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Parla von Senger

Dal suo libro "Combattere senza speranza e senza paura", considerato un pò il testamento spirituale e professionale del difensore di Cassino, alcuni interessanti spunti sulla guerra in montagna combattuta sulla Linea Gustav.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le battaglie di Cassino furono caratterizzate da combattimenti essenzialmente montani. I combattenti provenienti da paesi nordici, i tedeschi come probabilmente quelli di origine anglosassone, si resero conto di questo fatto soltanto dopo essere arrivati sul posto.

Personalmente ebbi modo di riscontrare questo fenomeno in quasi tutte le truppe tedesche e anche negli occasionali visitatori. Anche a chi conosceva il paese per averlo visitato, il meridione d'Italia si associa nella mente al sole, al mare, alle arance.

Un'idea del resto rispondente alla realtà, visto che i viaggi vengono di solito compiuti proprio nelle regioni in cui questi tre elementi predominano. La guerra, invece, fu combattuta soltanto in minima parte in un ambiente cosi tipicamente mediterraneo. Anche le alture che sorgono tra il mare e la parte centrale degli Abruzzi presentavano, nonostante l'altitudine più modesta, le caratteristiche tipiche dell'alta montagna e diedero molto filo da torcere alle truppe non abituate al terreno montagnoso.

Per quanto riguarda le difficoltà incontrate dai nostri soldati per abituarsi a questo ambiente, mi veniva spesso in mente un paragone più o meno calzante. I soldati occidentali erano in svantaggio rispetto a quelli russi perché meno abituati alla notte. Noi siamo stati abituati ad accendere il lume quando dobbiamo fare qualcosa di notte; i russi invece compivano una buona parte delle loro incombenze notturne al buio. Per loro la notte era un manto magico che li rendeva invisibili, una sorta di alleata.

Per gli occidentali era una nemica che rendeva più spaventosa la lotta: lo stesso discorso vale per la montagna. Per il soldato nato in pianura, la montagna era qualcosa di demoralizzante che moltiplicava per dieci tutti gli orrori. per il montanaro, invece, era una protezione, addirittura un'arma..un'arma tanto più efficace in quanto l'avversario non sapeva servirsene.

In un primo tempo non disponevo di nessuna divisione da montagna. Infatti ce ne volle per persuadere il Comando Supremo della Wehrmacht che il nostro teatro di operazioni aveva tutte le caratteristiche della montagna. A questa difficoltà si aggiunsero quelle relative al trasferimento di unità Gebirgsjäger dal Fronte Orientale. L'unica divisione di tale tipo arrivata dalla Russia (la 5ª Gebirgs Division del generale Julius Ringel - N.d.A.-) doveva il suo trasferimento alle relazioni personali esistenti tra suo comandante e il Fuhrer.

Istruttivo era anche il fatto che questa divisione, composta da montanari austriaci, subì profonde scosse nel suo morale. I soldati conoscevano la montagna e in montagna erano stati addestrati, ma non sapevano quanto fosse dura la guerra in montagna. Un esempio ne è la posta militare spedita dai militari a casa: le cartoline in franchigia recavano recavano spesso, all'inizio, la seguente frase: "Era mille volte meglio in Russia!". Superato il primo choc, la divisione si rivelò tuttavia pienamente efficiente contro gli attaccanti algerini e marocchini abituati alle montagne e impiegati su un terreno a loro familiare.

Quello che scuote è sopratutto il rumore amplificato dal fuoco tambureggiante. In pianura era ancora possibile farsi capire tra una detonazione e l'altra: in montagna ciò era impossibile a causa del rimbombo e dell'eco. Il terreno roccioso moltiplicava l'effetto delle schegge e la roccia non assorbiva, come in pianura, che solo solo parzialmente la forza dell'esplosivo e l'effetto degli shrapnel e dei proiettili di rimbalzo veniva amplificato. In ultimo, chi veniva sorpreso dal fuoco di artiglieria mentre percorreva un sentiero in montagna, in genere non aveva la possibilità di trovare riparo ai lati.

In montagna i soldati soffrivano di un senso di isolamento e la morte sembrava tanto più imminente quanto più aumentava il fuoco nemico. I combattenti nel fondo valle del Liri e a Cassino avevano sempre modo di raggiungere i capisaldi vicini per vedere se il fronte teneva ancora. I combattenti su Monte Cassino o, ad esempio, sul Sammucro, rimanevano spesso privi per giorni di qualsiasi notizia o collegamento (i percorsi di 500 metri in linea d'aria significavano a volte "camminate di tre ore).

Le posizioni in cresta non erano così isolate invece. Gli esperti della montagna propendevano sempre per le posizioni in cresta, ma la stragrande maggioranza dei comandanti tedeschi proveniva dalla pianura e trovava che le creste spiccavano troppo e attiravano il fuoco nemico. E' un fatto che i capisaldi in pianura potevano essere resi al nemico meno appariscenti con gli accorgimenti moderni. I fanti impararono tuttavia ben presto ad apprezzare i vantaggi offerti dalle posizioni in cresta: tutti i tiri troppo lunghi o troppo corti dovevano necessariamente mancare il bersaglio e risultavano così innocui.

I soldati impararono anche a scavare ripari in cresta con l'aiuto di palanchini, martelli ed esplosivi. E pensare che dovevamo acquistare dal commercio libero gli attrezzi necessari per sostituire la vanghetta d'ordinanza! L'addestramento a questa necessità avveniva quasi sempre sul luogo e una volta appresi i primi rudimenti dell'arte, i soldati creavano relativamente presto dei ricoveri nella roccia.

Comandi s e soldati trovarono difficoltà nell'adeguare il sistema dei rifornimenti alla guerra in montagna: la cosa ebbe inizio con le colonne delle salmerie che non funzionavano a dovere. I tedeschi non sapevano trattare i muli, ma anche qui l'inconveniente venne eliminato dalla pratica e dal fatto che gli animali pensarono ad addestrare i conducenti (!).

Il mulo va bene soltanto se lo si sa trattare, non come il cavallo, che si lascia guidare anche da conducenti inesperti.

In montagna il soldato deve avere un'alimentazione speciale. Un istituto di studi tedesco iniziò delle ricerche  in tal senso, ricerche che con il tempo avrebbero dato dei buoni risultati. Noi fummo costretti a cavarcela con i mezzi di cui disponevamo. Veramente utilizzabili erano soltanto gli alimenti che il soldato poteva prepararsi sul posto, cioè cibi concentrati in scatoletta o sotto forma deidratata, che dovevano contenere i principi nutritivi indispensabili ed essere al tempo stesso gustosi.

Il rancio caldo, preparato sempre nelle retrovie e portato in linea da squadre apposite, arrivava soltanto di notte nelle posizioni in montagna e quindi non era più caldo, una situazione intollerabile sotto la neve e in combattimento. Personalmente diedi ordine di avvicinare le cucine il più possibile alla prima linea e di isolare le marmitte con la paglia, ma l'espediente ebbe scarso successo.

Fonte di preoccupazione era anche il trasporto dei feriti, dato che i portaferiti venivano naturalmente a mancare alla forza combattente. Spesso vette dominanti erano presidiate da battaglioni con non più di duecento uomini  e qualche volta da compagnie formate da una sessantina di uomini al massimo: in tali casi occorreva la presenza di ogni soldato disponibile.

Quando tutto non era organizzato a dovere, il trasporto di ogni ferito richiedeva l'impiego di quattro uomini e pertanto tentai di ridurre l'inconveniente facendo costruire delle portantine e addirittura delle barelle che venivano trascinate da un solo uomo, come si fa sui campi di sci.

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