Se
possedete un Hammond (o un suo clone) e provate
a chiedere ad un vostro collega Hammond-equipaggiato
quale siano i settings utilizzati, cioè
i registri impostati con i drawbars vi sentirete
dare risposte che spesso confinano con il
ridicolo, dense di mistero, impregnate dalla
scarsa volontà di dividere una conoscenza
che spesso è frutto di lunghi esperimenti.
Dal momento che nessuno nasce imparato, è
chiaro che qualcuno deve aver avuto per primo
l'idea di come sfruttare al massimo i nove
tiranti dei drawbars che racchiudono il potenziale
sonoro dello strumento; ripercorriamo insieme
le abitudini sonore dei grandi organisti rock
e jazz degli ultimi venti anni e scopriremo
in una vera e propria disamina dei MOS MAIORUM,
soluzioni interessanti e particolari ricorrenti
attraverso le "epoche storiche".
Ma prima un pò di teoria di base:
Il
funzionamento dei drawbars:
A
differenza di un sintetizzatore attuale, l'organo
elettrofonico sfrutta una serie di ruote foniche,
veri e propri ingranaggi che, messe in movimento
da un motore sincrono, creano un campo magnetico
in corrispondenza di un pick-up demandato
a raccoglierne il valore elettrico. In base
al numero dei denti che l'ingranaggio possiede
varierà la frequenza del segnale prodotto:
questo segnale dovrebbe essere una sinusoide
teoricamente abbastanza pura, lungo il percorso
di preamplificazione ed amplificazione valvolare
del Leslie, i suoni verranno poi arricchiti
(o inquinati a seconda del vostro punto di
vista) da altre armoniche spurie. Le sinusoidi
così generate sono organizzate secondo
una rigorosa gerarchia ripresa direttamente
dalla tradizione organara dello strumento
classico. Mentre l'organo tradizionale può
possedere un'infinità di tubi, canne
e tubicini tutte sotto il controllo dello
stesso tasto, per evidenti ragioni di praticità,
l'organo Hammond possiede solo NOVE linee
di generazione parallele per ogni tasto. Queste
nove linee, nove file o (se vi sentite più
a vostro agio) nove armoniche sono accordate
tra loro secondo precisi intervalli musicali
che rimangono invariati lungo tutta l'estensione
delle cinque ottave di ciascuno dei due manuali,
anche se, come vedremo in seguito, piccole
eccezioni non mancano.
Ogni volta che il musicista abbassa un tasto
dell'Hammond chiude i contatti con le nove
barre di connessione che gestiscono le altrettante
linee di generazione; la disponibilità
di nove segnali indipendenti ed accordati
su rapporti musicali sarebbe pressoché
priva di ogni vantaggio se, all'interno dello
strumento , non fosse disponibile un qualsiasi
sistema che permettesse, al musicista, di
variarne la percentuale, il volume relativo
ed il missaggio generale. Nove armoniche dunque,
nove controlli di volume, ciascuno di questi
è dotato di un'asta marcata con otto
incrementi numerici, a barra tutta inserita
(posizione 1 o addirittura 0) il volume sarà
minimo; osservate da vicino lo strumento e
vedrete , sopra la tastiera superiore, una
nutrita chiostra di tiranti di colore marrone,
bianco e nero. I tiranti in questione sono
i controlli che permettono di variare, in
tempo reale, il volume delle nove armoniche
ed il loro nome di battesimo è DRAWBARS
o TONEBARS, due termini totalmente intraducibili
nella nostra lingua. Il lettore più
attento sarà già scattato in
avanti gridando "ma qui ci sono trentotto
tiranti e non nove come le armoniche che ci
hai detto prima!" ; niente paura, il
surplus di drawbars è presto spiegato
. I trentotto drawbars sono infatti divisi
in quattro blocchi da nove (9 X 4 = 36) che
corrispondono a due possibilità di
regolazione alternabili sulle due tastiere
superiore ed inferiore e due drawbars indipendenti
che regolano l'emissione sonora della pedaliera.
Focalizziamo la nostra attenzione su un blocco
qualsiasi da nove drawbars e capiremo il segreto
dell'universo.
