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LA HAINE
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IL FASCINO DEL MALE
Quest'uomo sta male!

Intervistiamo via email Luca Galuppini, alias ONQ, un musicista che non si traveste da Batman, ma da Joker...


Cominciamo dall'inizio, o meglio, dal passato: i tuoi ultimi cd erano accompagnati, nella loro versione promo per la "stampa", da imponenti biografie. Questo perché, in passato, hai fatto parte di un notevole numero di gruppi e progetti vari, aventi a che fare con le forme più disparate di musica (e mi pare una cosa di cui vai giustamente fiero, dico bene?).

Dici bene.

Potresti farci un brevissimo excursus, un riassunto della tua attività musicale?

Altroché. Ho cominciato a suonare con dei gruppi quando avevo 16 anni. All'inizio, come capita a tutti, stavo in formazioni locali senza importanza. Uno di questi gruppi faceva cover dei Nirvana e pezzi sullo stile dei Nirvana, un'altro faceva cover dei primi Carcass e pezzi sullo stile dei primi Carcass, un terzo faceva roba un po' alla Sonic Youth e un po' alla Cure. Io suonavo la chitarra o il basso, poi ho lasciato perdere. Questi erano i gruppi con cui ho fatto i miei primi concertini nei pub. Poi c'erano le cose che facevo in camera mia col 4 piste: cassette noise in massima parte, e anche un po' di cose più "musicali". Ho imbastito un'etichetta di cassette che scambiavo con altri tizi che facevano la stessa cosa, facevamo collaborazioni, split, qualche concerto. Poi anche quelle cose le ho lasciate perdere e ho continuato solo il mio progetto solista (ONQ), che poi è diventato un gruppo con l'entrata di Valerio e Luca, e poi di Mauro che già aveva suonato con me in altre occasioni. E mi sono anche unito ai Morose perché mi piacevano molto.

Tra quanto fatto fino ad oggi, quali sono i tuoi gruppi che ti hanno dato maggiori soddisfazioni?

Nel fare musica in questo modo non esiste soddisfazione ma solo un senso di abbandono e di morte che ti fa oscillare tra frustrazione e rassegnazione. Però devo dire che quando gli Antenna 59 sono finiti su una compilation insieme a Merzbow allora sì che è stato un trionfo.

C'è anche qualcosa, tra gli episodi del tuo curriculum, che non rifaresti?

Non direi perché le esperienze negative sono la mia linfa vitale.

Questa iper attività trasversale e, insieme, parallela a generi e stili, dipende da un intento, più o meno sistematico, di sperimentare cose diverse, o da una semplice affezione a svariate forme sonore in quanto ascoltatore, che ti ha spinto poi, di volta in volta, ad un approccio attivo nei confronti della musica?

Non vedo discontinuità tra una cassetta mostruosa con del rumore e dei tamburi e una con voce e chitarra acustica. Anche se sembra strano non noto contrasti troppo stridenti tra i vari generi che ho suonato. Per quanto cambi sia la forma che la sostanza, c'è sempre qualcosa che rimane fisso.

Ogni nuovo inizio ha coinciso con un superamento dei risultati precedentemente raggiunti, o, addirittura, con un ripensamento? Insomma, credi di aver sviluppato una qualche teoria estetica (chiamiamola così...) su quanto da te sperimentato, oppure vivi queste diverse fasi in maniera più diretta, meno meditata?

No no, è un brodo unico. Infatti tutte le volte cerco l'amalgama, l'aggiunta. Anche nelle cose più tranquille c'è la parte noise latente che mi sembra evidentissima.


Credo sia uno dei tuoi punti forti. Passaimo ad altro.
Tape label, cdr, mp3, autoproduzioni a manetta: da diverso tempo hai a che fare col mondo - ed è il caso di dirlo, dato che non ti sei mai fermato alla sola Italia, anzi - del "DIY". Questo ti ha spesso fatto avvicinare (più che altro da terzi) ad etichette come quelle del lo-fi. Eppure tu stesso ti definisci (e correggimi se sbaglio) una persona "quadrata", poco avvezza all'improvvisazione e, soprattutto, alle cose improvvisate, tendente alla pianificazione, al sistematico, al meccanico (...). Questo, in qualche maniera, dovrebbe contrapporti a ciò che, solitamente, si intende con lo-fi: al di là delle semplici disquisizioni terminologiche, cosa ne pensi?


