Storia
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Hippy 3000
Storia
Beat Generation di Allen Ginsberg
L'espressione Beat Generation nacque durante una conversazione fra Jack Kerouac e John Clellon Holmes nel 1948. Stavano discutendo la natura delle generazioni e ricordavano il fascino della Lost Generation, e Kerouac disse: <<Ah, questa qui non è che una Beat Generation>>. Si chiesero se la si potesse dire una <<generazione trovata>> (come a volte la chiamava Kerouac), una <<generazione angelica>>, o attribuirle qualche altro epiteto. Ma Kerouac si sbarazzò d'un tratto della questione dicendo Beat Generation - non intendendo con ciò darle un nome, ma lasciarla innominata.
Il famoso articolo di John Clellon Holmes uscito sul <<New York Times Magazine>> verso la fine del 1952 recava come titolo This is the Beat Generation. Titolo che si impose all'attenzione del pubblico. Poi Kerouac pubblicò anonimo un frammento di On the road (Per strada) intitolandolo Jazz della Beat Generation, e questo rafforzò l'espressione curiosamente poetica. Così è la storia originaria del termine.
Herbert Huncke, autore di The Evening Sun Turned Crimson (Sole della sera fatto cremisi) e amico di Kerouac, Burroughs e altri di quella cerchia letteraria degli anni '40, introdusse tutti loro a quello che allora era noto come <<linguaggio hip>>. In quel contesto, la parola beat è un termine carnevalesco, <<sotterraneo>> (sottoculturale) - un termine molto usato allora in Times Square: Man, I'm beat, voleva dire senza soldi, senza un posto dove stare. Poteva anche riferirsi a coloro <<che camminavano tutta la notte con scarpe piene di sangue sulle rive nevose dei docks aspettando che una porta nell'East River si apra su una stanza piena di vapore di caldo e di oppio>> (Urlo). Oppure si usava la parola in conversazioni come <<Ti andrebbe di andare al Bronx Zoo?>> <<Nah, man, I'm too “beat”, I was up all night.>> (No, bello, sono a pezzi, sono stato su tutta la notte). L'uso originario nel linguaggio di strada significava quindi esausto, che ha toccato il fondo del mondo, e da lì guarda fuori o in alto, insonne, con gli occhi ben aperti, percettivo, respinto dalla società, che non ha nessuno su cui contare, conoscitore della vita di strada. O, altro significato un tempo implicito, beat voleva dire finito, compiuto, nella notte buia dell'anima o nella nebbia del non sapere. Poteva voler dire aperto, nel senso whitmaniano di <<apertura>>, equivalente a umiltà. In molti ambienti, beat era quindi interpretato col senso di svuotato, esausto, e al tempo stesso aperto e ricettivo alla visione.
Un terzo significato di beat, come in beatifico, fu formulato in pubblico da Kerouac nel 1959, per contrastare l'abuso del termine nei media dove veniva interpretato come <<battuto, finito>>, un <<perdente>>, senza includere l'aspetto di umile intelligenza, o di beat come nelle frasi the beat of drums (il ritmo dei tamburi) e the beat goes on (il ritmo tiene) - tutti in qualche misura errori di interpretazione o di etimologia. Kerouac (in varie interviste e conferenze) cercò di indicare il senso corretto della parola sottolineandone il nesso con parole come <<beatitudine>> e <<beatifico>> - la necessaria beatness o oscurità che precede l'aprirsi alla luce, al superamento dell'io, al dare spazio all'illuminazione religiosa.
Un quarto significato che si è accumulato attorno alla parola si ritrova nell'espressione <<il movimento letterario della Beat Generation>>. Essa si riferiva a un gruppo di amici che avevano lavorato assieme a poesia, prosa e coscienza culturale a partire dalla metà degli anni '40, sinché il termine, alla fine degli anni '50, raggiunse una popolarità nazionale. Il gruppo era costituito da Kerouac, Neal Cassady (prototipo dell'eroe di Per strada di Kerouac), William Burroughs, Herbert Huncke, John Clellon Holmes (autore di Go, The Horn e altri libri), e da me. Nel 1948 incontrammo Carl Solomon e Philip Lamantia, nel 1950 ci raggiunse Gregory Corso; al 1954 risale il primo incontro con Lawrence Ferlinghetti e Peter Orlovsky.
