Un episodio sconosciuto

L’Arpinate PASQUALE ROTONDI salvò diecimila opere d’arte durante la guerra: ma in quanti sanno? Ora il tutto diventa un film.

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Ha messo in salvo circa diecimila opere provenienti dai principali musei italiani, nascondendoli nel cuore delle Marche, riponendoli nelle segrete e sicure stanze della Rocca di Sassocorvaro, del Palazzo dei Principi di Carpegna e del Palazzo Ducale di Urbino e proteggendoli dalle razzie e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Pasquale Rotondi di Arpino, sovrintendente delle Marche e funzionario di Stato «illuminato», ha ispirato la produttrice Caterina Ponti a scrivere la sceneggiatura, insieme a Gianluca Nardulli, della storia di questo salvataggio che presto diventerà un film dal titolo provvisorio «The Storm» (La Tempesta).

Pasquale Rotondi, nato ad Arpino nel 1909, studioso d'arte, dal 1939 è stato sovrintendente di Urbino. Finito il conflitto, rimane nella cittadina marchigiana fino al 1949, quando si trasferisce a Genova, dapprima con l'incarico di soprintendente e, in seguito, dal 1961 al 1973 come direttore dell'Istituto Centrale del Restauro. Nel 1973 diviene consulente del Vaticano per il restauro della Cappella Sistina. Rotondi muore a Roma nel 1991, all'età di 81 anni. Nel film il ruolo di Rotondi sarà affidato ad Agostino Penna, al suo debutto cinematografico dopo essere stato il protagonista di «Tosca-Amore disperato», il musical di Lucio Dalla, e dopo aver scritto e arrangiato varie colonne sonore di film, tra cui «Si fa presto a dire amore». Accanto a Penna ci sarà anche l'attore francese Hugo Michel Baret, attualmente impegnato nelle riprese della soap opera «Vivere».

La pellicola sarà girata quasi completamente nelle Marche e nel Montefeltro: a Sassocorvaro, a Urbino, Carpegna. Sono previste delle riprese anche a Venezia, Los Angeles e, forse, Roma.

 

La storia per intero.

Negli anni tra il 1940 e il 1944 in un angolo delle Marche, quel Montefeltro storico compreso tra Sassocorvaro, Urbino e Carpegna, furono concentrati, per salvarli dai pericoli della guerra, circa 10.000 tra quadri e tesori provenienti dai principali musei delle Marche, ma anche da Venezia, Milano e Roma. Le rocambolesche vicende del salvataggio di gran parte del nostro patrimonio culturale sono più simili a quelle degli agenti di Le Carré o di Grahal Greene che non alle competenze di un semplice, e per questo ancor più lodevole, funzionario dello Stato: Pasquale Rotondi, allora 31enne Sovrintendente ad Urbino. A noi rimane di quella straordinaria esperienza l'inedito Diario di Rotondi (da lui intitolato: "Opere d'arte nella tempesta della guerra"), arricchito da un'intervista e dalle principali parole con cui il Sovrintendente negli ultimi anni della sua vita ha ricordato quegli anni difficili. Questo materiale, integrato da altri documenti recuperati nel corso di una minuziosa ricerca di cui parla, nelle pagine a seguire, il ricercatore Pier Damiano Mandelli, costituisce l'ossatura del racconto. Giorno dopo giorno sfilano sotto i nostri occhi luoghi e opere, difficoltà e risultati. E sullo sfondo, la Rocca di Sassocorvaro, capolavoro insigne di architettura, una delle più belle creazioni artistiche di Francesco di Giorgio Martini, il grande maestro senese, ingegnere militare di Federico da Montefeltro, che in quanto tale esercitò una notevole influenza sullo stesso Leonardo da Vinci. Fatta costruire nella seconda metà del Quattrocento per ordine di Ottaviano Ubaldini, in una località del Montefeltro a lungo contesa dai Malatesta, tra Pesaro e Urbino a soli 50 chilometri dalla riviera adriatica, la fortezza fu innalzata con un'insolita grandiosità di strutture, in modo da accrescere la naturale inespugnabilità del luogo con la poderosa imponenza e con l'unitaria compattezza delle murature gigantesche. Scorrendo l'elenco dei capolavori nascosti (a partire dalla Tempesta del Giorgione, "forse il quadro più raro e suggestivo che possegga l'Italia", lo giudicava Rotondi) e dei loro autori si incontrano nomi prestigiosi dei più insigni maestri: 13 quadri di Tiziano, 17 Tintoretto, 4 Piero della Francesca e altre opere di Carlo Crivelli e Lorenzo Lotto, Raffaello e Mantegna, Veronese e Rubens, Tiepolo, Guardi e Canaletto... Questi tempi, questi capolavori rimandano con la memoria al clima generale di quel tempo e alle numerose opere trafugate dai tedeschi. C'è una videocassetta della serie Combat Film che illustra meglio di tante parole la cornice entro cui va inserita l'avventura segreta raccontata in questo libro.