Il
rapporto tra armoniche e note
Su
ciascun cappuccetto dei tiranti potete vedere
la seguente sfilza di numeri : 16' - 5 1/3'
- 8' - 4' - 2 2/3' - 2' - 1 3/5' - 1 1/3';
i numeri in questione andrebbero letti come
"sedici piedi", "cinque piedi
e un terzo" e così via... dico
"andrebbero" nell'ipotesi che (trattandosi
di un organo liturgico tradizionale) al 16'
corrisponderebbe una canna di stagno lunga
circa cinque metri per il Do centrale, al
registro 8' una canna lunga due metri e quaranta
e così via; fortunatamente le dimensioni
dell'Hammond sono, con tutto il rispetto,
più contenute di quelle proprie di
uno strumento liturgico e quindi le indicazioni
numeriche andranno direttamente interpretate
come semplice rapporto di frequenza in relazione
al tasto premuto sulla tastiera.
Il registro di 8' mette a disposizione del
musicista una sinusoide la cui frequenza è
effettivamente quella legata alle note suonate:
il la sopra il Do centrale con 8' sarà
effettivamente un 440 Hz e così via,
la tastiera dell'Hammond risulterà
perfettamente parallela alle ottave di un
pianoforte acustico; raddoppiando la lunghezza
della canna d'organo (cioè la sua dimensione
in piedi) e scendendo a 16', la stessa nota
sullo stesso tasto risulterebbe all'ottava
inferiore, dimezzando la lunghezza della canna
a 4' si otterrebbe un la all'ottava superiore.
E per i rapporti non interi?
Supponiamo di prendere il Do 2 dell'Hammond,
i rapporti con i nove tiranti saranno i seguenti:
| 16' |
Do
1 |
un'ottava
sotto la nota reale |
| 5
1/3' |
Sol
2 |
una
quinta giusta sopra la nota reale |
| 8' |
Do
2 |
la nota reale |
| 4' |
Do
3 |
un'ottava
sopra la nota reale |
| 2
2/3' |
Sol
3 |
un'ottava
ed una quinta (una dodicesima) sopra la
nota reale |
| 2' |
Do
4 |
due
ottave sopra la nota reale |
| 1
3/5' |
Mi
4 |
due
ottave ed una terza maggiore sopra la
nota reale |
| 1
1/3' |
Sol
4 |
due
ottave ed una quinta giusta sopra la nota
reale |
| 1' |
Do
5 |
tre
ottave sopra la nota reale |
Se
studiate con cura queste relazioni scoprirete
che queste non seguono fedelmente tutta la
successione degli armonici (il 5 1/3' dovrebbe
allora occupare la terza posizione e non la
seconda ed il 16' non avrebbe ragione di esistere,
a meno che non vogliate seguire la teoria
degli armonici inferiori, la settima armonica
è stata omessa perché calante
e sostituita con il 1', che in realtà
riproduce l'ottava armonica).
Il fatto che ad una sola pressione di nota
possano corrispondere nove frequenze diverse
simultaneamente non deve impressionarvi: l'orecchio
umano riesce comunque a trarre l'impressione
di compattezza sonora ed estrae il senso della
fondamentale senza lasciarsi troppo sviare
dalle armoniche superiori (soprattutto dalla
pericolosa terza maggiore del 1 3/5'.
I
principi base dei dosaggi
I
nove drawbars sono divisi tra loro da un codice
colore (marrone, bianco e nero) e da una logica
di gruppi sonori; iniziamo da quest'ultima.
I primi due drawbars (16' - 5 1/3') sono il
gruppo SUB, cioè rinforzano il suono
con un raddoppio all'ottava inferiore ed alla
quinta parallela (alla faccia delle regole
di armonia complementare), il gruppo centrale
dei quattro 8' - 4' - 2 2/3' - 2' costituisce
la FOUNDATION, cioè la definizione
di base della timbrica, gli ultimi tre 1 3/5'
- 1 1/3' - 1 conferiscono la BRILLIANCE al
suono, cioè l'apertura massima sulle
alte frequenze.
Un organista che si rispetti inizierà
sempre a costruire il proprio suono con i
quattro drawbars centrali, poi (desiderando
un effetto più rockeggiante) ricorrerà
alla potenza dei SUB ed infine, per supplire
all'acustica ambientale troppo assorbente,
alla distanza tra Lesile e tastiera, o per
semplici gusti personali, darà più
"graffio" con i tre drawbars superiori.
Ma abbiamo accennato anche ad un codice colore
di appartenenza.
