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La storia dei Juke-box |
| Il juke-box nasce nel periodo più
fiorente del "sogno americano" Nel 1936 la Wurlitzer
vendette più di quarantamila esemplari, record mai più
eguagliato nella storia. In pochi anni, il mercato fu
invaso anche dagli altri due colossi del settore, la
Seeburg e la Rock-Ola |
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Nessuno
passando davanti ad un vecchio juke-box, resta insensobile al suo muto richiamo; saranno forse le luci
colorate, sarà il fatto che trasmette allegria, o che è
facile da "toccare" un mito "in carne ed ossa", certo è
che l’indifferenza è un sentimento che ben pochi provano
guardando un vecchio Wurlitzer, un Seeburg o un
Rock-Ola.
Queste, e
forse in misura leggermente minore la Ami, furono le
grandi case d’oltreoceano che si diedero battaglia dal
1930 al 1960 per conquistare il mercato americano del
juke-box.
Una
battaglia senza esclusione di colpi, vinta o talvolta
persa dalla decisione del costruttore di permettere la
selezione di un disco in più, o dal gusto di un designer
che sistemava al posto giusto una cromatura. Il primo
fonografo a moneta fu presentato nel 1927 dalla Ami, una
fabbrica che già si era distinta nella produzione di
pianoforti automatici. Nonostante questa casa
anticipasse tutte le altre di almeno tre anni, non
riuscì mai ad avere la leadership nel mercato americano,
mentre invece fu la maggiore costruttrice di juke-box in
Europa.
Nel 1933,
appena superato il periodo della grande depressione
seguita alla crisi del ’29 la Wurlitzer presentò il suo
primo apparecchio. Anche la Wurlitzer, così come la
Rock-Ola, costruiva pianoforti automatici, funzionanti a
moneta; la grande diffusione che ebbe in quegli anni la
radio, mise in crisi questo settore. I pianoforti a
gettone, un tempo troneggianti e richiestissimi in tutti
i luoghi di ritrovo, vennero rapidamente accantonati a
favore del nuovo, stupefacente "compagno sonoro". Le
grandi case dovettero difendere i loro prodotti; un
apparecchio capace di permettere la selezione tra vari
dischi, sembrò una scelta vincente. In effetti la
diffusione della nuova macchina musicale ebbe
dell’incredibile, dato che solo nel 1936 la Wurlitzer
vendette più di quarantamila juke-boxes, record mai
uguagliato nella storia.
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In pochi
anni, il mercato fu invaso anche dagli altri due colossi
del settore, la Seeburg e la Rock-Ola. Gli apparecchi
prodotti in questi anni avevano il mobile in legno, e
permettevano di selezionare un massimo di 12 dischi
tutti rigorosamente a 78 giri. I dischi erano disposti
in una pila verticale dalla quale di volta in volta
venivano estratti e suonati. La Seeburg fu la prima, nel
1938, a produrre un juke-box decorato con le ormai
famose plastiche illuminate. Il modello spopolò e la
concorrenza non tardò ad imitare queste rifinitura che
rendevano l’apparecchio più vistoso, ossia più
appetibile, e consentivano un aumento delle vendite. La
concorrenz atra le case produttrici in questo periodo fu
agguerritissima. Ogni anno veniva prodotto un nuovo
modello che doveva essere venduto per lo più ai
noleggiatori, i quali a loro volta si occupavano di
affittarlo ai gestori dei locali pubblici. Apparecchi
ancora perfettamente funzionanti venivano rimpiazzati da
modelli più nuovi, in quella sorta di corsa al
consumismo che era dettata dalla moda. Gli apparecchi
ritirati dalle città venivano "passati" ai locali di
campagna e in seguito ritirati e demoliti a colpi
d’ascia anche se erano tutt’altro che da buttare
(purtroppo).
I
designer proponevano apparecchi dalle forme sempre più
accattivanti; nel 1940 fu realizzato, per la prima
volta, un juke-box la cui sommità invece di essere
squadrata era ad arco. L’idea si rivelò brillante, tanto
da determinare la linea di tutti gli esemplari dei
successivi dieci anni. Durante la seconda guerra
mondiale, tutte le grandi case costruttrici dovettero
convertire i loro macchinari alla produzione di
materiale bellico.
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I vecchi
apparecchi che prima della guerra venivano considerati
antiquati nelle città ed erano stati venduti nelle
campagne, vennero recuperati per ricavarne pezzi di
ricambio; la Wurlitzer ebbe la geniale intuizione di
produrre un mobile che si potesse adattare
universalmente a tutti i meccanismi interni. Fu questa
operazione che le permise di fornire i locali più
lussiosi di juke-box nuovi, e che le diede quindi la
spinta necessaria a diventare marca leader del settore.
Nell’immediato dopoguerra fu portata a compimento la più
grande campagna pubblicitaria mai ideata pe runa
macchina a moneta. Per la prima volta un juke-box venne
pubblicizzato non solo agli operatori del settore, ma al
grande pubblico; il Wurlitzer 1015 divenne in poco tempo
il simbolo della voglia di divertirsi che contagiava
come una febbre gli americani alla fine della guerra. Il
battage pubblicitario fu talmente forte che la fornitura
di un locale poteva cambiare drasticamente se non si
possedeva il 1015. Riviste e giornali pubblicavano
intere pagine con fotografie di giovani che si
scatenavano ballando attorno a questa macchina, furono
prodotte decine di gadget raffiguranti il mitico
giocattolo musicale e gli americani attribuirono a
questo apparecchio un trionfo che vede ancor oggi nel
1015 un modello molto ricercato da collezionisti e
amatori. Ne furono costruiti più di 50.000 esemplari e
contrariamente a quanto successe ai modelli che lo
precedettero, il 1015 non fu ritirato dal commercio per
essere sostituito con modelli più nuovi, anzi, molti di
questi apparecchi, funzionanti in origine con dischi a
78 giri, furono convertiti per poter funzionare anche
con i 45 giri che ivasero il mercato nel giro di qualche
anno.
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Infatti,
sempre nel periodo bellico divenne impossibile importare
dai paesi asiatici la lacca con la quale si costruivano
i vecchi dischi a 78 giri. Lo sforzo fatto dai
ricercatori in questo periodo portò in nreve tempo alla
scoperta del vinile, sul quale, grazie al microsolco,
poteva essere incisa un’intera canzone su di un disco di
formato inferiore, che veniva fatto girare a 45 giri con
una maggiore fedelta di suono.
Nel
1948 la Seeburg, sempre all’avanguardia per la
tecnologia, aveva presentato il modello M100A, che
consentiva la sceltra tra 100 dischi contro i 24 dei
juke-box convenzionali. Fu un duro colpo per la
Wurlitzer e per le altre marche concorrenti, che
faticarono non poco per realizzare un prodotto
competitivo. Come se non bastasse, in pochi mesi la
Seeburg produsse l’M100B che utilizzava 50 dischi da 45
giri incisi su entrambi i lati. Il primo modello della
Wurlitzer in grado di contrastare i predominio dei nuovi
Seeburg venne commercializzato a partire dal 1952, con
tre anni di ritardo.
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