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Fabio Volo
Un posto nel mondo
2006
      


Questa è una frase che mi aveva detto Federico: " Non devi cercare la donna della tua vita, ma una vita per la tua donna, altrimenti cos'hai da offrire? Come metti in tavola?"

Qui le donne sono come le palline del flipper: prima con uno, poi con l'altro e prima di sposarsi e andare in buca hanno già toccato tutti i bordi.

Io da domani sono occupato con me

Dietro a quella figura c'era qualcosa di magnetico; non capivo cosa, ma mi attraeva. Un qualcosa di straordinario che andava liberato. Io, che ero la persona più in gabbia del mondo, volevo andare in giro a liberare la gente. Forse era un comportamento automatico. Non riuscendo a liberare me stesso cercavo di liberare gli altri, senza nemmeno avere gli strumenti per poterlo fare.

Dalla felicità le dita dei piedi tamburellavano su e giù nelle scarpe.

Volevo sapere come stava seduta in bagno mentre faceva la pipì, se era una di quelle che mentre la fanno tengono già il pezzo di carta in mano. Quanto mi piace quest'immagine. Da' proprio il senso dell'attesa. Gomiti appoggiati sulle gambe, sguardo perso nel vuoto, e quella certezza sul futuro in mano.

A parte il fatto che non è proprio così, comunque la felicità non è che sia fare sempre quello che si vuole, semmai è volere sempre quello che si fa…

Sophie dice che la bellezza non è altro che la promessa che ognuno di noi ha di diventare se stesso.

Fare una famiglia non è un sogno. Le famiglie si dovrebbero fare per condividere con qualcuno che si ama il proprio sogno. Altrimenti le persone diventano funzionali a qualcosa, diventano dei mezzi e non possono essere ciò che sono.

Tu fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo, senza pretendere che lui faccia tutta la strada da solo per arrivare fino a te, poi le cose accadono. I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi.

Michelangelo Buonarroti sosteneva che quando guardava un blocco di marmo vedeva già dentro la forma dell'opera d'arte e che il suo lavoro non era altro che togliere il superfluo, quello di troppo che imprigionava la statua. Anche noi siamo così. Ogni cosa è già qui anche se non si vede. L'opera d'arte è già dentro di noi. C'è già tutta: noi non dobbiamo far altro che procurarci gli strumenti per liberarla. Per liberarci… chiunque non libera quella metà di sé, chiunque non la trova, vive come un prigioniero, e le storie d'amore non sono altro che l'ora d'aria del carcerato. per un carcerato l'ora d'aria è una delle cose più belle che gli possano capitare nella vita.
Quando ho capito questa cosa, però, ho deciso che non volevo più l'ora d'aria e non volevo più andare in giro a offrire la mia agli altri. Io desideravo una vita piena d'aria. Respirare sempre. Una vita da essere umano libero. In quella cella sapevo muovermi. Ero totalmente padrone del mio tempo e del mio spazio. E poi vivevo circondato da persone che stavano anche loro in galera come me.
Un conto è se vuoi stare bene veramente, un conto è se vuoi solo stare meglio. Se decidi di stare semplicemente meglio, allora ti basta innamorarti ogni tanto, comprarti qualcosa, avere un aumento di stipendio. Arredare la cella. Puoi anche continuare a vivere così, ma ricordati che tu sei stato fatto per godere del sole. Se invece di aprire la finestra per farlo entrare, accendi ogni tanto un abat-jour, col tempo potresti anche dimenticarti che esiste e alla fine in quella stanza l'abat-jour diventerà il sole.
Tu fai come vuoi, ma di una cosa sono certo, per questo te lo ripeto: sei molto più di così. Fidati. Quanto darei perché ti potessi vedere anche solo per un istante come ti vedo io, come ti vedono i miei occhi. Non avresti più nessun dubbio.

Bisognava smettere di chiedersi perché e iniziare a chiedersi come poter trasformare tutto quel dolore in qualcosa di costruttivo. Come dargli sfogo e trasformarlo.
Hai quasi paura che, se torni a sorridere, le persone non capiscano quanto profondo sia il tuo dolore.
Forse è vero che quando una persona se ne va continua a vivere dentro di noi: bisogna ospitarla nella propria intimità costringendosi quasi a donarle la vita più felice che si può. Quando penso a Federico, quel dolore adesso è sempre accompagnato da un sorriso, il sorriso che lui aveva sempre.