Grazie per il bel quadretto. In effetti non sono più il tipo che gli scrivi "ciao onq, mi mandi mezz'ora per uno split sulla mia etichetta polacca?" e in meno di mezz'ora ha già composto e registrato la sua mezz'ora. Però prima queste cose erano all'ordine del giorno e uscivano cassette a dozzine. Ho un amico di Louisville (quindi io faccio parte della scena di Louisville, uh uh) che si chiama Zan Hoffman che registra tipo quattro cassette alla settimana dai primi anni '80, e ora ha appena superato la settecentesima. E dentro c'è rumore, di diversi tipi, a volte anche musica. Ora io queste cose non le faccio più ma più per un inaridimento mio che per un'esigenza di pianificazione. Ora preferisco fare mezz'ora di musica in un anno così sarà più facile per la Sony classics compilare il mio "complete works" quando sarò defunto, sono cose a cui bisogna pensare per tempo. Ma anche se la mezz'ora la facessi, come prima, in dieci minuti, non ci sarebbe bisticcio: puoi fare una cosa in 10 minuti se ci hai pensato su 10 anni prima dei 10 minuti, che è appunto il mio caso. (Non nel senso di pensarci proprio su per 10 anni, insomma ci siamo capiti, che solo le cose che hai fatto nei 10 anni prima possono portarti a fare 10 minuti così, dai che hai capito).

Credi che il "precario in musica" possa effettivamente considerarsi un mezzo fecondo, che trova motivo di interesse proprio nelle congenite mancanze, in come si cerca di superarne o aggirarne i limiti (se non nei suoi limiti stessi), oppure trovi che, in fondo, si tratti solo di una scappatoia, o di una fase forse inevitabile che però andrebbe superata? Chiedo ciò senza pretendere che le registrazioni lo-fi, all'interno della tua discografia, siano state pianificate o addirittura ricercate, bensì frutto dell'urgenza espressiva.

La storia di fare la cosa migliore con gli strumenti che hai è una puttanata, alla gente (supponiamo per un attimo che 1. la gente esista e 2. la gente abbia qualche rilevanza) non interessa se tu non hai i soldi per pagarti lo studio di Fabio Magistrali. Insomma esiste la musica bella e la musica brutta, che è una cosa misurabile perché sai meglio di me che i gusti non sono gusti, ma solo sfumature di ignoranza. Quindi tu usi quello di cui hai bisogno per fare la cosa che devi fare. Io avevo bisogno di otto piste e di una banda di ubriaconi per fare un pezzo che nella mia testa doveva suonare come "The Black Rider" di Tom Waits e ho comprato l'8 piste e ho rotto il cazzo a Jacopo Andreini finché non mi ha fatto comandare per un pomeriggio la sua Fartfara. Lui, addirittura, aveva dei pezzi che la Fartfara non sapeva suonare e allora ha aspettato 5 anni e quando ha avuto l'occasione di dare le sue partiture a un'orchestra in America è andato in America e ha fatto i pezzi. Alien lanes che praticamente è il canone del lo-fi sarebbe una merda se non fosse registrato col 4 piste. A me mi servono solo 8 piste, sono andato in uno studio a 24 piste una volta sola ed era per registrare il gruppo grind. Sul discorso delle mancanze, si sa che niente quanto il contenitore determina la forma del contenuto: tu giochi a biliardo e supponiamo che hai un biliardo infinito e la palla ovviamente va solo dritta, e allora a me sembra che sarebbe un bel gioco di merda. Ti diverti perché ci sono le sponde e la palla rimbalza e disegna le traiettorie che fanno dire alla gente "ooooohhhh".


Nelle recensioni che ti riguardano non trovo mai alcun riferimento ai testi, i quali, comunque, non sono mai segnati, e sul disco vengono spesso coperti dagli effetti che piazzi sulla voce. Ce ne vuoi parlare? Che importanza hanno? Di cosa trattano? In generale, quale credi che sia il reale peso che bisognerebbe dare ai testi nella musica "rock", e qual'è l'importanza che gli dai tu?

