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Le riflessioni di Peppe Arcangeli

Peppe Arcangeli partecipa attivamente ai raduni di Reenactors con la sua fedele Willys del 1942 ed ha voluto renderci partecipi delle sue profonde riflessioni, scaturite in occasione dell'Anniversario dello sbarco di Anzio.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

Anzio, una parola magica e tragica per i cultori e gli appassionati, se pur dilettanti, della Storia della Campagna d’Italia nel corso del secondo conflitto mondiale, magica perché evoca ricordi di sbarchi avvenuti nel bel mezzo di un inverno freddo e piovoso, ragazzi di vent'anni o meno "rovesciati" dai mezzi da sbarco su una spiaggia del litorale tirrenico a circa 60 km a sud ovest di Roma, le prime luci dell’alba mettono in risalto delle sagome scure di soldati attrezzati, oltre che con armamento leggero e moderno, con tutto quello che poteva loro servire, un salvagente intorno alla vita pronto per essere gonfiato in caso di bisogno, uno zaino “Haversack” riempito di viveri di conforto e di indumenti di ricambio, una pala da trincea piccola leggera e polivalente, una borraccia forse riempita con l’acqua che sgorga dalle sorgenti alle spalle di Salerno. Rapidi ed attenti si inerpicano su un terreno ondulato che sale dalla spiaggia. Non capiscono i ragazzi del Texas o del Kentucky perché ci sia così poca resistenza da parte dei Crucchi che certamente dovevano essere lì ad aspettarli, increduli vanno avanti e pensano che se la reazione nemica rimane debole durante il consolidamento della testa di ponte magari possono ricongiungersi con le forze della 5° Armata, che stanno faticosamente combattendo sulla “Winter Line”, molto prima dei 6 giorni previsti dal piano di attacco di Mark Clark.

Potrebbero arrivare, considerando la scarsa aggressività nemica, a Roma anche domani, il giorno 23 gennaio del 1944. "Non c’era assolutamente nessun nemico a salutare il loro arrivo", dirà il Col.Chester G. Starr della 5° Army, e, prosegue, è accaduto ciò che inaspettatamente doveva succedere, il nemico è stato preso completamente di sorpresa. Salvo che per pochi, piccoli distaccamenti di artiglieria costiera e antiarea, la sola resistenza di un certo spessore opposta al nostro tentativo di spingersi al di là delle spiagge al fine di consolidare la testa di ponte, fu solo quella di due ridotti battaglioni guardacoste della 29° Panzer Grenadier Division che era stata appena rilevata dal fronte della Winter Line dopo pesanti combattimenti. La operazione Shingle insomma comincia sotto una buona stella ma i fatti dei giorni dopo faranno rannuvolare il cielo e sparire le stelle. 36034 uomini e 3069 veicoli presero comunque terra quel giorno.

Anche noi, forse inopportunamente ma senza dubbio alcuno animati da vera passione di ricerca storica e di desiderio di capire quanto la guerra fosse stata crudele, noi, attempati e stanchi giovanotti alla ricerca di verità che ormai si mostrano ingiallite dal tempo, con noi scattanti ed entusiasti giovani, che certamente ed in gran parte erano là per ricordare i loro lontani coetanei, le nostre donne addobbate da crocerossine e portaferiti con lo sguardo preoccupato delle madri di tutto il mondo che si perdono nell’oblio della guerra e che sognano un mondo di pace per i loro figli, anche loro, mamme di oggi, era come se ripercorressero insieme a noi quella storia triste di tutti i conflitti, la fine di tante giovani vite.

Anche noi, insomma, appartenenti a varie associazioni di rievocazioni storiche di Roma e dintorni eravamo là il giorno 23 gennaio del 2010 ed eravamo orgogliosi di esserci ma nello stesso tempo anche felici per quello che i nostri sguardi ed i nostri cuori verificavano, vedendo uomini che indossavano uniformi diverse, veicoli di tutti i tipi scorazzare sulla spiaggia, velivoli velocissimi ed agili che sorvolavano la spiaggia a bassa quota compiendo manovre che potevano sembrare anche azzardate ma erano invece una dimostrazione della felicità dei piloti di essere lì a ricordare il 22 gennaio del 1944. Sì, spaziando con lo sguardo sulla spiaggia, udendo i bambini delle scuole cantare di pace e far volare alti nel cielo dei palloncini, lì, ho capito che noi, attori forse tragici di un teatro vivente e casalingo, abbiamo forse raggiunto prima di altri quel sentimento che oggi dovrebbe accomunare tutti i caduti, di qualsiasi parte essi siano stati, caduti nel corso di conflitti non certo scoppiati per volontà loro. Mi sono allora, pur nella mia immensa stanchezza, soffrendo un freddo cane durante il lungo trasferimento sulla mia jeep Ford del 1942, mi reso conto che la verità storica può apparire, quando meno te l’aspetti, se solo si riesce in pieno ad immedesimarsi negli avvenimenti di una guerra totale e distruttiva se pur portatrice poi di rinascita e libertà.

Mi sento orgoglioso di partecipare, se pur arzillo ed attempato giovanotto, a questo che io definirei: il sentiero della verità che è sì in salita ma porta sempre alla verità storica che potrà forse indicare la via per arrivare ad intravedere il paradiso dove tutti soldati di ogni età, religione e nazionalità vengono ospitati con gli onori che a loro competono.

 

Peppe Arcangeli

 

 

 

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