I drawbars BIANCHI sono quelli regolati tra
loro da un rapporto di ottava, 8' - 4' - 2'
- 1' : aggiungendoli progressivamente, la
loro presenza conferirà una grande
apertura al suono pur mantenendo una notevole
consonanza; i drawbars NERI 2 2/3' - 1 3/5'
- 1 1/3' sono invece regolati tra loro da
rapporti dissonanti, o quantomeno non così
morbidi come quelli di ottava: terze maggiori
e quinte debbono essere utilizzate con grande
parsimonia all'interno della registrazione,
stando attenti a non ottenere suoni troppo
striduli; se però lavorate sempre con
il Lesile al massimo della velocità
, potrete ottenere un buon effetto "surf"
con un minimo di esagerazione dei black drawbars.
I drawbars MARRONI infine sono solo due, 16'
- 5 1/3', e vengono utilizzati per dare potenza
al suono; la classica registrazione per l'heavy
metal è quella definita "power
drawbars" cioè con i primi quattro
tiranti tutti fuori, al massimo della potenza
di sub e foundation base.
Le
Famiglie
All'interno
di un organo liturgico a canne si indicano
tradizionalmente quattro famiglie timbriche
che vengono ottenute con particolari soluzioni
costruttive: ance accordate, tubi semplici,
accoppiamenti di frequenza eccetera; le quattro
famiglie sono: FLUTES, REEDS, STRINGS e DIAPASON.
Nell'organo Hammond è possibile riprodurre
agevolmente le quattro timbriche fondamentali
ricorrendo ad un artificio mnemonico che mette
in connessione il profilo dei drawbars estratti
con la sonorità vera e propria; nel
caso dei FLUTES (la famiglia senza dubbio
più numerosa) basterà creare
un profilo a due gradini, ad esempio 00_8500_000,
per ottenere la sonorità di base riconoscibile
in "The five bridge suite" dei Nice
(dal LP omonimo) o , sempre dei Nice, in "Patetica"
(dal LP Elegy).
Utilizzando il primo drawbar, quello dei 16',
sarà possibile conferire maggiore profondità
al suono.
La famiglia delle REEDS, cioè delle
ance, è caratterizzata da un timbro
più aspro, dovuto alla maggiore presenza
di armoniche dispari ed alla conseguente estrazione
dei tiranti seguendo un profilo triangolare,
con vertice di solito corrispondente al 2
2/3'.
Accompagnamenti particolarmente espressivi
possono essere ottenuti, con l'ausilio del
vibrato o del chorus, impostando un pattern
triangolare più ridotto, diciamo scendendo
dalla posizione di base 00_4676_543 ad una
più ridotta 00_2333_200.
Una via di mezzo tra i flutes di fondazione
e gli strings più ricchi ed aperti
è rappresentata dalla famiglia dei
DIAPASON; in questo caso il profilo dei drawbars
estratti è a dente di sega, con forte
prominenza delle prime due armoniche (tiranti
8' e 4') e valori scalati per i drawbars seguenti.
Il classico solo diapason è 85_8544_000,
notate la presenza del 16', che può
essere eliminato riportando i valori a 01_8855_331
ed ottenendo un effetto simile all'ottava
più alta.
L'ultima famiglia, quella degli STRINGS, è
caratterizzata da un profilo d'estrazione
ad arco, non così spigoloso come quello
delle reeds, ma sempre centrato su una grossa
presenza delle armoniche superiori. Dal momento
che il materiale di base è sempre rappresentato
da sinusoidi(in numero limitato e dall'inviluppo
fissato nella riproduzione del gate di tastiera)
è inutile aspettarsi gli archi del
K2000 o dei suoni di "veri" violini;
la timbrica risultante sarà sempre
adatta ad accompagnamenti ma non riprodurrà
mai un suono di corde sfregate con l'archetto,
potete esserne certi.
Se volete una dimostrazione pratica, impostate
il registro Cello 8' (00_3564_534) e verificatene
da soli la consistenza sonora.