I testi non hanno un peso supremo. Se possibile li faccio scrivere ad altri, ma se gli altri poi mi scrivono delle cazzate allora li devo rifare io in modo che ci siano tanti dittonghi, perché, come credo a molti, a me piacciono soprattutto le parole con i dittonghi. I versi poi devono avere un senso compiuto, ma non è obbligatorio, neanche che siano grammaticalmente corretti. Devono solo avere dei gran dittonghi, e a me darmi qualche immagine diciamo "poetica" dove per poetico intendo, come sempre, qualcosa che non vuol dire un cazzo ma che comunque ti suona dei campanelli. Tu per esempio prendi "Lament" che all'inizio dice: sun rays / are painful / like ashes / like nails / slide out of my sight / let me regret it. E ti accorgi subito di tutti i dittonghi (rAYs, pAInful, lIke, nAIls, slIde, OUt, mY, sIght) e capisci che per esempio il verbo "slide" è stato scelto unicamente per il suo dittongo anche se come senso un bel "get" o un "go" ci stavano meglio, e che probabilmente si parla di uno che si lamenta perché si vorrebbe pentire di qualcosa ma non può perché magari ha ottenuto il perdono troppo facilmente o qualcosa del genere (è la prima volta che ci penso) e si intravede una squallida storia di coppia o una cosa anche mistica volendo, perché ovviamente "sun", "ashes" e "nails" ti richiamano immagini bibliche di qualche tipo. Come puoi immaginare io non sono il tipo che scrive testi d'amore né quello che ne scrive di mistici, ma se fai questa cosa qua puoi andare avanti all'infinito e farti suonare tutti i campanelli possibili, solo che ecco: non sono neanche il tipo che dice che la gente deve vederci quello che vuole, perché io non prevedo la presenza di gente che interpreti i testi (io la gente ci sputo sopra), e quindi i testi non vanno mai a finire negli artwork, a meno che non ce li voglia vedere io, ma è difficile perché tanto li so a memoria...


La nuova musica strumentale (intendendo con ciò quella cosa che spesso, per comodità, viene chiamata post-rock, ma che potrebbe venir tranquillamente identificata con almeno una mezza dozzine di altre sigle) anche in Italia ha fatto numerose vittime, in senso sia positivo che negativo. Trovo, infatti, che a volte l'eliminazione della voce sia, per certi gruppi, una scelta se non forzata, quanto meno prematura, non supportata da forme compositive adeguate. Considerando che anche nell'ultimo cd degli ONQ c'è un pezzo - per altro di egregia fattura - "alla Mogwai", che ne pensi, sia della musica che delle relative tendenze nostrane?

Grazie per l'egregia fattura, che comunque il pezzo è di Luca quell'altro e gli girerò i complimenti, ma io credo che con le voci che hanno e coi testi che scrivono fanno proprio bene a non cantare, io stesso ritengo di non avere una gran voce ma sono costretto a cantare dalla mia incapacità di scrivere pezzi strumentali (ma ci sto lavorando su). Il postrock a cui ti riferisci non ho capito se è quello in senso stretto, cioè quella specie di prog orribile di diretta derivazione tortoisiana, e in tal caso allora fanno doppiamente bene a non cantare, perché gente che fa un gruppo così cosa vuoi che canti? Tu dici che dovrebbero cantare, ma perché non proponi una soluzione molto più semplice sia per loro che per noi: che smettano anche di suonare?

Mi chiedo: perché tanta gente fa post-rock, o comunque musica strumentale, quando non gli riesce in pieno? L'espressività legata alla voce potrebbe comunque donare sfumature diverse, invece così rischiano di appiattirsi su modelli fin troppo riconoscibili. Mi rendo conto che, praticamente, hai già dato una risposta più che esaustiva...

...infatti credo di averla data... io credo che facciano postrock perché è la musica che gli piace, se si appiattiscono su modelli riconoscibili è perché non sono ancora riusciti a trovare una personalità, o perché quella che avevano non gli piaceva. Poi la personalità è difficile vederla in un gruppo all'inizio, al livello di demo, sono cose che escono fuori al momento di registrare i dischi o anche dopo. Ci sono anche molti gruppi che usano la voce ed hanno modelli altrettanto riconoscibili, e non gli riesce in pieno neanche quello. È sempre meglio se non cantano, dammi retta, e non incoraggiamoli a farlo!


