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Solitamente distratti
dall'evento bellico che si svolse a Cassino, sovente molti appassionati
della Campagna d'Italia tralasciano questa battaglia che fu, se non
nella sua durata, almeno cruenta quanto quella combattuta nella piccola
cittadina del basso Lazio. |

La corvetta
"Baionetta" ripresa a Venezia nell'estate 1943, prima di trasferirsi a
Pola per l'addestramento iniziale. L'imbarcazione, comandata dal ten.
Vasc. Piero Pedemonti, arrivò a Pescara da Pola alle 21.05 del 9
settembre A Pescara trovò il Maresciallo Badoglio con il Capo della
Marina de Courten; li imbarcò e proseguì per Ortona, che lasciò alle
01.10 del giorno 10 dopo aver imbarcato il Re con tutti coloro che lo
accompagnavano (in totale 57 persone). Verso le ore 16.00 dello stesso
giorno giunse a Brindisi, in mano Alleata.

Il
simbolo
della
65ª Divisione
di
Fanteria tedesca,
la prima
unità della
Wehrmacht ad
occupare
Ortona

L'interno di Fossacesia devastato dalla guerra

Fuoco di
artiglieria Alleato all'orizzonte. In primo piano il corso del fiume
Sangro

Il maltempo
ostacolava non poco le operazioni Alleate e facilitava l'opera dei
difensori tedeschi. Nella foto, un camion indiano in difficoltà nel
tenace fango abruzzese
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PRELUDIO
I primi tedeschi giungono ad
Ortona il giorno dopo che il Re ed i principali esponenti del nuovo
governo, imbarcatisi sulla corvetta "Baionetta", sono fuggiti alla volta
di Brindisi. E' il 10 settembre 1943 ed i militari della Wehrmacht
iniziano a cercare i punti strategici da dove organizzare alla difesa
della città, mentre unità di genieri provvedono a minare i moli del
porto al fine di farli saltare in aria, rendendoli inutilizzabili alle
truppe alleate che si avvicinano da sud.
Individuano anche la sede adatta al comando tattico delle loro unità,
dalla quale coordinare le operazioni di occupazione e di difesa della
cittadina, ma la costruzione prescelta situata sul colle di San Pietro è
eccessivamente distante dall'abitato e pertanto viene scelta la Villa
D'Alessandro che, più prossima al centro, meglio si presta al compito.
La loro presenza è tollerata dagli abitanti e non vi sono nei loro
confronti atti ostili da parte delle truppe germaniche le quali, anzi,
mettono in guardia i cittadini sull'imminente arrivo di altri soldati i
quali, particolarmente induriti dagli scontri affrontati, sono pieni di
astio contro gli italiani per quello che definiscono "il tradimento
dell'otto settembre".
infatti, il 24 settembre, nella città e nelle sue immediate adiacenze
(Lanciano e Castelfrentano) si installano i reparti del 200° reggimento
panzergrenadieren e forti contingenti della 65ª divisione di fanteria, i
quali prendono possesso dei principali punti di accesso e controllo
della zona. Viene dichiarata la legge marziale e in ogni angolo della
città fanno la loro comparsa proclami minacciosi su eventuali
rappresaglie in caso di attacco da parte degli italiani alle truppe
germaniche.
Qualche giorno più tardi, il 28, arriva anche il feldmaresciallo Albert
Kesselring, comandante in capo delle truppe tedesche in Italia, venuto
di persona ad ispezionare le posizioni adriatiche della linea Gustav e
nella riunione con i suoi ufficiali, tenutasi a Lanciano, egli informa
che gli inglesi sono sbarcati a Termoli e si dirigono verso il fiume
Trigno.
L'avvicinamento del fronte coincide anche con i primi bombardamenti
aerei angloamericani, particolarmente intensi su Fossacesia dove i
tedeschi hanno installato diverse batterie di artiglieria ed hanno
organizzato la loro principale linea di difesa. Così anche l'area
dell'hinterland ortonese viene battuta con l'obiettivo di "ammorbidire"
le difese tedesche ed ostacolare l'afflusso di uomini e rifornimenti.
Arriva l'inverno e le operazioni militari risentono delle difficoltà
apportate dal clima su un terreno già di per se difficile per natura,
dove i fiumi sono in piena ed i campi completamente allagati ed
intransitabili ai mezzi meccanizzati. E solo il 29 novembre gli alleati
arrivano davanti al Sangro ma bisogna attendere il 3 dicembre affinché
essi si impadroniscano di Lanciano e giungano a ridosso del fiume Moro.
A questo punto il generale canadese Chris Vokes pianifica un'avanzata
tendente a chiudere i tedeschi in una manovra a tenaglia, attraverso due
direttrici di attacco: la prima indirizzata ad attraversare il fiume
Moro, occupare San Leonardo per convergere poi su Ortona, la seconda
prevede invece di aggirare i tedeschi ed occupare Tollo. Il guado del
fiume Moro avviene tra mille difficoltà: piove a dirotto da giorni ed il
corso d'acqua è gonfio e impetuoso, al punto da rendere difficile anche
gettare dei ponti Bailey sull'altra sponda.
L'8 dicembre finalmente il fiume viene attraversato e le truppe canadesi
raggiungono il centro di Rogatti. Il giorno dopo cade anche San Leonardo
e le forze di Vokes si dirigono verso Ortona, prima della quale devono
però superare un crocevia detto "Cider", posto a cavallo della statale
Maruccina. E' questo uno snodo di grande importanza, perchè da lì si può
arrivare facilmente in città e così alle ore nove del mattino del 10
dicembre le truppe canadesi si mettono in marcia, muovendosi in
principio con apparente facilità e senza incontrare particolare
resistenza da parte tedesca.
Appena un'ora dopo le avanguardie comunicano via radio di aver raggiunto
l'obiettivo, il quadrivio "Cider", ma si tratta di un tragico errore, in
realtà esse hanno raggiunto solo uno dei tanti crocicchi che si
incontrano lungo il percorso della statale. Da quel momento in avanti la
resistenza tedesca si irrigidisce ed una pioggia di granate prende a
cadere sui canadesi, i quali si trovano impossibilitati a proseguire
l'avanzata. Il generale Vokes decide allora di cambiare strategia e di
puntare su una strada laterale che costeggia un fabbricato colonico,
Casa Berardi, distante dal "Cider" solo 1200 metri. L'obiettivo viene
conquistato dopo un sanguinoso combattimento e alla sera del 19 dicembre
i canadesi riescono a conquistare l'importante crocevia: ora tocca ad
Ortona.
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