Vagabondavo cercando come un affamato il battito del mio cuore. Come un fantasma mendicavo pezzi reali di vita. Volevo uscire da quella situazione, volevo trovare una finestra dove vedere uno squarcio azzurro di cielo.

"Sei qui? Se sei qui fai qualcosa, un suono, muovi un oggetto, dai…"
Mi guardavo intorno per vedere se c'era un segno della sua presenza. Che tenerezza provo quando mi rivedo in quei momenti. L'ho fatto un sacco di volte: chiedere un segno; muovi questo, fai un rumore, spegni la luce. Spesso quando ero solo gli chiedevo una prova della sua presenza, promettendogli che non lo avrei detto a nessuno, ma in fondo avevo anche paura che lo facesse veramente. Alla fine mi dicevo che non si manifestava per non spaventarmi, perché non ero pronto per un'emozione così forte.

Dovevo riuscire ad abbandonare quel percorso in cui capisci che, non potendo essere superiore agli altri, fai le stesse cose che fanno tutti, così alla fine diventi uguale a loro per paura di essere inferiore.

Quando ero piccolo mio nonno mi aveva detto che di notte Dio metteva una coperta fra la terra e il sole per farti dormire e che le stelle erano la luce che passava dai buchini della coperta.

Federico, senza saperlo, mi ha salvato. La sua morte ha stravolto totalmente la mia scala dei valori, l'essenza della mia emotività e la percezione delle cose, ma soprattutto mi ha consegnato la consapevolezza di essere sopravvissuto al dolore, e quando lo sai poche cose ti spaventano. Scopri di essere più forte di quanto credevi.

Si dice che l'attenzione sia la preghiera spontanea dell'anima.

Ho capito che portavo il peso del mondo sulle spalle pensando di essere una vittima degli accadimenti, ma in realtà ne ero il responsabile; avevo scelto io di essere così, quella condizione me l'ero imposta da solo, nessuno me l'aveva chiesto. Ero stato io a darmi tutta quella importanza, e alla fine mi ci ero affezionato a quel ruolo, che non era neppure il risultato di una condizione da vittima, semmai da vanitoso. Il mio modo di essere era semplicemente un atto di puro narcisismo. Ora tutto è chiaro e così ho potuto iniziare a fare un po' di ordine.

Non so perché, ma con le persone che si incontrano quando si viaggia si è subito molto intimi. Si parla come se si fosse amici da anni. E un po' come quando ci si saluta fra motociclisti, o sui sentieri in montagna. Non so se succede perché quando sai che non ti vedrai di nuovo sei sciolto, più libero, con meno paure di essere giudicato o altro, comunque tutto è più fluido. Non c'è strategia. Puoi anche tentare di essere ciò che ti piacerebbe essere. Per qualche giorno si riesce.

Mi capitava di trovarmi molto più in sintonia e intimità con uno scrittore, un regista, un poeta, un musicista che con una persona che magari conoscevo da anni. Certe frasi in un libro o in un film o in una canzone sembravano come un'eco della mia voce interiore. Vivevo isolato, ma mai solo. Ero circondato da persone che mi parlavano attraverso i loro lavori, le loro opere.

Aveva capito l'importanza di trovare prima la propria strada a prescindere dagli altri. pensare a se stessi non è egoismo. Egoismo semmai è occuparsi solo di se stessi. Non sapeva come fare a cambiare le cose della sua vita, ma aveva capito l'importanza di farlo.

Era pura come lo spazio silenzioso tra due parole. In quel periodo Francesca conteneva dentro di sé una quantità d'amore che chiedeva solamente di poter vivere. Di poter uscire. Ci sono persone che emotivamente sono come fontane, ti danno tutto ciò che hanno dentro, altre, come Francesca, invece sono come pozzi. Bisogna andare dentro. La loro acqua è nascosta e protetta nel profondo e hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a tirarla fuori. Non volevo che si innamorasse di me, ma che si innamorasse di lei. Della vita. Altrimenti sarebbe stato un contratto a termine, com'era già stato. Un amore con scadenza, un amore con il timer.

Il coraggioso si plasma la fortuna da solo.

Non si tratta di essere felici o no, ma di qualcosa di diverso, di un nuovo sentimento che ci fa sentire uniti a qualcosa di misterioso e che non ci abbandona mai. Non so se è felicità, io lo chiamerei star bene. Bene veramente.

 

      
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