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Anzio, una parola magica e
tragica per i cultori e gli appassionati, se pur dilettanti, della
Storia della Campagna d’Italia nel corso del secondo conflitto mondiale,
magica perché evoca ricordi di sbarchi avvenuti nel bel mezzo di un
inverno freddo e piovoso, ragazzi di vent'anni o meno "rovesciati" dai
mezzi da sbarco su una spiaggia del litorale tirrenico a circa 60 km a
sud ovest di Roma, le prime luci dell’alba mettono in risalto delle
sagome scure di soldati attrezzati, oltre che con armamento leggero e
moderno, con tutto quello che poteva loro servire, un salvagente intorno
alla vita pronto per essere gonfiato in caso di bisogno, uno zaino
“Haversack” riempito di viveri di conforto e di indumenti di ricambio,
una pala da trincea piccola leggera e polivalente, una borraccia forse
riempita con l’acqua che sgorga dalle sorgenti alle spalle di Salerno.
Rapidi ed attenti si inerpicano su un terreno ondulato che sale dalla
spiaggia. Non capiscono i ragazzi del Texas o del Kentucky perché ci sia
così poca resistenza da parte dei Crucchi che certamente dovevano essere
lì ad aspettarli, increduli vanno avanti e pensano che se la reazione
nemica rimane debole durante il consolidamento della testa di ponte
magari possono ricongiungersi con le forze della 5° Armata, che stanno
faticosamente combattendo sulla “Winter Line”, molto prima dei 6 giorni
previsti dal piano di attacco di Mark Clark.
Potrebbero arrivare,
considerando la scarsa aggressività nemica, a Roma anche domani, il
giorno 23 gennaio del 1944. "Non c’era assolutamente nessun nemico a
salutare il loro arrivo", dirà il Col.Chester G. Starr della 5° Army, e,
prosegue, è accaduto ciò che inaspettatamente doveva succedere, il
nemico è stato preso completamente di sorpresa. Salvo che per pochi,
piccoli distaccamenti di artiglieria costiera e antiarea, la sola
resistenza di un certo spessore opposta al nostro tentativo di spingersi
al di là delle spiagge al fine di consolidare la testa di ponte, fu solo
quella di due ridotti battaglioni guardacoste della 29° Panzer Grenadier
Division che era stata appena rilevata dal fronte della Winter Line dopo
pesanti combattimenti. La operazione Shingle insomma comincia sotto una
buona stella ma i fatti dei giorni dopo faranno rannuvolare il cielo e
sparire le stelle. 36034 uomini e 3069 veicoli presero comunque terra
quel giorno.
Anche noi, forse
inopportunamente ma senza dubbio alcuno animati da vera passione di
ricerca storica e di desiderio di capire quanto la guerra fosse stata
crudele, noi, attempati e stanchi giovanotti alla ricerca di verità che
ormai si mostrano ingiallite dal tempo, con noi scattanti ed entusiasti
giovani, che certamente ed in gran parte erano là per ricordare i loro
lontani coetanei, le nostre donne addobbate da crocerossine e
portaferiti con lo sguardo preoccupato delle madri di tutto il mondo che
si perdono nell’oblio della guerra e che sognano un mondo di pace per i
loro figli, anche loro, mamme di oggi, era come se ripercorressero
insieme a noi quella storia triste di tutti i conflitti, la fine di
tante giovani vite.
Anche noi, insomma,
appartenenti a varie associazioni di rievocazioni storiche di Roma e
dintorni eravamo là il giorno 23 gennaio del 2010 ed eravamo orgogliosi
di esserci ma nello stesso tempo anche felici per quello che i nostri
sguardi ed i nostri cuori verificavano, vedendo uomini che indossavano
uniformi diverse, veicoli di tutti i tipi scorazzare sulla spiaggia,
velivoli velocissimi ed agili che sorvolavano la spiaggia a bassa quota
compiendo manovre che potevano sembrare anche azzardate ma erano invece
una dimostrazione della felicità dei piloti di essere lì a ricordare il
22 gennaio del 1944. Sì, spaziando con lo sguardo sulla spiaggia, udendo
i bambini delle scuole cantare di pace e far volare alti nel cielo dei
palloncini, lì, ho capito che noi, attori forse tragici di un teatro
vivente e casalingo, abbiamo forse raggiunto prima di altri quel
sentimento che oggi dovrebbe accomunare tutti i caduti, di qualsiasi
parte essi siano stati, caduti nel corso di conflitti non certo
scoppiati per volontà loro. Mi sono allora, pur nella mia immensa
stanchezza, soffrendo un freddo cane durante il lungo trasferimento
sulla mia jeep Ford del 1942, mi reso conto che la verità storica può
apparire, quando meno te l’aspetti, se solo si riesce in pieno ad
immedesimarsi negli avvenimenti di una guerra totale e distruttiva se
pur portatrice poi di rinascita e libertà.
Mi sento orgoglioso di
partecipare, se pur arzillo ed attempato giovanotto, a questo che io
definirei: il sentiero della verità che è sì in salita ma porta sempre
alla verità storica che potrà forse indicare la via per arrivare ad
intravedere il paradiso dove tutti soldati di ogni età, religione e
nazionalità vengono ospitati con gli onori che a loro competono.
Peppe Arcangeli |
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