Con la metà degli anni '50, a questo piccolo gruppo iniziale - per naturale affinità di modi di pensiero, di stile letterario, o di prospettiva planetaria - si aggiunsero, arricchendolo in amicizia e attività letteraria, alcuni scrittori di San Francisco, Michael McClure, Gary Snyder, Philip Whalen, e nel 1958, alcuni altri poeti meno noti ma di valore come Bob Kaufman, Jack Micheline e Ray Bremser, e il poeta nero LeRoi Jones, assai più noto. Tutti noi, prima o poi, accettammo il termine <<beat>>, con ironia o seriamente, sembrandoci congeniale, e nel 1959 fummo inclusi dalla rivista <<Life>> in un servizio speciale di Paul O'Neil su costumi, morale e letteratura beat, e sul <<New York Post>> in una serie in dodici puntate intitolata The Beat Generation del giornalista Alfred Aronowitz.
Alla metà degli anni '50 si venne a creare un sentimento di fiducia e interesse reciproci con Frank O'Hara e Kenneth Koch, e anche con Robert Creely e altri ex allievi del Black Mountain College nel North Carolina. Nella nostra cerchia letteraria, Kerouac, Whalen, Snyder, i poeti Lew Welch, Diane Di Prima, Joanne Kyger e Orlovsky, oltre a me e ad altri, si interessavano di meditazione e buddhismo. (Una discussione del rapporto tra buddhismo e Beat generation si può trovare in una rassegna storica dell'evoluzione del buddhismo in America, How the Swans Came to the Lake, di Rick Fields.)
Il quinto significato dell'espressione Beat generation si riferisce alla più ampia influenza che ebbe l'attività letteraria e artistica di poeti, cineasti, pittori, scrittori e romanzieri che lavoravano a concerti, antologie, nell'editoria, nel cinema indipendente e in altri media. Questi gruppi diedero nuova freschezza alla già antica tradizione culturale <<bohemian>> in America. Tra le principali figure interattive c'erano: nel cinema e nella fotografia, Robert Frank e Alfred Leslie; nella musica, David Amram; nella pittura, Larry Rivers; nella poesia e nell'editoria, Cid Corman, Jonathan Williams, Don Allen, Barney Rosset, Lawrence Ferlinghetti. Quest'energia ricadde sul movimento giovanile dell'epoca, che stava crescendo, e venne assorbita dalla cultura di massa e della classe media alla fine degli anni '50 e agli inizi degli anni '60.
Alcuni ideali essenziali del movimento artistico originario si possono ritrovare chiaramente negli scritti di questi poeti, e, decennio dopo decennio, l'interesse intergenerazionale ha continuato a concentrarsi su un certo numero di temi coerenti che potrebbero essere riassunti come segue: un interesse per l'indagine della natura della coscienza, che ha condotto alla conoscenza del pensiero orientale, alla pratica della meditazione, all'arte come manifestazione dell'esplorazione della struttura della coscienza, e, come conseguenza, alla liberazione spirituale. Da ciò ci si è mossi per arrivare alla liberazione sessuale, in particolare alla liberazione gay, che storicamente ha svolto un ruolo di catalizzatore per i movimenti di liberazione delle donne e dei neri. Dall'esplorazione della struttura della coscienza si è sviluppata una concezione tollerante non teistica, quindi un antifascismo cosmico, un atteggiamento pacifico non violento in politica, il multiculturalismo, l'assorbimento della cultura nera nella letteratura e nella musica delle tendenze più avanzate, come, per far degli esempi, la spontanea <<prosodia bop>> di Kerouac, o le bizzarre identità del gruppo di poeti che saranno poi chiamati Beat generation: Burroughs, bianco protestante; Kerouac, indiano americano e bretone; Corso, italiano cattolico; io, ebreo radicale; Orlovsky, bielorusso; Gary Snyder, scoto-tedesco; Lawrence Ferlinghetti, italiano, continentale, educato alla Sorbona; Philp Lamantia, italiano surrealista autentico; Michael McClure, americano Midwest e scozzese; Bob Kaufman, afro-americano surrealista; LeRoi Jones, Nero Potente, tra gli altri. L'arte è concepita come pratica sacra, con un atteggiamento sacramentale verso ciascuno di noi in quanto personaggi. Il tono di schiettezza emerge con buon umore e con una disinvolta franchezza spontanea, l'immediatezza non premeditata nella vita e nell'arte, la fine della segretezza e della paranoia che sottende tutta la politica sessuale maschilista e la chiacchiera demagogica su su fino a CIA-KGB e alle macchinazioni nucleari. Si è poi andata accrescendo la consapevolezza che siamo in grado di distruggere la residenza umana sul pianeta se non fidiamo nella nostra miglior natura e non la esercitiamo, e con ciò giunge a termine il mito ottocentesco marxista-capitalista del progresso con le rivalità espansioniste imperialiste che implica.
