"Nel vuoto insensato il demone mi portò
oltre i grappoli luminosi dello spazio finito,
finché davanti a me non ci furono né il tempo né la materia
ma solo caos, senza forma o luogo."
(H.P. Lovecraft, Fungi From Yuggoth, XXXII)

"Non e' morto cio' che in eterno puo' attendere ma con il volgere dei millenni
anche la morte puo' morire..."

(H.P. Lovecraft)

"E ora sono io
insieme benedetto e maledetto,
perchè adesso possiedo le chiavi del Regno dei Cieli.
Perdonerò chi merita la salvezza, dannerò chi ha dannato se stesso
imparerò a vivere dopo che l'amore è morto…
Io sono il Mangia Peccati..."
(Tratto dal Film "La Setta dei Dannati")

ROMA > LE ORIGINI
Le origini di Roma sono avvolte nel mistero. La tradizione vuole che l'eroe greco Enea, scampato alla guerra di Troia, approdasse in centro Italia (tutti i re e gli imperatori di Roma e del Sacro Romano Impero, in età medievale, vanteranno queste origini troiane). Lì prese come moglie Lavinia, figlia di un re del luogo, e in suo onore fondò la città di Lavinia (attuale Pratica di Mare, ad una ventina di km a sud di Roma). Qui infatti gli archeologi hanno rinvenuto una serie di dodici altari preistorici, dimostrando che gli uomini del tempo adoravano già degli dei, probabilmente gli stessi adorati dai greci di allora, e portati in Italia proprio da Enea. Ascanio, figlio (o discendente) di Enea, andò poi a fondare un'altra città, Alba Longa. Alla sua morte altri cercarono di prendere il potere e i suoi amici abbandonarono i suoi figli, Romolo e Remo, affinché nessuno li potesse trovare e uccidere.

Questi vennero "allevati da una lupa" (la Lupa potrebbe essere stata una sorta di donna dei boschi, chiamata "Lupa" per via del modo "selvaggio" in cui viveva), e quando divennero abbastanza grandi, incominciarono ad organizzarsi per riprendersi il loro legittimo trono, ma forse non ci riuscirono. Decisero quindi di andare un po' più a nord per fondare una nuova città, Roma. Romolo uccise il fratello Remo e divenne il primo re della città appena fondata. Dopo di lui, vennero altri sei re (sette in tutto quindi), ma di questi, solo degli ultimi tre è stata provata l'esistenza storica. Gli altri quattro rimangono ancora una leggenda. Poco tempo fa, gli archeologi hanno trovato sotto la pavimentazione del Foro romano un altare arcaico, con pavimentazione in lastre scure (lapis niger), e su una pietra compariva la parola "REX", per cui ciò proverebbe l'esistenza di "RE" nel periodo regio romano, a sostegno delle storie raccontateci nelle fonti. Quindi, i sette re di Roma furono Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo (questi ultimi tre in verità erano etruschi ). Dal 510 a.C. in poi, con la cacciata dell'ultimo Tarquinio, Roma dal sistema regio passa al sistema repubblicano e sarà così fino a che con Ottaviano (poi Augusto) non si creerà l'Impero, nel 24 a.C.

GALERIA > LA CITTÀ MORTA
Originariamente era una città etrusca denominata “Careiae”. Dopo la scomparsa degli etruschi, fu colonizzata dai romani che la chiamarono Galeria (probabilmente dal nome della tribù dei Galerii). Dalle notizie storiche si apprende l’importanza logistica che ricoprì fino al XV sec. quando, passato sotto il dominio dei Sanseverino, divenne da luogo fortificato un centro agricolo. Nella metà del 1700 la gente del luogo cominciò a morire misteriosamente. Oggi si suppone che la moria fosse dovuta alla malaria (tale ipotesi è avvalorata delle zone paludose create dal fiume Arrone, che cinge la collina di tufo dove sorge il borgo). Sul finire del 1700 la popolazione era ridotta a 150 abitanti e poco dopo fu completamente abbandonata. Uno dei particolari che lascia perplessi è che gli abitanti, nel lasciare le loro case, abbandonarono anche le suppellettili di uso quotidiano e si trasferirono a circa 4 km., ove fondarono l’attuale S. Maria di Galeria Nuova. Lasciarono persino i cadaveri dei loro concittadini non seppelliti. Queste salme rimasero senza sepoltura fino alla metà dell’800. Tra il verde della vegetazione fa capolino il campaniletto, risalente al 1700, ultimo baluardo della chiesa di San Nicola. Un tempo tale chiesa era annessa al castello di cui purtroppo non rimangono che poche macerie. Si hanno notizie di altre 3 chiese presenti nel borgo. Una era dedicata a Sant’Andrea e venne distrutta da un incendio nel 1816; Santa Maria della Valla, detta anche dell’ospedale vecchio, fu completamente distrutta da un fulmine sul finire del 1600; quella di San Sebastiano (destinata alla celebrazione liturgica della festa del santo) fu demolita intorno al 1682.La città sorgeva su un quadrilatero di rocce vulcaniche che cadono a picco creando una difesa naturale. Sul fondo della valle scorre il fiume Arrone, emissario del lago di Bracciano. Il fiume è scavalcato da un ponte antico che risulta completamente coperto dalla vegetazione. Molti visitatori asseriscono di sentire il rumore di zoccoli ed un lamento provenire dall’antico mulino a valle del borgo. La leggenda vuole che sia “Senz’affanni”, menestrello morto tre secoli fa durante un’epidemia. Tutti gli anni tornerebbe sul suo destriero per suonare il mandolino e cantare per la sua amata. Gli scettici dicono che si tratta solo delle acque del torrente che, attraversando le grotte poste sotto il borgo, emettono un suono provocato dalla caduta dell’acqua. Alcuni sostengono addirittura di sentire le voci dei morti non sepolti, abbandonati dei propri cari in fuga, che tutte le notti di plenilunio escono alla ricerca di pace...