L'esempio
dei grandi
JIMMY
SMITH
(sicuramente uno dei "padri" dell'organo
Jazz) utilizza solo ed esclusiovamente le
possibilità offerte dalle quattro serie
di drawbars, limitando l'impiego dei preset
a sporadici interventi; sulla tastiera superiore
di solito utilizza un registro 80_8800_208
senza la percussione, adatto a fraseggi veloci
e block chords poco intrusivi (notate la ridotta
presenza -208- delle armoniche più
acute che rende maggiormente evidente l'articolazione),
l'altro set di drawbars è posizionato
sull'ormai classico 88_8000_000, con percussione
sulla terza armonica, soft volume e decay
veloce tutte e quattro le tabs abbassate in
avanti). La pedaliera è spesso registrata
con un 80; il vibrato infine viene utilizzato
solo per i block chords più imponenti,
quelli insomma che dovrebbero riprodurre la
sezione di brass nell'arrangiamento organistico.
IAN
MCLAGAN, prima tastierista degli storici Small
Faces e, per un lungo periodo, sideman con
gli Stones, utilizzava un Hammond L100, amplificato
con un Lesile che veniva a sua volta microforato
e riamplificato tramite due stack Marshall;in
un secondo periodo è passato al B3
con due Lesile 122 collegati in parallelo.
Una delle sue tecniche preferite consiste
nel partire da una posizione 80_8000_000 ed
inserire le rte armoniche superiori durante
i passaggi che si allargano lungo le cinque
ottave di estensione, il secondo drawbar viene
evitato perché troppo lacerante. Per
i soli Ian utilizza tutti i drawbars consonanti
ad 8 ed il volume al massimo.
FELIX
CAVALIERE dei Rascals è stato forse
il primo a sperimentare, nel 1966, la tecnica
della manipolazione dei drawbars in tempo
reale con la musica; i suoi due trucchi preferiti
consistono nell'inserire e disinserire i drawbars
sulle lunghe note tenute e nell'aprire con
la sinistra le armoniche acute durante i glissandi
effettuati con la mano destra ; spesso a questo
effetto viene anche aggiunta l'accelerazione
progressiva del Lesile. A proposito di Lesile
, Felix può vantare un ulteriore primato,
relativo alla capacità di bloccare
totalmente , con opportuna modifica , la rotazione
delle trombe interne per farle ripartire al
massimo della velocità, senza passare
per forza attraverso lo stadio di "chorale".
Un
impegno esagerato del cambio di velocità
per il Lesile è riconoscibile nelle
vecchie registrazioni di BRENT MYDLAND con
i Grateful Dead: in questo caso, oltre al
passaggio chorale - tremolo, è molto
evidente l'impiego del chorus in posizione
C1 o C3, per un effetto più marcato.
KEITH
EMERSON sfrutta da sempre la regolazione 88_8000_000,
con percussione sulla terza armonica, soft
volume e fast decay, il vibrato/chorus è
sulla posizione C3; nel solo di Karn Evil
9 (dal LP Brain Salad Surgery) c'è
anche un pizzico di quarto drawbar a mezza
apertura.
Probabilmente
l'unico organista rock a non considerare indissolubile
il binomio Hammond & Lesile è RICK
WAKEMAN, che sfrutta i segnali paralleli del
Lesile e l'uscita diretta dell'organo per
mitigare in parte l'effetto Doppler creato
dalle trombe girevoli. Due le combinazioni
preferite : la prima vede tutti i drawbars
bianchi fuori, il 16', percussione sulla seconda
armonica con soft decay (80_8808_008), la
seconda è priva di percussione e vede
tutti i drawbars fuori contemporaneamente
(88_8888_888), da questa viene poi "scolpito"
il suono definitivo azzerando alcuni tiranti
a seconda delle necessità (ascoltate
la soporifera introduzione di The Heart Of
The Sunrise dal LP Fragile e ve ne renderete
conto).
Interessante
da parte di DON AIREY (prima con i Colosseum
II, poi con i Rainbow e poi con Ozzy Osbourne
vi servono altre referenze?), la registrazione
00_8888_800, senza l'impiego dei primi due
power drawbars, con la tastiera quindi regolata
per suonare un'ottava sopra al tradizionale
suono heavy metal. sul manuale inferiore,
utilizzato per gli accompagnamenti, c'è
una timbrica della famigli a string, cioè
forma "ovale".
E
se vogliamo parlare di organisti rock, non
possiamo dimenticare JOHN LORD: la sua regolazione
standard è 88_8800_000, con la seconda
armonica in percussione, distorsione a livelli
abbastanza elevati e chorus C3; attenzione
però a non sottovalutare le potenzialità
offerte dall'inserimento , sotto la tastiera
superiore, della contattiera necessaria per
pilotare un RMI electric piano, anche questo
molto saturo.