Il nostro interesse per le sostanze psichedeliche come strumenti educativi, in particolare marijuana, funghi e LSD, ha condotto a un atteggiamento più realistico verso la legislazione sulla droga, portando a riconoscere che il tabacco e l'alcol sono più distruttivi per l'organismo di tutte le altre droghe eccetto la cocaina. Il problema dell'ero dovrebbe quindi essere decriminalizzato e medicalizzato, e la canapa, per ora un problema, dovrebbe essere trasformata in una risorsa economica per l'agricoltura a base familiare, contribuendo così alla ripopolazione della campagna, e alla produzione di beni derivati da colture rinnovabili (tessuti, corde e altro) come alternativa alla coscienza plastificata.
E infine, la rivalutazione dell'Eros, l'atteggiamento sacramentale verso la gioia sessuale. Questi sono i temi principali che hanno intessuto tutta l'arte e la poesia e la prosa degli scrittori che ho menzionato, sin dagli inizi negli anni '40, e che attraverso le letture pubbliche di poesia alla metà degli anni '50 sono emersi alla superficie raggiungendo la coscienza comune. Molti di questi valori sono entrati nel pensiero diffuso accettato - per esempio, ecologia, fumar erba, liberazione gay, multiculturalismo - ma non hanno trovato alcuna applicazione nel comportamento del governo, per cui ora abbiamo più persone in prigione o sotto sorveglianza governativa di qualsiasi paese d'occidente o d'oriente.
Questa visione del mondo tollerante, da Beat generation o da <<anni `60>>, ha provocato in una destra intossicata una reazione di <<negazione>> (come si dice nel linguaggio di Alcolisti Anonimi) della realtà e ne ha rafforzato la codipendenza da leggi repressive, stato di polizia incipiente, uso della pena di morte a fini demagogici, demagogia sessuale, censura dell'arte, ira di televangelisti monoteisti fondamentalisti circa-fascisti, razzismo e omofobia. Questa controreazione sembra una conseguenza dell'aggravarsi del divario tra classi ricche e classi povere, della crescita di una vasta sottoclasse umiliata, dell'aumento di potere e lusso per i ricchi che controllano la politica e per i loro maggiordomi nei media. Prescrizione: più arte, meditazione, stili di vita di relativa penuria, evitare il consumo vistoso che sta portando a estinzione il pianeta.
Credo che le generazioni più giovani siano state attratte dall'esuberanza, dall'ottimismo libertario, dallo humor erotico, dalla franchezza, energia continua, invenzione e amicizia collaborativa di quei poeti e cantanti da Burroughs a Bob Dylan sino ai giovani Beck e Geoffrey Manaugh. Avevamo un gran lavoro da fare, e lo facciamo, cercando di salvare e guarire lo spirito dell'America.