In Italia la musica indipendente non se la passa certo benissimo, ma alcuni gruppi stanno riuscendo ad avere una relativa notorietà. A volte ho però sembrerebbe che l'unico reale motivo per cui alcuni gruppi vengono presi in considerazione dal (poco) pubblico sta nel fatto che, in qualche modo, vengono pompati dalla stampa. Al di là del fatto che, tra quelli che vivono in un ingiusto semi-anonimato, io ci mettere anche ONQ, cosa ne pensi di questa situazione?

La meritocrazia è un vecchio sogno delle plebi oppresse, ma questa storia della stampa che pompa è assurda. La stampa sei tu. Normalmente un gruppo è più noto se è più bravo, o se ha speso più soldi in pubblicità. Io non credo che ci siano molti gruppi peggio degli ONQ che se la cavano meglio, insomma a chi ti riferisci? A Carmen Consoli? Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole. Perché se stai parlando dei Lo-fi sucks tralasci anche che hanno fatto un cd della madonna che io me lo sogno un cd così, e non lo dico perché Mauro è diventato un loro gregario (anzi, quella sarebbe una scusa per spalargli della merda) ma perché il cd dei Lo-fi sucks è una figata. Ma poi non capisco dove vogliamo andare a parare, siamo forse i tipi che si frustrano perché non trovano date e non vendono dischi? A chi poi, alla gente? Ma dai ma chi ci crede...

Perfettamente concorde sul giudizio sui Lo-fi Sucks, non mi riferivo certo a loro. Tra l'altro, non mi pare neppure che vengano particolarmente "pompati". Conscio del fatto che, così posta, questa domanda non possa che generare risposte superficiali o altrettanti dubbi, come i tuoi, provo ad abbassare il profilo del discorso: perché a noi gruppetti del cazzo ci rompono i coglioni sull'originalità delle nostre proposte, quando poi gruppi che, pur essendo bravi, non sono originali, vengono trattati con i guanti di velluto? La mia non vorrebbe (o dovrebbe) essere frustrazione, quanto un interrogativo sulla stampa specialistica: come funziona? ci si può fidare?

I gruppi che dici che sono bravi, sono appunto bravi, non hanno bisogno di essere originali, se un gruppo è formato da sfigati con strumenti di fortuna che non sanno neanche suonarli, allora per salvarli dall'insulto si cerca almeno l'elemento di originalità, se poi non hanno (non abbiamo) neanche quello, è giusto subire le rotture di coglioni. Ma poi vogliamo farli questi nomi? Chi sarebbero i gruppi di merda che vengono pompati?

Mah, in effetti, tra i gruppi presi in considerazione dalla stampa, al momento non me ne viene in mente nessuno che non possa avere un qualche valore per qualcuno... ci penso su, poi magari te lo faccio sapere (sai, la frustrazione...). Dico, però, che di gruppi bravi che meriterebbero altrettanta considerazione ne conosco. Ad esempio, perché qualcuno disposto a spendere dei soldi per la musica non ha ancora chiesto agli ONQ di fare un cd stampato, quando la tua è una delle voci interessanti nel mucchio?

Grazie per la voce interessante. Agli ONQ probabilmente nessuno ha mai pagato la stampa di un disco perché non siamo abbastanza bravi. Poi ho litigato con quasi tutti quelli che potevano produrre o recensire un disco e, detto tra noi, le etichette italiane hanno molti meno soldi di me. Le etichette italiane sono formate da una o al massimo due persone, e finanziate coi loro risparmi di smerigliatori al porto. Quanto credi siano pronti ad investire su un gruppo esordiente che non conosce nessuno, anche se valido? Specie se poi non sanno come distribuire il disco e non sono in grado di organizzare una promozione adeguata?

Beh, dai, che le indipendenti non investano, almeno in parte, in gruppi sconosciuti non è esattamente vero. Al massimo si potrebbe dire che è pur sempre una goccia in mezzo al mare.

Il discorso è che di soldi è meglio parlarne con chi ne ha più di te.


Credi che la musica prodotta in Italia, conosciuta o meno che sia, abbia un motivo di interesse anche per chi vive all'estero? Ci si può confrontare con le altre nazioni, o la musica prodotta in Italia, per quanto ben fatta, risulta ancora essere in gran parte derivativa?

