Alle 23.00 dell'11 maggio 1944 ha inizio l’Operazione “Diadem”, la quarta ed
ultima battaglia di Cassino. Il cielo si illumina a giorno per il
lampeggiare del fuoco di 1.600 cannoni che sparano su ogni postazione
tedesca conosciuta, battendo inesorabilmente anche le retrovie ed i sentieri
che portano alle prime linee. Per quaranta minuti i cannoni alleati
rovesciano sui tedeschi migliaia di granate. Postazioni di artiglieria, di
mitragliatrici, casematte, trincee, ricoveri di munizioni, vengono duramente
martellati da un mare di fuoco ed acciaio. Tutta la Linea Gustav viene
sconvolta, devastata sin nei punti più lontani.
Gli Alleati sentono il valore della posta in palio; un ulteriore fallimento
a Cassino avrebbe risultati disastrosi sul morale delle truppe, su quello
della gente a casa e, forse, sul prosieguo della guerra.
Nei quasi due mesi che intercorrono tra la terza e la quarta battaglia, gli
angloamericani hanno accumulato ingenti truppe e materiali per scardinare il
fronte tedesco, raggiungendo una superiorità in uomini e mezzi pari a 3:1.
Stavolta la “porta per Roma” deve essere abbattuta!
Alle ore 23.00 dell'11 maggio 1944, dopo una preparazione d'artiglieria
effettuata da oltre 1600 cannoni che aprirono il fuoco contro le posizioni
tedesche, le truppe alleate della V e VIII Armata, scattarono all'attacco.
Sulla costa tirrenica, l'assalto della 85ª e 88ª divisione americana non
conseguì inizialmente alcun progresso significativo, mentre al loro fianco
le truppe francesi si lanciarono attraverso i monti Aurunci, ottenendo
subito una rapida avanzata.
Nel settore di Cassino la 4ª divisione britannica e l'8ª indiana, riuscirono
con notevoli difficoltà ad attraversare il fiume Rapido ai lati di
Sant'Angelo in Theodice e, affiancati da unità corazzate canadesi,
iniziarono l'avanzata parallelamente alla statale Casilina.
Sul saliente montano intanto, le due divisioni polacche convergevano verso
gli obiettivi loro assegnati. ma si dissanguavano per la conquista delle
quote poste all'intorno dell'abbazia, venendo decimate dal tiro dei
difensori.
Così, nuovi cadaveri andarono ad aggiungersi a quelli che già da mesi
cospargevano le insanguinate creste intorno al monastero. Pochi metri di
terreno costarono decine e decine di morti, ai polacchi così come agli
stessi tedeschi.
"Non odiavamo quegli uomini che caparbiamente si lanciavano verso di noi,
subendo perdite spaventose. - disse anni dopo un reduce tedesco del III
Reggimento Paracadutisti - A loro avevamo talvolta permesso di attingere
acqua dai pozzi localizzati nelle nostre linee, di raccogliere i caduti
scambiandoci qualche parola, ma il giorno dopo eravamo di nuovo di fronte,
pronti a morire intorno a quota 593, il Calvario. Mai nessuna collina aveva
avuto un nome più appropriato e terribile. Solo le pietre ed i corpi
martoriati costituivano l'immagine atroce di quel paesaggio di morte."
Intanto nella giornata del 14 maggio, le truppe francesi riuscivano a
conquistare Ausonia ed il generale Juin decideva di scatenare i suoi
goumiers attraverso le montagne, determinando con questo la crisi
dell'intero fronte tedesco. Il giorno 15, la 78ª divisione britannica
scattava all'attacco sfruttando il successo della testa di ponte sul Rapido
e piegava verso la montagna, per ricongiungersi alle truppe polacche,
chiudendo così in una tenaglia i tenaci difensori del monastero.
