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Bello e impossibile

La Seconda Guerra mondiale ha (purtroppo) generato una vera e propria impennata nella tecnologia costruttiva delle armi, tanto che è possibile vederne gli effetti ancora oggi, a più di sessant’anni di distanza (basti pensare alla famiglia degli RPG sovietici).

Tra i sistemi studiati e messi in produzione in tale periodo, ve ne sono alcuni che sono a dir poco entrati nella leggenda: tra questi spicca certamente il fucile d’assalto tedesco per truppe aviotrasportate Fallschirmgewher 42, o FG42.

   

COME FUNZIONA

(Tratto da “The Machine Gun”)

 

 

Dauerfeuer (fuoco automatico) : Selettore di tiro in posizione D

Inserito un caricatore pieno e con la leva del selettore posizionata su "D", si tira indietro la manetta di armamento fino al suo fondo corsa, dove il pistone ed il gruppo otturatore vengono trattenuti da un dente che si impegna in un recesso sottostante il pistone stesso.

L'otturatore è aperto (posizione iniziale per il ciclo automatico) e l'arma è pronta al fuoco.

Tirando il grilletto la molla operatrice spinge innanzi l'otturatore ed il pistone. La faccia dell'otturatore aggancia il fondello della prima cartuccia trattenuta dai labbri del serbatoio e la guida verso al camera allineandola con il centro dell'otturatore stesso. Mentre l'otturatore termina la sua corsa in avanti, l'unghia dell'estrattore aggancia il fondello. La faccia dell'otturatore va a toccare la culatta della canna ed a questo punto le alette di chiusura sono allineate con  i recessi nell'estensione della canna. Il pistone è ancora libero di avanzare ed i suoi risalti cammati scorrono dentro le asole sinusoidali ricavate nel corpo dell'otturatore causandone la rotazione e quindi la chiusura dell'azione. L'ultimo tratto di corsa del pistone libera il percussore che va a percuotere l'innesco della cartuccia camerata.

Quando il proiettile oltrepassa il foro di presa gas ricavato nella canna, una porzione di questi defluisce verso il pistone che inizia la sua corsa retrograda causando contemporaneamente la rotazione dell'otturatore, lo svicolo di quest'ultimo ed il ripetersi di tutta la sequenza di sparo.

 

Einzelfeuer (fuoco semiautomatico) : selettore di tiro in posizione E

Con il selettore posizionato su E, l'azionamento della manetta fa compiere all'otturatore il ciclo completo fino alla sua chiusura con una cartuccia camerata. Un recesso sottostante il pistone impegna il dente d'arresto del percussore impedendogli di terminare gli ultimi millimetri della sua corsa fino a quando non viene premuto il grilletto. In questo modo il ciclo di fuoco inizia e termina ad otturatore chiuso con una cartuccia in camera.

 

La notevolissima vampa di sparo prodotta dall'FG.42, qui ripresa durante una prova di tiro con uno dei rarissimi esemplari oggi esistenti. Si noti che il Re-enactor porta a tracolla la specifica bandoliera portacaricatori.

 

L'Oberfeldwebel Herbert Ripke ripreso sul pianoro del Gran Sasso davanti all'albergo di Campo Imperatore, dove era tenuto "prigioniero" Benito Mussolini fino alla sua "liberazione" da parte degli uomini del Lehr Battaillon (2ª Divisione Paracadutisti).

Oltre all'aliante DSF230, è possibile vedere un FG.42 portato a spalla dal sottufficiale.

 

 

FOTOGALLERY

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L’FG.42 rappresentava un fucile completamente automatico che era per l’epoca un’arma del tutto rivoluzionaria e che non esitiamo a definire “suscettibile di influenzare l’andamento del conflitto” se, assieme ad altre come ad esempio lo Sturmgewher 44, fosse stata prodotta in un numero sufficiente di esemplari.

Il suo sviluppo data l’anno 1940 e sfociò nel prototipo FG42/I (approntato dalla Rheinmetall) realizzato dal celebre progettista Louis Stange, il quale fece fronte ad alcune precise specifiche della Luftwaffe per la costruzione di un fucile d’assalto per i paracadutisti.

