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Gennaio 1944. Il fronte di
guerra era fermo a Cassino, caposaldo della Linea Gustav, ultimo
ostacolo prima di sfondare il sistema difensivo tedesco, imboccare la
Valle del Liri e puntare su Roma.
La V Armata Alleata aveva
superato a fatica, con un grande sacrificio di uomini e risorse la linea
del Volturno e la Linea Reinhard, detta anche Linea d'Inverno.
A Caiazzo, sulla sponda del
fiume Volturno, definita dal corrispondente del New York Times "Un
cumulo di macerie" era attestata la 163ª Signal Photographic Company.
Il 27 gennaio 1944 alcuni
aerei bombardarono Caiazzo, colpendo la sede della Compagnia e uccidendo
diciassette civili e ferendo sette militari.
Nel tempo sono emerse
svariate ipotesi sulla nazionalità degli aerei che compirono
quell'incursione. Alcuni dicono di aver visto dei cacciabombardieri
tedeschi con la svastica sulla coda; altri riferiscono trattarsi invece
di P.38 dalla caratteristica "doppia coda"...e le osservazioni non si
fermano qui.
La ricerca di Joseph ha
portato agli archivi americani, dove in un documento tornato alla luce
dopo più di sessant'anni dal titolo "Armed with cameras - The
american military photographers of World War II" riporta questa
testimonianza, riportata integralmente:
"Gordon Frye si era
finalmente guadagnato il meritato riposo. Frye si trovava molto distante
da casa sua, a Rhode Island, e il suo letto era un pavimento di cemento
armato invece che un materasso di lana. Ma un pisolino del tardo
pomeriggio di questi giorni era un lusso.
La sua stanza era situata
al terzo piano di un edificio precedentemente adibito a scuola, a
Caiazzo, in Italia, una struttura che era stata requisita dall'unità di
Frye, la 163ª Signal Photographic Company per il proprio Quartier
Generale. Frye e il suo collega Samuel Tischler erano arrivati il giorno
precedente dalla prima linea ed erano sudici, barbuti e pigri come i
personaggi dei fumetti di Bill Mauldin. Mentre Frye si riposava,
Tischler si stava sottoponendo a pianterreno ad uno di quegli infami
tagli di capelli dei G.I.
Per la prima volta dopo
mesi entrambi si stavano crogiolando nella sicurezza della retroguardia.
In una frazione di
secondo, Frye e Tischler, con i sensi provati troppe terribili
esperienze di combattimento, sentirono il rombo di aerei seguiti dai
suoni fin troppo familiari di velivoli picchiata accompagnati dal
caratteristico fuoco delle mitragliatrici e scoppi di bombe.
L'addestramento militare
stabiliva che durante i raids aerei i soldati dovevano subito
abbandonare gli edifici per evitare di rimanere sotto le macerie se
questo veniva colpito, così Tischler, a metà circa del suo taglio di
capelli, uscì scappando dalla porta. Dopo una rapida occhiata fuori
dalla finestra, da cui poteva vedere i proiettili arroventati che
passavano come lampi, anche Frye corse per sicurezza giù per tre rampe
di scale, ma entrambi non sfuggirono allo spostamento d'aria causato
dall'esplosione delle bombe aeree. Tischler fu sbattuto a terra e, oltre
alle contusioni varie, riportò una fastidiosa diarrea che lo perseguitò
per circa una settimana. Frye invece non fu fortunato: proprio nel
momento in cui dal corridoio stava fuggendo in strada venne raggiunto
dalle schegge di una bomba esplosa poco distante e scaraventato contro
la parete. Pensò di essere a poca distanza dalla morte, ma dopo molti
sforzi riuscì a rimettersi in piedi e, osservando la distruzione che lo
circondava, pensò di fare ciò che la sua missione di cameraman gli
imponeva: ritornò al terzo piano del palazzo per prendere la sua
macchina fotografica e immortalare quella carneficina.
Riemergendo dalle macerie
dell'edificio, Frye osservò subito che la costruzione di fronte era
praticamente sparita. Poi la sua mente si offuscò. Frye si svegliò in
una stanza di un ospedale da campo, con lo sguardo rivolto al soffitto
scolorito. Un medico si chinò su di lui ed esclamò che sembrava essere
stato colpito dall'ira di Dio. Difatti lo sembrava davvero: la pelle del
suo viso era in parte bruciata, le palpebre erano lacerate. La
trachea aveva riportato dei danni e il lato sinistro del corpo era
paralizzato. Inoltre non riusciva più a parlare e, come capì in seguito,
era preda di quello che a quel tempo veniva chiamato shock da granata.
Dopo qualche giorno,
iniziò a sentire notizie in giro circa un coinvolgimento di velivoli
americani nell'incursione che lo aveva ferito così gravemente...e questa
non era solo una voce. Il comandante della 163ª Compagnia, il capitano
Ned R. Morehouse, non aveva dubbi sul fatto che gli aerei fossero
americani, sensazione questa condivisa dal suo successore, capitano
Robert Lewis. Quest'ultimo inoltre ricordava come fosse risultato
difficile spiegare agli abitanti di Caiazzo come alcuni pochi edifici
rimasti in piedi fossero stati definitivamente distrutti da aerei
americani. Ma ancor più difficile risultò spiegare i diciassette morti
ad una popolazione che aveva già sofferto per mano dei tedeschi - il
famoso eccidio di Caiazzo - N.d.W. " .
Il regista John Houston, nel
suo celeberrimo "The Battle for San Pietro", ha inserito il
filmato dei momenti successivi al bombardamento di Caiazzo descrivendolo
come una rappresaglia della Wehrmacht tedesca a San Pietro Infine. Nelle
scene si vedono soldati americani che si adoperano nel tentativo di
estrarre i morti dalle macerie, ma in realtà queste scene, che invece
erano state girate a Caiazzo, furono inserite a scopo di propaganda.
D'altra parte le
testimonianze dei due ufficiali che si successero al comando della 163ª
compagnia sembrano non lasciare dubbi sul fatto che quel bombardamento
su Caiazzo fu un tragico episodio di "fuoco amico".
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