Brian Clark, capitano dei Royal Irish Fusiliers, lasciata l'area di raccolta
della sua unità, posta in prossimità del monte Trocchio, riuscì a traversare
il fiume ed a spingersi velocemente oltre il terrapieno posto subito a nord
del villaggio di Sant'Angelo in Theodice. "Avevamo rilevato su una carta le
postazioni ed i principali capisaldi del nemico e da essi i tedeschi
sviluppavano un terrificante fuoco di interdizione con armi automatiche e
sbarramenti di mortai. Ma più terrificanti erano le salve dei Nebelwerfer, i
lanciarazzi multipli a cinque e sei canne, che sconvolgevano ampi tratti di
terreno, polverizzando tutto. Con grandi sacrifici raggiungemmo il Rio
Pioppeto e superatolo, dirigemmo verso alcune masserie della zona. Ma non
appena intercettata la strada che porta a Piumarola, dividemmo le forze:
Royal Inniskilling Fusiliers ( i Skins) ed il 2° London Irish Rifles,
diressero decisamente su di essa mentre il 1° Royal Irish Fusiliers piegò
verso la Casilina incontro ai polacchi. Era il 17 maggio 1944".
Sulla montagna intanto, i tedeschi resistevano ancora. Il 17 maggio i
polacchi assaltarono nuovamente le posizioni tenute dai Paracadutisti
tedeschi. Le perdite furono alte, ma riuscirono a prendere quota 593, detta
il Calvario. All'alba del 18 maggio 1944, una pattuglia del 12° Reggimento
lancieri Podolski al comando del sottotenente Kasimierz Gubriel,
attraversava la "valle della morte" e penetrava all'interno del distrutto
monastero, trovandovi solo alcuni feriti e le sepolture dei paracadutisti
morti. I pochi sopravvissuti tedeschi si erano ritirati imbattuti durante la
notte, per non rimanere intrappolati all'interno della tenaglia alleata.
Improvvisamente Cassino non significava più nulla, rappresentando solo una
delle tante città d'Italia devastate, sovrastata dalle terribili rovine
della desolata abbazia di San Benedetto.
Diciassette giorni dopo, le avanguardie della V Armata fanno il loro
ingresso in Roma; Cassino perde improvvisamente tutta la sua importanza. L’ambìta
preda costituita dalla Capitale d’Italia è stata raggiunta e, nell’euforia
generale che ne consegue, sembra che i lunghi mesi trascorsi all’ombra del
monastero non siano mai esistiti. Clark ha raggiunto il suo obiettivo;
quello di entrare da conquistatore nella Città Eterna prima che un altro
avvenimento focalizzi l’attenzione del mondo verso altri luoghi. Due giorni
dopo difatti scatta lo sbarco in Normandia, che nei piani alleati mira
diretto al cuore del Reich germanico.
“Overlord”, come viene denominata in codice l’operazione sulle coste della
Francia, è destinata ad assorbire tutte le risorse umane e materiali degli
angloamericani, di conseguenza il fronte italiano viene ad assumere
un’importanza secondaria. Le avvisaglie di questa inversione di tendenza si
erano comunque già avute quando la battaglia infuriava ancora nel basso
Lazio, al momento in cui alcuni tra i più validi comandanti alleati (tra cui
Eisenhower e Montgomery) erano stati trasferiti in Inghilterra alla
preparazione della più grande invasione anfibia della storia militare.
Le armate alleate in Italia si ritrovano improvvisamente con un numero di
divisioni ridotte all'osso, costrette a prendere le briciole delle immense
forniture militari destinate al teatro europeo dalle industrie belliche.
In tal modo, venendo a mancare sia la forza per conseguire una vittoria
decisiva, sia le giuste motivazioni ai comandanti che vedono i propri
colleghi in Francia coprirsi di gloria, la guerra in Italia durerà ancora un
anno, terminando con la resa delle truppe tedesche cinque giorni prima del
suicidio di Hitler nel bunker di Berlino.

