamo stati in testa alla punta di lancia delle Forze Armate USA lanciate verso Roma  per 7 miglia senza saperlo!

Quando il passaggio fu aperto salimmo a bordo dei Tanks di testa e dei Tanks Destroyer che seguivano e procedemmo verso Roma. Ben presto fummo fermati ancora dal fuoco nemico, che ci investì di fronte e dai fianchi a causa di un contrattacco nemico con carri e fanteria che causò la distruzione di uno Sherman e di uno di nostri M.10 prima che potessimo continuare la nostra missione. Questo scontro ci costrinse a fermarci per diverse ore.

Al cadere della notte eravamo ancora bloccati dal fuoco dei Tanks nemici, a sud della città, vicino una grande Torre Radio (zona Anagnina). Dopo un ultimo combattimento finalmente avanzammo verso un area vicino a degli Studi Cinematografici (Cinecittà) a sud di Roma sulla Via Tuscolana, dove la Ellis Force finalmente aveva sgomberato l’area dalle forze nemiche.

Durante questi combattimenti prendemmo 10 prigionieri e uccidemmo 1 nemico, mentre le nostre perdite furono 2 Sherman  e un M.10 distrutti e 5 soldati uccisi. La nostra pattuglia subì solo un ferito lieve.

Ricevute informazioni che il Combat Group Ellis (carri più fanteria), era diretto a Roma deviando sulla nostra destra (Via Casilina), ci lanciammo in avanti per completare la nostra missione.

Per tutta la mattinata un gruppo di reporter e giornalisti aveva cercato di superarci, ma ben presto desistettero a causa del fuoco dei cecchini tedeschi. Alla periferia della città trovammo un cavalcavia pronto per essere demolito dal nemico, ma a causa della nostra rapida avanzata non era stato fatto saltare in aria. Tagliammo i fili delle cariche ed entrammo in Roma alle 06.00 del 4 giugno 1944 passammo sotto gli archi delle Mura Aureliane (zona Mandrione – Porta Furba),dove il nostro cameraman fece alcune riprese.

A questo punto cademmo sotto un intenso fuoco di armi automatiche che ci costrinse a tornare indietro sul cavalcavia. Dalle 06.15 fino alle 11.00 combattemmo insieme alla Ellis Force nell’area intorno al cavalcavia e alle 12.00 decidemmo di provare di nuovo ad attraversare le Mura. Passammo sotto l’arco per la seconda volta e procedemmo per 500 yard circa nei suburbi di Roma dove incontrammo alcuni civili Italiani armati che ci informarono che giusto dietro l’angolo della strada vi era un carro Tigre appostato. Anche i nostri esploratori confermarono la presenza del carro in agguato. Nel mentre i tedeschi avevano realizzato che noi non eravamo in forze sufficienti e con poche armi leggere, cosi ci contrattaccarono con fanteria e carri per tagliare la nostra via di fuga.

Noi avevamo un muro alto 12 piedi alle nostre spalle  e un fosso di fronte che era il solo nostro vantaggio. Ora che ci avevano completamente tagliato fuori, i tedeschi si divisero in due plotoni per eliminarci ma li tenemmo a bada con le nostre cal. 50 delle blindo M8 e jeeps.

Una blindo M8 parcheggiò proprio dietro l’angolo dove era il Tigre e aspettava la sua avanzata. Sarebbe stata una lotta impari, come un ape contro un elefante. Il Tigre avanzò di 200 piedi poi, per una qualche ragione sconosciuta, si fermò e due uomini dell’equipaggio scesero. Furono subito abbattuti.

Il resto dell'equipaggio però aprì un fuoco infernale tutto intorno; fortunatamente noi ci trovavamo dentro un fosso e le schegge e i proiettili  sibilarono sopra le nostre teste.

Chiamai per radio il supporto dei carri e dei caccia carri, avrebbero potuto raggiungerci senza rischio ed aiutarci, ma essi mandarono solo altre 2 jeeps e 2 blindo M8. Eravamo a corto di munizioni e decidemmo che era meglio ritirarci. Avemmo parecchi scontri a fuoco ravvicinati, ma nessun membro della pattuglia fu colpito, eccetto la morte di circa 10 patrioti Italiani, che si erano uniti a noi aiutandoci a tornare indietro per strade laterali.

Essi, armati solo di vecchi fucili ed un solo mitra thompson, attaccarono il carro Tigre; furono tutti uccisi. (in realtà i morti partigiani furono 13 come dimostra la lapide con nomi e data della morte 4 giugno 1944, posta in Piazza della Maranella – Via dell’acqua Bulicante).

Intanto la Ellis Force cercava di aggirare la forte posizione tedesca per vie laterali, mentre un fitto tiro di mortai ci inchiodava. Una postazione di mortaio tedesca fu eliminata con un fitto lancio di bombe a mano da parte di patrioti Italiani.

Il Tigre alle nostre spalle ci chiudeva la via di fuga, ma non poteva colpirci dove eravamo. A un certo punto sentimmo due colpi di bazooka che colpirono il Tigre ai cingoli e questo ci consentì di fuggire. Non capimmo mai perché il carro non fece subito fuoco, però fu l’occasione propizia che aspettavamo per fuggire, e mentre il carro caricava, sfilammo veloci come diavoli verso il cavalcavia.

Dopo che eravamo quasi tutti passati il carro si rimise in strada e sparò colpendo direttamente la jeep che mi precedeva e uccidendo tutti gli occupanti, inclusi 2 Italiani ed un Francese che si era unito a noi.

Prima che potesse ricaricare, le ultime due jeeps passarono velocemente indenni in mezzo ad una tempesta di colpi. Non appena tornati nelle nostre linee, riferii al Col. Ellis la disposizione e la quantità delle forze tedesche e quindi ci avviammo verso gli studi Cinematografici per riposare, mangiare e rifornirci.

Alle 18.30 ritornammo nella stessa zona del cavalcavia e trovammo fanti dell’88ª divisione che  insieme ai carri combattevano ininterrottamente da alcune ore. La fanteria era disorientata e confusa a causa del tiro di alcune Mg42 che interdivano il passo e che avevano causato non poche perdite e problemi alla loro avanzata.

Il Sgt. Micklejonh prese una nostra pattuglia e partì per annientare le posizioni del nemico ma questi, non appena visto un deciso tentativo di eliminarlo, si ritirarò. I carristi avevano avuto considerevoli perdite, ma alla fine avevano scalzato i tedeschi dopo strenui combattimenti e li avevano costretti a ritirarsi.

I pochi carri germanici ancora in funzione si ritirarono lasciando infine la via per Roma libera, disseminando di resti fumanti  e di carcasse i luoghi degli scontri (Largo Preneste, Porta Furba, Via Casilina).

Durante tutta l’azione i fotografi e i cameramen hanno fatto molte foto e filmati e lungo il cammino sono stati posti segnali stradali per il II ° Corpo. Siamo stati la prima forze Usa  ad entrare in Roma, con al seguito fotografi e giornalisti. Quindi tornammo agli Studi Cinematografici per passare la notte e pianificare l’azione della mattina successiva.

Il comandante della M8 che si era interposto al carro Tigre per coprire la nostra ritirata ricevette la Silver Star. Tutti i soldati uccisi ricevettero la Silver Star e tutti i  componenti della pattuglia da ricognizione ricevettero la Bronze Star per il loro coraggio nell’azione sopra riportata.

 

 T.M.  Radcliffe

 Capt. First Special Service Force

 Patrol Commander

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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