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Le cronache tragiche
di questi giorni ci portano agli occhi la tragedia del terremoto in
Abruzzo, con scene di distruzione e disperazione che ricordano molto
quelle di molti paesi italiani durante la Seconda Guerra mondiale.
Su tutti, salta agli
occhi l’atroce destino di un piccolo centro, Onna, nato intorno all’anno
1000 a circa 8 Km dall’Aquila, che su una popolazione totale di 250
anime ha avuto 50 morti, alcuni dei quali bambini, e il 90% delle
abitazioni inagibili.
Appena dopo il
sisma, quando sono giunti i primi aiuti, ai primi soccorritori che sono
arrivati si è presentata davanti agli occhi una scena di assoluta
devastazione. “Non c'è più un edificio in piedi, è crollato tutto e
ci sono molte persone sotto le macerie” raccontano alcuni testimoni
che sono sopravvissuti.
Il terremoto ha
portato quindi morte e distruzione a Onna, proprio come era accaduto nel
1944, ma stavolta a decretare la fine del piccolo centro era stata la
mano dell’uomo.
Un fatto drammatico
avvenne infatti solo due giorni prima della liberazione dell'Aquila
dall'occupante nazista e perciò ancora più spietato nella sua ferocia:
17 persone vennero fucilate dalle truppe tedesche a seguito
all'uccisione di un soldato germanico ad opera dei partigiani abruzzesi.
I loro cadaveri furono poi seppelliti nelle macerie di alcune case fatte
saltare in aria.
Questo crimine
seguiva di qualche giorno la strage nazista di Filetto, pochi chilometri
distante da Onna, avvenuta il 7 giugno 1944, con altre 17 vittime e con
l'incendio del paese.
Proprio oggi, 10
aprile, il Ministro degli Esteri tedesco Frank Walther Steinmeier ha
dichiarato che la Germania parteciperà alla ricostruzione di Onna come
prova della vicinanza della Germania alla popolazione abruzzese così
duramente colpita dal sisma e per chiudere una ferita che è rimasta
aperta per più di sessant’anni. |