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Ferdinand Joseph La Menthe Morton
(detto "Jelly Roll")
(1885 - 1941)

di Jellyroll


2a parte

JELLY ROLL MORTON    (1a parte)

Nella vita di ciascuno di noi ci sono talvolta situazioni o persone che lasciano una traccia indelebile e che in qualche modo condizionano scelte anche importanti. O forse dipende dal fatto che per strane affinità ci sentiamo vicini oppure ammiriamo personaggi che magari per la loro genialità o per la loro impostazione di vita ci stupiscono e ci affascinano.
Certamente non può passare inosservata una personalità complessa, stravagante, geniale fino alla paranoia come quella di Ferdinand Joseph La Menthe. Chiamiamolo così perché, pur non essendo sicuri del nome, è questo quello più probabile. Vedremo più avanti come, quando e perché gli fu dato il soprannome di Jellyroll.
Un personaggio che fu definito da Alan Lomax "Il Benvenuto Cellini Americano".

Siamo nella primavera del 1938, a Washington. Jellyroll ha cinquantatré anni ma è già un uomo vecchio e malato. Soffre di asma e di cuore e per di più è in gravi ristrettezze economiche; solo e dimenticato da tutti, lui che era stato ricco, famoso, amato e corteggiato.
Ascolta una sera un programma alla radio; il direttore della stazione presenta W. C. Handy ed esagerando sulla figura del personaggio come è costume in queste trasmissioni, gli si attribuiscono innumerevoli meriti, spesso anche fittizi. Viene, infatti, presentato come il padre del Blues e persino come l'inventore del Jazz.
Morton si alza in preda a vivissima agitazione: non sa cosa fare. Poi decide di scrivere alla rivista "Down Beat", per spiegare le sue ragioni, una lettera, pregando che venga pubblicata.
E' una lettera lunghissima, dove contesta i meriti di Handy, non tanto quello di essere il padre del blues quanto l'affermazione che il Jazz sia stato inventato dallo stesso.
"E' universalmente noto, senza tema di smentite," egli scrive, "che la città di New Orleans è stata la culla del Jazz: ed io, proprio io sono stato il suo creatore nel 1902".
Come è ovvio la lettera, prontamente pubblicata, suscita profondo scalpore e innesca un vespaio di polemiche, smentite, litigi, insulti. Tutto ciò ha come risultato quello di porre nuovamente alla ribalta la sua figura di musicista e compositore, che per circa sei anni era stata dimenticata, superata dal rapido mutare stilistico di questo genere e dai gusti del pubblico. I giovani, incuriositi da un personaggio tanto singolare e avvicinati al jazz dalla musica di Benny Goodman, affollano i teatri dove lui suona e sembra che un secondo momento di gloria possa ridargli quella fama e quella ricchezza perdute. Ha un secondo, effimero successo, che sembra possa durare per sempre. Non è così, ma gli offre una eccezionale opportunità della quale anche noi oggi siamo grati, l'incontro con Alan Lomax. Quest'ultimo, storico e critico musicale era stato incaricato dalla Libreria del congresso degli Stati Uniti di occuparsi di Jazz e di registrare alcuni dischi come testimonianza di questa nuova musica. Lomax si appassiona ben presto a questo nuovo genere e, a contatto con Morton, si convince ben presto di trovarsi in presenza di un personaggio unico.
Da parte sua il pianista non mostra un particolare entusiasmo, anzi, con perfetto autocontrollo, dà la sensazione al critico che il riconoscimento gli fosse dovuto. E forse era proprio così.
All'inizio delle registrazioni nessuno dei due ha la più pallida idea di cosa fare e di come condurre la seduta. Non immaginano minimamente che dovranno continuare per settimane. Incideranno centosedici facce tutte di estremo interesse.
Ne viene fuori uno spaccato incredibile della realtà del Sud degli Stati Uniti; perché Jellyroll oltre a suonare, parla. Racconta di esperienze, parla di personaggi, ruffiani, prostitute, musicisti, gangster, bordelli e musica, tanta musica. Tutto un mondo picaresco e incredibile di racconti, di insegnamenti e ricordi che si susseguono e incalzano senza posa.
Emergono limpidamente caratteri e situazioni della vecchia New Orleans, e soprattutto la sua musica, il suo stile, inalterato e classico.
La "Saga di Mr. Jelly Roll" è tutto questo e ancora di più. Si ascolta una interessantissima spiegazione di come nasce il conosciutissimo brano "Tiger Rag", seguito nella sua evoluzione dalla quadriglia originale fino alla sua variazione jazzistica; la descrizione dei vecchi funerali che erano una occasione in più per fare musica, e infine tutti i suoi brani più belli.
Ricorda Alan Lomax all'inizio delle registrazioni:
"Era il più singolare concerto di musica da camera del mondo.Ma Morton per nulla impressionato gettò il suo cappello di paglia sullo Steinway a coda, alzò il coperchio e poi incominciò ad accennare 'Alabama Bound'. I busti di Bach, Brahms e Beethoven guardarono in giù severamente, me se Jelly li vide immaginò certamente che stessero imparando qualcosa."
Dopo aver visto sommariamente il personaggio, parliamo brevemente dell'uomo. (j.r)

Questa volta mi firmo "Giuseppe"

 

Su gentile concessione di Jellyroll
Chiacchierando fra amici in: http://groups.msn.com/Archiviodelgiornale/musica.msnw


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