La musica che dici non è prodotta in Italia, è prodotta in America e in Inghilterra. Qui viene importato il format e ri-prodotto. La musica riprodotta in Italia interessa agli italiani dei paesini, perché i Mogwai fanno solo Milano e Bologna, e invece i gruppi della Gammapop possono sperare di vederseli anche in Lucania. Quindi se ti piace la musica dal vivo ma abiti in Lucania la Gammapop ti darà una mano portandoti al pub giù in paese i Mogwai italiani, gli Shellac italiani, i Godspeed You Black Emperor italiani. Se invece abiti a Milano o a Berlino o a checazzoneso Portland, OR, dimmi tu quale interesse possa suscitarti la Gammapop. Io so per certo che hanno molti gruppi talentuosi e anche dal suono originale alla Gammapop, perciò lo chiedo a te che sei di Milano e quindi rientri nel mio campione: che interesse ti suscitano i gruppi della Gammapop?

(Questa me la faccio da solo): E che interesse puoi suscitare tu che suoni negli Hood italiani?

Non credo di suscitarne né di volerne suscitare.

Io credo che l'interesse per un gruppo non debba necessariamente dipendere dalla sua originalità. Nel senso che si può essere dei buoni esecutori, quando non si è dei buoni inventori. Insomma, non c'è necessariamente bisogno di inventare una nuova forma per fare buona musica. L'importante è cercare di non omologarsi, di far risaltare le differenze personali che necessariamente uno si porta dietro, siano esse grandi o piccole. Il resto dipende dal gusto (e dai gusti) dell'ascoltatore, anche se inevitabilmente i modelli, quelli che realmente inventano qualcosa, rimarranno una spanna avanti.

Qui però si sta parlando di gruppi che, oltre a non inventare niente, sono anche mediocri esecutori, e ci si può solo augurare che non vengano mai fuori le loro "piccole differenze personali", perché di sicuro peggiorerebbero la situazione già catastrofica. Vogliamo essere un po' più esigenti?

Comunque, il fatto trito e ritrito che "il rock è nato in America, non è nella nostra cultura, gli italiani non possono fare rock" credo sia vero fino ad un certo punto. Perché dalla Svezia, dalla Norvegia o dalla Finlandia escono cose molto interessanti? Certo, si potrebbe dire che lì sono culturalmente più vicini al mondo anglosassone, però...

In scandinavia sono ad anni luce dall'Italia, come qualità, non perché sono molto più vicini di noi alla cultura anglosassone, ma perché SONO anglosassoni. E perché sono più bravi, si sbattono di più. Non so perché, sarà per le più favorevoli condizioni politiche. Che rendono anche più interessante la scena tedesca, per esempio, o francese, per dirne una controriformista. L'Italia può solo essere paragonata alla Spagna, dalla quale appunto non è mai uscito un cazzo. Ma poi perché accanirsi sull'Italia? Perché cercare del buono dove non ce n'è?

...dicevo, però il cinema non l'hanno certo inventato in Asia, eppure anche i Coreani e gli Iraniani fanno bei film...

I film asiatici sono film asiatici, vengono dalla cultura asiatica, e sono belli per quello; non ho notizia di validi film iraniani basati sui clichees di Hollywood. In Iran fanno i film sul burka, non fanno Batman.

Al di là del riferimento al burka, è esattamente quel che volevo dire io. Quindi, mi chiedo: è vero che gli italiani in musica continuano e continueranno a travestirsi da Batman? In fondo, non ci sarebbe bisogno di suonare il mandolino, la zampogna o la ghironda… rimanendo sulla similitudine col cinema: prendi certi film di Hong Kong, che hanno preso il cinema di genere americano, l'hanno condito con estratti dalla Nouvelle Vague, confezionando il tutto col loro tipico gusto iperbolico per queste cose…

Appunto, devi prendere quello che è più vicino alla tua cultura e mescolarlo con la tua cultura (come fa Bugo, che però non rientra nel nostro discorso perché non è certo "esportabile"), invece chi si traveste da Batman cerca di riprodurre cose completamente aliene e non riuscendoci del tutto vengono fuori delle cagate mostruose.


"Tutta l'arte è merda e viceversa": cito dalla ONQ's harsh art gallery. Di che si tratta esattamente?

