25 Aprile 1945

Affinché la memoria di quei giorni non si spenga mai, è giusto riflettere su un periodo storico che ha segnato una tappa importantissima nella Storia del nostro Paese ed i cui riflessi sono tangibili ancora oggi, a sessant'anni di distanza.

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di Marco Marzilli

 

Quando ero ragazzino, ricordo che a scuola mi dicevano che in questa data "l'Italia aveva riacquistato la propria indipendenza liberandosi dal giogo nazi-fascista che l'aveva oppressa per lunghi anni".

Poco o nulla importava al sistema scolastico italiano di come si fosse giunti a quella data ed ancor meno dei fatti salienti che l'avevano preceduta; in fondo la Seconda Guerra mondiale non occupava che poche pagine del mio libro di storia.. e solitamente tale punto del programma capitava sempre alla fine dell'anno, di conseguenza le cose venivano studiate "a volo d'angelo".

Solo anni più tardi, intraprendendo per conto mio lo studio del contesto storico che va dal 1939 al 1945, capii la reale portata di quegli avvenimenti e dei personaggi storici che ne furono protagonisti, formando dentro di me un'idea che per molti versi non si rifà ai concetti puri di "liberazione", ma piuttosto alla fine di un'epoca segnata dalla guerra civile italiana.

Ritengo molto più importante infatti pensare che la fine delle ostilità nel nostro Paese non debbano ritenere "in primis" come unico fattore fondamentale la cacciata dell'esercito straniero dal nostro suolo (cosa peraltro già scontata, visto l'andamento delle operazioni militari), bensì il termine di quel periodo pieno di furore che aveva portato, sin dal 1943, italiani a combattere contro altri italiani in base a scelte che molti fecero indipendentemente dal proprio credo o dalle proprie convinzioni, vestendo l'una o l'altra casacca in fede ad un giuramento dato in precedenza, oppure credendo in un ideale legato ad un'Italia nuova, libera e democratica.

Ecco.. questo secondo me è il vero senso di questa data che ogni anno festeggiamo: la morte delle ideologie che portarono allo scontro fratricida tra migliaia di giovani che avevano gli uni gli stessi desideri degli altri e la medesima voglia di vivere per vedere la nascita di una Nazione migliore, ma che in quel folle periodo si trovarono a vestire uniformi diverse.

E' "questo 25 aprile" che conta: non la fine di un esercito ormai sconfitto e che ormai non aveva nemmeno più la voglia né i mezzi per combattere e per tenere sotto "giogo" una nazione che, in fondo, non aveva mai davvero ritenuto una vera alleata.

 

 

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