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Anche 5 ciociari nelle foibe

Nel giorno della memoria dedicato all'orrore delle Foibe, ripropongo un articolo in cui si parla di alcuni nostri conterranei uccisi in quel tragico 1945.

 

 

 

 

 

PER SAPERNE DI PIU'

GIANNI OLIVA,
FOIBE. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell'Istria
Pagine 206
Mondadori Collana LE SCIE
ISBN: 978880448978
 

Ci sono anche cinque ciociari tra i 1.048 nomi che la Slovenia ha consegnato all'Italia. Li hanno già ribattezzati "I riemersi dalle foibe".

Tra coloro che, alla fine della Seconda Guerra mondiale, con la perdita dell'Istria e della Dalmazia, non fecero più ritorno e finirono nelle foibe ci sono anche loro; poliziotti e bersaglieri di Ripi, di Alatri, Torrice, Frosinone e Arpino.

Ora, a sessant'anni da quella tragedia, il dossier del governo sloveno sulle deportazioni del 1945 in Friuli venezia Giulia riporta alla luce i nomi di quei soldati, poliziotti, ma anche maestri e professori. Gente di tutta Italia, di Bari, Palermo, Brescia, Lucca e di Frosinone, solo per citare alcune località, e dunque non solo di Trieste, Gorizia, Fiume e dintorni.

L'intero elenco è stato pubblicato ieri e per ospitarlo ci sono volute due pagine del quotidiano triestino "Il Piccolo".

Questi i nomi dei ciociari che le autorità slovene hanno messo a disposizione del sindaco di Gorizia e che il Prefetto ha deciso di rendere pubblici: gli agenti di Pubblica Sicurezza Emilio Adamo, nato a Ripi,  Angelo dell'Orco, di Alatri e Gerardo Savo Sardaro, di Torrice. E ancora, il bersagliere Ruggiero Travaini di Frosinone e Felice Gavallotti, di Arpino. Quest'ultimo figura nella lista degli "scomparsi prima del 1 maggio 1945".

L'elenco è minuzioso; nome, cognome, grado, dati anagrafici, luogo di arresto e di internamento. Manca purtroppo il dato più importante, quello atteso per decenni dai parenti: la data e il luogo di morte.

In molti furono infatti condannati a morte subito senza pietà già nel 1944. Altri invece vissero un'odissea di due anni nei vari carceri prima di venire uccisi e poi gettati nelle foibe.

Ma, si affretta a dire una storica slovena, "il dossier è ancora parziale. Quando si apriranno gli altri archivi, probabilmente verranno alla luce altri nomi".

L'elenco è stato in realtà consegnato al primo cittadino di Gorizia, Vittorio Brancati, dal suo omologo di Nova Gorica, incaricato direttamente dal Ministro degli Esteri sloveno. inizialmente si era pensato di non rendere pubblica la lista e dunque di lasciarne ai parenti la verifica. Fino alla decisione di tre giorni fa, la quale ha portato a conoscenza dell'opinione pubblica italiana i 1.048 nomi che ne fanno parte.

 

 

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