Il filmato, custodito nell'Archivio nazionale di Washington e girato in Italia da speciali Unità combattenti cinematografiche dell'esercito americano, è dedicato alle distruzioni e ai trafugamenti del patrimonio artistico italiano durante la Seconda guerra mondiale. Migliaia di opere d'arte furono saccheggiate dai tedeschi. Altre furono distrutte dai bombardamenti aerei degli Alleati o dalle artiglierie durante il passaggio della linea del fronte. Moltissime opere furono allontanate dai loro luoghi abituali e nascoste un po' dovunque. Chiese ed edifici di notevole valore artistico, infine, furono protetti da impalcature colme di sacchetti di sabbia. I tedeschi provocarono danni limitati con i bombardamenti aerei (anche perché nel 1943-45) la loro aeronautica era fortemente indebolita), ma in compenso organizzarono saccheggi su vasta scala. Gli Alleati provocarono gravi danni con i bombardamenti, ma cercarono di impedire che i loro soldati saccheggiassero. Fin dallo sbarco in Sicilia costituirono una Fine Arts Monuments and Archives Sub-Commission, la quale stampò un manualetto per insegnare ai soldati come rispettare le opere di interesse artistico. Memori dell'esperienza del 1915-18, le autorità italiane disposero nel 1940 il ricovero in terraferma, in una base allora segreta che oggi scopriamo essere stata la Rocca di Sassocorvaro, di migliaia di quadri, sculture, disegni, mobili, arredi e oggetti preziosi che si trovavano in laguna. Dopo l'8 settembre 1943 i tedeschi istituirono in Italia un Kuntschutz, un ufficio di "protezione artistica", alle dipendenze di un colonello delle SS, il professor Alexander Langsdorff. Questo ufficio ritenne che il miglior modo di proteggere le opere fosse quello di trasportarle in Germania. Per contrastare i saccheggi, gli italiani organizzarono a loro volta un servizio clandestino guidato da Rodolfo Siviero che negli anni Trenta era entrato a far parte dei servizi della polizia italiana. Siviero agì sia collegandosi agli Alleati e ai partigiani sia servendosi di spie collocate nel Kuntschutz. Sia il Kuntschutz sia l'ufficio di Siviero risiedettero inizialmente a Firenze. Migliaia di opere d'arte presero la via del Brennero ma Siviero e i suoi uomini, con l'aiuto degli Alleati e delle forze della Resistenza, riuscirono abbastanza bene a controllarne gli spostamenti. Una parte delle opere d'arte restarono sempre in Italia, perché il comandante delle SS in Italia, generale Karl Wolff, pensò che potessero essere barattate con gli Alleati, al momento opportuno, per ottenere migliori condizioni di resa. Nel luglio 1945 le opere trafugate cominciarono a far ritorno alle loro sedi. E una manifestazione ebbe luogo il 22 luglio nella Piazza della Signoria di Firenze per festeggiarne il ritorno agli Uffizi. Ma ancora nel 1995 circa 1500 opere d'arte sottratte dai tedeschi agli italiani mancano all'appello. Si trovano in, Germania e, in parte, nell'ex Unione Sovietica, dato che l'Armata Rossa, avanzando durante la guerra in territorio tedesco, se ne impossessò. Su International Herald Tribune del 22-23 aprile del 1995 è pubblicato un articolo di Roderick Conway Morris dal quale risulta che, fra le opere ancora da recuperare ve ne sono alcune di Michelangelo, del Perugino, di Marco Ricci, oltre a sculture greche e romane e a tavole di primitivi di ottima fattura. L'elenco completo di questa Arca dispersa è riportato nel volume L'opera da ritrovare, sottotitolo: Repertorio del patrimonio artistico italiano disperso all'epoca della seconda guerra mondiale, Poligrafico dello Stato, 1995. Questo è il contesto storico entro cui si colloca l'Operazione Salvataggio nel Montefeltro marchigiano. "Il ricordo della vita segreta di quelle opere, nei 5 anni, 3 mesi e 8 giorni di permanenza nelle monumentali mura del Montefeltro marchigiano, mentre fuori divampava la guerra, non potrà mai essere cancellato", ha lasciato scritto Pasquale Rotondi: questo libro nasce perché il ricordo personale di un uomo su un'esperienza e su un luogo che riguarda l'anima di un intero Paese (la Rocca di Sassocorvaro, mezzo secolo dopo essere tornata a essere, come voleva Rotondi, una dinamica Arca dell'Arte con mostre, premi, convegni e pubblicazioni) possa diventare ricordo e patrimonio dell'Italia e del mondo.

 

 

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