18 maggio 1944: cade Cassino

alle 23.00 dell'11 maggio 1944, ha inizio la quarta ed ultima battaglia di Cassino. Più di 1600 cannoni appoggiano l'attacco di ben due Armate Alleate su un fronte che va dalla Valle del Liri fino alla costa tirrenica. Americani, inglesi, francesi, polacchi e canadesi si lanciano contro le difese della Linea Gustav, le quali hanno resistito per quattro mesi agli assalti reiterati degli uomini di Clark, di Leese e di Juin. 7 giorni dopo, il 18, i soldati polacchi del generale W. Anders penetrano nel Monastero abbandonato dai tedeschi.

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Alle 23.00 dell'11 maggio 1944 ha inizio l’Operazione “Diadem”, la quarta ed ultima battaglia di Cassino. Il cielo si illumina a giorno per il lampeggiare del fuoco di 1.600 cannoni che sparano su ogni postazione tedesca conosciuta, battendo inesorabilmente anche le retrovie ed i sentieri che portano alle prime linee. Per quaranta minuti i cannoni alleati rovesciano sui tedeschi migliaia di granate. Postazioni di artiglieria, di mitragliatrici, casematte, trincee, ricoveri di munizioni, vengono duramente martellati da un mare di fuoco ed acciaio. Tutta la Linea Gustav viene sconvolta, devastata sin nei punti più lontani.
Gli Alleati sentono il valore della posta in palio; un ulteriore fallimento a Cassino avrebbe risultati disastrosi sul morale delle truppe, su quello della gente a casa e, forse, sul prosieguo della guerra.
Nei quasi due mesi che intercorrono tra la terza e la quarta battaglia, gli angloamericani hanno accumulato ingenti truppe e materiali per scardinare il fronte tedesco, raggiungendo una superiorità in uomini e mezzi pari a 3:1. Stavolta la “porta per Roma” deve essere abbattuta!

