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Un tragico errore?

Un ricercatore italo-americano, Joseph Agnone, ha scoperto negli archivi americani una fonte che testimonia uno strano bombardamento aereo avvenuto a il 27 gennaio 1944 sulla cittadina di Caiazzo, quando il fronte di guerra si era attestato sulla Linea Gustav.
Aerei americani colpirono obiettivi della V Armata, un edificio dove era attestata la 163ª Signal Photographic Company. Fu un clamoroso errore, ma perchè inizialmente la colpa venne addossata ai tedeschi?

   

Joseph Agnone, il ricercatore che sta conducendo le indagini sul bombardamento di Caiazzo ad opera di velivoli americani.

Agnone acquisì una certa notorietà per essere stato il primo a fornire alla Magistratura italiana la documentazione di archivio sulla strage nazista di Caiazzo, per la quale fu imputato l'ex tenente Wolfgang Lehing-Emden, condannato poi all'ergastolo ma che mai scontò un solo giorno di prigione a causa del fatto che il reato, secondo la legge tedesca, era ormai caduto in prescrizione.

 

Militari americani per le vie di Caiazzo alla fine del 1943.

 

Sgombero di feriti da Caiazzo.

 

Gennaio 1944. Il fronte di guerra era fermo a Cassino, caposaldo della Linea Gustav, ultimo ostacolo prima di sfondare il sistema difensivo tedesco, imboccare la Valle del Liri e puntare su Roma.

La V Armata Alleata aveva superato a fatica, con un grande sacrificio di uomini e risorse la linea del Volturno e la Linea Reinhard, detta anche Linea d'Inverno.

A Caiazzo, sulla sponda del fiume Volturno, definita dal corrispondente del New York Times "Un cumulo di macerie" era attestata la 163ª Signal Photographic Company.

Il 27 gennaio 1944 alcuni aerei bombardarono Caiazzo, colpendo la sede della Compagnia e uccidendo diciassette civili e ferendo sette militari.

Nel tempo sono emerse svariate ipotesi sulla nazionalità degli aerei che compirono quell'incursione. Alcuni dicono di aver visto dei cacciabombardieri tedeschi con la svastica sulla coda; altri riferiscono trattarsi invece di P.38 dalla caratteristica "doppia coda"...e le osservazioni non si fermano qui.

La ricerca di Joseph ha portato agli archivi americani, dove in un documento tornato alla luce dopo più di sessant'anni dal titolo "Armed with cameras - The american military photographers of World War II" riporta questa testimonianza, riportata integralmente:

 

"Gordon Frye si era finalmente guadagnato il meritato riposo. Frye si trovava molto distante da casa sua, a Rhode Island, e il suo letto era un pavimento di cemento armato invece che un materasso di lana. Ma un pisolino del tardo pomeriggio di questi giorni era un lusso.

La sua stanza era situata al terzo piano di un edificio precedentemente adibito a scuola, a Caiazzo, in Italia, una struttura che era stata requisita dall'unità di Frye, la 163ª Signal Photographic Company per il proprio Quartier Generale. Frye e il suo collega Samuel Tischler erano arrivati il giorno precedente dalla prima linea ed erano sudici, barbuti e pigri come i personaggi dei fumetti di Bill Mauldin. Mentre Frye si riposava, Tischler si stava sottoponendo a pianterreno ad uno di quegli infami tagli di capelli dei G.I.

Per la prima volta dopo mesi entrambi si stavano crogiolando nella sicurezza della retroguardia.

In una frazione di secondo, Frye e Tischler, con i sensi provati troppe terribili esperienze di combattimento, sentirono il rombo di aerei seguiti dai suoni fin troppo familiari di velivoli picchiata accompagnati dal caratteristico fuoco delle mitragliatrici e scoppi di bombe.

L'addestramento militare stabiliva che durante i raids aerei i soldati dovevano subito abbandonare gli edifici per evitare di rimanere sotto le macerie se questo veniva colpito, così Tischler, a metà circa del suo taglio di capelli, uscì scappando dalla porta. Dopo una rapida occhiata fuori dalla finestra, da cui poteva vedere i proiettili arroventati che passavano come lampi, anche Frye corse per sicurezza giù per tre rampe di scale, ma entrambi non sfuggirono allo spostamento d'aria causato dall'esplosione delle bombe aeree. Tischler fu sbattuto a terra e, oltre alle contusioni varie, riportò una fastidiosa diarrea che lo perseguitò per circa una settimana. Frye invece non fu fortunato: proprio nel momento in cui dal corridoio stava fuggendo in strada venne raggiunto dalle schegge di una bomba esplosa poco distante e scaraventato contro la parete. Pensò di essere a poca distanza dalla morte, ma dopo molti sforzi riuscì a rimettersi in piedi e, osservando la distruzione che lo circondava, pensò di fare ciò che la sua missione di cameraman gli imponeva: ritornò al terzo piano del palazzo per prendere la sua macchina fotografica e immortalare quella carneficina.

Riemergendo dalle macerie dell'edificio, Frye osservò subito che la costruzione di fronte era praticamente sparita. Poi la sua mente si offuscò. Frye si svegliò in una stanza di un ospedale da campo, con lo sguardo rivolto al soffitto scolorito. Un medico si chinò su di lui ed esclamò che sembrava essere stato colpito dall'ira di Dio. Difatti lo sembrava davvero: la pelle del suo viso era in parte bruciata, le palpebre  erano lacerate. La trachea aveva riportato dei danni e il lato sinistro del corpo era paralizzato. Inoltre non riusciva più a parlare e, come capì in seguito, era preda di quello che a quel tempo veniva chiamato shock da granata.

Dopo qualche giorno, iniziò a sentire notizie in giro circa un coinvolgimento di velivoli americani nell'incursione che lo aveva ferito così gravemente...e questa non era solo una voce. Il comandante della 163ª Compagnia, il capitano Ned R. Morehouse, non aveva dubbi sul fatto che gli aerei fossero americani, sensazione questa condivisa dal suo successore, capitano Robert Lewis. Quest'ultimo inoltre ricordava come fosse risultato difficile spiegare agli abitanti di Caiazzo come alcuni pochi edifici rimasti in piedi fossero stati definitivamente distrutti da aerei americani. Ma ancor più difficile risultò spiegare i diciassette morti ad una popolazione che aveva già sofferto per mano dei tedeschi - il famoso eccidio di Caiazzo - N.d.W. " .

 

Il regista John Houston, nel suo celeberrimo "The Battle for San Pietro", ha inserito il filmato dei momenti successivi al bombardamento di Caiazzo descrivendolo come una rappresaglia della Wehrmacht tedesca a San Pietro Infine. Nelle scene si vedono soldati americani che si adoperano nel tentativo di estrarre i morti dalle macerie, ma in realtà queste scene, che invece erano state girate a Caiazzo, furono inserite a scopo di propaganda.

D'altra parte le testimonianze dei due ufficiali che si successero al comando della 163ª compagnia sembrano non lasciare dubbi sul fatto che quel bombardamento su Caiazzo fu un tragico episodio di "fuoco amico".

 

 

 

 

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