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Emozioni da Ortona

L'amico Peppe Arcangeli ci invia le sue sensazioni dopo aver partecipato all'ultimo raduno rievocativo di Tollo.

   

 

 

 

Dopo il faticoso ed improvvido sbarco a Salerno e la seguente liberazione di Napoli gli alleati si trovarono ad affrontare i tedeschi su di un terreno difficile orograficamente ed in condizioni meteorologiche alquanto avverse anche perché gli equipaggiamenti invernali, giacenti nei porti di sbarco, non erano ancora stati distribuiti alle truppe combattenti.

Questa era la situazione iniziale di quella che fu chiamata la battaglia di Ortona, una battaglia ricordata come la Stalingrado Italiana. La città ed i dintorni furono rasi al suolo, combattimenti corpo a corpo ebbero luogo in tutto il perimetro della città che fu distrutta quasi totalmente. Nella cittadina italiana si combatté la prima battaglia urbana all’ultimo sangue del Mediterraneo; non una scaramuccia come quella di Gela né come la ardua contesa per il paese di San Pietro, no, fu una lotta strada per strada, casa per casa, stanza per stanza, che prefigurava i combattimenti con armi pesanti che avrebbero devastato le città europee da Caen ad Aquisgrana, da Norimberga a Berlino.

La colonna di "HighwaySix" parte da Colonna, purtroppo imbarcata su una bisarca, ma la strada è lunga e i mezzi storici militari rischierebbero, spostandosi su così lunghi tratti, qualche inconveniente. Niente paura li ritroveremo sani e salvi presso l’Agriturismo, nelle vicinanze di Tollo (Abruzzo) dove saremo ospitati.Altri mezzi storici arriveranno, per primi i "ragazzacci" della WinterLine di Venafro, il "Professore" e "l’aviatore" da Roma per strada così come per strada è arrivata una Willis da Firenze.

Siamo perfettamente consapevoli che questa ulteriore "spedizione" del Club HighWaySix ha due differenti obiettivi, quello di ricordare ed esaltare le vicende di una dura e difficile guerra (Campagna d’Italia) e, sopratutto i civili ed i soldati deceduti e dispersi delle forze avverse in campo, ed inoltre, e questa ritengo sia la parte predominante, omaggiare la figura del fratello del nostro ospite Remo Tiberio, uno studioso dilettante di nome, Tomaso Tiberio, della storia della Battaglia di Ortona.

Tomaso deceduto due anni fa viene ricordato, oltre che con la pubblicazione di un libro da lui scritto, anche  con questo evento organizzato dai familiari, Maria e Remo Tiberio ed i loro figli ed altri parenti.  

Vedere una bella colonna di mezzi militari credo sia abbastanza emozionante anche se a volte dobbiamo constatare che qualcuno, credendo che il ricordare uomini e mezzi della seconda guerra mondiale voglia dire essere "guerrafondai" o peggio ancora "attentare" alla democrazia, ci lancia fischi e insulti che

comunque lasciano il tempo che trovano, ma sono pochissimi devo dire e comunque ci dispiace e ci fa sentire amareggiati poiché i nostri scopi ed intenti sono ben altri, a cominciare dal voler capire cosa può essere stata la guerra per quei ragazzi giovani che si sono avvicendati in Europa negli anni dal 1942 al 1945. In secondo luogo cerchiamo di "spargere" un po’ di cultura storica relativa al contesto storico generale di quegli anni, alle battaglie, ai mezzi, agli uomini delle differenti forze in campo ed alle popolazioni che hanno, incolpevolmente sofferto le negative e distruttive vicende belliche.

Ma il messaggio che vorremmo fosse maggiormente recepito dalla gente che ci vede sfilare sulle strade o accamparci nei prati vicino ai luoghi delle battaglie ma, soprattutto da chi, con faciloneria e noncuranza ci offende, è quello di indicare una verità storica che possa contribuire a capire il passato e le vicende ad esso relative, a capire che la guerra è sempre un errore che scaturisce da altri errori e da scarsa conoscenza del divenire, vorremmo infine che, vedendo il passato sotto una luce più giusta e più veritiera si potesse imparare ad usare molto più discernimento per le scelte di guerra che ogni giorno purtroppo sul nostro pianeta nascono di continuo.  

Comunque la nostra bella e numerosa "colonna della verità" ha percorso ordinatamente e sotto uno splendido sole (nel 1943, quando la 1° Brigata Canadese fu lanciata all’attacco di Ortona le condizioni ambientali e meteorologiche erano molto, ma molto peggiori) il bellissimo Abruzzo che è apparso "forte e gentile" come l’ho sempre sentito ricordare da un caro amico abruzzese.

Giunto alla fine di questa modesta cronaca di un evento sentito e ben riuscito per la buona volontà e per l’entusiasmo di tutti vorrei ricordare ancora una volta Tomaso Tiberio, e ringraziare i suoi parenti che ci hanno veramente commosso quando, invitateci ad una colazione a casa Tiberio, con l’accompagnamento di un trio di suonatori di Cornamusa, nel bel mezzo della festa, mentre le cornamuse intonavano “Skye Boat Song” un canto funebre (lo stesso suonato nel 1943, a fine battaglia e di fronte ai resti fumanti di Ortona, dalle cornamuse di Seaforth) ho visto Maria e Remo abbracciarsi e piangere al ricordo del cognato Tomaso. Altro momento molto significativo è stata la deposizione di una corona di alloro, alla presenza del Console Onorario Canadese, sul monumento che ricorda tutti i caduti Canadesi al “Moro River Canadian War Cemetery”

Lì ho capito veramente che la funzione di noi tutti, attori di una guerra che può apparire finta ma che forse dentro di noi diventa reale e drammatica a volte, possiamo veramente rivestire un ruolo importante per il ricordo, per la verità storica, per l’onore che doniamo alle vittime militari e civili di tutti i campi avversi e soprattutto per ricordare le immani sofferenze, morali e fisiche di ragazzi di 20 anni che fossero nati a Boston a Birmingham, a Berlino, in India, in Canada o a Roma e Firenze, che possano insegnare ai fortunati giovani di oggi che forse il loro bene fu creato anche dai soldati che parteciparono, dal 1942 al 1945, alla Campagna d’Italia.

 

 

 

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