Si ricordi a tal proposito che a quell’epoca i paracadutisti tedeschi si lanciavano in zona d’operazione armati di sola pistola e che le armi individuali quali le carabine K.98 e i mitra MP.38/40, nonché quelle di squadra (MG.34) erano invece lanciate a parte, dentro speciali contenitori i quali dovevano essere recuperati appena i fanti dell’aria prendevano terra. Nel lasso di tempo intermedio, questi ultimi erano vulnerabilissimi al fuoco di reazione di un potenziale nemico.

Tali specifiche richiedevano in sintesi un’arma che utilizzasse sempre la cartuccia standard Mauser in dotazione all’esercito tedesco (7,92mm), che avesse una lunghezza massima di 100cm e che possedesse al tempo stesso la capacità di tirare a colpo singolo e a raffica. In ultimo, si richiedeva anche un peso non superiore a quello di una normale carabina e una precisione tale comunque da permettere almeno un modesto tiro da cecchinaggio.

La lavorazione dei primissimi esemplari dell’arma fece emergere subito la necessità di sostituire l’acciaio al manganese con acciaio al carbonio per facilitare la produzione di massa e ciò introdusse alcune piccole modifiche, la più vistosa delle quali fu certamente l’inclinazione dell’impugnatura a pistola. Gli esemplari costruiti dopo tali modifiche presero la denominazione di FG.42/II e sono quelli prodotti nel numero maggiore. Le differenze a prima vista identificabili tra le due versioni consistono nella diversa curvatura dell'impugnatura a pistola (più inclinata nel 1° tipo) e nel fissaggio del bipiede (al centro dell'arma nel 1° tipo e quasi sotto la volata nel 2°)

Il "cuore" dell’FG.42 è certamente il suo elaborato sistema di chiusura, studiato al fine di trovare un compromesso tra la richiesta di precisione di tiro e quella relativa al funzionamento automatico. L’arma infatti spara ad otturatore chiuso in fuoco semiautomatico e ad otturatore aperto in fuoco automatico.

Tale caratteristica si ottiene semplicemente spostando il selettore di tiro, il quale in posizione “dauerfeuer” (automatico) inizia e finisce il suo ciclo ad otturatore aperto, mentre in posizione “einzelfeuer” (semiautomatico) compie lo stesso ciclo in posizione chiusa.

A queste certamente uniche caratteristiche di funzionamento, si aggiungevano anche la presenza di un piccolo bipede (fissato in prossimità della volata), il quale consentiva di poggiare l’arma a terra per il fuoco di precisione, la presenza di una baionetta “a spiedo”, prevista per un improbabile combattimento corpo a corpo e la possibilità di montare un piccolo cannocchiale per il tiro di precisione (soluzione che lo rende il precursore dell’attuale S.A.80 in dotazione all’esercito britannico)

 

 

INNOVATIVA, MA NON ESENTE DA DIFETTI

 

L’FG.42, pur rappresentando come già detto prima un’innovazione unica nel suo genere in fatto di armi da fuoco (fu il primo fucile d’assalto della storia), non era esente da difetti: il caricatore da 20 colpi si inseriva sul lato sinistro, caratteristica questa che dava qualche problema nel maneggio dell’arma, specie nel fuoco istintivo. Inoltre la sua elevata celerità di tiro nel fuoco automatico portava all’esaurimento delle cartucce in un tempo relativamente breve, costringendo il militare a sostituire frequentemente il caricatore.

A ciò si aggiungeva la presenza di una vistosissima vampa al momento del fuoco, effetto questo legato alla combustione dei gas di sparo della potente cartuccia 7,92 Mauser nella corta canna dell’arma. Infine, il piccolo bipiede, al fine di mantenere la leggerezza complessiva del fucile (pesante oltre 4 kg), risultava alquanto instabile nel tiro a raffica in posizione da sdraiati a terra.

Ma ciò che classificò quest’arma come un progetto dal discutibile effetto pratico sulle sorti del conflitto fu senz’altro la sua complessità produttiva, cosa questa che fece sì che solo 7000 esemplari vedessero effettivamente la luce. Nonostante ciò, l’FG.42 risultò molto popolare tra le truppe.

 

 

CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Calibro

7.92 mm

Lunghezza

940 mm

Lunghezza della canna

502 mm

Peso

4.53 kg

Velocità alla canna

761 m/sec

Caricatore

20 colpi bifil.

Raggio di tiro utile

800 metri

Cadenza di fuoco

750-800/min

 

 

 

 

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