Allen Ginsberg
Sulla Beat Generation di Kerouac -1957
La Beat Generation è una visione che abbiamo avuto, John Clellon Holmes e io e Allen Ginsberg in un modo ancora più incredibile, alla fine degli anni Quaranta, la visione di una generazione di splendidi hipsters illuminati che di colpo si levavano e si mettevano in viaggio attraverso l'America, seri, curiosi vagabondando e arrivando dappertutto in autostop, cenciosi, beati, belli nella loro nuova bruttezza piena di grazia - una visione che traeva spunto dal modo in cui avevamo sentito usare la parola “beat” agli angoli di Times Square o al Village, in altre città nelle notti trascorse a downtown nell'America del dopoguerra - beati, nel senso di battuti ma pieni di ferme convinzioni - Avevamo anche sentito vecchi Papà Hipsters delle strade del 1910 usare la parola in quel modo, con malinconico scherno - Non designò mai i giovani delinquenti, designava gli individui dotati di una spiritualità diversa che non formarono mai una banda ma rimasero come Bartleby solitari a guardare fuori dalla finestra cieca della nostra civiltà - gli eroi sotterranei che avevano finalmente voltato le spalle all'occidentale macchina “della libertà” e si drogavano, ascoltavano il bop, avevano lampi di genio, sperimentavano il “turbamento dei sensi”, parlavano strano, erano poveri e felici, profetizzavano un nuovo stile per la cultura americana, un nuovo stile (pensavamo) completamente libero da influenze europee (diversamente dalla Lost Generation), una nuova formula magica - più o meno la stessa cosa stava succedendo nella Francia postbellica di Sartre e Genet [sic!] e per di più ne eravamo al corrente - Ma per quanto riguarda l'effettiva esistenza di una Beat Generation, molto probabilmente era solo un'idea che avevamo in testa - Stavamo su ventiquattr'ore a bere una tazza di caffè nero dopo l'altra, ad ascoltare dischi su dischi di Wardell Gray, Lester Young, Dexter Gordon, Willie Jackson, Lennie Tristano e tutti gli altri, parlando come matti del sacro sentimento nuovo che c'era nelle strade - Scrivevamo storie su non so quale strano e beato santo negro hip col pizzetto che attraversava l'Iowa in autostop con la tromba fasciata, portando il misterioso messaggio del soffiare su altre coste, in altre città, come un vero e proprio Gualtiero Senzaavere alla testa di una invisibile Prima Crociata - Avevamo i nostri eroi mistici e scrivemmo, anzi cantammo romanzi che parlavano di loro, costruimmo lunghi poemi che celebravano i nuovi “angeli” dell'underground americano - In realtà era solo un gruppetto di ragazzi hip veri patiti dello swing, quello che c'era svanì in un baleno durante la guerra di Corea quando (e dopo che) in America apparve un nuovo e sinistro spirito di efficienza, forse era il risultato della universalizzazione della televisione e nient'altro (il Gentile Controllo Poliziesco Totale degli agenti “di pace” di Dragnet) ma dopo il 1950 i beat sparirono in prigione o al manicomio, o furono indotti dalla vergogna a un silenzioso conformismo, la generazione stessa fu poco numerosa ed ebbe vita breve.
Ma non avrebbe senso scrivere questo articolo se non fosse altrettanto vero che per qualche miracolosa metamorfosi, di colpo, la gioventù del dopoguerra di Corea emerse cool e beat, riprendendo quei gesti e quello stile, e presto fu ovunque, il nuovo look, il look trasandato e “sconvolto”, alla fine cominciò ad apparire anche nei film (James Dean) e in televisione, gli arrangiamenti bop che erano un tempo la segreta musica da estasi dei beat cominciarono ad apparire in ogni golfo mistico e in ogni spartito per orchestre tradizionali (cfr. i lavori di Neil Hefti e non il libro di Basie), le visioni bop diventarono patrimonio comune del mondo della cultura di massa, l'uso di espressioni come “pazzesco”, “regolare”, “scazzo”, “farcela”, “tipo”, (“tipo che una volta o l'altra ce la faccio”), “andato”, diventarono familiare e di uso comune, l'assunzione di droghe divenne ufficiale (tranquillanti e tutto il resto), e anche il modo di vestirsi degli hipsters beat venne trasmesso alla nuova gioventù del rock'n'roll tramite Montgomery Clift (giacche di pelle), Marlon Brando (T-shirt), e Elvis Presley (basettoni), e la Beat Generation, anche se morta, all'improvviso era risorta e legittimata.
Successe veramente così, e la cosa triste è che adesso che mi chiedono di spiegare la Beat Generation, la vera Beat Generation, quella originaria, non c'è più.