ROMA > LE LAMPADE ETERNE
Fin dai tempi più antichi, troviamo a Roma, le cosiddette lampade eterne. Ne troviamo una ad esempio su un tempio di Numa Pompilio.
P. M. Elsen scrive: "Quando il sepolcro di Pallante fu aperto nei pressi di Roma nel 1401, lo si trovò illuminato da una lampada che aveva brillato per oltre 2000 anni...". Sulla via Appia venne scoperta intorno alla metà del XVI secolo una tomba. In essa venne trovato il corpo di una giovane galleggiante in un liquido sconosciuto (come ci informa Wilhelm Schrodter), che era riuscito a mantenerne incorrotto il corpo, tant'è che sembrava stesse dormendo. Ai suoi piedi, una lampada accesa, che si spense a contatto con l'aria, quando la tomba venne aperta.

Secondo certe iscrizioni si scoprì che si trattava di Tullia, figlia di Cicerone, morta nel 45 a.C. La si portò in Campidoglio e la gente affluì in massa per vederla. Ma, pensando ad un miracolo, iniziò ad adorarla come una santa. Cosicché il papa Paolo III ebbe l'idea di fare gettare la salma nel Tevere.
Un fatto analogo avvenne a Budapest, nel 1930, quando alcuni operai ritrovarono durante dei lavori il corpo di un'altra giovane donna, perfettamente conservato, immerso in un misterioso liquido blu. E ai suoi piedi, ardeva anche in questo caso una lampada eterna, immersa nell'acqua. In pochi minuti, il liquido evaporò e la lampada si spense. Gli studiosi non riuscirono ad arrivare in tempo e tutto rimase avvolto nel mistero. Due di queste lampade eterne sarebbero state ritrovate in un monastero in Inghilterra intorno alla metà del XVI secolo ed ora sarebbero custodite nel museo di Leida, in Olanda. Un altra lampada simile venne trovata nel 1717 in un tempio sotterraneo dei Rosacroce, in Gran Bretagna.
Ma lampade eterne si trovano nella storia anche precedentemente all'antica Roma. Il gesuita Atanasio Kircher ci parla di lampade eterne in alcune tombe scavate nella roccia a Menfi, in Egitto, risalenti a millenni prima. Anche S. Agostino ci descrive una lampada simile trovata in un santuario di Iside, in Egitto, che "né il vento, né l'acqua potevano spegnere..." Per Charroux, tali lampade sarebbero state una sorta di pile nucleari in scala ridotta, create per splendere oltre 5000 anni, ovvero il tempo di disintegrazione del radium. Altri studiosi sostengono, invece, che si tratti di pile al plasma, ma ancora non si è giunti alla soluzione dell'arcano...

ROMA > LA CARROZZA DI OLIMPIA PAMPHILI
Si narra che a piazza Navona vaghi ancora in alcune notti invernali lo spettro di Olimpia Pamphili, a bordo della sua carrozza trainata da maestosi cavalli neri. La leggenda vuole che la nobildonna romana infesti questa piazza ridendo e incutendo timore nei malcapitati passanti solitari, per vendetta nei confronti di una città che in vita -nonostante la ricchezza e il potere- non la amò.

Ogni materiale riportato è registrato da parte dei legittimi proprietari. Alcuna infrazione dei relativi copyright è pertanto intesa.