È una galleria virtuale di arte brutta, fatta da me con paint di microsoft. Ci sono molte più "opere" di quelle che trovi sul sito, ma non ho mai voglia di fare l'upload. È mia abitudine fare parodie di certi tipi di arte o di musica. Sono un burlone.

A questo proposito: mi era molta piaciuta la tua cassetta Ballads about unlucky love stories, che nelle biografie prima citate viene segnalata con una certa ironia, quasi avesse un senso parodico nei confronti della musica "alla Leonard Cohen". E' nata con questo scopo, oppure la tua è semplice autocritica fatta a posteriori?

Ballads about unlucky love stories l'ho effettivamente fatta in pochi giorni con intento non tanto parodico quanto, diciamo... diversivo. Volevo insomma fare una cassettina così, di genere, senza troppo impegno. Non ho mai bisogno di impegnarmi per fare una cassetta "di genere", mi impegno solo quando cerco di fare ibridi e cose un po' "personali".

Un progetto che invece era sicuramente costruito su un'idea ironica è la cassetta degli Intransigenza: ce ne vuoi parlare un po'? Come è nata? Ha avuto un minimo della diffusione che si meritava? Pelati ed incazzosi energumeni con le x tatuate ovunque sono poi venuti a cercarvi a casa per farvi il culo, oppure non si sono accorti dello scherzo?

Anche quella rientra nel filone delle cassette di genere, non sono mai una presa per il culo di questo o quello con l'intenzione di offendere, né di dire "guardate qua, noi in due giorni la vostra merda la facciamo meglio di voi che ci state dentro da una vita". Fare cose di genere non richiede alcuno sforzo, lo facciamo per divertirci un pomeriggio, e poi ci resta la cassetta, e ne diamo copie a chi può condividere il nostro humor, o a chi siamo certi che non lo condivide affatto. Comunque sia chiaro che noi all'epoca in effetti eravamo semi-astemi e rispettavamo la scena sxe, ma non senza perdere la visione distaccata, che poi è il significato etimologico di "ironia", che non vuole dire affatto "presa per il culo per ridere". (e sia anche chiaro che io voglio davvero pisciare in bocca a Red Ronnie e picchiare i fricchettoni). In Ballads... accade esattamente la stessa cosa: a me piace davvero la musica neo-acustica, Leonard Cohen, le vocione alla Tindersticks o alla Nick Cave, quindi non la prendere come una presa in giro, ma come un'analisi o, se vuoi, un tributo. Ciò che è triste è quando la gente come te considera questi lavori assolutamente marginali le nostre cose migliori, e le giudica con lo stesso metro con cui giudica, per esempio, The supreme weight/ su cui ho lavorato diversi anni. Ciò accade perché le persone pigre di testa preferiscono rimanere ancorate ai codici piuttosto che apprezzare ciò che di personale c'è in un artista (che sarei io). Non gli interessa proprio, l'importante è che ritrovino i loro modelli, e scartano il resto, cioè ciò che più conta. Negli ONQ cerco (anzi, ho cercato specialmente in Supreme weight) di fare, al contrario, cose non "di genere", per quanto possibile. Poi il disco nelle recensioni lo trovi sempre sotto l'indie-rock o cose simili, ma forse perché chi ha scritto la recensione ascolta solo quelle cose lì e non sa vederci altro, o perché nei fogli di presentazione ho sputtanato il nome dei miei gruppi preferiti. E anche per gli strumenti usati, gli unici che avevo a disposizione (quelli del rock insomma, chitarre e batteria), ma se avessi arrangiato gli stessi pezzi per orchestra, o per banda, o per piano, o per synth, per me non sarebbero cambiati di una virgola perché è l'accordo che mi interessa (non penso certo al volgare materiale che è stato fatto vibrare per ottenerlo). Insomma il genere viene dopo, viene per ultimo. Hai una sequenza di accordi e pensi come renderebbero di più, allora decidi il genere, se hai deciso per l'elettronica lo farai elettronico, se no lo puoi fare neoacustico, o alla Motorpsycho o alla Neurosis o alla questi o quelli. Tornando al discorso dei gruppi italiani, al perché li disprezzo e a cosa cerco in loro, avrai ora capito che non mi piacciono i gruppi che prima decidono il genere e solo dopo suonano. Decidono di fare un gruppo punk rock per esempio, scartano canzoni perché non suonano abbastanza punkrock, copiano, fanno cover. Riscartano. Alla fine non rimane niente.