Tuttavia oggi, da Montreal a Città del Messico, da Londra a Casablanca, ci sono ragazzi in blue-jeans che ascoltano i dischi di rock'n'roll dei jukebox. Quanto all'analisi di che cosa significhi… chi lo sa? Anche in questa fase tarda di civilizzazione dove il denaro è l'unica cosa che conti davvero, per tutti, forse è questa la seconda religiosità che Oswald Spengler profetizzò per l'occidente (ultima dimora di Faust in America), perché ci sono elementi di velato significato religioso nel fatto, per esempio, che un ragazzo come Stan Getz, il più grande genio del jazz della sua “beat” generation, messo in galera per tentata rapina in un drugstore, abbia avuto all'improvviso delle visioni di Dio e si sia pentito (c'è qualcosa di garbato, alla Villon, in questa storia) - O prendete il caso della canonizzazione postuma di James Dean da parte di milioni di ragazzi. Abbiamo sentito circolare strani discorsi fra i primi hipsters, di “fine del mondo” alla “seconda venuta”, di “visioni stonate” e anche castighi divini, tutti credenti, tutti ferventi e ispirati e liberi dal Materialismo borghese-Bohémien, come P[hilip] L[amantia] messo fuori combattimento dall'Angelo e la sua visione dei libri del Padri della Chiesa e del Cristo che si apriva un varco nel Tempo, le visioni di G[regory] C[orso] del diavolo e dei Messaggeri celesti, le visioni di A[llen] G[insberg] ad Harlem e altrove, del Divino Amore in lacrime, W[illiam] S. B[urroughs] che apprende di essere l'Unico Profeta, le visioni buddhiste di G[ary] S[nyder] del voto di salvezza, le visioni sotto peyote che tutti i miti sarebbero veri, le visioni di P[hilip] W[halen] di fronte a bagliori malefici, e del tetto che vola via dalla casa, le numerose visioni del paradiso di J[ack] K[erouac], la “Dorata Eternità”, luci brillanti nel bosco di notte, le agghiaccianti visioni di Armaghedon di H[erbert] H[uncke] (l'eperienza a Sing Sing), le visioni di N[eal] C[assady] della reincarnazione secondo la volontà di Dio […], la visione di A[lene] L. in cui ogni cosa era pervasa da una misteriosa elettricità, e la visione avuta da un ragazzo senza nome di Times Square della Seconda Venuta trasmessa alla tv (tutto vero, tutto accaduto nel bel mezzo della vita contemporanea quotidiana nelle teste dei tipici membri della mia generazione che conosco), riapparizioni dell'antico senso di Primavera Gotica dell'umanità occidentale prima che arrivasse al suo Fondamento Razionale della “Civiltà” e scoprisse la relatività, costruisse i jet e le superbombe e le benevole strutture supercolossali burocratiche totalitarie del Grande Fratello - così, come dice Spengler, quando arriva il tramonto della nostra cultura (ossia ora, secondo le sue proiezioni morfologiche) e la polvere della lotta per la civiltà si posa, ecco, il limpido rosseggiare della sera torna a rivelare le originarie preoccupazioni, torna a rivelare una beata indifferenza per ciò che è di Cesare, per esempio, una stanchezza, e un desiderio, un rimpianto per il valore trascendentale, o “Dio”, o ancora, il “Paradiso”, il rimpianto spirituale per l'Amore Infinito che le nostre teorie sulla gravitazione elettromagnetica e la nostra conquista dello spazio dimostreranno, e al posto delle sole tecniche di efficienza, tutto ciò che resterà come nel caso di una popolazione sopravvissuta a un violento terremoto, saranno le Cose Ultime… di nuovo (poiché il fatto che tutti muoiano rende piacevole il mondo).
Sappiamo tutti del Revival Religioso, Billy Graham e tutto il resto, al di sotto del quale la Beat Generation, e perfino gli esistenzialisti con tutte le sovrastrutture intellettuali e le loro pretese di indifferenza, esprimono una religiosità ancora più profonda, il desiderio di andarsene, fuori da questo mondo (che non è il nostro regno), “in alto”, in estasi, salvi, come se le visioni dei santi claustrali di Chartres e Clairvaux tornassero a spuntare come l'erba sui marciapiedi della Civiltà stanca e indolenzita dopo le sue ultime gesta.