Alle ore 23.00 dell'11 maggio 1944, dopo una preparazione d'artiglieria effettuata da oltre 1600 cannoni che aprirono il fuoco contro le posizioni tedesche, le truppe alleate della V e VIII Armata, scattarono all'attacco. Sulla costa tirrenica, l'assalto della 85ª e 88ª divisione americana non conseguì inizialmente alcun progresso significativo, mentre al loro fianco le truppe francesi si lanciarono attraverso i monti Aurunci, ottenendo subito una rapida avanzata.
Nel settore di Cassino la 4ª divisione britannica e l'8ª indiana, riuscirono con notevoli difficoltà ad attraversare il fiume Rapido ai lati di Sant'Angelo in Theodice e, affiancati da unità corazzate canadesi, iniziarono l'avanzata parallelamente alla statale Casilina.
Sul saliente montano intanto, le due divisioni polacche convergevano verso gli obiettivi loro assegnati. ma si dissanguavano per la conquista delle quote poste all'intorno dell'abbazia, venendo decimate dal tiro dei difensori.
Così, nuovi cadaveri andarono ad aggiungersi a quelli che già da mesi cospargevano le insanguinate creste intorno al monastero. Pochi metri di terreno costarono decine e decine di morti, ai polacchi così come agli stessi tedeschi.
"Non odiavamo quegli uomini che caparbiamente si lanciavano verso di noi, subendo perdite spaventose. - disse anni dopo un reduce tedesco del III Reggimento Paracadutisti - A loro avevamo talvolta permesso di attingere acqua dai pozzi localizzati nelle nostre linee, di raccogliere i caduti scambiandoci qualche parola, ma il giorno dopo eravamo di nuovo di fronte, pronti a morire intorno a quota 593, il Calvario. Mai nessuna collina aveva avuto un nome più appropriato e terribile. Solo le pietre ed i corpi martoriati costituivano l'immagine atroce di quel paesaggio di morte."
Intanto nella giornata del 14 maggio, le truppe francesi riuscivano a conquistare Ausonia ed il generale Juin decideva di scatenare i suoi goumiers attraverso le montagne, determinando con questo la crisi dell'intero fronte tedesco. Il giorno 15, la 78ª divisione britannica scattava all'attacco sfruttando il successo della testa di ponte sul Rapido e piegava verso la montagna, per ricongiungersi alle truppe polacche, chiudendo così in una tenaglia i tenaci difensori del monastero.
Brian Clark, capitano dei Royal Irish Fusiliers, lasciata l'area di raccolta della sua unità, posta in prossimità del monte Trocchio, riuscì a traversare il fiume ed a spingersi velocemente oltre il terrapieno posto subito a nord del villaggio di Sant'Angelo in Theodice. "Avevamo rilevato su una carta le postazioni ed i principali capisaldi del nemico e da essi i tedeschi sviluppavano un terrificante fuoco di interdizione con armi automatiche e sbarramenti di mortai. Ma più terrificanti erano le salve dei Nebelwerfer, i lanciarazzi multipli a cinque e sei canne, che sconvolgevano ampi tratti di terreno, polverizzando tutto. Con grandi sacrifici raggiungemmo il Rio Pioppeto e superatolo, dirigemmo verso alcune masserie della zona. Ma non appena intercettata la strada che porta a Piumarola, dividemmo le forze: Royal Inniskilling Fusiliers ( i Skins) ed il 2° London Irish Rifles, diressero decisamente su di essa mentre il 1° Royal Irish Fusiliers piegò verso la Casilina incontro ai polacchi. Era il 17 maggio 1944".
Sulla montagna intanto, i tedeschi resistevano ancora. Il 17 maggio i polacchi assaltarono nuovamente le posizioni tenute dai Paracadutisti tedeschi. Le perdite furono alte, ma riuscirono a prendere quota 593, detta il Calvario. All'alba del 18 maggio 1944, una pattuglia del 12° Reggimento lancieri Podolski al comando del sottotenente Kasimierz Gubriel, attraversava la "valle della morte" e penetrava all'interno del distrutto monastero, trovandovi solo alcuni feriti e le sepolture dei paracadutisti morti. I pochi sopravvissuti tedeschi si erano ritirati imbattuti durante la notte, per non rimanere intrappolati all'interno della tenaglia alleata.
Improvvisamente Cassino non significava più nulla, rappresentando solo una delle tante città d'Italia devastate, sovrastata dalle terribili rovine della desolata abbazia di San Benedetto.

Diciassette giorni dopo, le avanguardie della V Armata fanno il loro ingresso in Roma; Cassino perde improvvisamente tutta la sua importanza. L’ambìta preda costituita dalla Capitale d’Italia è stata raggiunta e, nell’euforia generale che ne consegue, sembra che i lunghi mesi trascorsi all’ombra del monastero non siano mai esistiti. Clark ha raggiunto il suo obiettivo; quello di entrare da conquistatore nella Città Eterna prima che un altro avvenimento focalizzi l’attenzione del mondo verso altri luoghi. Due giorni dopo difatti scatta lo sbarco in Normandia, che nei piani alleati mira diretto al cuore del Reich germanico.
“Overlord”, come viene denominata in codice l’operazione sulle coste della Francia, è destinata ad assorbire tutte le risorse umane e materiali degli angloamericani, di conseguenza il fronte italiano viene ad assumere un’importanza secondaria. Le avvisaglie di questa inversione di tendenza si erano comunque già avute quando la battaglia infuriava ancora nel basso Lazio, al momento in cui alcuni tra i più validi comandanti alleati (tra cui Eisenhower e Montgomery) erano stati trasferiti in Inghilterra alla preparazione della più grande invasione anfibia della storia militare.
Le armate alleate in Italia si ritrovano improvvisamente con un numero di divisioni ridotte all'osso, costrette a prendere le briciole delle immense forniture militari destinate al teatro europeo dalle industrie belliche.
In tal modo, venendo a mancare sia la forza per conseguire una vittoria decisiva, sia le giuste motivazioni ai comandanti che vedono i propri colleghi in Francia coprirsi di gloria, la guerra in Italia durerà ancora un anno, terminando con la resa delle truppe tedesche cinque giorni prima del suicidio di Hitler nel bunker di Berlino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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