Montecassino brucia!

Anche quest'anno la piaga degli incendi minaccia lo storico colle, e con il fuoco divampano anche le polemiche.

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"L'ESERCITO BONIFICHI MONTECASSINO!"

L'Abate denuncia: "Migliaia gli ordigni di guerra, alcuni sono esplosi col fuoco"

di Marco Papola

CASSINO - Una santabarbara ”dorme” sotto l’abbazia di Montecassino. Migliaia di ordigni inesplosi, angosciante testimonianza del bombardamento che, sessant’anni fa, rase al suolo il monastero fondato da San Benedetto.

Domenica e lunedì, due giorni da incubo per l’abbazia di Montecassino assediata dal fuoco, le esplosioni hanno risuonato nella valle. Cinque boati, di cui uno particolarmente forte. «Una bomba di aereo da centinaia di chili», la descrive un anziano cacciatore di Cassino.
E anche l’abate di Montecassino, Bernardo D’Onorio, ha sentito le esplosioni che riportano alla mente dei più anziani l’incubo della guerra.

E ha lanciato un appello: «Servirebbe un’altra bonifica della montagna per ridurre il pericolo delle bombe inesplose». Osserva la landa fumante dal giardino del monastero, sul versante che guarda la città. «Qui sotto, nella pineta che circonda il monastero lo sminamento non è stato mai fatto. Il pericolo è concreto: è la prima volta che le fiamme si avvicinano a questa zona». Il bosco di conifere (con piante che raggiungono anche i trenta metri d’altezza) custodisce tonnellate di esplosivo.

«E’ ora di eliminare questo grave pericolo», ammette l’abate.
La prima bonifica della montagna di Montecassino risale al primo Dopoguerra, per permettere la ricostruzione delle case.

Migliaia di ordigni furono fatti brillare, ma non bastò per garantire la sicurezza. Le bonifiche continuarono fino agli anni Settanta, ne furono effettuate sei. Ma non è stato sufficiente. Gli artificieri tornarono sul monte dell’abbazia qualche anno fa, per permettere la ristrutturazione di un complesso, Rocca Janula. In pochi giorni, furono contate trecento bombe. Altrettante, furono ritrovate in una grotta. E ancora ne restano migliaia, addormentate da sessant’anni.
Fronte delle indagini. Accertato che c’è la mano di un piromane dietro l’incendio che ha devastato la montagna, la Forestale ha anche tracciato il profilo di chi ha messo in pericolo l’abbazia benedettina.

E il piromane potrebbe essere tornato a colpire ieri sera, quando le fiamme sono tornate a Cassino. Un fronte di cento metri, sulla collina di Monte Maggio. Non molto lontano dal monte su cui sorge il monastero.
«Si tratta di un esperto», risponde deciso Mario Priolo, comandante del Corpo forestale in provincia di Frosinone. «Alcune considerazioni: il fuoco è stato appiccato in una zona non casuale, alle spalle dell’ospedale, dove ci sono due vie di fuga.

Era mezzogiorno, l’ora più calda e in un giorno con vento teso.

Inoltre la pendenza elevata e il tipo di vegetazione, piante di rupe, sono quanto di meglio per trasformare un focolaio in un incendio.

Non ultimo, le fiamme sono state appiccate alla base di una rupe, in modo da farle sviluppare a ventaglio. Chi ha sfruttato questi elementi tutti insieme, non è uno sprovveduto». Il comandante non va oltre. La caccia al piromane è aperta.

 

L’ALLARME: "MIGLIAIA DI BOMBE DORMONO NEL BOSCO"

«Servirebbe un'altra bonifica della montagna per ridurre il pericolo delle bombe inesplose». L'appello lo ha lanciato l'abate di Montecassino, Bernardo D'Onorio, l'altro ieri mentre la collina bruciava senza pietà davanti ai suoi occhi e ai pochi pompieri e volontari della Protezione Civile.

«Per esempio - osserva - qui sotto la pineta intorno al monastero lo sminamento non è stato mai fatto e per fortuna non si era mai incendiata prima d'ora». E lunedì pomeriggio anche una parte di quella folta pineta con alberi alti fino a 30 metri è stata raggiunta dalle fiamme. Ad ogni estate quanto il fuoco s'impadronisce della montagna i pompieri sentono lo scoppiettio di bombe e proiettili tornati in superficie dopo le piogge primaverili. Sono lì da 60 anni e costituiscono un pericolo costante.

Nell'immediato dopoguerra lo Stato finanziò lo sminamento sulla collina di Montecassino e nel territorio di Cassino per permettere la ricostruzione delle case.

Furono ritrovate migliaia di bombe di ogni tipo. Fino agli anni settanta sono state eseguite sei bonifiche e non sono bastate.

Domenica pomeriggio sono state contate cinque esplosioni a causa del fuoco. L'anno scorso ne vennero contate una decina e così negli anni precedenti.

Ben 300 residuati bellici vennero rinvenuti dagli artificieri alcuni anni fa durante lo sminamento per la ristrutturazione della Rocca Janula ed altrettanti abbandonati in una grotta. Tutti di fabbricazione americana o tedesca.

 

 

 

 

 


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