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Dal numero datato 23 giugno 1963 de "La Domenica del Corriere", il reportage di un giornalista che si reca a Cassino per tracciare lo stato della città a vent'anni dall'omonima battaglia (testo, foto e didascalie sono state lasciate così come riportate sul giornale).
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Superba visione del Monastero di Montecassino. La ricostruzione dello storico cenobio è costata dodici anni di lavoro e tre miliardi di lire sborsati dallo Stato italiano.
Appena fuori di Cassino si trova il cimitero inglese. Giardinieri italiani guidati da un custode britannico tengono in ordine le tombe dei caduti.
Giuseppina Martucci di 15 anni, al centro, lavora in una fabbrica di Cassino dove si producono involucri di plastica. Presto a Cassino sarà creata una vasta zona industriale.
Ai piedi della collina di Caira si sono accampati 40 giovani tedeschi scesi a Cassino col pietoso compito di sistemare le tombe dei loro compatrioti caduti qui 20 anni fa.
Condotta per le acque del Volturno presso Mignano Montelungo. In questo luogo caddero numerosi nostri soldati
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Che novità ci sono oggi, a vent’anni di distanza dalla famosa battaglia di Cassino, sulla vecchia Linea Gustav? Per rispondere a questa domanda ne ho percorso il tratto più occidentale, che fu anche il più tormentato, quel tratto cioè che va dalle montagne sovrastanti Cassino alla foce del Garigliano. Come si sa, la Linea Gustav fu la linea creata dai tedeschi nell’inverno del 1944 sulla quale il Feldmaresciallo Kesselring, comandante delle armate tedesche in Italia, intendeva bloccare l’VIII Armata britannica e la V Americana provenienti da Napoli e dirette alla conquista di Roma. Ovunque ho trovato paesi e borgate rinati a nuova vita, floride campagne, industrie e ciminiere. Nei pressi di Cassino, là dove furono schierati i reparti della 36ª divisione “Texas” americana che si fece massacrare al guado del Rapido, sta sorgendo una delle più grosse cartiere di Europa che darà lavoro a 700 operai. “Nelle fondamenta della nostra Industria” – mi ha detto il dott. Renzo Brunetti, dirigente di una fabbrica di involucri di plastica a Cassino – "Sono ancora interrati due carri armati”. L’ex maggiore di Fanteria Remo Malatesta, proprietario di una fabbrica di materassi di schiuma, mi ha detto che ogni anno, nella ricorrenza del bombardamento della città di Cassino, egli guida i suoi operai a Montelungo dove riposano i nostri soldati che in una memorabile battaglia, il 16 dicembre 1943, aprirono il passo alle Armate alleate. “Se oggi a Cassino ci sono prosperità e benessere” – ha affermato il maggiore Malatesta – “lo dobbiamo anche a loro”. Cassino, la città martire, decorata di Medaglia d’Oro è ai giorni d’oggi un centro pieno di vita con più di ventimila abitanti; basti pensare che vi circolano circa 6.000 automobili. Nodo commerciale, industriale e scolastico, vi gravitano oltre trenta comuni e per la vicinanza dell’Autostrada del Sole e del porto di Gaeta (l’autore dell’articolo ha dimenticato la S.S.6 Casilina…che fu causa della battaglia di Cassino - N.d.W.-), le sue attività commerciali e industriali hanno acquistato una particolare importanza. Ne ho parlato con il Sindaco Domenico Gargano: “La nostra Cassino” – ha affermato- “Rinata nel 1948 sulle macerie della vecchia città, subirà nei prossimi anni un grande sviluppo urbano, grazie al nuovo piano regolatore in discussione. E’ prevista anche la creazione di una zona industriale per circa 3.000 posti di lavoro”. Appena arrivato in questa città sono stato avvertito che un gruppo di giovani tedeschi si era accampato ai piedi di una collina a Caira: erano venuti per sistemare il cimitero dei loro caduti. Il fatto, devo dire la verità, mi ha incuriosito e sono andato a verificare. I giovani tedeschi, una quarantina circa, si trovavano accampati sotto una macchia di querce, proprio ai piedi di quell’altura che si incunea come una grossa pagnotta fra le montagne della vecchia Linea Gustav. Là ora si vedono lunghe file di croci bianche che corrono attorno alla collina, cingendola come un bianco serto. Ho chiesto al giovane che faceva gli onori di casa e parlava abbastanza bene l’italiano spiegazioni di quel campeggio che non aveva nulla di turistico e lui, volentieri, me le ha fornite. Mi ha raccontato che i giovani tedeschi, studenti, operai e impiegati, di tutte le città della Germania occidentale, a gruppi di una quarantina per volta, si alternano ogni quindici giorni al cimitero di Caira per dare una degna sepoltura ai caduti germanici e che “Tutto dovrà essere pronto per il 18 maggio 1964, data in cui cadrà il ventennale della storica battaglia”: Questa missione, i giovani tedeschi l’assolvono a proprie spese, pagando ciascuno una retta di 100 marchi. Poco dopo a Montecassino, dove mi sono recato per visitare il monastero, oggi completamente ricostruito, il monaco benedettino che mi faceva da guida mi ha raccontato un altro episodio, riguardante sempre i tedeschi, che riferisco perché mi sembra curioso e significativo. Tempo fa si è presentato un pittore tedesco, il quale consegnò ai monaci una preziosa tela di scuola napoletana del De Matteis intitolata “L’Assunzione”. L’uomo,che si era presentata come un semplice turista, raccontò di essere un ex militare germanico che nel 1944 aveva partecipato alla battaglia. E quella tela l’aveva trovata tra le macerie del Monastero. Ora sentiva che era suo dovere venirla a riconsegnare. Mentre con il benedettino procedo per una breve visita all’Abbazia, vengo a sapere che la ricostruzione strutturale del Monastero di Montecassino (quella decorativa non è ancora terminata) è costata 12 anni di lavoro e tre miliardi di lire: Ma non vi è un solo dollaro americano, bensì tutto denaro che ha sborsato lo Stato italiano e ciò torna a suo merito. Non spetta a noi certo giudicare se era necessario o no distruggere questo insigne monumento d’arte e di storia, se i tedeschi realmente lo rispettarono e perché gli Alleati vi si accanirono così pesantemente (in una sola notte vi furono sparate contro oltre 54.000 granate). E’ accertato tuttavia che il saccheggio vi fu. Un intero servizio di argenteria per 300 persone ad esempio non è mai stato ritrovato, così come qualche anno fa un alto prelato in visita al Governatore del Canada, generale Alexander, già comandante delle truppe Alleate in Italia, notò sul tavolo di lavoro del suo studio uno dei cento putti che adornavano il prezioso coro del Monastero.
Renato Albanese
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