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«Sono
spiacente di annunciarvi che non produrremo più Life Magazine, dal
numero del 20 Aprile 2007». Due righe dell’amministratrice delegata
del gruppo Time, Ann Moore, consegnate ieri ai pochi giornalisti
sopravvissuti ai tagli di personale, hanno decretato la fine del più
grande settimanale del mondo, che era arrivato a distribuire, negli anni
migliori, più di 13 milioni di copie. Nei commenti sui blog dei
giornalisti americani che sono seguiti all’annuncio, si leggevano tristi
battute, tutte incentrate sulla parola Life (vita): «Siamo spiacenti
di annunciarvi la scomparsa della Vita», oppure: «Life, che
sembrava averne nove, ha perso l’ultima». E un altro ha scritto: «Per
maggiori informazioni su Life Magazine, chiedete ai vostri nonni».
Sì, bisogna chiedere ai padri e ai nonni per capire quale importanza
abbia avuto nella storia del giornalismo una rivista come Life, la prima
interamente di fotografie, che ha dominato il mercato per più di 40 anni
e quando è stata chiusa la prima volta, nel 1972, vendeva ancora 5,5
milioni di copie. Mezzo secolo di storia è passato sulle sue copertine,
attraverso l’opera di coraggiosi fotoreporter di guerra come Robert Capa,
Henri Huet, Alfred Eisenstaedt; o di straordinari ritrattisti come
Philippe Halsman e Edward Steichen.
Nato nella sua versione moderna nel 1936, per una intuizione del
fondatore di Time, Henry Luce, Life non era un magazine, era uno
spettacolo. Negli anni in cui non esisteva ancora la televisione e
giornali e radio erano gli unici strumenti di informazione, mostrava le
immagini degli avvenimenti e i volti dei personaggi di cui la gente
aveva solo sentito parlare, con una qualità, un rigore e una serietà
difficilmente eguagliabili. Si diceva che quando gli Stati Uniti
entravano in guerra, anche Life lo faceva, e sempre dalla parte del
proprio paese. Tra i 40 corrispondenti inviati sui campi di battaglia in
Europa dal 1941 al 1944, sei erano donne. Tra queste anche Mary Welsh,
che sposò lo scrittore Ernest Hemingway, il quale pubblicò proprio su
Life il suo romanzo «Il vecchio e il mare».
L’unico giornalista fotografo presente allo sbarco in Normandia era
Robert Capa, che inviò al magazine centinaia di immagini, ma tutte un
po’ mosse e sfocate. I redattori scrissero nelle didascalie che a Capa
tremavano le mani per le scene apocalittiche che stava riprendendo,
altri affermarono che l’effetto era voluto, per rendere l’azione e il
movimento dei soldati. La banale verità è che Capa cadde in acqua,
rovinando i negativi. Morì in Indocina, nel 1954, saltando su una mina
mentre era in servizio per Life. Nel 1966, un servizio di Henri Huet
sull’ufficiale medico Thomas Cole che assisteva i soldati feriti in
Vietnam, contribuì non poco alla causa del movimento pacifista: in
copertina c’era Cole, a sua volta con la testa fasciata, che assisteva
un soldato con gli occhi bendati, entrambi rannicchiati in una disperata
trincea piena di fango. In prima pagina non c’era bisogno d’altro, solo
un piccolo titolo diceva: «La guerra continua».
Gli anni 60 furono anche quelli delle foto di Marilyn Monroe, dei
Kennedy, di Liz Taylor, Sophia Loren e dello sbarco sulla Luna, e
segnarono la fine di un’epoca. A differenza dei giornali e settimanali
contemporanei che devono affrontare la concorrenza dei new media
digitali, Life fu messo in crisi già molti anni fa da quello che ora
consideriamo un old media, la televisione. Fu chiuso dal 1972 al 1978,
riaprì come un mensile e nel 2000 chiuse di nuovo, per ritornare nel
2004 come settimanale allegato gratuitamente a circa 130 quotidiani.
Alla fine dell’anno scorso, era ridotto a una ventina di tristi pagine.
Il destino di Life non poteva restare immune da quello di molti altre
pubblicazioni del gruppo al quale apparteneva. A gennaio Time Warner ha
licenziato 300 persone e venduto sottocosto 18 riviste minori. Lo stesso
Time, un’altra leggenda nel campo dei settimanali, ha subito dure
ristrutturazioni. Ora il grande patrimonio fotografico di Life finirà su
libri e su Internet, dove milioni di ragazzi potranno consultarlo,
magari davvero in compagnia del nonno. In un mondo nel quale tutti
possono scattare immagini e diffonderle con un telefonino, vale ancora
la pena di vedere come erano le foto quando le scattavano grandi
professionisti. |
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Una
delle famose foto scattate da Capa durante lo sbarco in Normandia

Una delle copertine "epiche" di LIFE durante la II Guerra Mondiale

Anche Benito Mussolini si guadagnò la copertina del prestigioso giornale |