Avremo mai la possibilità di vedere la cassetta degli Intransigenza ristampata dal Ferri?

Sono già in corso trattative.


Hai collaborato e collabori per alcune fanzine: qual'è il tuo giudizio sul mondo della "stampa musicale amatoriale", via internet e non? Credi che possa essere considerata come una alternativa valida alle riviste da edicola?

Al momento collaboro solo con Succoacido. Il fatto che abbia mandato l'ultimo disco degli ONQ a far recensire SOLO a webzine e non alle riviste da edicola già la dice lunga. La speranza è che sì, possano diventare un'alternativa alle riviste, ma c'è il fatto che chi scrive spesso non sa scrivere (tra questi ci sono io per primo), o non ha abbastanza dischi in casa da parlare delle cose a ragion veduta. C'è anche da dire che pure su Rumore ci scrivono molti analfabeti, e quindi non dovrebbe costituire un problema. Credo però che una fanzine ti debba dare ciò che la rivista non ti dà: interviste approfondite, artisti sconosciuti, articoli polemici, speciali su questo e su quello. Invece la maggior parte delle fanze continuano a fare le recensioni dei dischi che trovi nei negozi. Ciò è assurdo: l'opinione di un ventenne con 300 dischi in casa sull'ultimo disco di PJ Harvey, per fare un esempio, non interessa a nessuno. Dovrebbero (dovremmo, dovreste) occuparsi solo delle cose che vengono ignorate dalle riviste. Gioverebbe anche prendere la cosa un po' più sul serio: la maggior parte dei fanzinari (me compreso) scrive una recensione alla settimana e fa l'upload quando ne ha voglia, se ci perdessero un po' più di tempo si otterrebbero risultati che davvero potrebbero competere (e vincere) con le riviste.

Mi pare giusto. A proposito, riallacciandomi a quanto scritto prima su gusti ed ignoranza, credi che per occuparsi appropriatamente di questo genere di musica in quanto recensore, sia necessaria una grande cultura sull'argomento? Tempo fa lessi da qualche parte - mi sembra fosse in un'intervista a Stefano Isidoro Bianchi - che ciò non sarebbe strettamente necessario, almeno non ad un livello particolarmente approfondito, nel momento stesso in cui si ha una certa "coscienza critica". E c'è addirittura chi crede che una certa ignoranza - o meglio, una conoscenza non specifica o a senso unico - possa essere fondamentale per riconoscere cosa, in questo ambito della musica, sia bello o meno (il proprio pensiero, a quel punto, sarebbe indipendente da affezioni personali e più obbiettivo). Che ne dici?

Tu puoi dire se ti piace o no una cosa anche se sei ignorante, anzi forse se sei ignorante puoi cogliere cose che invece l'esperto, più concentrato a cercare fonti e citazioni, non riesce a vedere. Quel famoso "resto" che dicevo prima e che erroneamente si scarta. Tra il pubblico dei Giardini di Mirò c'era una troietta che disse "mi fanno venire in mente l'acqua", quando io invece stavo pensando che mi facevano venire in mente i Godspeed you black emperor. Io facevo appunto l'errore di fermarmi al genere e scartare il resto. Chiaramente l'approccio "buono" non è quello della troia, che rimane una troia e non capisce un cazzo, ma come esempio funziona. **MA** qui si sta parlando di persone che devono scrivere di musica, e in una recensione non puoi scrivere che questa canzone ti fa venire in mente l'acqua e quest'altra invece ti fa venire in mente una pavimentazione a parquet. In una recensione devi necessariamente dire a che dischi conosciuti dai lettori si ispira l'opera che stai recensendo (se è di uno sconosciuto), e per fare questa cosa devi avere una cultura musicale superiore al tuo lettore medio. A questo punto te la sei cavata con il 99% dei gruppi italiani, che non fanno che ricalcare uno o più modelli, ma se intuisci che c'è un'ispirazione diversa, allora puoi essere immaginifico, e soprattutto puoi trovare accostamenti con musiche di genere completamente diverso ma nelle quali trovi una consonanza di "ispirazione". Allora fai frasi tipo "se vi piacciono certe atmosfere dei... allora vi piacerà questo disco". Un tipo nello scrivere una recensione degli ONQ ci ha paragonati ai Mission, pensa che roba. E tu ai Neurosis, che lì per lì non ha senso, ma hai visto che ora è uscito un disco di Steve Son Sill completamente acustico alla Mark Lanegan, e tutti abbiamo capito che ci sono antenati comuni anche tra i Neurosis che fanno post-hardcore-metal e gli onq.


