
Ormai mi capita spesso di ricevere cd da gruppi emergenti o sconosciuti: è sempre un piacere aprire un pacchetto e trovarci dentro qualcosa di nuovo, soprattutto un'autoproduzione, anche se poi non sempre questo piacere si protrae durante l'ascolto. Non spesso m'è infatti capitato di ritrovarmi tra le mani qualcosa da un gruppo apparentemente sbucato fuori dal nulla che riuscisse a colpirmi: con i Pecksniff, invece, è andata proprio così.
Il gruppo è domiciliato presso Parma ed ha avuto la solita storia di rimaneggiamenti e cambi di formazioni fin dal '98. Questo non è il loro primo cd, ma è il primo che stampano ufficialmente e - lo dico subito, anche perché portarvelo a casa costerà appena 5 maledettissimi euro!!! - è un cd che vale proprio la pena di ascoltare.
Il loro potrebbe essere ascritto a quel tipo di rock sfacciato, semplice, nato dall'attività dei Pavement, rispetto ai quali però i nostri scoprono anche un'anima più smaccatamente pop e non nostalgica. Provando a fare qualche riferimento nostrano, potremmo compararli a dei Julie's Haircut bucolici e casalinghi e ben più interessanti, o a dei Morose primo stampo - prima della svolta malinconica degli ultimi tempi.
Non so esattamente perché, ma, benché la registrazione sia assai chiara, me li immagino a suonare in un grande fienile mezzo vuoto, batteria e chitarra acustica lì in mezzo, ed intorno tutti quei giochi e strani aggeggi che son riusciti a raccattare in giro nelle proprie case con l'idea precisa di provare a tirarne fuori dei suoni.
Le dieci tracce di questo cd impegneranno giusto 23 minuti del vostro tempo, essendo la maggior parte dei pezzi brevi e coincisi, raramente portati oltre ai due minuti. Il tutto è speso tra ballate acustiche arrangiate con cori e strumenti giocattolo (come l'iniziale "The bees attack!", con quel crescendo finale da orchestrina scoppiata), brevi squarci pop giocati sull'alternanza di voce maschile e femminile, composizioni vagamente post-country e addirittura del rock'n'roll da sottoscala ("A book into your eyes", ovvero i White Stripes che provano a coverizzare Johnny Cash).
I territori che decidono di esplorare i cinque (se nei Pavement l'uomo che faceva la differenza - vale a dire che non si capiva esattamente cosa facesse, riuscendo comunque ad aggiungere quel quid in più - era uno, Bob Nastanovich, qui di manipolatori di suoni strambi ce ne sono addirittura due) non ci sono quindi per definizione inediti, eppure la freschezza dei Pecksniff, unita ad una buona vena compositiva, è innegabile.
In un mondo che sembra andare al contrario - il fatto che questo cd esca fuori dal nulla ne potrebbe essere un buona testimonianza - Elementary Watson potrebbe essere la giusta colonna sonora per rincorrere un sorriso.
 16/02/03, Marco

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