O forse la Beat Generation, che è il prodotto della Lost Generation, è solo un altro passo verso l'ultima, pallida generazione anch'essa senza risposte.
In ogni caso, tutto sta ad indicare che i suoi effetti hanno messo radici nella cultura americana.
Forse.
E se non è così, che differenza fa?
Jack Kerouac
Beat: sconfitti, fregati, sfottuti
di
Dario Fo
28 luglio 2002
Beat: sconfitti, fregati, fottuti: questo e' il significato letterale, e non solo, della parola che ha identificato un'intera generazione. "man I'm beat" significava sono un uomo senza un posto dove andare, senza soldi: sono a pezzi, esausto ho toccato il fondo.
Al di la' di ogni significato, quando sento nominare quel movimento, la beat generation, mi passano per la mente una "squillata", gran quantita', di immagini, tutte in movimento.
Ci sono strade che si proiettano su pianure desertiche e poi corrono fra piantagioni infinite, ancora si arrampicano fra rocce, torri di pietra e scorrono a costeggiare i canyons.
E via lungo le foreste a disegnare ghirigori seguendo le coste in riva al mare.
Ci sono, e non possono mancare, mezzi di trasporto di tutte le razze e dimensioni a partire dalle moto per finire con i camion enormi: corrono, attraversano giorno e notte.
Le luci proiettano righe accese e colorate in contrappunto alle grida dei clacson e delle sirene della polizia.
Il pensiero fisso dei ragazzi della beat generation era il viaggiare: attraversare in ogni senso e dimensione l'America, una terra abitata, ma sconosciuta.
Si deve andare, ma dove? avevano un programma? una meta? no!! "go nowhere"
Non era una dichiarazione di non senso, di follia fine a se stessa: muoversi per non andare da nessuna parte.
La mancanza di uno scopo era proprio la chiave della loro filosofia: costruire, ma senza fabbricare, proprio vivere ed agire senza produrre, questi sono i tormentoni del pensiero di Kerouac, Cassady, Burroughs, Ginsberg e poi di Lamantia, Corso e Ferlinghetti: essi non hanno mai avuto l'ambizione di diventare o produrre un movimento ne' politico ne' culturale e tanto meno esprimere l'idea di una nuova morale.
Questo gruppo di amici pensava solo di indurre altra gente come loro ad esprimere una quantita' enorme di rifiuti:
- rifiuto anzitutto della violenza (1)
- rifiuto del maccartismo e di ogni persecuzione politica e ideologica
- rifiuto della logica falsamente machiavellica de "il fine giustifica i mezzi": no! ripetevano, nessun fine, per quanto nobile, puo' giustificare la prevaricazione, i processi criminali, l'ingiustizia, l'imporre regole che affoghino la liberta'
- rifiuto della guerra in nome della difesa dei diritti civili del nostro popolo (per popolo si intende quello degli Stati Uniti)
- negazione di qualsiasi regola che produca asservimento e repressione, quindi battersi per la piu' completa liberta' sessuale dell'uomo - talvolta espressa nell'omosessualita' - e della donna: i beats dettero una forte spinta all'emancipazione femminile liberando la donna da ruoli conformi e socialmente condivisi (2).
Liberta' di espressione e liberta' religiosa, ma contro ogni religione che voglia imporre i suoi dogmi: per questo fu scelto come studio e ricerca dell'autocoscienza il buddismo zen, una filosofia senza regole e regolamenti, senza la confessione, il pentimento e la pena o l'assoluzione per la vita eterna, amen.
Il rifiuto finale era dedicato alla terra, alla luce, l'acqua, l'aria: ci rifiutiamo di appoggiare chi sfrutta l'ecosistema con cinismo e mancanza assoluta d'amore.
La terra non e' un bene di dio per i soli uomini: e' un bene che dobbiamo preservare e restituire all'umanita' che ci segue nel tempo, sfruttarla e massacrarla per il solo interesse al potere e al profitto e' il maggior crimine che si possa perseguire.
"Vietato vietare" era uno slogan che si e' proiettato per tutto il pianeta e naturalmente si faceva allusione anche all'uso di droghe.
