Uno dei campioni che il mondo occidentale ci ha invidiato di più nell’ultimo ventennio, è stato certamente, Alessandro Lambruschini, azzurro nel mezzofondo per l’atletica leggera, campione europeo dei 3000 siepi e medaglia di bronzo alle Olimpiadi d’Atlanta nel 1996.

L’uomo delle siepi italiane, il keniano degli altopiani di Fucecchio, uno dei tanti diminutivi con cui è stato ribattezzato per il fatto di essere nato nel piccolo Comune toscano, l’antica Ficeclum romana, Lambruschini è stato fino ad ora, uno dei pochi atleti non di colore a riuscire a contrastare lo strapotere dei corridori degli altopiani del Kenia, nella gara in cui l’Africa nera domina incontrastata da anni; riuscendo a misurarsi con coloro che ancora oggi rappresentano l’invincibile armata ed il cruccio d’ogni atleta, l’unico a poter guardare nei loro occhi senza timore, riuscendo a sentire, come una volta mi confessò, il loro odore, quello di queste gazzelle imbattibili nate per correre, ma che il ragazzo di Fucecchio imparò presto a battere.

Un uomo, un atleta, capace di scrivere pagine di sport con i suoi innumerevoli duelli nelle centinaia di gare affrontate, Lambruschini può a giusta ragione, essere annoverato tra i grandi dell'atletica, nonostante cerchi di trovare nuove motivazioni in altre discipline, le siepi sono rimaste per Lambruschini il sogno di una vita che gli ha regalato più di tutto, una specialità tra le più spettacolari dell’atletica leggera, nata nel 1850 da un’idea di alcuni studenti di un college di Oxford, è inserita nel calendario olimpico dalla seconda edizione dei giochi olimpici quella di Parigi del 1900, e che in Italia insieme a nomi recenti per l’atletica italiana, come Franco Fava, Giuseppe Gerbi, Mariano Scartezzini e Francesco Panetta hanno segnato la storia nazionale di questa specialità.

Passato negli ultimi anni tra quelli di Modena, con tempi di tutto rispetto come 7:44.7 sui 3000 metri piani ed 8:08.78 sui 3000 siepi, arrivando al 3:35.27 sui1500 metri arriva sotto la guida di Luciano Gigliotti, dopo essere stato per anni allenato da Giancarlo Chittolini, sposa la figlia del professore olimpico, Cristina Gigliotti, e per nulla stanco inizia a cimentarsi in altre discipline sportive passando dalla cento chilometri nel deserto del Sahara, alla maratona, al duathlon dove conquista, nell’Ottobre 2006 la medaglia di bronzo agli europei di Duathlon di Rimini.
Il suo brillante risultato crea un certo scalpore; di sicuro un atleta over 40 che riesce a battere i più giovani e smaliziati protagonisti della scena europea di questo sport fa di sicuro notizia, ma esalta ancora di più, l’ultima impresa agonistica di Lambruschini, ora però Alessandro guarda più lontano, all’esperienza di tecnico, che sente come uno sbocco dovuto dopo anni d’impegni agonistici, quasi un obbligo per lasciare ancor di più una traccia del suo operato.

Lambruschini dopo tante medaglie quale altro sogno nel cassetto hai? Non lo so di sicuro non riesco a stare con le mani in mano, non mi piacciono i periodi di mezzo come questo, quando prima dell’inverno dove non sai cosa fare.

Tra i tuoi ricordi d’atleta quale annoveri come il più intenso?
Il più intenso di sicuro quando entrai nello stadio d’Atlanta ai giochi della XXVI Olimpiade, ero lì a coronare il sogno della mia vita dopo tanti sforzi e sacrifici spesi sui campi d'atletica, ricordo che all’epoca venni definito una mosca bianca in mezzo al plotone dei keniani e quel giorno solo Joseph Keter e Moses Kiptanui, seppero fare meglio di me.






A cura di: Luigi Esposito (Gino)

 

 

Novembre 9, 2006 11:04

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