Nel momento in cui ONQ s'è trasformato in gruppo, a mio parere, è riuscito a raggiungere una forma ottima: soprattutto, dal vivo riuscivate a superare le incertezze di Dasein..., e il sistema voce+2chitarre+2batterie/1batteria+synth era decisamente d'impatto. Non era troppo presto per smettere di suonare con quella formazione?

Onq è il mio progetto solista, ho messo in piedi il gruppo per fare il tour in Germania, che non avrei mai potuto fare da solo. Visto che la cosa aveva un senso, ho anche registrato un disco con il gruppo, e suonato alcuni concerti in Italia (in massima parte organizzati da te...). Finita la stagione dei concerti occorreva decidere se rifare l'anno dopo gli stessi tre concerti che tu organizzi uguali identici (c'è anche da dire che praticamente non ho più scritto pezzi nuovi e non sono stato invitato per un altro tour in Germania), oppure cercare di crescere. La scelta, in due parole, era se buttare via un anno replicando l'anno precedente o cercare uno sviluppo. Siccome poi la ripetizione mi ricorda la staticità, che a sua volta mi ricorda la morte, ho optato per la seconda alternativa.

Quindi ne deduco che ritenessi possibile uno sviluppo solo tornando alla formazione ad uno.

Onq è momentaneamente distrutto, non è che sono tornato da solo, possono accadere cose che ci faranno riamalgamare, o che daranno luogo a forme diverse. Per ora siamo nello spazio profondo.

Da questo punto di vista, hai già altri progetti, oltre al suonare con i Morose (e a registrare in solitario tutte le porcate che ti commissiono)?

No, mi tenete troppo occupato.


Che ruolo ha la musica nella tua vita?

Non credo che esista altro.

Intendo dire, quanto gli dedichi del tuo tempo?

Molto.

E', tra le tue passioni, quella che coltivi maggiormente?

L'unica.

E' mai motivo di stress per te?

Sì.

Pensi che ti piacerebbe vivere di musica?

Forse.


Cosa ne pensi dell'ossessione di certi musicisti di sconfinare in altri campi, di fondersi con altri media, di farsi tentare dalla "visualizzazione" dei propri suoni?

Possono anche venir fuori cose belle, cose terze. "Visualizzazione" in quel caso non è la parola giusta.


Carmelo Bene disse: "Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento". Credi di avere più talento o genio (o entrambi o nessuno dei due)?

Se avessi anche solo uno dei due non sarei qua. Poi non credo neanche di essere del tutto responsabile della musica che suono.

Ancora una frase di Bene (ma qui la piego completamente al mio volere), giusto per menarcela un po': "[…] il grande teatro deve essere buio e deserto". Potendo scegliere, meglio avere un pubblico o meglio, dopo tutto, suonare davanti agli altri gruppi della serata?

Non ho mai suonato davanti a un "mio" pubblico, cioè gente venuta apposta per me, gente che già conosce i pezzi. Ho sempre suonato davanti a gente lì per caso, e ho anche suonato davanti a gente che non era lì, quindi non saprei dire cosa si prova a suonare davanti ad un pubblico numeroso. Il pubblico e il live comunque non mi interessano troppo, sono cose che si fanno un po' così per stare in compagnia.


Ultima domanda, per noi rituale anche se banale: dicci un po' quali sono concerti e dischi che hai ascoltato molto o che ti sono particolarmente piaciuti negli ultimi tempi.

Grazie alla programmazione del Baraonda (MS) sono riuscito a vedere molti gruppi ultimamente: Cranes, Erase errata, Earwater, Trans am, Delta v (!) e altri, non me ne è piacciuto nessuno in particolare. Sui dischi ti dico solo cose uscite nel 2002 così facciamo prima: Trail of dead, Cornelius, Mùm, Interpol, Low, Notwist, Planet funk. Insomma ho gli stessi gusti del lettore medio di Rockerilla.





14/11/02, Marco




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