Questo e' un punto controverso proprio perche' alla sua origine i protagonisti della beat avevano scelto la cosiddetta via morbida della droga (soft drugs): usavano marijuana, hashish, mescalina, funghi sacri, lsd e altre droghe d'erba africane.
Ne difendevano l'uso convinti, a giusta ragione, che quelle fossero droghe che non creavano assuefazione: "avvicinano le persone, eliminano le inibizioni e migliorano i rapporti tra i sessi".
Ma il desiderio sempre latente di sperimentare per conoscere, legato all'assioma che "chi non fa inchiesta e non sperimenta non ha diritto di parola", ecco che piu' di un ricercatore parti' per una via senza ritorno.
Percio' ci ritroviamo ad elencare un numero notevole di "sconfitti" travolti dalla droga pesante, un nome illustre fra tutti e' quello di Gregory Corso.
Dobbiamo sottolineare che con i beats sono sorti in America, a ridosso della fine della seconda guerra mondiale, tutti i piu' importanti movimenti di emancipazione civile, sociale, libertaria e di difesa dei diritti civili di ogni comunita' minoritaria di tutto il mezzo secolo trascorso.
Tra questi il movimento degli hippyes, il movimento studentesco, compreso quello francese, tedesco e italiano, i movimenti pacifisti, quelli ecologisti, fino agli attuali no-global, e ancora le organizzazioni che si occupano dei rapporti con l'ammalato, i cosiddetti medici clown, compresi i sostenitori di una medicina alternativa che si rifa' ai metodi primordiali di cura e di uso dei medicamenti (omeopatia, iridologia, agopuntura, ecc...)
E' straordinario che tutti questi movimenti siano nati da persone che negavano ogni organizzazione ideologica e di gruppo e questo nonostante l'enorme forza propulsiva delle idee che i "sfottuti" esprimevano.
Ma la preoccupazione di questo minuto gruppo, che esplodera' in tutta l'America e appresso in Europa per i concetti e la qualita' nuova delle idee, non era solo quella di negare la logica dell'apparato sociale ed economico vigente ma anche di rimuovere drasticamente il linguaggio con cui esprimersi (3). Il suono, il canto, il gestire il danzare, il rappresentare, il dipingere, il costruire, il raccontare attraverso il cinema oltre che con la poesia. Corso diceva "la poesia e' il mio paradiso".
Ho studiato il progredire della musica jazz a partire dal blues per finire nel rock e raggiungere le forme prodotte dal be bop.
Sono stato e lo sono ancora un fanatico di Dizzie Gillespie e ho avuto perfino la fortuna di esibirmi con lui e la sua orchestra in una jam session nella quale cantavo con il grande nero rifacendomi al "grammelot" degli spirituals. Devo testimoniare che alla fine mi sentivo sospeso di parecchi centimetri dal suolo e ho capito perche' si sia detto che "il jazz e' il fluire della vita".
Raggiungendo la pittura nata dal pensiero beat si puo' scantonare nemmeno di un millimetro davanti a Pollock.
Il suo modo di costruire un dipinto e' a dir poco fuori d'ogni regola. Le regole di composizione lui se le produce ogni volta che si pone davanti a una tela, ma attenti: non fatevi circuire e ingannare da quei critici che vi assicurano come Pollock fosse tutto istinto ed emozionalita', un creativo all'improvviso.
Ho personalmente conosciuto questo pittore e, durante il nostro dialogo, mi ha mostrato una serie incredibile di disegni e bozzetti preparatori. "Quando sono pronto" assicurava "parto a dipingere anche con gli occhi chiusi: il quadro ce l'ho gia' nel computer della mia memoria".
Parlando del cinema devo ammettere, o se preferite segnalarvi, che solo grazie ad esso credo di aver capito qualcosa dei beats.
Ho individuato, grazie a film come "Easy rider" di Denis Hopper, "Il sorpasso" di Dino Risi, "Zabriskie point" e "Professione reporter" di Michelangelo Antonioni, "Thelma e Louise" di Ridley Scott, "Paris Texas" di Wim Wenders, "Marrakech Express" e "Turne'" di Gabriele Salvatores, "A proposito di donne" di Herbert Ross, "Il pasto nudo" di David Cronenberg, per citarne solo alcuni, il motore della filosofia del rifiuto e della negazione dei valori che questa societa' ci impone come regole irrifiutabili: o accetto o sei out!
