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Il destino di Onna

Onna è un piccolo centro di 250 anime a 8 Km dall'Aquila che ha avuto ben 50 vittime per il sisma del 6 aprile scorso. Un destino crudele...ma non è la prima volta.

 

   

Un'esecuzione da parte di truppe tedesche in Italia.

 

 

Una vittima del terremoto viene estratta dalle macerie ad Onna, 6 aprile 2009.

Le cronache tragiche di questi giorni ci portano agli occhi la tragedia del terremoto in Abruzzo, con scene di distruzione e disperazione che ricordano molto quelle di molti paesi italiani durante la Seconda Guerra mondiale.

Su tutti, salta agli occhi l’atroce destino di un piccolo centro, Onna, nato intorno all’anno 1000 a circa 8 Km dall’Aquila, che su una popolazione totale di 250 anime ha avuto 50 morti, alcuni dei quali bambini, e il 90% delle abitazioni inagibili.

Appena dopo il sisma, quando sono giunti i primi aiuti, ai primi soccorritori che sono arrivati si è presentata davanti agli occhi una scena di assoluta devastazione. “Non c'è più un edificio in piedi, è crollato tutto e ci sono molte persone sotto le macerie” raccontano alcuni testimoni che sono sopravvissuti.

Il terremoto ha portato quindi morte e distruzione a Onna, proprio come era accaduto nel 1944, ma stavolta a decretare la fine del piccolo centro era stata la mano dell’uomo.

Un fatto drammatico avvenne infatti solo due giorni prima della liberazione dell'Aquila dall'occupante nazista e perciò ancora più spietato nella sua ferocia: 17 persone vennero fucilate dalle truppe tedesche a seguito all'uccisione di un soldato germanico ad opera dei partigiani abruzzesi. I loro cadaveri furono poi seppelliti nelle macerie di alcune case fatte saltare in aria.

Questo crimine seguiva di qualche giorno la strage nazista di Filetto, pochi chilometri distante da Onna, avvenuta il 7 giugno 1944, con altre 17 vittime e con l'incendio del paese.

Proprio oggi, 10 aprile, il Ministro degli Esteri tedesco Frank Walther Steinmeier ha dichiarato che la Germania parteciperà alla ricostruzione di Onna come prova della vicinanza della Germania alla popolazione abruzzese così duramente colpita dal sisma e per chiudere una ferita che è rimasta aperta per più di sessant’anni.

 

 

 

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