Tutti questi film trattano e cercano di analizzare il principio che nulla e' sacro, inviolabile, essenziale, assoluto, rispettoso: nemmeno la morte! In questi film si raggiunge spesso la catarsi della distruzione dei miti che vivevano alla base del pensiero dei beats, compreso proprio il godere al massimo del bene della vita, dell'amore, dell'amicizia, della solidarieta', del disprezzo per il successo e per i quattrini.
I maestri di questo pensiero hanno piu' o meno tutti buttato all'aria queste certezze, le hanno capovolte e spernacchiate.
Che il distruggere ogni equilibrio, elogiando l'instabile e il disequilibrio, fosse alla fine il modello e il propellente metafisico di tutto il loro pensiero?
Qualcuno ha suggerito di definire la beat generation un gioco maestoso costruito sulla sabbia del deserto poco prima che spiri il vento del ghibli.
Note:
1) Nel 1958 esce in forma di volantino "bomb" la poesia piu' discussa e criticata di Gregory Corso. Poco tempo prima Gregory aveva preso parte a una dimostrazione pacifista contro l'atomica ed era rimasto sconcertato dall'atteggiamento di estrema violenza dei pacifisti. Cosi' scrisse una lettera d'amore - provocatoria - all'atomica dove si chiedeva perche' la bomba scatenasse tanta ira e orrore quando l'intera condizione umana e' in se' un orrore. "I bambini abbandonati nei parchi, gli uomini che muoiono sulle sedie elettriche, il flagello e l'ascia, la catapulta di Leonardo da Vinci e i tomahawk indiani, la spada di San Michele e la lancia di San Giorgio, la pistola che uccise Verlain e le armi dei gangster, o il cancro o, peggio di tutto, la vecchiaia".
2) Ann Douglas, professoressa di studi americani alla Columbia University, scrisse "la beat generation costitui' motivo di stimolo per l'emancipazione femminile: se questi uomini possono esser liberi dai ruoli prestabiliti, sposarsi, lavorare ... perche' noi no?"
3) Ginsberg subi' un processo per oscenita' a causa del linguaggio spregiudicato della sua poesia "Howl" (1956)
Anche l'aspetto grafico delle poesie beat subi' una rivoluzione: Ferlinghetti con il suo "Pictures of the gone world" (1955) sistema le parole in gruppi sistemati nella pagina con una percezione pittorica dello scritto, a seconda dell'importanza, del significato, dell'umore delle immagini e/o del concetto stesso.
di Dario Fo (con la collaborazione storica di Olga Varrasi)
DATE
1960
GENNAIO Manifestazione per i diritti civili ad Atlanta
1961
MAGGIO Fondazione di Amnesty International
1962
FEBBRAIO Prima marcia per l'ANTI-NUCLEARE
1963
LUGLIO Bob Dylan e Joan Baez partecipano al Newport Folk Festival
AGOSTO Martin Luther King pronuncia la frase "I Have A Dream"
1964
DICEMBRE Martin Luther King vince il nobel per la pace
1965
SETTEMBRE Micheal Fallon conia il termine HIPPY
1966
NOVEMBRE 10.000 persone invadono manifestano a New York per la pace .
1967
OTTOBRE Che Guevara muore assassinato in Bolivia.
1968
APRILE Martin Luther King viene ucciso
GIUGNO Iniziano le manifestazioni studentesche in Europa.
1969
AGOSTO Woodstock.
OTTOBRE Muore Jack Kerouac, l'autore di On The Road
1970
SETTEMBRE Jimi Hendrix muore
OTTOBRE Janis Joplin muore
1971
LUGLIO Jim Morrison muore
DICEMBRE Fondazione di Greenpeace
1980
DICEMBRE John Lennon muore assasinato
1981
MAGGIO Bob Marley muore
1986
APRILE Disastro nucleare di Chernobil
1997
APRILE Allen Ginsberg muore
2002
Muore George Harrison.
2003
Cento milioni di persone in piazza chiedono la pace.
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